{"id":780,"date":"2009-11-04T17:07:39","date_gmt":"2009-11-04T17:07:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=780"},"modified":"2026-02-04T11:36:28","modified_gmt":"2026-02-04T10:36:28","slug":"creativit-istruzioni-per-l-uso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=780","title":{"rendered":"6. Creativit\u00e0: istruzioni per l&#8217;uso"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Quest\u2019anno la terza parte di HP sar\u00e0 dedicata al tema della creativit\u00e0. Quando mi hanno proposto di curare, assieme ad altre persone, questa parte mi sono sentito abbastanza lusingato. Infatti se uno ti dice che sei una persona creativa, te lo dice per farti un complimento e se qualcuno viene considerato preparato a parlare di creativit\u00e0 o a coordinare un lavoro sulla creativit\u00e0, beneficia a sua volta della magia che permea questa parola. Eppure dopo una prima sensazione di sicurezza, man mano che pensavamo a come impostare questo lavoro, ci siamo resi conto che non era facile, che creativo pu\u00f2 essere tutto e niente, che creativit\u00e0 \u00e8 una parola fin troppo abusata quasi come &#8220;amore&#8221; nelle canzonette.<!--break--><\/p>\n<p><strong>Parlare di creativit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Perfino partire con la domanda banale &#8220;che cosa \u00e8 la creativit\u00e0?&#8221; alla quale diversi articoli avrebbero dato delle risposte esaurienti, forse \u00e8 gi\u00e0 sbagliato o fuorviante. Quando ti chiedi &#8220;che cosa \u00e8&#8230;?&#8221; presupponi che ci\u00f2 di cui si sta parlando sia una &#8220;cosa&#8221;. La creativit\u00e0 invece ce la immaginiamo come un che di vivo, sempre in movimento, che stupisce, che si rinnova, che cambia, che non \u00e8 cos\u00ec afferrabile come potrebbe esserlo una mela. La mela \u00e8 una cosa che posso descrivere, tenere in mano, addentare: la creativit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 sfuggente. La mela \u00e8 un oggetto, un ob-iectum, qualcosa che mi sta gettato dinanzi; la creativit\u00e0 ha a che fare con oggetti (un quadro, un risotto, una bella conferenza) ma sta soprattutto nel processo che ha portato alla realizzazione dell\u2019oggetto. Non mi sta solo dinanzi, ma sta anche dietro e dentro le cose, nascosta alle cose. La mela mi \u00e8 presente, la creativit\u00e0 mi rimanda al passato, ad un processo che viene dal passato, che devo interpretare nel presente e non so a cosa nel futuro mi potr\u00e0 portare. Una mela mi pu\u00f2 sembrare oggi tale e quale a ieri, mentre una cosa considerata ieri creativa, oggi potrebbe apparirmi banale.<\/p>\n<p><strong>Come funziona?<br \/>\n<\/strong>Bene, allora proviamo a partire da qualcos\u2019altro, ad esempio, &#8220;come funziona?&#8221;. Questa domanda presuppone un soggetto, una macchina, un organismo, un essere che funziona in un certo modo, utilizzando alcune strategie, alcuni ingranaggi. Qui si apre il problema del rapporto misterioso tra creativit\u00e0 e meccanicit\u00e0. Da questo punto di vista si scopre che la creativit\u00e0 \u00e8 s\u00ec una cosa viva, in trasformazione e sfuggente ma \u00e8 anche un modo di procedere, un fare con dei contorni abbastanza definiti. Siamo critici con la visione romantica dell\u2019artista, del creativo, come del genio che si eleva sopra la massa, il Prescelto tutto spontaneit\u00e0 e ispirazione che dona al mondo la sua poesia. L\u2019arte \u00e8 anche studio, mediazione, lavoro di artigianato. La letteratura sulle strategie della creativit\u00e0, sul come insegnare la creativit\u00e0, magari ai manager per essere pi\u00f9 efficienti e pi\u00f9 produttivi, \u00e8 molto fiorente. Anche qui per\u00f2 la sensazione \u00e8 che si stia parlando solo di un aspetto della creativit\u00e0 con il pericolo di ridurla ad una tecnica o insieme di tecniche in vista di uno scopo. Gli artisti, considerati da sempre come una categoria particolarmente creativa, producono spesso oggetti