{"id":782,"date":"2009-11-04T17:07:39","date_gmt":"2009-11-04T17:07:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=782"},"modified":"2026-01-21T10:55:08","modified_gmt":"2026-01-21T09:55:08","slug":"il-lavoro-dell-artista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=782","title":{"rendered":"6. Il lavoro dell&#8217;artista"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Alvise Anastasi<\/p>\n<p>Che cosa significa la parola &#8220;lavoro&#8221; per un artista? E\u2019 tanto diversa la sua creativit\u00e0 da quella che noi sperimentiamo ogni giorno? Dalle sue stesse parole emerge una immagine<!--break--> di Van Gogh forse meno scontata e stereotipata, pi\u00f9 concretamente immersa nella realt\u00e0 di tutti i giorni.<\/p>\n<p>La lettera che pubblichiamo, scritta da Van Gogh al fratello Theo il 10 settembre 1889, \u00e8 una delle pi\u00f9 belle, sicuramente una delle pi\u00f9 articolate e lunghe del fitto carteggio che l\u2019artista ha intrattenuto con il fratello durante tutta la sua vita. Theo Van Gogh \u00e8 stato per Vincent una presenza costante, il primo a credere nelle sue capacit\u00e0 ma anche sempre pronto a sostenerlo concretamente nei momenti di bisogno. Questa lettera \u00e8 stata scritta dalla casa di cura di Sant-Paul-de-Manson, vicino a Saint-R\u00e9my nella Francia del sud, dove volontariamente il pittore si era fatto ricoverare l\u20198 maggio 1889. Il suo equilibrio nervoso era gi\u00e0 fortemente minato. Il 23 dicembre dell\u2019anno prima aveva tentato di colpire con un rasoio Gauguin, che dal 22 ottobre dopo molte insistenze aveva accettato di essere suo ospite ad Arles, e in seguito quella stessa notte si era tagliato il lobo dell\u2019orecchio sinistro.<br \/>\nNell\u2019ultima lettera indirizzata al fratello, trovata incompiuta nella sua tasca subito dopo essersi sparato nel pomeriggio del 27 luglio 1990 (morir\u00e0 due giorni dopo) il pittore scriveva: &#8220;Ebbene, nel mio lavoro ci rischio la vita e la mia ragione vi si \u00e8 consumata per met\u00e0 (&#8230;)&#8221;. Van Gogh ha dimostrato una dedizione totale al proprio lavoro di artista, un lavoro tenace, in cui la volont\u00e0 viene messa a dura prova. In un\u2019altra lettera, dall\u2019Aja nell\u2019ottobre 1882, scrive: &#8220;Che cosa \u00e8 il disegno? Come lo si impara? E\u2019 lavorare attraverso una muraglia invisibile in ferro che sembra sorgere tra quanto si sente e quanto uno sa fare. Come attraversare quel muro &#8211; visto che sbatterci contro \u00e8 inutile? Bisogna minare subdolamente il muro, scavandovi sotto lentamente e pazientemente, a parer mio. E, vedi un po\u2019, come si pu\u00f2 continuare a lavorare con assiduit\u00e0 senza che la stessa presenza di quel muro ci disturbi o distragga &#8211; a meno di non riflettere e di non regolare di conseguenza la propria vita, secondo i propri principi? E lo stesso si verifica in altre cose, oltre che nell&#8217;arte. Le cose grandi non sono incidentali, devono essere opera della volont\u00e0. Se siano i principi di un uomo a originare dalle azioni o le azioni dai principi, \u00e8 un problema che mi pare insolubile e altrettanto degno di venire risolto quanto quello dell&#8217;uomo e della gallina. Ma ritengo sia estremamente positivo e di grande valore che si debba tentare di sviluppare le proprie capacit\u00e0 di riflessione e di volont\u00e0.