{"id":784,"date":"2009-11-04T17:07:40","date_gmt":"2009-11-04T17:07:40","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=784"},"modified":"2026-01-26T11:42:30","modified_gmt":"2026-01-26T10:42:30","slug":"l-esilio-del-disabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=784","title":{"rendered":"L&#8217;esilio del disabile"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>La seconda parte dell\u2019estetica dell\u2019handicap. Analizziamo l\u2019immagine della persona disabile utilizzando alcune categorie dell\u2019estetica occidentale. La comunicazione e la creativit\u00e0, ovvero il sentiero del ritorno dall\u2019esilio. Le donne brutte di Picasso, la casualit\u00e0 di John Cage.<!--break--><\/p>\n<p>Rosenkranz nella sua Estetica del brutto (1850<i>)<\/i>, opera che d\u2019ora in poi terremo sempre presente, notava che pi\u00f9 cresce la complessit\u00e0 della forma organica e pi\u00f9 un organismo pu\u00f2 apparire brutto o bello. Ad esempio, una pietra pu\u00f2 essere brutta ma non pu\u00f2 diventare brutta quanto lo possono diventare un animale o una pianta, essendo la pietra pi\u00f9 semplice, meno complessa e differenziata. L&#8217;uomo, che \u00e8 al top della complessit\u00e0 organica, \u00e8 l&#8217;essere pi\u00f9 bello della creazione ma pu\u00f2 diventare, per lo stesso motivo, il pi\u00f9 brutto. Teniamo sullo sfondo questa considerazione e proviamo ad indagare le ragioni per cui un uomo pu\u00f2 diventare brutto, a partire magari dal suo stesso stato esistenziale cio\u00e8 quello di essere umano. In relazione alla disabilit\u00e0 questa analisi pu\u00f2 rivelare qualche sorpresa.<\/p>\n<p><strong>Animale o dio?<br \/>\n<\/strong>Innanzitutto una persona con deficit ha una grande difficolt\u00e0 ad essere accettata come persona in quanto tale, sia perch\u00e9 \u00e8 &#8220;nascosta dal suo deficit&#8221;, cio\u00e8 identificata con il suo deficit, sia perch\u00e9 la sua condizione appare sorprendente per un che di contraddittorio, di paradossale. Per i greci chi non \u00e8 nella p\u00f2lis, chi non appartiene alla citt\u00e0, chi non ne parla il linguaggio, chi ne sta fuori, o \u00e8 un animale o \u00e8 un dio. La condizione umana dell&#8217;handicappato \u00e8 un dato in teoria condiviso e accettato da tutti, ma nel concreto, nel quotidiano non \u00e8 cos\u00ec. Per l&#8217;immaginario collettivo l&#8217;handicappato stenta a rimanere sul piano umano e slitta ora verso il piano animale ora verso il piano divino. Vediamo perch\u00e9. Generalmente si considera il disabile come pi\u00f9 sofferente, anzi per certi versi il simbolo della sofferenza, che come sappiamo \u00e8 un concetto che gioca un ruolo molto importante nella dottrina cristiana. Purtroppo \u00e8 ancora molto diffusa la concezione che individua il disabile come colui che espia i peccati dell&#8217;umanit\u00e0 (e nella concezione pi\u00f9 arcaica le colpe della famiglia), del disabile che una volta lasciata questa valle di lacrime se ne va dritto in Paradiso. Quindi se la via della sofferenza \u00e8 una via che porta a Dio, naturalmente un handicappato pi\u00f9 che col piano temporale ha a che fare col mondo a venire, pi\u00f9 che con il qui ed ora la percezione dell&#8217;handicappato rimanda all&#8217;al di l\u00e0. Ecco un primo paradosso: a che mondo appartiene il disabile?