{"id":783,"date":"2009-11-04T17:07:39","date_gmt":"2009-11-04T17:07:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=783"},"modified":"2026-01-26T11:37:31","modified_gmt":"2026-01-26T10:37:31","slug":"la-fotografia-come-terapia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=783","title":{"rendered":"La fotografia come terapia"},"content":{"rendered":"<p>di Daniele Ronchi<\/p>\n<p>La fotografia come strumento di conoscenza del s\u00e8: il metodo terapeutico che \u00e8 stato realizzato all\u2019interno della casa circondariale di Rimini e in alcune scuole medie superiori.<br \/>\n<!--break-->Vi sono alcune ragioni per ritenere la fotografia, insieme alle altre forme di espressione artistica gi\u00e0 ampiamente utilizzate in contesti terapeutici o educativi, un valido strumento per approfondire la conoscenza del s\u00e8. In questo articolo tratter\u00f2 di alcuni degli esercizi facenti parte di un metodo elaborato durante la mia collaborazione con l\u2019\u00e9quipe medica e psicoterapeutica della sezione SEATT (Sezione Aperta per il Trattamento Tossicodipendenti) del carcere di Rimini, ed all\u2019interno di alcuni istituti di istruzione secondaria superiore, nella fattispecie scuole di grafica pubblicitaria.<\/p>\n<p><strong>Il metodo<br \/>\n<\/strong>L\u2019idea nasce da un paradosso: pu\u00f2 un sistema simbolico di rappresentazione del reale quale \u00e8 la fotografia fungere da mezzo per operare su vari livelli di consapevolezza, farsi tramite per delle esperienze sull\u2019autopercezione, sull\u2019orientamento spaziale e temporale, sul vissuto autobiografico? La fotografia \u00e8 stata usata in psicoterapia esclusivamente come strumento narrativo autobiografico, mentre in questa esperienza le immagini vengono costruite nel corso di un laboratorio con contenuti anche tecnici (l\u2019uso della macchina fotografica) per giungere, manipolando materiali, alla reificazione di contenuti spesse volte astratti, inerenti alla psiche dell\u2019individuo. Dall\u2019universo simbolico alla realt\u00e0 fenomenica attraverso un mezzo che per sua natura astrae contenuti simbolici dal reale. Ci\u00f2 che in origine era un semplice corso di fotografia si \u00e8 trasformato, all\u2019interno della casa circondariale di Rimini, in un progetto organico dove la fotografia funge da supporto all\u2019\u00e9quipe psicoterapeutica per operare sulle tematiche del cambiamento.<\/p>\n<p><strong>Gli esercizi<br \/>\n<\/strong>Ecco ora alcuni degli esercizi proposti per approfondire e sperimentare la funzione sociale della fotografia in quanto reiterazione della memoria affettiva e sostituto oggettuale di realt\u00e0.<br \/>\n1) Analizzare le immagini ritraenti i membri della propria famiglia o delle persone con cui sussiste un rapporto affettivo; chiedere il confronto tra l\u2019allora ed il presente emotivo ed affettivo, chiedere di ricostruire in sala pose la postura e l\u2019atteggiamento mentale che si aveva nell\u2019istante in cui \u00e8 stato eseguito il ritratto.<br \/>\n2) Costruire una mappa dei tatuaggi, fotografarli in sala pose ricomponendoli in un collage di immagini.<br \/>\n3) Nelle foto di gruppo, immaginare ciascun membro come un punto di forza che attrae e respinge gli altri, modificare le dinamiche di gruppo ritraendo i partecipanti in diverse configurazioni.<br \/>\nSin dal suoi albori la fotografia ha assunto la funzione sociale di reiterazione della memoria affettiva e di mantenimento della identit\u00e0 familiare attraverso il tramandarsi delle icone di famiglia. Il privilegio della aristocrazia e del clero, unici tenutari della possibilit\u00e0 di tramandare la propria immagine (imago=apparire) tramite la pittura, \u00e8 crollato di fronte alla fotografia ed all\u2019avvento della classe borghese, desiderosa di stabilire una propria identit\u00e0 sociale, talvolta, come in questo caso, trasponendo le usanze dei ceti elitari nei propri comportamenti di gruppo.