{"id":785,"date":"2009-11-04T17:07:40","date_gmt":"2009-11-04T17:07:40","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=785"},"modified":"2026-02-04T12:24:20","modified_gmt":"2026-02-04T11:24:20","slug":"cucinare-storie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=785","title":{"rendered":"10. Cucinare storie"},"content":{"rendered":"<p>a cura del Progetto Calamaio<\/p>\n<p>Costruire storie in classe o in una comunit\u00e0 partendo semplicemente da foglietti disegnati e da una pentola; rispettare la logica della fiaba e non piegarla ad un intento educativo. Uno spazio dedicato al gioco, da sempre luogo creativo per eccellenza.<br \/>\n<!--break-->L\u2019\u00e9quipe del Progetto Calamaio, composta anche da animatori disabili, da vari anni lavora nelle scuole di ogni ordine e grado per affrontare il tema della diversit\u00e0 e dell\u2019handicap a partire dall\u2019incontro diretto con i bambini, gli insegnanti e i genitori. Una delle dimensioni del Calamaio \u00e8 lo spettacolo, il fascino, la persuasione. E proprio per questo le fiabe acquistano nel nostro lavoro una importanza fondamentale. L&#8217;atteggiamento giusto per noi \u00e8 rispettare la logica della fiaba, non asservirla ai contenuti educativi che pure in essa sono presenti (la favola invece \u00e8 un racconto con una sua morale -la morale della favola, appunto- costruito tutto intorno e in funzione di un insegnamento ben preciso). Rispettare la sua verit\u00e0 \u00e8 un modo per rispettare il bambino e noi stessi. Italo Calvino diceva: &#8220;Le fiabe sono vere&#8221;. E quindi in qualche modo basta saperle far parlare, lasciarsene coinvolgere vivendole in prima persona. Bisogna dare voce a ci\u00f2 che suggeriscono anche se ci portassero al di l\u00e0, oltre ci\u00f2 che volevamo e sapevamo di dover dire. Certo le storie che raccontiamo e che drammatizziamo con i bambini contengono delle indicazioni morali del tipo: &#8220;Attenzione! Solo se si \u00e8 diversi ed amici ci si pu\u00f2 aiutare!&#8221;. Ma la nostra vera vocazione \u00e8 il raccontare fiabe, vivere insieme ai bambini il fascino di avventure magiche ed appassionanti.<\/p>\n<p><strong>Il gioco del pentolone<br \/>\n<\/strong>Se sai gi\u00e0 dove ti porta un&#8217;avventura, che gusto c&#8217;\u00e8? Per questo abbiamo inventato il gioco del pentolone che utilizziamo molto nelle scuole materne ed elementari (ma a ben vedere ci si potrebbe giocare anche con ragazzi e adulti oppure in famiglia). Da questo pentolone in cui i bambini hanno riposto (sotto forma di disegni) tanti vissuti, tante gioie e tante paure , scaturir\u00e0 una storia. Nessuno pu\u00f2 sapere come andr\u00e0 a finire e nemmeno come va ad incominciare. Si sa solo che Carletto, che si \u00e8 perso, deve tornare alla fattoria e che vivr\u00e0 una serie di avventure che emergeranno ad una ad una dal pentolone e si concateneranno via via in sequenza. Il gioco funziona cos\u00ec:<\/p>\n<ul>\n<li>ogni bambino fa due disegni: in uno disegna una cosa bella, che gli piace, una situazione in cui sta bene; nell\u2019altro disegna una cosa che gli fa paura, che ritiene brutta;<\/li>\n<li>questi due disegni vengono messi nel pentolone assieme a tutti gli altri disegni dei suoi compagni;<\/li>\n<li>si individuano uno o pi\u00f9 personaggi che sono i protagonisti della storia. Soprattutto nelle materne c\u2019\u00e8 sempre un personaggio (il ragnetto, lo gnomo, ecc&#8230;) che i bambini conoscono bene e che li accompagna in molte attivit\u00e0. Noi proponiamo Carletto che \u00e8 il protagonista di una fiaba che gi\u00e0 raccontiamo ai bambini;<\/li>\n<li>mentre lasciamo &#8220;cuocere&#8221; i disegni nel pentolone (ogni tanto aggiungere un po\u2019 di sale di fantasia) spieghiamo ai bambini il gioco;<\/li>\n<li>con una formula magica apriamo il coperchio e a turno ogni bambino estrae un disegno a caso, che, ad esempio, raffigura un cavallo. Carletto incontra un cavallo: cosa succede? Il bambino che ha disegnato il cavallo (ma potrebbe anche essere qualsiasi altro bambino) decide che Carletto d\u00e0 al cavallo una carota e poi se ne va. Nuovamente si torna ad aprire il pentolone e ne esce un mostro. Cosa succede? E cos\u00ec via. Assieme ai bambini inventiamo la fiaba superando in mille modi difficolt\u00e0 d&#8217;ogni genere e incontrando ogni tanto per\u00f2 amici che ci danno una mano.