<br \/>\nCome se non bastasse, accanto a questa spinta diciamo ascendente, c&#8217;\u00e8 una spinta discendente che schiaccia il disabile, lo appiattisce sui dati &#8220;terreni&#8221;. La sua corporeit\u00e0, infatti, risalta molto di pi\u00f9 che nei normodotati (basti pensare alle funzioni primarie, ad esempio mangiare o bere, che spesso sono problematiche e saltano subito all&#8217;occhio); la sua animalit\u00e0, ma forse sarebbe meglio parlare di corporeit\u00e0 (l&#8217;animalit\u00e0 ha a che fare con l&#8217;anima, mentre il corpo disabile pu\u00f2 essere sentito come ottuso, opaco, privo di strade interne di energia) viene in primo piano. L&#8217;animalit\u00e0, pur presente in ogni uomo ma che dall&#8217;educazione-galateo viene addomesticata, valorizzata e sublimata, nel disabile diventa un ospite scomodo perch\u00e9 troppo spesso subita e incompresa. Torniamo al detto greco: chi non sta nella p\u00f2lis o \u00e8 un animale o un dio. Abbiamo visto che l&#8217;handicappato \u00e8 sottoposto a due spinte compresenti che negano comunque la sua dimensione umana. L&#8217;uomo \u00e8 un essere dove si armonizzano sia il dato animale sia la componente razionale-divina. L&#8217;uomo \u00e8 nella natura, appartiene alla natura, ma nello stesso tempo \u00e8 come se la guardasse dall&#8217;esterno proprio grazie alla facolt\u00e0-dimensione umana per eccellenza: l&#8217;autocoscienza. L&#8217;uomo \u00e8 a met\u00e0 strada tra l&#8217;animale e il divino e su questo territorio di mezzo ha costruito la sua citt\u00e0, la sua comunit\u00e0, in cui \u00e8 essenziale condividere il l\u00f2gos, il linguaggio, per poterne far parte. Se questa condivisione per il disabile \u00e8 problematica, \u00e8 inevitabile, come si \u00e8 visto, l&#8217;esilio fuori dalla citt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Altri paradossi<br \/>\n<\/strong>Per Rosenkranz la contraddizione data dalla compresenza tra stati esistenziali diversi non pu\u00f2 che urtare e risultare brutta. Ma ci sono anche i mondi vegetale e minerale con cui il disabile si trova ad intrattenere rapporti di somiglianza ed analogia. Pensiamo ad un disabile indurito sulla sua carrozzina, un uomo-pietra, o ad un handicappato passivo che subisce tutto come un uomo-vegetale. La presenza nello stesso corpo di mondi diversi, l&#8217;umano, l&#8217;animale, il vegetale, il minerale, non pu\u00f2 che scatenare avversione, senso di bruttezza. I medievali, tanto per fare un esempio, raffiguravano il diavolo come un uomo con le zampe di capra.<br \/>\nMa le apparenti contraddizioni si moltiplicano: la vita dell&#8217;handicappato a molti sembra non-vita, una vita priva delle caratteristiche tipiche della vita (il movimento, la trasformazione, le situazioni sempre nuove, una storia con passato, presente e futuro). Una vita che stenta ad affermarsi in un corpo che ha parti che sembrano morte: il cervello, le braccia o le gambe gi\u00e0 consegnate a quella specie di bara mobile che \u00e8 la carrozzina. Consideriamo ancora la contraddizione che rende questa persona un fantasma, un essere che \u00e8 e non \u00e8 insieme. E dei tanti mostri, creature diverse (ne abbiamo passati in rassegna alcuni nei numeri passati di HP), vorrei ricordare la creatura del dottor Frankenstein, l&#8217;essere che la scienza riesce a tenere in vita (come avviene per tanti neonati che solo pochi anni fa sarebbero morti) anzi riesce a far risorgere, per poi consegnarlo ad un&#8217;esistenza che non trova accoglienza nella comunit\u00e0 umana.<\/p>\n<p><strong>Ritorno dall&#8217;esilio<br \/>\n<\/strong>Chi non \u00e8 nella p\u00f2lis o \u00e8 un animale o \u00e8 un dio. Chi non parla il linguaggio, il l\u00f2gos, della citt\u00e0, chi non dialoga, non confronta scambia e commercia idee con gli altri suoi simili, non \u00e8 umano, non \u00e8 della p\u00f2lis, non fa politica.