<\/p>\n<p><strong>Foto di famiglia<br \/>\n<\/strong>Le icone dei familiari, che hanno cos\u00ec sostituito il culto degli avi, si posizionano in bella vista nelle nostre case oppure si ordinano in album di famiglia, sempre pronte ad essere rispolverati. Questa funzione sociale della fotografia sta alla base della gran parte della produzione di immagini; il rapporto feticistico, magico, che si instaura con queste rappresentazioni del reale, consente alle immagini di sostituirsi alla realt\u00e0 stessa, incorporando nella icona tutto il potenziale rievocativo della esperienza reale. I matrimoni e tutte le cerimonie religiose in genere, che segnano la crescita dell\u2019individuo nella cultura occidentale cristiana, vengono stigmatizzate da immagini fotografiche. I momenti felici, le vacanze, vengono parimenti congelati in istantanee, testimonianze di un determinato status sociale, sintesi del vissuto.<br \/>\nLa rottura con il legame familiare e la ricerca di una nuova identit\u00e0 sociale segnano in molti casi il percorso del tossicodipendente, soprattutto quando questo venga inserito all\u2019interno del contesto carcerario. Dimentichi del proprio bagaglio affettivo, l\u2019icona stigmatizzante diviene il tatuaggio, marchio di appartenenza ad un nuovo gruppo, la popolazione carceraria. Questo fenomeno sta da alcuni anni travalicando l\u2019ambito della devianza: la perdita di centralit\u00e0 della famiglia e la nuova percezione del proprio corpo (il secondo io) introdotta dalla tecnologia informatica sta creando una nuova rapprentazione simbolica dell\u2019identit\u00e0 sociale e della percezione del corpo. Alla icona familiare (la foto nel portafogli, il crocefisso al collo simbolo di appartenenza ad una religione che pone la famiglia alla base della stuttura sociale), si sostituisce il tatuaggio; il corpo pu\u00f2 essere cambiato tramite impianti e manipolazioni, le biotecnologie sono il futuro prossimo. Il corpo virtuale \u00e8 molto pi\u00f9 vicino al corpo eterico che a quello fisico e sotto questa spinta la percezione del s\u00e8 \u00e8 dilatata nel tempo e nello spazio (essere in rete, comunicare a livello globale al tempo presente, essere raggiungibili telefonicamente in ogni momento ed in ogni luogo equivale a poter essere in ogni momento ed in ogni luogo).<br \/>\nLa tendenza attuale nella cultura giovanile di massa ad utilizzare il tatuaggio \u00e8 sintomatica riguardo a ci\u00f2; la famiglia sta perdendo la sua centralit\u00e0 di struttura e ad essa si sostituiscono altri modelli di aggregazione: il gruppo, il clan, la trib\u00f9. Le icone stigmatizzanti divengono il tatuaggio come segno indelebile di appartenenza ad un centro di aggregazione altro dalla famiglia. La consapevolezza di questi processi in atto nella nostra cultura \u00e8 fondamentale: non a caso le patologie pi\u00f9 diffuse negli adolescenti hanno il corpo come nucleo centrale (anoressia e bulimia). La fotografia \u00e8 la madre primigenia di un universo simbolico per\u00f2 fortemente agganciato al reale fenomenico, imprescendibile da esso. Senza la rivoluzione culturale posta in essere dalla fotografia (riproduzione ipoteticamente all\u2019infinito di una immagine, introduzione di linee di confine invisibili tra realt\u00e0 e rappresentazione fotografica) molte delle epistemologie di pensiero alla base delle nuove realt\u00e0 virtuali non sarebbero esistite.<br \/>\nLa foto di gruppo congela gerarchie del gruppo stesso, ti posiziona all\u2019interno di un contesto strutturato e ti fornisce l\u2019identit\u00e0 relazionale; difficilmente nel classico ritratto di famiglia patriarcale il nonno non posa al centro, cos\u00ec pure attorno al leader del gruppo gravitano gli elementi di una classe, di un gruppo terapeutico, di un gruppo giovanile dedito ai rave e all\u2019ecstasi. Si tratta semplicemente di giocare con questi elementi creando consapevolezza, in maniera che le scelte di stile di vita, di appartenenza ad un gruppo, di ritualit\u00e0 inerenti ai vari gruppi sia una scelta meditata e consapevole.