&#8221;<br \/>\nNon si sottolinea mai abbastanza il rapporto profondo che c\u2019\u00e8 tra creativit\u00e0 e lavoro. Quando si pensa a Van Gogh come all\u2019artista un po\u2019 pazzo che di getto crea dei capolavori, si fa un torto enorme proprio al lavoro duro cui si \u00e8 sottoposto durante tutta la sua vita, un lavoro di ricerca, risultato di forza di volont\u00e0 ma anche senso del dovere, dedizione e amore verso la realt\u00e0 che lo ispirava. &#8220;Vedi, l\u2019uomo non ha amico pi\u00f9 fedele del suo dovere e bench\u00e9 a volte possa essere un rude e severo docente, finch\u00e9 si lavora a servizio del dovere non si diventa facilmente dei falliti.&#8221; (l\u2019Aja, giugno 1883).<br \/>\nMa qual\u2019\u00e8 il dovere del pittore?<br \/>\nRiportiamo l\u2019inizio di una lettera scritta a Drenthe nel novembre 1883 che oltre ad offrirci una suggestiva visione della realt\u00e0 attraverso gli occhi stessi del pittore ci fa capire quale fosse per Van Gogh la funzione del pittore:<br \/>\n&#8220;Caro fratello, devo raccontarti di una mia gita a Zweeloo, il villaggio dove abit\u00f2 per lungo tempo Liebermann&#8221; e dove esegu\u00ec gli studi del suo quadro per l&#8217;ultimo Salon, quello con le lavandaie. Anche Termeulen e Jules Bakhuvzen vi soggiornarono a lungo. Raffigurati un viaggio attraverso la brughiera alle tre del mattino, su un carretto scoperto (andai col mio padrone di casa, che doveva andare al mercato ad Assen) lungo una strada che qua chiamano diek, arginata di fango anzich\u00e9 di sabbia. Era ancor pi\u00f9 strano che andare con la chiatta. Al primo bagliore dell&#8217;alba, quando i galli presero a cantare dappertutto, accanto alle capanne sparse per tutta la brughiera e a quelle poche accanto alle quali passammo &#8211; circondate da pioppi esili di cui si sentivano cadere al suolo le foglie ingiallite &#8211; la tozza vecchia torre di un cimitero, il muro di cinta di terra, la siepe di betulle &#8211; Il paesaggio piatto della brughiera e dei campi di grano &#8211; tutto, tutto allora divenne identico ai pi\u00f9 bei Corot. Una tranquillit\u00e0, un mistero, una pace come solo lui ha dipinto. Quando poi arrivammo a Zweeloo alle sei del mattino era ancora buio; i veri Corot li avevo visti al mattino, ancora pi\u00f9 presto. L&#8217;ingresso al villaggio era magnifico: enormi tetti di muschio, stalle, pastori e pollai.<br \/>\nLe case, dalla facciata larga, si trovano qua tra querce di un magnifico color bronzo. E muschio ha tonalit\u00e0 di un verde dorato; nel terreno, tonalit\u00e0 rossastre, bluastre e giallastre tutte tendenti al viola scuro, al grigio; il verde dei campi di grano ha toni di una purezza inesprimibile; sui tronchi bagnati, toni di nero, che contrastavano con la pioggia dorata di foglie autunnali che vorticavano e si riunivano poi in ammassi &#8211; foglie pendenti in gruppi sparsi, come se appena le avesse portate l\u00e0 il vento, col cielo che tra l&#8217;una e l&#8217;altra mandava bagliori &#8211; dai pioppi, dalle betulle, dalle piante di mele e di limoncino. Il cielo era terso, luminoso, non bianco ma di un color lilla difficile a cogliersi, bianco a bagliori rossi, blu e gialli in cui tutto si rifletteva; lo si sentiva dappertutto sopra ogni cosa, vaporoso, si confondeva con la nebbiolina leggera sottostante &#8211; fondeva tutto in una gamma di grigi delicati. Tuttavia non ho trovato un solo pittore a Zweeloo e la gente mi disse che non ne veniva neppure uno d&#8217;inverno.<br \/>\nIo, per contro, spero di esserci proprio quest\u2019inverno.