<br \/>\nIl nodo della comunicazione tra un normodotato e un disabile \u00e8 il nodo pi\u00f9 importante. Proprio a causa del deficit un disabile mette in crisi il sistema convenzionale del linguaggio e se non troviamo, immaginiamo, creiamo, un codice linguistico che ci permetta di comunicare, il destino di un disabile \u00e8 segnato. La sua diversit\u00e0 diventa estraneit\u00e0, non c&#8217;\u00e8 dialogo, non c&#8217;\u00e8 riconoscimento. La paradossalit\u00e0 dell&#8217;apparire del disabile, le apparenti compresenze di stati esistenziali cos\u00ec contraddittori che prima abbiamo passato in rassegna, scaturiscono proprio da questo mancato riconoscimento, da una mancata comunicazione. La logica dell&#8217;esilio \u00e8 la logica che relega il disabile in una dimensione eterna e senza storia, ora quella naturale dei bisogni animali ora quella divina di un mondo a venire. In entrambi i casi al disabile viene negata una storia, una dimensione temporale umana in cui passato-presente-futuro sono tre stadi collegati ma anche molto diversi tra loro.<br \/>\nGli unici antidoti possibili a questa patologia sociale e culturale rimangono la conoscenza e la comunicazione. La carrozzina potr\u00e0 sempre apparire una sedia elettrica per chi non ne conosce l&#8217;utilizzo, ad esempio, nello sport. La conoscenza (potenziata magari dai mass-media) e la creativit\u00e0 sempre pi\u00f9 collegano il mondo del disabile al Mondo, sempre pi\u00f9 ci allontanano da quell&#8217;immagine stereotipata e brutta che abbiamo illustrato prima. Mai come oggi si sente l&#8217;esigenza di immaginare e di creare un mondo a misura d&#8217;uomo, forse perch\u00e9 con la creativit\u00e0 e gli strumenti che abbiamo adesso sappiamo che \u00e8 possibile, che \u00e8 un traguardo raggiungibile. Chi avrebbe parlato solo poco tempo fa di sport per disabili?<br \/>\nE&#8217; fondamentale capire per\u00f2 che questo ritorno dall&#8217;esilio non \u00e8 una operazione di bont\u00e0 da parte del mondo dei normodotati, da parte dei cittadini della p\u00f2lis. Fuori della p\u00f2lis, come ho detto, il destino di un disabile \u00e8 segnato ma anche la p\u00f2lis avr\u00e0 vita breve. Quella comunit\u00e0 che non riesce a integrare le persone, che non ha un l\u00f2gos-linguaggio in grado di trasformarsi, di adattarsi in modo tale da sfruttare tutte le potenzialit\u00e0 \u00e8 destinata alla rovina. L&#8217;esilio del disabile testimonia una patologia della citt\u00e0 che, non curata, pu\u00f2 diventare mortale.<\/p>\n<p><strong>Etica ed estetica<br \/>\n<\/strong>La corrente principale della nostra tradizione culturale ci porta a considerare la bellezza un aspetto della bont\u00e0 ed il bene come connaturato al bello. Espressioni come &#8220;il vizio rende brutti e la virt\u00f9 rende belli&#8221; oppure &#8220;non c&#8217;\u00e8 vera bellezza senza libert\u00e0 e non c&#8217;\u00e8 vera bruttezza senza illibert\u00e0&#8221;, sottendono una connessione profonda tra etica ed estetica, tra valori morali ed estetici. Rosenkranz enumera una serie di caratteristiche, suddivise da buon hegeliano in tre triadi, tipiche dell&#8217;essere brutto che qui riportiamo:<\/p>\n<p><strong>Volgare<br \/>\n<\/strong>meschinit\u00e0: esistenza condotta sotto i propri limiti<br \/>\ndebolezza: esistenza condotta al di sotto della forza che le spetterebbe<br \/>\nbassezza: quando la libert\u00e0 \u00e8 subordinata alla illibert\u00e0<\/p>\n<p><strong>Vile<br \/>\n<\/strong>quotidiano: abituale e triviale<br \/>\ncasuale: arbitrario e mutevole<br \/>\nrozzo: svilimento dell&#8217;essere<\/p>\n<p><strong>Ripugnante<br \/>\n<\/strong>goffo: negazione del grazioso<br \/>\nmorto: negazione del giocoso<br \/>\norrido: negazione dell&#8217;attraente e quindi insulso e malefico.