<br \/>\nIl gioco delle maschere, fotografia come conflitto tra ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che si vorrebbe apparire, rapporta tra realt\u00e0 e sistemi di rappresentazione.<\/p>\n<p><strong>Altri esercizi<br \/>\n<\/strong>1) Interpretare liberamente se stessi in sala pose, con la macchina fotografica azionata da un timer e quindi in assenza di fotografo.<br \/>\n2) Stampare un ingrandimento del proprio viso e sviluppare una ulteriore seduta di sala pose dove al posto della propria faccia si utilizzer\u00e0 la propria immagine o l\u2019immagine di altri membri del gruppo.<br \/>\n3) Tramite l\u2019utilizzo di oggetti di scena e o didascalie, operare dei salti di contesto o di significato, modificando il significato o l\u2019uso di un oggetto o di una immagine.<\/p>\n<p>Il ritratto \u00e8 uno specchio temporalmente sfalsato di fronte al quale sorge immediata la riflessione su ci\u00f2 che si era al momento dello scatto e ci\u00f2 che si \u00e8 (o meglio, come ci si percepisce). Autopercezione ed immagine spesse volte confliggono (soprattutto tramite la manipolazione cosciente del fotografo) ed alcuni atteggiamenti posturali, o la sintesi dell\u2019io idealizzato dall\u2019individuo, sono analizzabili tramite un\u2019immagine fotografica. Il &#8220;come sono venuto&#8221; (come appaio, come emergo) nella maggior parte dei casi \u00e8 il risultato del conflitto di ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che si vorrebbe essere nella foto, matrice dei tanti &#8220;non sono fotogenico&#8221;, &#8220;vengo male nelle foto&#8221;, che testimoniano semplicemente una parziale accettazione di se stessi.<br \/>\nIl ritratto si pone quindi come elemento per una vasta serie di riflessioni: l\u2019io idealizzato, la propria maschera, il tempo come dimensione che separa l\u2019allora fotografico dal presente, e quindi il cambiamento, l\u2019analisi della postura, l\u2019analisi del processo fotografico e di come questo, ben lungi dal documentare, interpreti il reale secondo gli specifici del mezzo.<br \/>\nLe sedute di sala pose incrociate, dove da ritraenti si passa ad una fase successiva in cui si diviene ritratti, reificano l\u2019immagine che ciascuno si fa dell\u2019altro, ed anche talvolta le conflittualit\u00e0, mentre le immagini che ciascuno produce di se stesso, di fronte alla macchina fotografica in assenza del fotografo, eliminano le tensioni nell\u2019apparire e le costruzioni di senso operate dal fotografo. Queste sedute, battezzate &#8220;studi di libera interpretazione del s\u00e8&#8221; hanno prodotto una serie di immagini caratterizzate da una forte vivacit\u00e0, freschezza e spontaneit\u00e0; il crollo almeno parziale delle maschere o la loro messa in scena spontanea \u00e8 raggiungibile attraverso questo semplice escamot\u00e0ge.<br \/>\nL\u2019incontro-scontro con la propria immagine, l\u2019indossare e il gettare quella maschera che \u00e8 la foto del proprio viso, indossare visi di altre persone, suggerisce riflessioni sulla linea di confine tra l\u2019io individuale sociale, rileva la rigidit\u00e0 della propria maschera e le difficolt\u00e0 nell\u2019entrare &#8220;nei panni&#8221; (in questo caso nei visi) degli altri. L\u2019impatto visivo nel vedere indossata la propria immagine al posto del proprio viso in una ulteriore immagine \u00e8 talvolta sconcertante. Il gioco realt\u00e0-rappresentazione, amplificato in questa serie di passaggi, conduce alla consapevolezza della linea di confine spesso confusa tra realt\u00e0 e sua rappresentazione, in una sintesi ove tutto il percepibile appare ci\u00f2 che \u00e8, una rappresentazione soggettiva del reale. Il gioco delle didascalie opera a livello del linguaggio parlato in una ulteriore sottolineatura del rapporto tra reale e sua rappresentazione. Partendo dal progetto del tratto e modificando la didascalia, si creano altre interpretazioni, si osserva come il significato stesso della immagine cambi in funzione della didascalia, si sottolinea ulteriormente che ci\u00f2 che si appare non coincide con ci\u00f2 che si \u00e8.