<br \/>\nDato che non c\u2019erano pittori, decisi di non aspettare il ritorno del mio padrone di casa, ma di tornare a piedi e di fare qualche disegno lungo il cammino. Cos\u00ec iniziai a fare uno schizzo di un frutteto, quello dal quale Liebermann aveva tratto il suo quadro grande. Poi me ne tornai a piedi per la strada che avevamo percorso al mattino. (&#8230;) Quando si cammina per ore ed ore per questa campagna, davvero si sente che non esiste altro che quella distesa infinita di terra &#8211; la verde muffa del grano o dell&#8217;erica e quel cielo infinito. Cavalli e uomini sembrano formiche. Non ci si accorge di nulla, per quanto grande possa essere, si sa solo che c&#8217;\u00e8 la terra e il cielo. Tuttavia, in veste di piccola particella che guarda altre piccole particelle &#8211; per trascurare l&#8217;infinito &#8211; ogni particella risulta essere un Millet. (&#8230;)&#8221;<br \/>\n&#8220;Dato che non c\u2019erano pittori (&#8230;)&#8221;: Van Gogh interpretava il proprio lavoro come un servizio, nei termini di come ne abbiamo parlato in HP63, cio\u00e8 un prendersi cura della creatura. Forse si potr\u00e0 obbiettare che un pittore geniale come lui ha un destino diverso dal nostro, da quello di noi comuni mortali: forse il suo pu\u00f2 apparire persino come un non-lavoro, cos\u00ec poco assomiglia a quello che facciamo per vivere, per arrivare a fine mese, cos\u00ec poco simile alle nostre frustrazioni giornaliere, alla difficolt\u00e0 di lavorare in gruppo, alla difficolt\u00e0 di rendere stimolante magari il solito tran-tran quotidiano. Domanda da un milione: siamo noi a avere una accezione sbagliata del lavoro o \u00e8 Van Gogh ad averla? La domanda da un miliardo che segue \u00e8: per essere dei geni della creativit\u00e0 bisogna essere pazzi come Van Gogh? Leggendo la lettera, che \u00e8 anche un atto di accusa contro l\u2019abbandono in cui sono lasciati i malati di mente ospiti della casa di cura, ci si convince che chi l\u2019ha scritta non \u00e8 stato un grande perch\u00e9 era pazzo e che nella sua creativit\u00e0 c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lavoro e dovere, insomma c\u2019\u00e8 pi\u00f9 qualcosa di simile alla nostra vita di tutti i giorni di quanto possiamo credere. Il lavoro pu\u00f2 a volte aiutare a superare le varie difficolt\u00e0-handicap che la vita ci pone davanti se sappiamo come Van Gogh ammirare la bellezza di ci\u00f2 che ci circonda e se abbiamo la forza e volont\u00e0 di esprimerla con la nostra creativit\u00e0. In fondo basterebbe, anche senza scomodare il super-enalotto, rispondere alle due precedenti domande per guadagnare il premio in denaro (1001 milioni) per smettere di lavorare, nel senso che si intende comunemente. Ma che cosa avrebbe fatto Van Gogh?<\/p>\n<p><strong>&#8220;Mio caro Theo&#8221;<br \/>\n<\/strong>Saint-R\u00e9my, 10 settembre 1889<\/p>\n<p>Mio caro Theo,<br \/>\ntrovo la tua cara lettera, quello che dici di Rousseau, di artisti come Bodmer, che in ogni modo erano uomini e che di simili se ne desidererebbe pieno il mondo &#8211; \u00e8 proprio ci\u00f2 che penso anch&#8217;io. E trovo perfetto che J. H. Weissenbruch conosca e faccia le strade fangose lungo i fiumi, i salici intristiti, gli scorci e le prospettive sapienti e strane dei canali cos\u00ec come Daumier conosceva e faceva gli avvocati. Tersteeg ha fatto bene ad acquistare del lavoro suo; gente cos\u00ec non si vende, e secondo me dipende dal fatto che ci sono troppi venditori che cercano di vendere per ingannare il pubblico e prenderlo in giro. Sai tu che ancora oggi, quando leggo per caso la storia di qualche industriale energico e soprattutto di un editore, mi tornano la stessa indignazione, le stesse collere di quando ero presso i Goupil &amp; C.?<br \/>\nLa vita passa cos\u00ec, il tempo non ritorna. Ma io mi accanisco nel mio lavoro, e anche per questo so che anche le occasioni di lavorare non ritornano.<br \/>\nSoprattutto nel mio caso, nel quale una crisi pi\u00f9 violenta pu\u00f2 distruggere per sempre la mia capacit\u00e0 di dipingere.