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Voil\u00e0: la fiaba \u00e8 servita!<br \/>\n<\/strong>Una delle tante possibili suggestioni del gioco-fiaba del pentolone \u00e8 il constatare come ad esempio molti di noi hanno le stesse paure o odiano le stesse cose brutte. Oppure che nei confronti di queste cose spaventose possiamo agire in molti modi. Se Carletto incontra un fantasma, un bambino suggerisce di scappare. Va benissimo. Un altro invece ha visto che bastava entrare dentro il fantasma e lui si dissolveva. Anche questa \u00e8 una buona soluzione. Un educatore \u00e8 venuto a sapere che il fantasma ha un debole per le barzellette e a chi lo fa ridere regala un oggetto magico. E cos\u00ec via. Tutte le fiabe ci presentano difficolt\u00e0 e soluzioni ed \u00e8 molto importante capire che nei confronti di una paura, di una difficolt\u00e0, bisogna tentare strade diverse finch\u00e8 si trova la propria, quella che si \u00e8 in grado di percorrere. Le soluzioni alle difficolt\u00e0 possono essere suggerite dai singoli ma si pu\u00f2 anche scegliere la soluzione decisa dal gruppo intero.Occorre una certa dose di coraggio e di arguzia, o l&#8217;aiuto di un Alleato (nel pentolone la maestra pu\u00f2 aggiungere ad insaputa dei bambini qualche oggetto magico), e anche le difficolt\u00e0 e le paure (almeno quelle che \u00e8 bene superare) si possono superare.<br \/>\nLa maestra prender\u00e0 nota dello svolgersi degli avvenimenti e alla fine (il gioco pu\u00f2 durare delle ore ma pu\u00f2 essere fatto a pi\u00f9 riprese) risulter\u00e0 una storia che contiene in s\u00e8 qualcosa delle storie, delle esperienze di tutti i bambini e delle maestre. Per finire si chiede al bambino di disegnare un avvenimento della storia, ad esempio ci\u00f2 che avviene quando Carletto incontra il fantasma che lui stesso ha disegnato. E voil\u00e0, la fiaba \u00e8 servita, a questo punto tutta la storia \u00e8 stata disegnata e pu\u00f2 essere disposta in bella mostra su un pannello.<br \/>\nIl pentolone &#8220;cucina&#8221; tutti i disegni, gli elementi della storia ma \u00e8 importante far capire ai bambini che dagli stessi elementi possono nascere storie diversissime (magari ripetendo pi\u00f9 volte il gioco). Se Carletto avesse incontrato il fantasma subito, all\u2019inizio piuttosto che alla fine, cosa sarebbe successo? E\u2019 altrettanto chiaro che gli elementi sono s\u00ec importanti ma pi\u00f9 importante \u00e8 la reazione dei bambini, le soluzioni suggerite, che sono sempre diverse.<br \/>\nUna ultima notazione: si pu\u00f2 scoprire come alcune cose ritenute brutte dal bambino in realt\u00e0 non lo siano o non lo siano sempre, oppure siano molto utili come motore della storia, perch\u00e8 in genere producono molti avvenimenti, molti sviluppi (se Carletto incontrasse solo situazioni belle sarebbe una noia!). D\u2019altra parte si scopre come, ad esempio, l\u2019elemento &#8220;gelati&#8221;, elemento positivo, se salta fuori spesso (come \u00e8 realmente successo in una scuola) pu\u00f2 far venire il mal di pancia e bloccare al bagno (per una giornata intera!) i protagonisti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Costruire storie in classe o in una comunit\u00e0 partendo semplicemente da foglietti disegnati e da una pentola; rispettare la logica della fiaba e non piegarla ad un intento educativo. 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