{"id":781,"date":"2009-11-04T17:07:39","date_gmt":"2009-11-04T17:07:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=781"},"modified":"2026-01-21T10:54:42","modified_gmt":"2026-01-21T09:54:42","slug":"ridere-con-e-ridere-di","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=781","title":{"rendered":"7. Ridere con e ridere di"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Il termine diversit\u00e0 e il termine divertimento hanno la stessa radice nella parola latina &#8220;devertere&#8221;, cio\u00e8 volgere in opposta direzione, percorrere altre strade. Abbiamo gi\u00e0 visto molte volte, in questo percorso di articole dedicati all&#8217;estetica dell&#8217;handicap, come il devertere, la diversit\u00e0 del disabile, che spesso viene letta in senso tragico, in realt\u00e0 illumina un percorso anche di creativit\u00e0, di ricerca, al di l\u00e0 degli stereotipi<!--break--><\/p>\n<p>Il termine diversit\u00e0 e il termine divertimento hanno la stessa radice nella parola latina devertere, cio\u00e8 volgere in opposta direzione, percorrere altre strade. Abbiamo gi\u00e0 visto molte volte, in questo percorso di articoli dedicati all&#8217;estetica dell&#8217;handicap, come il devertere, la diversit\u00e0 del disabile, che spesso viene letta in senso tragico, in realt\u00e0 illumina un percorso anche di creativit\u00e0, di ricerca, al di l\u00e0 degli stereotipi. Vorrei per\u00f2 approfondire anche l&#8217;aspetto pi\u00f9 propriamente comico del divertimento che alcune volte \u00e8 molto evidente ma solo a certe condizioni si riesce a valorizzare. Ci aiuta in questo l&#8217;Estetica del brutto di Rosenkranz, scritta nel 1850, che \u00e8 una miniera di stimoli per riflettere sulla estetica dell&#8217;handicap, per rimettere in discussione la ugualianza tra bruttezza ed handicap, spesso data per scontata. Ad un certo punto Rosenkranz afferma che il bello familiarizza con il brutto nel comico. Si ride certamente di una cosa buffa, di ci\u00f2 che ci sorprende perch\u00e9 inaspettato e che intrattiene rapporti con il brutto. Il grande Charlie Chaplin aveva formulato una delle regole auree dei film comici dei primi anni del secolo: quando cade una persona anziana ci\u00f2 non fa tanto ridere ma se un poliziotto scivola su una buccia di banana l&#8217;effetto comico \u00e8 garantito. Quando l&#8217;istituzione, il sistema, ci\u00f2 che per sua natura \u00e8 serio e ordinato, scivola su una buccia di banana, ci\u00f2 fa molto ridere. Perch\u00e9? Perch\u00e9 per fortuna l&#8217;uomo \u00e8 libero rispetto anche a se stesso, alle proprie convenzioni, alle proprie abitudini consacrate. E qui salta fuori ancora un ruolo che volente o nolente un disabile ricopre cio\u00e8 quello di mettere in crisi il sistema in cui si inserisce perch\u00e9 \u00e8 un sistema che non \u00e8 stato pensato per la sua diversit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Beccati questo pernacchio<br \/>\n<\/strong>In molte situazioni il disabile esprime quella che Eduardo De Filippo nel film &#8220;L&#8217;oro di Napoli&#8221; di De Sica, definisce il &#8220;pernacchio&#8221;. Da non confondere con la volgarit\u00e0 della pernacchia, il pernacchio \u00e8 difficile da fare, bisogna esercitarsi. &#8220;Forse siamo ancora in tre o quattro a Napoli, il che significa in tutto il mondo,che sappiamo farla&#8221;. La tecnica del pernacchio \u00e8 una tecnica complessa, bisogna mettere la mano in un certo modo, soffiare con una certa intensit\u00e0, ma soprattutto \u00e8 l&#8217;intenzionalit\u00e0 trasferita in questo gesto che non lo rende volgare e che produce un effetto che per\u00f2 \u00e8 dirompente. Il pernacchiato, il destinatario del pernacchio, viene distrutto, un po&#8217; come avviene per le bibliche mura di Gerico quando risuonano le trombe di Israele. Il potere, in qualsiasi sua forma, teme di essere deriso