{"id":792,"date":"2009-11-04T17:07:41","date_gmt":"2009-11-04T17:07:41","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=792"},"modified":"2026-02-18T13:02:41","modified_gmt":"2026-02-18T12:02:41","slug":"primavera-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=792","title":{"rendered":"17. Primavera"},"content":{"rendered":"<p>di Clara Sereni<\/p>\n<p>Dopo tanto grigio e finestre &#8220;chiuse&#8221; e aria viziata oggi \u00e8 il primo giorno di primavera: il calendario non fa testo, la luce \u00e8 quella, quello l\u2019odore.<br \/>\nSullo sfondo<!--break--> i fiori del mercato sono una macchia accesa di colore: arrivano certo da lontano, da Israele magari o dai mercati dell\u2019Olanda, per\u00f2 sembrano spuntati l\u00ec, quello \u00e8 il loro luogo naturale.<br \/>\nPrende dall\u2019armadio il tailleur blu e la camicia chiara di seta, sopra hanno ancora l\u2019odore della lavanderia.<br \/>\nTrasferisce oggetti da una borsa all\u2019altra perch\u00e9 anche gli accessori siano adatti.<br \/>\nSi trucca a lungo, il fard finge l\u2019abbronzatura e le passeggiate all\u2019aperto, la pelle oggi \u00e8 forse pi\u00f9 luminosa, gli occhi certamente lo sono. Sul bavero un mazzolino di fiori.<br \/>\nIn macchina la luce un p\u00f2 fredda la abbaglia, strizza un \u00f2 le palpebre ma gli occhiali scuri restano alti sui capelli, nient\u2019altro che un ornamento.<br \/>\nParcheggia a un centinaio di metri dalla scuola (potrebbe fermarsi davanti al portone, il contrassegno la autorizza a farlo), saluta il vigile urbano che la conosce: oggi anche suo figlio camminer\u00e0 nella primavera, i loro passi troveranno un accordo, l\u2019aria tiepida sosterr\u00e0 i suoi movimenti e li render\u00e0 pi\u00f9 facili.<br \/>\nAspettando che i bambini escano le solite chiacchiere di madri, progetti di vacanze e incertezze di baby-sitter, tutto \u00e8 sempre un p\u00f2 complicato per lei ma interviene come tutte, si sente a posto nei capelli e nelle calze a plumetis, \u00e8 attraente e non le capita spesso di ricordarsene.<br \/>\nI bambini escono fra grida e spintoni: suo figlio come semrpe per ultimo, la maestra gli d\u00e0 le braccia e sostiene il suo corpo difficile.<br \/>\nAffaticato dalle scale suo figlio trasferisce tutto il peso su di lei, sorride del suo sorriso storto a sua madre che si \u00e8 fatta bella, nei suoi occhi c\u2019\u00e8 una storia lunga e una scintilla di sole.<br \/>\nSul portone si guarda attorno:<br \/>\n-E la macchina?<br \/>\nGi\u00e0 il lampo allegro \u00e8 scomparso, la piazza per lui \u00e8 un continente lontano: per stanchezza, per vergogna.<br \/>\nDalla bocca sformata gli esce un filo di saliva, pi\u00f9 pesante si attacca a lei, dice:<br \/>\n-Non ci vengo. Portala qui.<br \/>\nAnche la voce viene fuori con uno sforzo, disarmonica. La delusione le increspa appena le labbra, gli sta chiedendo una briciola di gioia ma chiss\u00e0 che davvero non sia troppo per lui. Sta per cedere con amarezza quando la madre di un suo compagno &#8211; ha un tailleur blu cos\u00ec simile a quello di lei &#8211; offre la propria disponibilit\u00e0 e un diversivo:<br \/>\n-Andiamo, vi compro il gelato.<br \/>\nIl bar \u00e8 pi\u00f9 avanti, a pochi metri dalla macchina.<br \/>\nIl compagno di scuola \u00e8 abituato a lui, e attratto dalla primizia forse non concessa:<br \/>\n-Dai, sono pochi passi, vieni.<br \/>\nI pochi passi durano tanto, le gambe vanno di qua e di l\u00e0 senza controllo, l\u2019inverno ha lasciato sul selciato una fanghiglia su cui \u00e8 facile scivolare. Sua madre lo sostiene e lo guida, la spalla a cui si aggrappa \u00e8 gi\u00e0 tutta sgualcita e fuori assetto.