{"id":790,"date":"2009-11-04T17:07:41","date_gmt":"2009-11-04T17:07:41","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=790"},"modified":"2026-02-20T11:56:10","modified_gmt":"2026-02-20T10:56:10","slug":"spazio-al-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=790","title":{"rendered":"8. Spazio al corpo"},"content":{"rendered":"<p>di Davide Rambaldi<\/p>\n<p>Come si traduce la consapevolezza della relazione tra spazio e corpo? In un primo luogo in una analisi degli spazi istituzionali: l\u2019ospedale, il centro diurno, la scuola: dalla loro organizzazione<!--break--> si pu\u00f2 capire molto sul tipo di idea di rapporto cge esiste tra malato e medico, tra operatore ed utente, tra insegnante e allievo. Ma esiste anche lo spazio personale.<br \/>\nDiverse sono le dimensioni del corpo su cui possiamo concentrare l&#8217;analisi: il corpo e il cibo, il sesso, la malattia e la cura, la pulizia, il movimento. Un&#8217;altra dimensione ampiamente esplorata \u00e8 quella del rapporto tra corpo e spazio. Eppure rimane un rapporto pi\u00f9 oscuro, meno maneggiato, in quanto lo spazio \u00e8 una zona di confine, astratta, una dead zone nella quale siamo cosi immersi che ci sfugge, perch\u00e9 rimanda all\u2019esterno, al fuori di noi assoluto, al mondo con il quale abbiamo a che fare, oggettivo, reale, indiscutibile. In fondo, non dobbiamo fare altro che muoverci. Ma la questione \u00e8 pi\u00f9 complessa. In primo luogo il mondo \u00e8 cosparso di oggetti, in un equilibrio profondamente diversificato tra vuoto e pieno che ci costringe a muoverci in relazione ad esso. Non solo: gli spazi sono organizzati in modo da svolgere funzioni simboliche, cosicch\u00e9 noi ci sentiamo e comportiamo in maniera diversa se siamo in casa o in ospedale, in autobus o nella nostra automobile. Non \u00e8 un caso che quel gran genio di Louis Bunuel ne &#8220;Il fantasma della libert\u00e0&#8221;, ribaltando il mondo degli spazi, metteva i suoi personaggi nel gabinetto a svolgere i rigidi rituali sociali borghesi mentre il salotto buono era diventato un luogo da nominare sottovoce, la cacca oggetto di discussione, il cibo ripugnante rimosso collettivo.<\/p>\n<p><strong>Spazio e territori simbolici<br \/>\n<\/strong>Infine lo spazio \u00e8 pieno di territori simbolici che appartengono agli altri , territori da non invadere , da con qui stare, da difendere. Si vede bene che lo spazio, da zona morta, astratta, vuota, \u00e8 in realt\u00e0 un luogo pieno: di regole, di funzioni simboliche, di fantasie. In questo senso l&#8217;antropologia e la psicoanalisi prima e la sociologia interazionista poi hanno molto insistito e approfondito l&#8217;analisi dello spazio come decisiva dimensione relazionale dell&#8217;uomo. Eppure, come si diceva, queste importanti acquisizioni intellettuali sono scarsamente maneggiate da coloro che si occupano di relazioni: parlo di insegnanti, educatori, assistenti sociali, medici; forse un caso a parte sono gli psicologi, che pi\u00f9 di altri dovrebbero aver tradotto in prassi la consapevolezza di uno dei quattro fondamentali aspetti del &#8220;setting&#8221;: lo spazio, appunto (gli altri tre sono tempo, ruolo e compito). Ma in termini pratici, appunto, come si traduce la consapevolezza della relazione tra spazio e corpo? In primo luogo in un&#8217;analisi degli spazi istituzionali. L&#8217;ospedale, il centro diurno, l\u2019ufficio comunale o dell&#8217;Ausl, la scuola: che in un&#8217;aula gli spazi siano organizzati in un modo o in un altra determina il tipo di relazione tra gli attori che la occupano, insegnanti e bambini: rivela le probabili fantasie dell&#8217;uno e degli altri, la possibilit\u00e0 di muoversi diversamente, rivela che spazio\/autonomia di pensiero \u00e8 concesso o meno, che spazio di relazione tra pari e tra alunni e insegnante esiste, che grado di repressione e frustrazione si accumula, con le conseguenti esplosioni di aggressivit\u00e0, movimento, creativit\u00e0. Se analizziamo l&#8217;istituzione scuola nella sua evoluzione riscontriamo certamente differenze sostanziali nell\u2019organizzazione degli spazi nella sua storia e all\u2019interno dei diversi gradi scolastici.