perch\u00e9 viene smascherato, l&#8217;atmosfera magica che si costruisce intorno svapora in un lampo. Il disabile, mettendo in crisi il sistema, \u00e8 come se gli facesse un grande pernacchio e facendo cos\u00ec svolge un servizio insostituibile, perch\u00e9 il pernacchio \u00e8 una medicina, \u00e8 l\u2019antidoto che ferma qualsiasi potere dal diventare dittatura, riporta la struttura alla sua vera funzione che deve essere di servizio verso l&#8217;uomo, verso la persona singola e diversa, irripetibile. Non so chi ha scritto: la satira ci ricorda che per quanto in alto uno pu\u00f2 sedersi \u00e8 sempre sul culo che \u00e8 seduto. E nessuno \u00e8 pi\u00f9 ridicolo di chi si d\u00e0 una importanza esagerata perch\u00e9 sa fare questo o quello o chi si condanna a dire cose sempre molto intelligenti.<br \/>\nChi invece ride di un handicappato ha la risata di chi si crede intelligente nei confronti di qualcuno meno intelligente, produttivo, socialmente accettato, non vincente. E&#8217; cio\u00e8 la pernacchia, volgare, perch\u00e9 sta dalla parte di chi \u00e8 al potere. E\u2019 la derisione, lo scherno verso chi \u00e8 diverso e per questo pi\u00f9 debole.<br \/>\nIl disabile, nei confronti del sistema di regole che l&#8217;uomo si d\u00e0, agisce come il bambino che scopre che il Re \u00e8 nudo, perch\u00e9 mette in discussione ci\u00f2 che non viene mai messo in discussione, obbliga a guardare le cose per quello che sono.<\/p>\n<p><strong>Un mondo pi\u00f9 umano<br \/>\n<\/strong>Ecco perch\u00e9 tante volte la sensazione di chi conosce il &#8220;mondo dell&#8217;handicap&#8221; \u00e8 di aver scoperto un mondo pi\u00f9 umano (come ho sentito dire da Vasco Mirandola, un attore e regista, ad una serata-spettacolo dedicata all\u2019handicap, dal titolo interessante &#8211; &#8220;Il sesto senso&#8221;-, organizzata a Bologna dal centro Studi San Domenico nel maggio di quest\u2019anno). Si sperimenta come una specie di sollievo, come se scaricassimo un peso, quando si scopre che ci\u00f2 che il disabile mette in discussione, ad esempio il galateo, non \u00e8 poi cos\u00ec importante. E&#8217; un ritorno all&#8217;essenziale, \u00e8 una risata liberatoria. Per qualcuno potr\u00e0 apparire una vita terra-terra, per qualcun altro invece d\u00e0 la sensazione del marinaio che grida &#8220;terra, terra!&#8221;.<br \/>\nIn un mondo dove l&#8217;importante \u00e8 saper fare, il disabile apparentementesi presenta come colui che non sa fare; quando \u00e8 fondamentale per sentirsi importanti saper dire cose intelligenti e profonde, il disabile magari salta su con una fesseria, con il suo motto senza senso che ci sfida, che si espone alla pernacchia e che invece pu\u00f2 risultare esso stesso un liberatorio pernacchio. E la cosa apparentemente strana, quella cosa che accade a tanti educatori, operatori vari, volontari, amici normodotati \u00e8 che un poco alla volta si incomincia a capire. Invece che provar pena o vergogna, si incomincia a ridere di gusto, invece che sentirsi in imbarazzo per un ruttino al bar ci si sente sollevati e si incomincia a ridere di chi \u00e8 imbarazzato intorno a noi.<br \/>\nTante volte ci viene da ridere proprio perch\u00e9 bisognerebbe, e sarebbe buona educazione, stare seri, o perch\u00e9 ridere non \u00e8 pietoso, e magari si ride di pi\u00f9 quando intorno a noi c&#8217;\u00e8 un imbarazzato silenzio di compunzione e seriet\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Efesto, lo zoppo<br \/>\n<\/strong>Chi frequenta persone disabili immancabilmente possiede aneddoti e raccontini vari divertentissimi. Se il disabile stesso sfrutta sapientemente il suo deficit l&#8217;effetto \u00e8 straordinario. Ricordo un gustoso episodio durante una trasferta della nostra squadra di calcio in carrozzina. Il portiere dell&#8217;albergo faceva difficolt\u00e0 a rilasciarci le ricevute delle consumazioni al bar, ricevute di cui noi avevamo bisogno per aver diritto a dei rimborsi. Allora un nostro giocatore, con tetraparesi spastica dalla nascita, si \u00e8 spinto vicino al portiere con la sua carrozzina e, con il suo modo di strascicare leggermente le parole, l&#8217;ha apostrafato duramente cos\u00ec: &#8220;Guardi che prima dell&#8217;incidente io facevo il finanziere, se lei non rilascia subito le ricevute chiamo un paio di amici e le faccio chiudere la baracca, ha capito?