<br \/>\nNel bar affollato il suo corpo complicato occupa molto spazio, per fortuna c\u2019\u00e8 un tavolino libero e i due bambini prendono posto: accaldati, eccittati, il lampo di primavera l\u2019hanno sulle guance tutti e due. Mentre lui sta ancora componendosi sulla sedia, con il collo allungato dal desiderio l\u2019altro ha gi\u00e0 pronte le sue richieste:<br \/>\n-Io voglio il cono: pistacchio, cioccolato e fragola.<br \/>\nPer un\u2019occhiata della madre ricorda di essere in certo modo debitore, premuroso chiede al compagno:<br \/>\n-Tu quale vuoi?<br \/>\n-Io uguale, -risponde, la voce sgraziata e decisa.<br \/>\n-Magari ti faccio fare una coppetta, -propone la madre del compagno, lo sguardo che scivola senza fermarsi sulle sue mani troppo grandi e prcorse da spasmi.<br \/>\nSi imcupisce, rabbioso si asciuga la saliva che gli bagna il mento, la sua voce \u00e8 una spada quando ribadisce:<br \/>\n-Voglio il cono.<br \/>\nLe due donne si guardano. Sua madre ha capito e silenziosa annuisce, autorizza; allora l\u2019altra non pu\u00f2 che accettare ma \u00e8 come se facesse la spallucce, ordina i due coni e le sue soprac ciglie declinano ogni responsabilit\u00e0 .<br \/>\nI due bambini affrontano il gelato con identica voglia per\u00f2 uno con movimenti goffi e convulsi, \u00e8 pi\u00f9 la parte che si squaglia via che quello che riesce a succhiare.<br \/>\nLa cialda \u00e8 in gran parte sbriciolata, un grumo dolce inesorabilmente scende gi\u00f9. Sua madre se ne accorge, cerca parole che non lo feriscono:<br \/>\n-Me lo fai assaggiare?- dice, per mettervi riparo.<br \/>\nSe n\u2019\u00e8 accorto anche lui, e conosce le sue attenzioni:<br \/>\n-No,- risponde, e si affanna con la lingua, con le labbra, con tutta la bocca.<br \/>\nSua madre non interviene ma non riesce a scostarsi, a lasciarlo davvero solo: tutto il corpo \u00e8 proteso nell\u2019aiuto cha sa di non dovergli dare, lo sostiene con tutto quello che ha dentro, qualcosa che forse pu\u00f2 definirsi anima.<br \/>\nL\u2019ansia accentua l\u2019incoerenza dei movimenti e improvvisamente tutto il pistacchio \u00e8 sulla manica blu dei tailleur; lei dice &#8220;non fa niente&#8221; ma la macchia \u00e8 vistosa, l\u2019altra ha occhi che significano te l\u2019avevo detto.<br \/>\nI gelati sono finiti, i tovaglini di carta cancellano le tracce pi\u00f9 evidenti.<br \/>\nCamminando storto suo figlio si aggrappa ancora a lei, dice piano e senza coraggio:<br \/>\n-Era buono, mi piacciono i coni. Domani me lo ricompri?<br \/>\n-Si, &#8211; promette lei .<br \/>\nSi stringono le mani: complici, e forti.<br \/>\nQuando salgono in macchina il contrassegno brilla nel sole: sedendosi lei stira con la mano la seta sgualcita della camicetta, raddrizza il mazzolino sul bavero. Le calze sono rimaste ben tese.<br \/>\nFa una carezza a suo figlio, la mano \u00e8 calda e la guancia intenerita dal sole.<br \/>\n\u00c8 primavera ancora, sull\u2019asfalto e sui tetti, sui capelli e sulla pelle.\u00a0 \u00c8 primavera nel cielo e anche &#8211; per quanto oscuro possa sembrare &#8211; all\u2019inferno.<br \/>\n(Testo tratto da: Manicomio Primavera, Giunti Editore)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo tanto grigio e finestre &quot;chiuse&quot; e aria    viziata oggi \u00e8 il primo giorno di primavera: il calendario non fa testo, la luce \u00e8    quella, quello l&#8217;odore.    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