<\/p>\n<p>Naturalmente non ci interessa qui stabilire l&#8217;esattezza di questa tabella n\u00e8 prendere in considerazione la teoria che l&#8217;ha determinata ma certamente essa \u00e8 molto stimolante e suggestiva. La prima cosa che si nota \u00e8 il fatto che molte categorie hanno a che fare con l&#8217;aspetto etico dell&#8217;individuo e in particolare sottolineo la debolezza, che connota una esistenza condotta senza la forza e dignit\u00e0 che le spetterebbe. E&#8217; evidente che una persona con deficit psichico o fisico pi\u00f9 facilmente di un normodotato potrebbe essere definita con alcune delle categorie della tabella. Ma la cosa forse pi\u00f9 importante da notare e di cui Rosenkranz non s&#8217;avvede (anche perch\u00e9 non dimentichiamo che \u00e8 un autore del secolo scorso e indubbiamente il nostro gusto estetico \u00e8 mutato) \u00e8 che non necessariamente tutte le categorie della tabella prese in s\u00e8 sono negative. Quotidiano e casuale, ad esempio, non significano necessariamente trivialit\u00e0 o arbitrariet\u00e0 (termini questi che invece hanno una connotazione negativa). Nell\u2019arte contemporanea si \u00e8 esplorato molto il terreno della casualit\u00e0 con dei risultati straordinari. Esiste ad esempio una composizione di John Cage ottenuta sovrapponendo un pentagramma su una mappa del cielo stellato le stelle diventavano cos\u00ec, arbitrariamente, delle note, e il risultato casuale una musica che definirei cosmica.<\/p>\n<p><strong>Handicap e arte contemporanea<br \/>\n<\/strong>C&#8217;\u00e8 un certo elemento di casualit\u00e0 anche nella improvvisazione: nel mondo occidentale il jazz ci ha familiarizzato con questa modalit\u00e0 di fare musica, soprattutto il free jazz, che ha portato alle estreme conseguenze l&#8217;improvvisazione (perch\u00e9 qui i musicisti hanno una libert\u00e0 totale) e dove l\u2019effetto complessivo \u00e8 casuale. Certo alla maggior parte delle persone potr\u00e0 apparire brutta questa musica, inascoltabile, eppure \u00e8 espressione di una ricerca artistica, di un senso del bello che non \u00e8 magari condiviso da tutti. Se l&#8217;arte non diventa comunicazione, se quel quadro, quella musica non mi dicono niente, non mi parlano, forse mi potranno apparire brutti, tutt\u2019al pi\u00f9 mi lasciano indifferente. L\u2019handicap deve diventare comunicazione.<\/p>\n<p>Secondo me una estetica dell\u2019handicap esiste gi\u00e0, una risposta alla domanda sulla bellezza delle persone disabili gi\u00e0 \u00e8 stata data dall&#8217;arte contemporanea. A ben vedere la tabella di uno studioso di estetica del secolo scorso, come Rosenkranz <b>, <\/b>ha offerto agli artisti e di conseguenza al senso della bellezza, pi\u00f9 di uno spunto di ispirazione. Quando Picasso raffigura una donna con un occhio di fronte e l&#8217;altro occhio di profilo, forse potr\u00e0 apparire un quadro brutto, la negazione del grazioso. Picasso in quel quadro ha invece rappresentato il tempo, il movimento. Quel quadro che ha un deficit di realismo, ha invece un surplus di realt\u00e0, perch\u00e9 rappresenta il tempo, il reale in un altro modo. Quel viso di donna, la composizione cosmica di Cage, il free jazz e la sua casualit\u00e0, forse sarebbero apparsi brutti a Rosenkranz, ma per noi contemporanei esaltano l&#8217;essenza stessa dell&#8217;arte, l&#8217;essenza del nostro essere ricercatori e scopritori. Nella comunicazione con una persona con deficit, pensiamo ad esempio a deficit psichici, l&#8217;errore, la casualit\u00e0, l&#8217;improvvisazione diventano parte integrante, anzi punti di forza di un rapporto. Ogni educatore sa che \u00e8 importante valorizzare questi momenti, sa che \u00e8 importante non lasciarsi sopraffarre dall&#8217;ansia della programmazione, dei risultati ed avere il coraggio di seguire qualche volta l&#8217;ispirazione. Con l&#8217;aumentare della conoscenza reciproca si scopre una logica nelle cose che prima apparivano illogiche e frutto del caso, si scopre che un errore pu\u00f2 essere pi\u00f9 significativo di una azione che raggiunge l&#8217;obbiettivo (in fin dei conti sbagliando Colombo ha scoperto un nuovo continente!).<\/p>\n<p><strong>Mistica e quotidiano<br \/>\n<\/strong>Man mano che cresce la comunicazione si affianca un senso di bellezza, alcune volte tanto pi\u00f9 affascinante quanto pi\u00f9 si \u00e8 fatto fatica per trovarlo, altre volte improvviso, che colpisce come il satori, l&#8217;illuminazione che \u00e8 il punto di arrivo della pratica zen.