&#8221; Tutti noi atleti eravamo piegati in due dalle risate senza farci notare dal portiere che intanto era impallidito. Con mille scuse ha iniziato a batter cassa subito e da quel momento abbiamo avuto tutte le ricevute possibili e forse anche qualcuna in pi\u00f9.<br \/>\nDel resto Rosenkranz ricorda che gli stessi greci hanno intuito una connessione profonda tra comicit\u00e0-bellezza-bruttezza, quando hanno raccontato di Efesto lo zoppo (disabile dunque) che con l&#8217;aiuto di una rete ha catturato Afrodite, la dea della bellezza e se l&#8217;\u00e8 sposata suscitando le risa di tutto l&#8217;Olimpo.<\/p>\n<p><strong>La retorica dell&#8217;handicap<br \/>\n<\/strong>Parlare di mondo dell\u2019handicap come &#8220;mondo pi\u00f9 umano&#8221; pu\u00f2 apparire un po\u2019 retorico, si corre il rischio di comunicare una immagine un po\u2019 troppo rose e fiori, almeno cos\u00ec mi ha fatto notare qualche collega educatore cui ho letto l\u2019articolo prima di lasciarlo in redazione. E\u2019 vero: il pericolo c\u2019\u00e8. In qualche modo tutto pu\u00f2 apparire retorico, in particolare tutto ci\u00f2 che ha gi\u00e0 una immagine poco variabile, fissa, come pu\u00f2 essere l\u2019immagine dell\u2019handicap.<br \/>\nIl termine retorica si \u00e8 costruito nel corso del tempo una accezione negativa. Quando si dice a qualcuno: &#8220;Sei retorico!&#8221;, si intende: &#8220;sotto sotto al tuo discorso, infiorettato e forbito, non c&#8217;\u00e8 sostanza&#8221;. In genere sono i palloni gonfiati che fanno grandi discorsi retorici, cio\u00e8 vuoti, inutili. Tornando al primitivo significato del termine, retorica \u00e8 l&#8217;arte di fare discorsi persuasivi, arte tenuta in grande conto fin dall\u2019antichit\u00e0 essendo una disciplina molto importante ed utile per chiunque facesse politica. Si dice che con l&#8217;avvento dell&#8217;impero romano le scuole di retorica che preparavano appunto gli uomini politici diventassero sempre di pi\u00f9 scuole inutili proprio perch\u00e9 la politica veniva decisa dall&#8217;imperatore e non dal senato, non da una partecipazione vera alle scelte politiche. Esiste secondo me una retorica dell&#8217;handicap che \u00e8 vuota proprio per questo, cio\u00e8 non aiuta un inserimento del disabile nella politica, nella vita della polis, ma lo confina in ruoli ben definiti.<br \/>\nDa un lato quello dell&#8217;eroe tragico, nella versione arrabbiata (il disabile che lotta per i propri diritti), nella versione malinconica (l&#8217;angelo caduto dal cielo che anela disperatamente, cio\u00e8\u201a senza speranza e senza reali possibilit\u00e0, alla felicit\u00e0); ultimamente anche nella versione trash, un po&#8217; cattiva, un po&#8217; moralmente malata, perversa e masochistica (mi viene in mente Rosanna Arquette nel film Crash di Cronenberg). Dall&#8217;altro quella dell&#8217;eroe buono, bambino e innocente (Forrest Gump?) o quella stessa che ho proposto io (faccio autocritica) del disabile eroe del pernacchio, il piccolo e debole Davide contro il potente sistema-Golia. Insomma a grandi linee la dicotomia bello-sublime che abbiamo analizzato in HP63. In entrambi i casi la retorica che cristallizza l\u2019immagine stereotipandola rischia di essere quella imperiale, dove chi detiene il potere \u00e8 una certa cultura subita dal disabile. Potrebbe, ripeto, diventare retorica anche il pernacchio di cui ho parlato precedentemente, se non si fa l&#8217;operazione successiva di tornare al confronto, al dialogo, alla vita in comune. Qualsiasi ruolo rivestito dal disabile evidentemente rischia di essere retorico se si sclerotizza in una funzione, per quanto utile. Si dice molte volte che \u00e8 beata quella societ\u00e0 che non ha bisogno di eroi ma di uomini normali, che non ha bisogno di uomini della provvidenza ma solo di persone consapevoli che quotidianamente si danno da fare per realizzare una societ\u00e0 vivibile.