<br \/>\nL\u2019ultimo esercizio indicato, il salto di contesto o di significato propone un utilizzo degli oggetti diverso dalla loro destinazione ordinaria, allo scopo di rompere le rigide maglie del rapporto con gli oggetti e del loro significato: mestoli che si trasformano in cappelli, forbici da carezzare, letti apparecchiati, saponette per colazione, lampadine avvitate ai rubinetti etc. etc. Aumentare le strategie dell\u2019individuo \u00e8 la meta ambita, spezzare il legame rigido, coattivo e ripetitivo tra le parole e le cose e sostituirlo con una percezione del reale pi\u00f9 ricca di sfumature, densa di sfaccettature e relativa.<\/p>\n<p><strong>Alchemico alogenuro d\u2019argento<br \/>\n<\/strong>Le tesi qui proposte sono parte di un metodo molto pi\u00f9 vasto attualmente in via di sperimentazione: le mie ultime riflessioni concernono la istanteneit\u00e0 della fotografia e quindi la sua possibilit\u00e0 di condurre al &#8220;qui e ora&#8221;, a vivere il presente. Qualunque approccio terapeutico fa di questo punto un elemento essenziale; un individuo non presente, smarrito nel dolore di un passato &#8220;difficile&#8221; proiettato nelle attese o ansie del futuro, difficilmente vive pienamente la propria esistenza. Il presente non pu\u00f2 prescindere per\u00f2 dai cambiamenti in atto nella nostra societ\u00e0, forse si dovrebbe parlare di presente &#8220;diffuso&#8221; per comprendere la rivoluzione tecnologica in atto, ci\u00f2 che le pratiche meditative legate alle filosofie orientali consentono (sospensione del pensiero coatto, percezione del rapporto di unione che lega ogni essere umano, consapevolezza della terra come un unico organismo vivente) sta divenendo consapevolezza in occidente attraverso le protesi dell\u2019informatica, ma per ogni dilatazione occorre partire dal presente, dal proprio centro, ed il click \u00e8 uno strumento formidabile di sintesi al presente di luce e spazio. L\u2019alogenuro d\u2019argento cattura la luce e si trasforma in argento metallico attraverso una sintesi alchemica di cui a tutt\u2019ora non si conoscono pienamente i presupposti fisici e chimici, azzardo, per il fascino seducente della teoria, di vedere nella fotografia l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019alchimia mediovale nel suo intento di trasformare la materia, oro dal vile metallo, simbolo dal reale, istanti di vissuto strappati alla realt\u00e0 in continua trasformazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fotografia come strumento di conoscenza del s\u00e8: il metodo terapeutico che \u00e8 stato realizzato all\u2019interno della casa circondariale di Rimini e in alcune scuole medie superiori<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3586,3596],"edizioni":[97],"autori":[2841],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3623],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/783"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=783"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/783\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6427,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/783\/revisions\/6427"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=783"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=783"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=783"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=783"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=783"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=783"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=783"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=783"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=783"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}