<br \/>\nIl maestro zen d\u00e0 al discepolo un raccontino (koan)<i> <\/i>da<i> <\/i>meditare come pratica per raggiungere il satori<i>, <\/i>l&#8217;illuminazione. Generalmente questi koan colpiscono per la loro paradossalit\u00e0 e vogliono mettere in crisi il pensiero logico, sequenziale di cui il discepolo \u00e8 prigioniero. Il seguente racconto si intitola &#8220;Joshu e la ciotola&#8221; ed \u00e8 tratto da un testo classico dello Zen, La porta senza porta, di Mumon (1183-1260):<\/p>\n<p><strong>Joshu lava la ciotola<br \/>\n<\/strong>Un monaco disse a Joshu: &#8221; Sono nuovo del monastero. Ti prego di insegnarmi &#8220;. Joshu domand\u00f2: &#8221; Hai mangiato la tua zuppa di riso? &#8220;.<br \/>\nIl monaco rispose: &#8221; L&#8217;ho mangiata &#8220;.<br \/>\nJoshu disse: &#8220;Allora faresti bene a lavare la tua ciotola &#8220;.<br \/>\nIn quel momento il monaco fu illuminato.<br \/>\nCommento di Mumon: Joshu \u00e8 l&#8217;uomo che apre la bocca e mostra il proprio cuore. Non so se quel monaco abbia visto davvero il cuore di Joshu. Spero che non abbia scambiato la campana per una brocca.<br \/>\nE\u2019 troppo chiaro e perci\u00f2 \u00e8 difficile vederlo.<br \/>\nUno sciocco una volta cercava un fuoco con una lanterna accesa.<br \/>\nSe avesse saputo che cos&#8217;era il fuoco avrebbe potuto cuocere il suo riso molto prima.<\/p>\n<p>Credo che per noi occidentali faccia molto bene ossigenare il cervello con testi come questo, o riscoprire il pensiero dei mistici nostrani come San Francesco. Penso che possano aiutarci a riscoprire un senso dell&#8217;esistenza non appiattito sulle categorie dell&#8217;efficienza, del tempo lineare, del possesso, del dominio, del consumo. Una rivalutazione del quotidiano (come la ciotola del monaco) della semplicit\u00e0 delle azioni quotidiane che tanto spazio hanno nella vita non solo di un disabile, \u00e8 un passo che si accompagna anche alla bellezza.<\/p>\n<p><strong>Essere e dover essere<br \/>\n<\/strong>Torniamo alla tabella di Rosenkranz e alla commistione di valori etici ed estetici. L&#8217;handicappato potr\u00e0 apparire un essere vile, volgare o ripugnante ma in s\u00e8 un disabile non \u00e8 altro che una persona pi\u00f9 debole perch\u00e9 ha dei deficit. Il suo apparire goffo, rozzo o insulso molto spesso siamo tenuti a considerarli anche come aspetti morali. Ad esempio ogni educatore sa perfettamente quanto sia difficile distinguere il bambino, disabile o non, che volontariamente &#8220;fa il cattivo&#8221; dal bambino che ai nostri occhi diventa cattivo perch\u00e9 le cose non vanno come dovrebbero, cio\u00e8 come noi vorremmo che andassero. Le cose per una persona con deficit non sono andate come dovevano andare, mentre per un normodotato le cose vanno e sono andate come dovevano andare. Ma dove sta la bruttezza? Nel non esser adeguati ad un supposto dover essere o nel non saper far fronte all&#8217;inaspettato? C&#8217;\u00e8 pi\u00f9 creativit\u00e0 quando le situazioni stesse ci spingono a rimetterci in discussione o nella abitudinariet\u00e0 tranquilla, nella banalit\u00e0 normale di un giorno che \u00e8 come doveva essere? E&#8217; pi\u00f9 goffo, morto, orrido, e questo s\u00ec ripugnante, un pensiero che non sa stupirsi del nuovo, che non sa accettare nuove sfide e difficolt\u00e0 e che nelle difficolt\u00e0 vede solo negativit\u00e0 e ne ha paura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La seconda parte dell\u2019estetica dell\u2019handicap. Analizziamo l\u2019immagine della persona disabile utilizzando alcune categorie dell\u2019estetica occidentale. 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