<\/p>\n<p><strong>Ossimori e stereotipi<br \/>\n<\/strong>Vorrei analizzare in particolare tre figure retoriche tra loro del resto molto collegate, e che hanno a che fare con l&#8217;immagine dell&#8217;handicap: l&#8217;ossimoro, lo stereotipo e la metafora. Una figura retorica \u00e8 la forma stilistica che mira ad ottenere una maggiore efficacia nel discorso.<br \/>\nQuando due termini opposti vengono correlati si crea un ossimoro: una gaia tristezza, una calma inquietudine, una notte lucente. Spesso la percezione che abbiamo delle persone con deficit si configura proprio come ossimoro soprattutto a causa di una presunta paradossalit\u00e0 del loro esistere. Un handicappato sportivo, che lavora o che si sposa, sembrano cose paradossali, tanti ossimori che ci stupiscono. Pensiamo solo alla carrozzina, una sedia che si muove, una cosa che dovrebbe star ferma, fatta per muoversi. L&#8217;esistere dell&#8217;handicappato presenta situazioni contraddittorie (vedi HP63). L&#8217;aspetto ossimorico del disabile possiamo accettarlo ed interpretarlo come sfida. L&#8217;essere dell&#8217;handicappato si configura allora come avventura, come storia la cui caratteristica fondamentale \u00e8 il superamento delle difficolt\u00e0. L&#8217;uomo \u00e8 attirato dalla sfida e dall&#8217;avventura; un romanzo come I promessi sposi (il titolo sembra proprio un ossimoro) in cui i protagonisti devono superare mille difficolt\u00e0 finisce quando Lucia e Renzo si sposano. Crolla il nostro interesse, quello che accade dopo \u00e8 ordinario, quasi inutile, noioso forse, insomma non vale la pena di raccontarlo. Fermarsi alla dimensione ossimorica significa stereotiparla, renderla luogo comune. Entrare nel mondo dell&#8217;handicap per accogliere la sfida (vedi l&#8217;entusiamo di molti volontari), per fare i conti con questo ossimoro pu\u00f2 in un primo approccio andare anche bene. Poi per\u00f2 ci si accorge che se la sfida rimane sfida e l&#8217;ossimoro ossimoro allora (come per i promessi sposi se Don Rodrigo non morisse di peste) la storia romperebbe gli argini, diventerebbe un polpettone alla Beautiful, un succedersi di episodi e di puntate in cui le logiche sentimentali sono sempre le stesse. Entrare in un mondo al limite significa uscirne da un altro. L&#8217;unico modo per non evadere da nessun mondo \u00e8 averne uno cos\u00ec ampio da inglobare tutto. La vera sfida diventa allora superare la sfida. Superare hegelianamente, cio\u00e8 passare ad uno stadio successivo per\u00f2 conservando gli stadi precedenti senza rimuoverli.<\/p>\n<p><strong>Le metafore creative<br \/>\n<\/strong>In aiuto ci viene un&#8217;altra figura retorica che per\u00f2 pu\u00f2 ridare dignit\u00e0, pu\u00f2 aiutarci a ritornare alla vera politica: la nostra capacit\u00e0 di fare metafore ovvero di inventare nuove analogie tra le cose, di connetterle sempre in modo diverso mettendo cos\u00ec in movimento il mondo. Il termine metafora viene dal greco metaphorein, trasferire, trasportare, e consiste nel trasferire ad un oggetto il nome proprio di un altro secondo un rapporto di analogia. La metafora si spiega con una similitudine abbreviata, ad esempio &#8220;la sera \u00e8 la vecchiaia del giorno&#8221; presuppone la similitudine &#8220;come la sera sta alla fine del giorno cos\u00ec