<\/p>\n<p><strong>Differenze e profonde continuit\u00e0<br \/>\n<\/strong>L&#8217;impianto scolastico, se si escludono le materne e i nidi, \u00e8 sostanzialmente uguale da 150 anni. In realt\u00e0 la scuola eredita tutta una concezione del corpo, della relazione gerarchica tra insegnanti e alunni, di stampo ottocentesco, che ha trovato un&#8217;emancipazione recente, faticosa e ancora controversa. Io ricordo che all&#8217;asilo, negli anni 60, e ancora alle elementari, ci costringevano a dormire sul banco con al pi\u00f9 un cuscino, e che a volte eravamo costretti a tenere a lungo le mani incrociate dietro alla schiena lungo le stanghe dei seggiolini. Era un&#8217;idea del corpo che mortificava il movimento, sacrificato all&#8217;ordine indiscutibile di quello spazio pensato per rafforzare la ragione e lo spirito, al quale adeguarsi e piegarsi costituiva un giudizio di valore fondamentale che si traduceva nel voto in condotta. Oggi, negli asili, c&#8217;\u00e8 il lettino, se dio vuole. La relativa crisi del modello scolastico tradizionale ha prodotto organizzazioni spaziali diverse, dall\u2019utilizzo dei laboratori a soluzioni non &#8220;frontali&#8221; tra studenti e insegnanti. A volte gli studenti si mettono in trincea: in un corso di qualificazione sul lavoro per assistenti di base, i corsisti &#8211; adulti che lavorano nei servizi &#8211; avevano lasciato libera tutta la prima fila dei banchi occupando esclusivamente quelli dietro. I docenti si trovavano cosi ad affrontare una barriera spaziale che diceva molto sul livello di resistenza che questi adulti avevano nei confronti del corso, resistenza confermata da atteggiamenti passivi, restii alla partecipazione. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> chiaro che quando parliamo di corpo lo intendiamo come unit\u00e0 di mente e corpo: la resistenza non \u00e8 mai esclusivamente intellettuale, \u00e8 sempre e soprattutto affettiva ed \u00e8 il corpo attraverso le sue emozioni che la esprime.<\/p>\n<p><strong>I centri diurni per disabili<br \/>\n<\/strong>I centri diurni per handicappati, istituzioni recenti, hanno costruito spazi tesi a favorire la relazione. A seconda che il modello di riferimento a monte sia pi\u00f9 o meno educativo, sanitario, tecnico, gli spazi saranno diversificati. Il servizio nel quale lavoro, con un modello fortemente sbilanciato sull&#8217;educativo, ha costruito un primo piano a modello &#8220;casa&#8221; (rimandando cosi allo spazio famiglia), quello terreno a modello &#8220;laboratorio&#8221; (rimandando cosi allo spazio lavoro). La diversificazione dei due spazi si traduce in una diversificazione delle regole: certamente pi\u00f9 rigide nel laboratorio e meno nella casa. I corpi degli operatori e degli utenti sono costretti a muoversi diversamente pur nello stesso spazio istituzionale, a seconda dei tempi, pi\u00f9 o meno liberi. Lo spazio di relazione nel laboratorio \u00e8 basso, essendo l&#8217;attenzione rivolta all&#8217;oggetto lavoro e alle regole che lo definiscono. Fuori dal laboratorio le attivit\u00e0 individuate potrebbero quasi definirsi come un pretesto alla relazione educativa che lo spazio esterno al servizio o interno\/casa non pu\u00f2 che favorire: il pulmino, la gita, i negozi, la tavola, il bagno, la cucina, il soggiorno, ecc. La coscienza dello spazio istituzionale in cui agiscono le relazioni dovrebbe far parte del corredo professionale di ogni operatore. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> un&#8217;analisi che riguarda l&#8217;istituzione, che la definisce e definisce il livello di adeguatezza della stessa rispetto ai compiti di chi vi opera, del mandato e delle finalit\u00e0 generali per le quali in un&#8217;istituzione si lavora. Definisce infine l&#8217;assunzione\/accettazione di un tipo di relazione stabilita da quello spazio o la sua messa in discussione: in altri termini, l\u2019insegnante pu\u00f2 accettare incondizionatamente il &#8220;frontalone&#8221; oppure adoperarsi per costruire in classe altre relazioni spaziali, a seconda dei compiti e degli obiettivi che si d\u00e0. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> chiaro che \u00e8 difficile sottrarre lo spazio agli altri elementi del &#8220;setting&#8221; di lavoro, e in questo senso hanno ragione gli psicoanalisti a legarlo al tempo, al ruolo e al compito; ma questa discussione ci porterebbe troppo in l\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Spazio istituzionale e spazio personale<br \/>\n<\/strong>Oltre allo spazio istituzionale, lo spazio personale \u00e8 un&#8217;altra delle relazioni fondamentali che il corpo intrattiene col mondo. Sappiamo che lo spazio personale \u00e8 determinato in gran parte culturalmente, varia da cultura a cultura e non solo, da gruppo a gruppo. E comunque la propria cifra spaziale soggettiva determina profondamente il tipo di relazione che instauriamo con gli altri: \u00e8 uno spazio pieno di fantasie, paure, desideri, difese, conquiste. Soprattutto il desiderio, pulsione corporea primaria, \u00e8 uno degli elementi fondamentali di occupazione dello spazio, esso sancisce il contatto, la distanza, la prossimit\u00e0 e permette l&#8217;azione sessuale.Ognuno di noi ha una propria misura spazio-corporale pi\u00f9 o meno distante\/prossima dall&#8217;altro. Ogni educatore sa bene quanto sulla spazialit\u00e0 corporale si giochino elementi decisivi della relazione educativa: l\u2019empatia, il contatto, il rispetto. Paolo, una persona handicappata con la quale lavoro da anni, mette alla prova gli educatori sul rispetto dei suoi spazi corporei, deve essere lui a decidere il contatto e nessuno pu\u00f2 permettersi di invaderlo senza autorizzazione. La sua rigidit\u00e0 fa da contraltare alla straordinaria affettivit\u00e0 che poi regala a chi rispetta questa sua dimensione di s\u00e9 alla quale \u00e8 profondamente legato. Molte persone con problemi psichici popolano gli spazi del loro vivere di fantasmi paralizzanti, come quel ragazzo nel &#8220;Grande Cocomero&#8221; della Archibugi che vedeva lo spazio intrecciato di fili che impedivano il movimento, o come Rita, una utente che frequenta il servizio in cui lavoro, che, pur avendo ottime autonomie, \u00e8 incapace di muoversi o chiedere il sale a tavola: si ferma e aspetta che qualcuno si ricordi di lei e interrogandola poi glielo offra.<br \/>\nLo spazio tra il suo corpo e la saliera \u00e8 per lei inaffrontabile.In questo senso l&#8217;autonomia pu\u00f2 essere una accresciuta coscienza del corpo di poter occupare lo spazio in un equilibrio tra due estremi: una fantasia onnipotente di spazi vuoti e una fantasia impotente di spazi pieni.<\/p>\n<p><strong>Quando si cambia<br \/>\n<\/strong>Un altro aspetto del rapporto spazio-corpo merita di essere approfondito: il cambiamento. Se la nozione di spazio che abbiamo fin qui discusso non pu\u00f2 evidentemente ridursi alla qualit\u00e0 esterna, ma proprio perch\u00e9 \u00e8 in relazione al corpo-mente, anche a quella interna, \u00e8 chiaro che anche il cambiamento &#8211; l\u2019aspetto temporale del rapporto io\/mondo &#8211; \u00e8 coinvolto con la spazialit\u00e0. Se il nostro corpo cambia ontogeneticamente, la nostra psiche \u00e8 profondamente influenzata dal rapporto con l&#8217;esterno, nel senso che il cambiamento \u00e8 legato a un faticoso e perennemente destabilizzato equilibrio tra il nuovo\/esterno e il consolidato\/interno.E&#8217; evidente che non si d\u00e0 cambiamento se il nuovo non entra, se cio\u00e8 non si fa spazio nella propria dimensione intrapsichica. Detta in questi termini lo spazio non sembra che una discutibile metafora psicologica. Eppure ha una ricaduta forte nella prassi educativa e psico &#8211; terapeutica: il lavoro costante di demolizione delle stereotipie alle quali gli individui sono aggrappati non \u00e8 altro che aprire spazi per poter permettere il cambiamento, per fare entrare un&#8217;altra visione del mondo, un&#8217;altra rappresentazione o percezione di s\u00e9, una scoperta di possibilit\u00e0 nuove per il proprio corpo e la propria mente, un salto di qualit\u00e0 in termini esistenziali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come si traduce la consapevolezza della relazione tra    spazio e corpo? 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