<br \/>\nDurante la crisi mi sento vile per l&#8217;angoscia e la sofferenza &#8211; pi\u00f9 vile di quanto sarebbe sensato sentirsi, ed \u00e8 forse questa vilt\u00e0 morale che, mentre prima non mi faceva provare nessun desiderio di guarire, ora mi fa mangiare per due, lavorare tanto, e risparmiarmi nei miei contatti con gli altri malati per paura di ricadere &#8211; insomma in questo momento cerco di guarire come uno che avendo voluto suicidarsi, e avendo trovato l&#8217;acqua troppo fredda, cerca di riguadagnare la riva.<br \/>\nMio caro fratello, sai bene che sono venuto nel sud e che mi sono buttato nel lavoro per mille ragioni. Per vedere un&#8217;altra luce, credendo che, guardando la natura sotto un cielo pi\u00f9 chiaro, si potesse dare un&#8217;idea pi\u00f9 esatta del modo di sentire e di disegnare dei giapponesi. Infine per vedere questo sole pi\u00f9 forte, perch\u00e9 si sente che senza conoscerlo non si potrebbero capire dal punto di vista dell&#8217;esecuzione e della tecnica i quadri di Delacroix e perch\u00e9 si sente che i colori del prisma sono velati dalla bruma del nord.<br \/>\nE tutto ci\u00f2 \u00e8 in parte esatto. Quando poi si aggiunga una simpatia istintiva verso questo sud che Daudet ha descritto in Tartarin, e che qua e l\u00e0 io stesso ho trovato delle cose e degli amici da amare, capirai che, pur trovando orribile la mia malattia, sento che quand&#8217;anche mi fossi attaccato troppo qui &#8211; attaccamento che pu\u00f2 far s\u00ec che mi riprenda in seguito la voglia di lavorare qui &#8211; pure pu\u00f2 avvenire che relativamente presto io ritorni nel nord.<br \/>\nSi, perch\u00e9 non ti nascondo che, sebbene in questo momento mi nutra con avidit\u00e0, mi viene un desiderio tremendo di rivedere gli amici e la campagna del nord.<br \/>\nIl lavoro va benissimo, trovo delle cose che ho cercato invano per anni; e sentendo ci\u00f2 mi viene sempre in mente quella frase di Delacroix che tu conosci, che aveva trovato la pittura quando non aveva pi\u00f9 n\u00e9 denti n\u00e9 fiato.<br \/>\nEd io, con la mia malattia mentale, penso a tanti altri artisti che soffrono moralmente e mi dico che ci\u00f2 non costituisce un impedimento per dipingere come se niente fosse.<br \/>\nDato che mi accorgo che qui le crisi tendono a prendere uno sfondo decisamente religioso, arrivo a credere che sia persino necessario ritornare nel nord. Non parlare troppo di questo con il dottore quando lo vedrai &#8211; ma non so se ci\u00f2 dipenda dal fatto di aver vissuto per tanti mesi al ricovero di Arles e qui, in questi vecchi chiostri. Insomma, bisogna che non viva in un ambiente come questo; in tal caso \u00e8 meglio persino la strada. Non sono indifferente, e nella sofferenza talvolta i pensieri mi consolano. E questa volta durante la malattia mi \u00e8 successa una disgrazia &#8211; quella litografia di Delacroix, La Piet\u00e0, con altre tavole era caduta nell\u2019olio e nella pittura e si era rovinata.<br \/>\nNe ero rattristato &#8211; e allora nel frattempo mi sono preoccupato di dipingerla e tu la vedrai un giorno, su una tela da 5 o 6 e ne ho fatto una copia che credo sia sentita.<br \/>\nDel resto, avendo visto poco tempo fa il Daniel e le Odalische e il ritratto di Brias e la Mulatta a Montpellier, sono ancora sotto l\u2019impressione che mi ha provocato.