la vecchiaia sta alla fine della vita&#8221;. In altre parole la metafora viene determinata da un connettere due termini grazie ad un terzo termine che li media, ad esempio &#8220;i cappelli d&#8217;oro&#8221; \u00e8 una metafora che scaturisce dal fatto che &#8220;biondo&#8221; \u00e8 un attributo tanto dell&#8217;oro che dei capelli. Esistono metafore stereotipate ma anche metafore nuove, imprevedibili, e di queste \u00e8 piena la poesia. La caratteristica pi\u00f9 importante che differenzia il vero poeta da un imitatore, da un epigono\u201a \u00e8 proprio la capacit\u00e0 di creare nuove metafore e in questo modo nuovi mondi, nuovi modi di guardare al mondo, nuove espressioni di quello stupore che accomuna tutti gli uomini quando guardano il mondo. Il mondo dell&#8217;handicap ha bisogno di poeti, di creatori di metafore che abbiano la capacit\u00e0 di vedere un unico mondo in cui handicap ed umanit\u00e0 sono parole collegate. La difficolt\u00e0 \u00e8 quella di creare collegamenti e metafore per\u00f2 tenendo presente che la diversit\u00e0 delle persone con deficit non va rimossa ma va valorizzata.<\/p>\n<p><strong>La forza della debolezza<br \/>\n<\/strong>Non c&#8217;\u00e8 un intento buonista in questo, ma una logica gi\u00e0 ampiamente sperimentata per esempio nell&#8217;arte del &#8216;900. Mi spiego meglio: per i greci essenzialmente la bellezza si configura come armonia, come interazione equilibrata e ordinata tra le parti fra loro e tra le parti con il tutto. Il brutto \u00e8 disarmonico, senza forma. Nel nostro secolo la ricerca degli artisti ha portato ad una esplosione di variet\u00e0 armoniche in tutti i campi artistici. Pietra miliare della musica cosiddetta contemporanea \u00e8 il Trattato di armonia di Schoenberg nel quale si mettono le basi per una teoria della musica che senza necessariamente porsi in antitesi con la tradizione sente la necessit\u00e0 di innovarla per un preciso bisogno di ricerca di modalit\u00e0 espressive nuove.<br \/>\nSchoenberg si chiede &#8220;Perch\u00e9\u201a nel passato alcune note non potevano essere suonate insieme? Perch\u00e9\u201a il loro armonizzarsi era considerato cacofonico?&#8221;. Pensiamo solo al fatto che accostare la nota Fa e la nota Si per i medievali &#8220;est diabolus in musica&#8221;, crea una dissonanza infernale, da evitare assolutamente soprattutto in luogo sacro. Schoenberg scopre che non esiste un preciso motivo perch\u00e9 due note non possano essere suonate insieme e che ci\u00f2 che veniva considerato armonico nel passato deriva essenzialmente dal fatto che ogni nota, avendo una certa natura, si sposa bene con le altre che hanno una natura simile. Il Fa suonato con il Do sta bene perch\u00e9 si crea un legame forte, una nota rimanda all&#8217;altra, si sorreggono a vicenda. Tra Fa e Si invece si crea un legame debole perch\u00e9 sono note le cui caratteristiche (esiste una spiegazione fisica del fenomeno che non \u00e8 importante ricordare qui) non sono cos\u00ec compenetrate tra loro. Ma Schonberg appunto non ritiene che questo legame debole fra le note debba essere censurato. Anzi. La debolezza diventa una forza espressiva, l&#8217;accostare senza pregiudizi tutte le note crea delle possibilit\u00e0 formali nuove. La debolezza diventa una risorsa fondamentale che permette alla musica di percorrere delle strade nuove, di trovare nuovi linguaggi. Sulla superficie di Wimbledon ormai il tennis pi\u00f9 bello da vedere \u00e8 quello femminile. Nel maschile tutto \u00e8 appiattito sulla forza, sulla velocit\u00e0 della pallina. La debolezza relativa del tennis femminile rispetto a quello maschile, permette alla logica del tennis di essere molto pi\u00f9 varia, con pi\u00f9 sfumature, gioco da fondo campo, eccetera. In quello maschile la forza uccide il gioco: lo scambio spesso \u00e8 ridotto a battuta e risposta, il tutto in