che non hanno una utilit\u00e0 ben definita. Oscar Wilde addirittura dice che l\u2019essenza dell\u2019arte \u00e8 di fare cose inutili che val la pena di ammirare, o che non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 indispensabile del superfluo (quest\u2019ultima frase \u00e8 citata nell\u2019ultimo film di Benigni, La vita \u00e8 bella). \u00c8 importante parlare di creativit\u00e0 senza l\u2019assillo del risultato perch\u00e8 la creativit\u00e0 non pu\u00f2 essere solo uno strumento (non ricordo chi ha detto che l\u2019atto creativo ha due momenti, tappe fondamentali: l\u2019azione e l\u2019ozio).<\/p>\n<p><strong>Creativit\u00e0 in ambito educativo<br \/>\n<\/strong>Durante la gestazione di come impostare questa terza sezione di HP le domande sulla creativit\u00e0 si sono moltiplicate. Ci siamo chiesti, ad esempio, chi \u00e8 veramente da definirsi creativo, se si pu\u00f2 imparare ad essere creativi, dal punto di vista multiculturale cosa significa creativit\u00e0 nel mondo orientale, o ancora qual\u2019\u00e8 il punto di vista della creatura. Abbiamo deciso di affrontare questo mare di interrogativi senza pretendere di tenere una rotta ben definita ma lasciandoci trasportare dal vento delle suggestioni e dei diversi punti di vista, dalle correnti che emergono in superficie da profondit\u00e0 che non potremo mai esaurientemente esplorare. Ci \u00e8 parso utile affrontare il tema della creativit\u00e0 da molteplici punti di vista, generali (in questo numero accenneremo ad esempio all\u2019intelligenza artificiale) o molto particolari, sentendo la voce dei protagonisti (vedi l\u2019articolo sull\u2019esperienza realizzata dalla comunit\u00e0 Albatros) ma anche analizzando tecniche specifiche con una particolare attenzione a quelle utilizzate in ambito educativo (vedi l\u2019articolo Cucinare storie). La nostra preoccupazione \u00e8 stata quella di evitare di pensare alla creativit\u00e0 in un unico modo, cercando il pi\u00f9 possibile non tanto di percorrere un solo itinerario ma di disegnare una mappa, indicando qua e l\u00e0 strade, fiumi, montagne, citt\u00e0 e paesi, sentieri poco segnati e ancora da esplorare. Uno di questi \u00e8 l\u2019estetica dell\u2019handicap (che sar\u00e0 un appuntamento fisso dei prossimi numeri perch\u00e8 ci sembra un terreno particolarmente adatto per fare il fiato e misurare la nostra capacit\u00e0 esplorativa). I sentieri della creativit\u00e0 possono infatti essere percorsi a piedi, a cavallo, in bicicletta e in mille altri modi, anche, perch\u00e8 no?, in carrozzina.<br \/>\nInvitiamo il lettore a non confondere la mappa con il territorio (come direbbe l\u2019autore di Ecologia della mente, Gregory Bateson): leggere la ricetta del risotto e mangiarsi il risotto sono due cose molto diverse (come direbbe Wilma De Angelis). La speranza \u00e8 che questa sezione dedicata alla creativit\u00e0 ispiri appetito nel lettore, tenendo presente che l\u2019appetito vien mangiando. Il lettore pertanto \u00e8 invitato a prendere nota degli ingredienti, a procurarseli, a diventare cuoco lui stesso (magari mettendoci un pizzico di originalit\u00e0) e, se il risultato \u00e8 buono, a spedircene in redazione un assaggio, perch\u00e8 ci piacerebbe inserirlo nel men\u00f9 dei prossimi numeri di HP. Il lettore ideale per noi \u00e8 come il Piccolo Principe che non si accontenta della pecora che gli disegnamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno la terza parte di HP sar\u00e0 dedicata al tema della creativit\u00e0. Quando mi hanno proposto di curare, assieme ad altre persone, questa parte mi sono sentito abbastanza lusingato. Infatti se uno ti dice che sei una persona creativa, te lo dice per farti un complimento e se qualcuno viene considerato preparato a parlare di creativit\u00e0 o a coordinare un lavoro sulla creativit\u00e0, beneficia a sua volta della magia che permea questa parola. 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