<br \/>\nEcco ci\u00f2 che mi edifica, come leggere un bel libro quale quello di Beecher Stowe o di Dickens, mentre quello che mi da\u2019 fastidio \u00e8 di vedere in ogni momento quelle brave donne che credono alla Vergine di Lourdes e che inventano delle cose del genere, oppure di sapersi prigioniero di un&#8217;amministrazione come questa, che favorisce molto volentieri queste aberrazioni religiose, mentre sarebbe necessario guarirne. E allora mi ripeto ancora una volta che sarebbe forse meglio andare, se non all\u2019ergastolo, almeno sotto le armi. E mi rimprovero la mia vilt\u00e0; avrei dovuto difendere meglio il mio studio, avrei dovuto battermi con le guardie e con i miei vicini. Altri al mio posto si sarebbero serviti di un revolver, e se come artista avessi anche ucciso degli imbecilli come quelli, sarei stato assolto. Ecco, sarebbe stato meglio se lo avessi fatto, invece sono stato vigliacco e ubriaco.<br \/>\nAnche ammalato, ma non sono stato coraggioso. E ora, davanti alla sofferenza che mi danno queste crisi, mi sento pieno di timore, e non so se il mio zelo dipenda da qualcosa di diverso da quello che dico, e cio\u00e8 come colui che, volendosi suicidare e trovando l&#8217;acqua troppo fredda, lotta per riguadagnare la riva.<br \/>\nMa stammi a sentire, stare a pensione come ho visto fare tempo fa &#8211; fortunatamente molto tempo fa &#8211; Braat, questo no, proprio no.<br \/>\nAltro sarebbe se pap\u00e0 Pissarro oppure Vignon, ad esempio, volessero prendermi con loro. &#8211; Va\u2019 l\u00e0, io sono un pittore, \u00e8 una cosa che si pu\u00f2 combinare ed \u00e8 meglio che i soldi vadano nelle tasche dei pittori, piuttosto che in quelle delle eccellenti suore. Ieri ho domandato a bruciapelo al signor Peyron: dato che lei va a Parigi, che direbbe se le proponessi di prendermi con lei? Ha risposto in modo evasivo &#8211; che era una cosa troppo precipitosa e che bisognava scriverti prima. Ma lui \u00e8 molto buono e molto indulgente con me, e pur non essendo il padrone assoluto qui &#8211; tutt&#8217;altro &#8211; gli devo molta libert\u00e0. Perch\u00e9 non bisogna solo far dei quadri, ma bisogna anche vedere le persone e, di tanto in tanto, frequentando degli altri, rifarsi il carattere e fare provvista di idee. Ormai abbandono la speranza che non ritorni pi\u00f9 &#8211; al contrario mi dico che di tanto in tanto avr\u00f2 una crisi. Ma allora in quei momenti si potrebbe entrare in una casa di salute o persino nella prigione comunale, dove di solito c&#8217;\u00e8 una cella. Comunque non farti cattivo sangue in nessun caso &#8211; il lavoro va bene e non puoi immaginare quanto mi dia gioia poter dire: far\u00f2 ancora questo e quest&#8217;altro, i campi di grano, ecc.<br \/>\nHo fatto il ritratto dell\u2019infermiere e ne ho fatto una copia anche per te. Esso fa un curioso contrasto con il ritratto che ho fatto di me, dove lo sguardo \u00e8 vago e velato, mentre lui ha qualcosa di militare e degli occhi neri, piccoli e vivi. Gliel\u2019ho regalato, e ne far\u00f2 uno anche a sua moglie, se vorr\u00e0 posare. E\u2019 una donna appassita, infelice rassegnata e non un gran che, e cosi insignificante che mi venuta voglia di farci insieme quel filo d&#8217;erba pieno di polvere. Ho parlato qualche volta con lei quando dipingevo gli ulivi dietro la loro piccola capanna, e allora mi diceva che non credeva che io fossi malato &#8211; e anche tu lo diresti ora, se mi vedessi lavorare, con i pensieri limpidi, la mano sicura con cui ho disegnato senza prendere una sola misura quella Piet\u00e0 di Delacroix, nella quale ci sono ben quattro mani e braccia in primo piano, gesti e posizioni di corpo non proprio comode e semplici.<br \/>\nTe ne prego, mandami presto la tela se ci\u00f2 ti \u00e8 possibile, e inoltre credo di aver bisogno di altri dieci tubi di bianco di zinco.