pochi secondi. Una estetica dell&#8217;handicap, della debolezza, della difficolt\u00e0 non solo \u00e8 possibile ma in un certo senso \u00e8 gi\u00e0 stata scritta ed anticipata dal cammino naturale dell&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<br \/>\n<\/strong>Spero che il piccolo viaggio nell&#8217;estetica dell&#8217;handicap, che quest\u2019anno abbiamo fatto insieme, abbia dato qualche idea ai lettori di HP per riconsiderare la figura del disabile in termini diversi, abbia chiarito qualche meccanismo che opera sotto sotto. E\u2019 un viaggio che naturalmente non finisce qui.<br \/>\nMi preme solo risottolineare che non ho voluto dimostrare la bellezza dei disabili anche perch\u00e9 ci\u00f2 non \u00e8 possibile. Al massimo si pu\u00f2 mettere in dubbio l&#8217;uguaglianza bruttezza-handicap tante volte data per scontata. La bellezza come ho detto pi\u00f9 volte non si dimostra ma si sperimenta, si vive, e poi si esprime. Forse il mio \u00e8 un invito a sperimentare e a vivere questa bellezza, che non \u00e8 patrimonio esclusivo delle persone dsabili ma di tutti noi.<br \/>\nHo voluto parlare di bellezza perch\u00e9 il &#8220;mondo dell&#8217;handicap&#8221; \u00e8 stato molto spesso confinato in un ambito scientifico, medico, psicologico, pedagogico, eccetera. Sinceramente dopo un po&#8217; manca l&#8217;aria. Siamo abituati ad essere persuasi e quindi a dare priorit\u00e0 ad un discorso scientifico quando invece perdiamo di vista la persuasione della bellezza. Ripeto: l&#8217;estetica \u00e8 un discorso filosofico sulla bellezza, non cattura la bellezza, non la dimostra, non la impone. Quando parlo di estetica dell&#8217;handicap non voglio compartimentarla, relegarla in un campo a parte. Purtroppo c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 la scienza che suddivide la realt\u00e0 in troppe sezioni, in ambiti separati, e lo deve fare se vuole essere di qualche utilit\u00e0. Io sono di quelli che pensa che invece la filosofia non serva a niente, perch\u00e9 non \u00e8 serva di nessuno. Per questo \u00e8 molto utile.<br \/>\nCon chi si relaziona generalmente una persona disabile? Oltre che con la sua famiglia, con il medico, il fisioterapista, il volontario, l&#8217;operatore e per chiudere il cerchio con altri disabili. Il pericolo \u00e8 che la disabilit\u00e0 della persona diventi il primo dato, per molti versi l&#8217;unico. Una cultura diversa dell&#8217;handicap, della vera integrazione, sta portando sempre pi\u00f9 il disabile a confrontarsi con l&#8217;allenatore sportivo, con il collega, con la moglie o il marito.<br \/>\nQui non \u00e8 la disabilit\u00e0 ma \u00e8 la persona che risalta, la sua capacit\u00e0 di rivestire pi\u00f9 ruoli, di sperimentarsi in pi\u00f9 campi. Quando ancora adesso c&#8217;\u00e8 la necessit\u00e0 di sostenere che il calcio ad esempio non \u00e8 terapia, che la prima finalit\u00e0 degli sport per disabili non \u00e8 la terapia, \u00e8 evidente che si combatte un certo modo di guardare al disabile appiattito sul suo deficit. Un giocatore di calcio in carozzina fa sport perch\u00e9 vuole fare sport. Lo sport ha una ragione in s\u00e9 che non pu\u00f2 essere ridotta ad altre categorie. Forse una categoria cos\u00ec vasta, alla quale possiamo ricondurre tante cose, anche molto diverse, \u00e8 la Bellezza. Se guardando un gol in rovesciata nel calcio in carrozzina penso fra me e me:-&#8220;Bello!&#8221;- la ragione principale risiede in quello sport. Ma per comunicare questa bellezza ho tanti modi, uno di questi \u00e8 stato scrivere questi articoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il termine diversit\u00e0 e il termine divertimento hanno la stessa radice nella parola latina &#8220;devertere&#8221;, cio\u00e8 volgere in opposta direzione, percorrere altre strade. 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