<br \/>\nE io so che la guarigione viene &#8211; se si \u00e8 coraggiosi &#8211; dal di dentro, con la rassegnazione alla sofferenza e alla morte, con l&#8217;abbandono della propria volont\u00e0 e dell\u2019amor proprio. Ma ci\u00f2 non ha importanza per me, mi piace dipingere, mi piace vedere gente e cose, e mi piace tutto ci\u00f2 che costituisce la nostra vita &#8211; diciamo pure anche superficiale. Si, la vita vera sarebbe un\u2019altra cosa, ma io non credo di appartenere a quella categoria di anime che sono pronte a vivere e anche a soffrire in qualsiasi momento.<br \/>\nChe cosa strana \u00e8 il tocco, il colpo di pennello.<br \/>\nAll&#8217;aria aperta, esposti al vento, al sole, alla curiosit\u00e0 della gente, si lavora come si pu\u00f2, si riempie il quadro alla disperata. Ed \u00e8 proprio facendo cos\u00ec che si coglie il vero e l&#8217;essenziale &#8211; questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 difficile. Ma quando dopo un certo tempo si riprende lo stesso studio e si dispongono le pennellate nel senso degli oggetti \u00e8 certamente pi\u00f9 armonioso e piacevole da vedere, e ci si pu\u00f2 aggiungere quanto si ha di serenit\u00e0 e di sorriso.<br \/>\nAh, non potr\u00f2 mai rendere le mie impressioni di alcune figure viste qui. Certo, c&#8217;\u00e8 la strada, dove ci sono tante cose nuove, la strada del sud, ma gli uomini del nord fanno fatica a capirla.<br \/>\nE io prevedo gi\u00e0 che il giorno in cui avr\u00f2 un certo successo, comincer\u00f2 a rimpiangere la mia solitudine e il mio accoramento di qui allorch\u00e9 guardo attraverso le sbarre di ferro della mia cella il falciatore nei campi ai miei piedi. La disgrazia serve a qualcosa.<br \/>\nPer riuscire, per assicurarsi un successo che duri, bisogna avere un temperamento diverso dal mio, io non far\u00f2 mai ci\u00f2 che avrei potuto e dovuto volere e perseguire.<br \/>\nMa a me non \u00e8 consentito vivere, soffrendo cos\u00ec spesso di vertigini, che in una posizione di quarto, quinto rango. E anche quando sento il valore, l&#8217;originalit\u00e0 e la superiorit\u00e0 di Delacroix, di Millet per esempio, allora mi faccio forte e dico: si, sono qualcosa, anch&#8217;io posso qualcosa. Ma ho bisogno di trovare un appoggio in quegli artisti, e poi produrre quel poco che posso nella stessa direzione. Pap\u00e0 Pissarro ha avuto un grave colpo con quelle due disgrazie contemporanee.<br \/>\nAppena ho letto mi \u00e8 venuta l&#8217;idea di chiedergli se non ci fosse la possibilit\u00e0 di andare a stare con lui.<br \/>\nSe tu gli pagassi la stessa retta che paghi qui, vi troverebbe il suo vantaggio, perch\u00e9 non ha bisogno di gran cosa &#8211; altro che di lavorare. Fagli perci\u00f2 la proposta chiara, e se lui non volesse andr\u00f2 da Vignon. Ho un po&#8217; paura di Pont-Aven, c&#8217;\u00e8 tante gente, ma quello che dici di Gauguin mi interessa molto. E io mi ripeto sempre che Gauguin ed io forse torneremo a lavorare insieme. So che Gauguin pu\u00f2 fare cose molto superiori a quelle che fa, ma per mettere a suo agio quello li! Spero sempre di fargli il ritratto.<br \/>\nHai visto quel ritratto che mi aveva fatto, mentre dipingevo i girasoli? La mia faccia da allora si \u00e8 molto rischiarata, ma ero proprio io, estremamente stanco e carico di elettricit\u00e0, come ero allora. Ma intanto, per vedere il paese bisogna vivere con il popolino, e in case piccole, e nei caff\u00e8, ecc.<br \/>\nE anche ci\u00f2 che dicevo a Boch, che si lagnava di non veder niente che lo tentasse o gli facesse provare qualcosa. Passeggio con lui per due giorni e gli faccio vedere almeno trenta quadri cosi diversi dal nord come lo sarebbe il Marocco. Sarei curioso di sapere cosa sta facendo in questo momento.<br \/>\nE poi vuoi sapere perch\u00e9 i quadri di Delacroix &#8211; i quadri religiosi e storici, La barca di Cristo, La Piet\u00e0, Le Crociate, hanno quell\u2019atmosfera? Perch\u00e9 Eug\u00e8ne Delacro\u00edx quando dipinge un Getsemani \u00e8 andato prima a vedere sul posto ci\u00f2 che era un oliveto, e lo stesso vale per il mare frustato dal mistral, e perch\u00e9 si \u00e8 detto: la gente di cui ci parla la storia, dogi di Venezia, crociati, apostoli, sante donne, erano dello stesso tipo e vivevano in modo analogo a quello dei loro attuali discendenti.<br \/>\nE perci\u00f2 te lo devo dire &#8211; e tu lo puoi vedere nella Berceuse, per quanto quel tentativo sia mancato e debole &#8211; se avessi avuto la forza di continuare, avrei fatto dei ritratti di santi e di sante dal vero, e che sarebbero sembrati di un altro secolo, pur essendo gente di oggi, e avrebbero avuto un\u2019intima parentela con i cristiani pi\u00f9 primitivi.<br \/>\nLe emozioni che questo ci provoca sono per\u00f2 troppo forti, io rinuncio, ma pi\u00f9 tardi, pi\u00f9 tardi non \u00e8 detto che non ritorni alla carica.<br \/>\nChe grand&#8217;uomo quel Fromentin &#8211; lui rester\u00e0 sempre la guida per quelli che vorranno vedere l&#8217;Oriente. Lui ha stabilito per primo la congiunzione tra Rembrandt e il sud, fra Potter e quello che vedeva lui. Hai mille e mille ragioni &#8211; non bisogna pensare a queste cose &#8211; bisogna fare &#8211; anche se si trattasse di studi di cavoli e di insalata per calmarsi, e dopo essersi calmati, solo allora &#8211; fare ci\u00f2 di cui siamo capaci. Quando li rivedr\u00f2 far\u00f2 delle copie di quello studio della diligenza di Tarascon, della vigna, della mietitura, e soprattutto del caff\u00e8 rosso, quel Caff\u00e8 di notte che, come colore \u00e8 ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 caratteristico. Ma la figura bianca del centro deve essere rifatta proprio come colore, costruita meglio. Ma esso &#8211; oso dirlo \u00e8 proprio un sud autentico, una combinazione ben calcolata di verdi e di rossi. Le mie forze si sono esaurite troppo presto, ma vedo fin d&#8217;ora la possibilit\u00e0 per altri di fare un&#8217;infinit\u00e0 di belle cose. E rimane sempre vera e valida l&#8217;idea che per facilitare il viaggio di altri, sarebbe stato opportuno fondare uno studio da qualche parte in questa zona, Fare tutto un viaggio dal nord alla Spagna, per esempio, non va bene, non vi si pu\u00f2 vedere ci\u00f2 che si deve vedere &#8211; bisogna farsi gli occhi prima e gradualmente alla luce diversa. lo non ho troppo bisogno di vedere i Tiziano e i Vel\u00e1zquez nel musei, ho visto alcuni tipi vivi, che fanno s\u00ec che sappia meglio ci\u00f2 che \u00e8 un quadro del sud di quanto lo sapessi prima del mio viaggio.<br \/>\nDio mio, Dio mio, la brava gente fra gli stessi artisti che dice che Delacroix non \u00e8 l&#8217;Oriente vero! Di un po&#8217;, ma allora l&#8217;Oriente vero \u00e8 quello che fanno i parigini tipo G\u00e9r\u00f3me?<br \/>\nPerch\u00e9 voi sapete dipingere un pezzo di muro assolato, anche dal vero, e bene ed esatto secondo il vostro modo di vedere del nord. Ci\u00f2 prova forse che voi abbiate visto la gente dell&#8217;Oriente? Ora \u00e8 questo che cerc\u00f2 Delacroix, il che non gli ha assolutamente impedito di dipingere dei muri nelle Nozze ebraiche e nelle Odalische. Non \u00e8 vero ci\u00f2.? E anche se Degas dice che \u00e8 un pagare troppo caro il bere nei tabarin dipingendo i quadri, non lo nego, ma vorrebbe forse che io vada nei conventi o nelle chiese? E\u2019 proprio l\u00ec che ho paura. Ecco perch\u00e9 faccio uno sforzo di evasione con la presente lettera; una forte stretta di mano a te e a Jo.<br \/>\nBisogna ancora che ti faccia gli auguri in occasione del compleanno della mamma, avevo scritto loro ieri, ma la lettera non \u00e8 ancora partita, perch\u00e9 mi \u00e8 mancata la testa per completarla.<br \/>\nE\u2019 strano che gi\u00e0 prima mi sia venuta due o tre volte l&#8217;idea di andare da Pissarro, e quest&#8217;ultima volta, dopo che mi hai parlato delle sue ultime disgrazie, non esito a dirti di chiederglielo.<br \/>\nSi, bisogna farla finita con quaggi\u00f9, non posso fare due cose contemporaneamente, lavorare e avere un sacco di guai per vivere in mezzo a questi strani malati che ci sono qui. E\u2019 una cosa che rovina la salute.<br \/>\nMi dovrei sforzare inutilmente di scendere con loro. Ed ecco, perci\u00f2 sono gi\u00e0 due mesi che non sono stato all&#8217;aria aperta.<br \/>\nStando qui, a lungo andare perderei la facolt\u00e0 di lavorare, ma a questo punto comincio a dire: alto l\u00e0, e allora li mando tutti &#8211; se tu sei d&#8217;accordo &#8211; a farsi benedire.<br \/>\nE ancora pagare per tutto ci\u00f2, no: nella disgrazia, un artista o un altro sar\u00e0 pur disposto a tenermi con s\u00e9. E\u2019 una fortuna che tu mi possa scrivere che stai bene e anche Jo e che sua sorella \u00e8 li con voi.<br \/>\nVorrei che quando nascesse il vostro figliolo fossi gi\u00e0 di ritorno non con voi, certamente no, \u00e8 impossibile, ma nei dintorni di Parigi insieme a un altro pittore.<br \/>\nPer citarne un terzo potrei andare dai Jouve, che hanno tanti bambini e una casa grande.<br \/>\nCome hai capito ho cercato di fare il paragone fra la seconda crisi e la prima e ti dico solo questo, che mi sembra sia stata imputabile a non so quale influenza esterna, piuttosto che a una causa che albergava in me stesso. Posso sbagliarmi, ma ci\u00f2 nonostante credo mi darai ragione se ho un senso di terrore per qualsiasi esagerazione religiosa. Il buon signor Peyron ti racconter\u00e0 un sacco di cose, ti parler\u00e0 di probabilit\u00e0 e di possibilit\u00e0, di atti involontari. Bene, ma se entra nei particolari non ci credo. E allora vedremo in che particolari entrer\u00e0, se ci entrer\u00e0. Il trattamento dei malati in questo ricovero \u00e8 molto facile, e pu\u00f2 essere seguito anche in viaggio, perch\u00e9 non si fa loro assolutamente niente, li si lascia vegetare nell&#8217;ozio e li si nutre con cibo scadente e un po&#8217; avariato. Ora ti dir\u00f2 che fin dal primo giorno ho rifiutato di mangiare quel cibo e che fino alla mia crisi ho mangiato solo pane e un po&#8217; di minestra, e che fin che rester\u00f2 qui non prender\u00f2 altro. E\u2019 vero che il signor Peyron dopo questa crisi mi ha dato vino e carne, e che nei primi giorni l&#8217;ho accettato volentieri, ma non vorrei derogare a lungo dalla regola del ricovero, ed \u00e8 giusto valutare una casa di salute secondo il suo regime normale. Devo anche dirti che il signor Peyron non mi d\u00e0 molte speranze per l\u2019avvenire, la qual cosa trovo giusta, mi fa pensare che tutto \u00e8 dubbio e che niente pu\u00f2 essere assicurato anticipatamente. Io stesso sono sicuro che ritorneranno, ma il lavoro mi occupa talmente che, con il mio fisico, credo che potr\u00f2 continuare a lungo cosi. L&#8217;ozio nel quale vegetano quei poveri infelici \u00e8 una calamit\u00e0 e diventa un male generale disseminato fra le citt\u00e0 e le campagne sotto questo sole pi\u00f9 ardente, e dato che ho imparato questo e altro, \u00e8 mio dovere resistergli. Chiudo questa lettera ringraziandoti ancora della tua, pregandoti di scrivermi di nuovo presto e stringendoti forte la mano col pensiero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa significa la parola    &quot;lavoro&quot; per un artista? E&#8217; tanto diversa la sua creativit\u00e0 da quella che    noi sperimentiamo ogni giorno? 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