{"id":795,"date":"2009-11-04T17:07:42","date_gmt":"2009-11-04T17:07:42","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=795"},"modified":"2026-02-20T12:46:05","modified_gmt":"2026-02-20T11:46:05","slug":"la-testa-di-medusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=795","title":{"rendered":"11. La testa di Medusa"},"content":{"rendered":"<p>di Angela Biavati<\/p>\n<p>&#8220;Questo mostro traduce l&#8217;estrema alterit\u00e0, l&#8217;orrore terrificante di quel che \u00e8 assolutamente altro, l&#8217;indicibile, l&#8217;impensabile, il puro caos: per l&#8217;uomo, lo scontro con la morte, quella morte che l&#8217;occhio di Medusa impone a tutti coloro che incrociano il suo sguardo, trasformando ogni essere che vive, si muove e vede la luce del sole in una pietra&#8230;&#8221;<br \/>\n<!--break--><span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> in libreria da tempo un bel libro di Umberto Galimberti dal titolo sibillino: &#8220;Il Corpo&#8221;; in questo testo sono raccolte tante riflessioni, tanta storia e tanta filosofia, \u00e8 un utile strumento per iniziare a parlare di un corpo, ma non \u00e8 forse, sufficiente per capire bene quel corpo di quella persona, come parlare di handicap e di persona con un handicap. Per\u00f2 aiuta a prendere in considerazione, seppure solo da un punto di vista teorico, un qualcosa che poi si incontrer\u00e0 nella realt\u00e0, nella realt\u00e0 di un&#8217;altra persona.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 chi si dimentica del suo corpo e chi ne fa un mito, apriamo una qualunque rivista si moda e ne abbiamo l&#8217;esempio, per alcuni, poi, \u00e8 una presenza contro: ogni giorno si deve fare i conti con lui, con le sue brutali necessit\u00e0, con il suo inevitabile invecchiare, anche questo si ritrova dietro gli occhi della Medusa. L&#8217;adolescente malata di anoressia ci urla nelle orecchie la sua volont\u00e0 onnipotente di annullare il corpo, questo corpo che, minaccioso e terrificante, la costringe a essere nel mondo, a amare, a odiare, a soffrire, e allora il corpo deve essere negato per raggiungere quell&#8217;ideale di se stessa che solo la pu\u00f2 rendere viva, al di sopra delle umane necessit\u00e0. Esiste anche il corpo che accoglie e integra in modo indissolubile una testa che pensa, desidera, ama, odia, crea, distrugge, un corpo che lancia messaggi di benessere se accolto nell&#8217;espressione dei suoi bisogni.Pensiamo anche a un corpo la cui presenza rammenta, con costanza e senza rumore, un danno subito a propria insaputa e contro ogni volont\u00e0. Pu\u00f2 diventare una presenza persecutoria, inquietante se non lo si blandisce cono una certa accettazione, magari faticosa, ma non per forza impossibile.<\/p>\n<p><strong>Il danno subito dal corpo<br \/>\n<\/strong>Ma cosa vuole dire subire un danno? Non vuole sempre dire chinare la testa a tutti e nascondersi per la vergogna di non essere come gli altri hanno deciso che si debba essere, pu\u00f2 anche significare l&#8217;acquisizione di una certezza.<br \/>\nSinonimo del vocabolo danno \u00e8 discapito, offesa, perdita, pregiudizio, guasto, e il dizionario recita: &#8220;Scapito recato dolosamente o colposamente, o anche per responsabilit\u00e0 senza colpa&#8221;. Si delinea un concetto complesso e ancora pi\u00f9 complesso \u00e8 il concetto di offerta sacrificale che troviamo nella sua radice indoeuropea. Insomma, il danno \u00e8 una cosa seria, \u00e8 qualcosa che si pu\u00f2 allontanare donandolo a una divinit\u00e0, \u00e8 qualcosa che mette vicino a una entit\u00e0 superiore, \u00e8 un dolore che per avere senso e significato deve metterci in contatto con ci\u00f2 che non conosciamo.<br \/>\nIl pathos implicito in queste parole ci porta a pensare in modo diverso i danni che abbiamo incontrato nel vivere: chi non ha subito un danno? Chi non si \u00e8 trovato a essere, volontariamente o meno, vittima di un danno?<br \/>\nAndrea Canevaro ci parla di un danno subito da giovani adolescenti, i ragazzi dell&#8217;istituto Salvemini di Casalecchio, e di una volont\u00e0 di sopravvivenza che dia un senso a quello che \u00e8 accaduto. In questo scritto si parla di sopravvivenza, casuale o voluta, ma soprattutto di sopravvivenza quale forza che riconduce all&#8217;istinto di morte di freudiana memoria, istinto di morte quale contraltare inevitabile, cos\u00ec come l &#8216; identico lo \u00e8 dell&#8217;altro, dell&#8217;istinto di vita. Per giungere a dare un senso a un evento tanto grave come l&#8217;abbattersi di un aereo militare su una scuola si pu\u00f2 seguire un percorso; Andrea Canevaro ne indica uno: lo studio e la narrazione: &#8220;Studiare un fatto e essere interrogati su quel fatto che ci \u00e8 capitato, risentirlo come ritorno di informazione da chi lo ha ascoltato, e collocarlo accanto a altri fatti che si sono svolti lontano nel tempo, e che permettono una maggiore elaborazione. Volendo relativizzare i fatti, non considerarli dagli assoluti, e quindi permettere anche uno scambio di opinione sui fatti.&#8221; &#8220;La narrazione consente di scoprire le connessioni che esistono tra fatti apparentemente lontani tra loro e che rimangono lontani tra loro, che non vanno avvicinati forzosamente e forzatamente, ma che devono potere stare lontani avendo delle strade di connessione.<br \/>\nMa attorno al concetto di sopravvivenza gravita anche l&#8217;essere testimoni, il viversi come testimoni di un fatto: &#8220;Sembra che una buona ragione per sopravvivere a una catastrofe, e per rielaborare il proprio sentimento di vittime, sia quella di sentire fortemente il dovere della testimonianza&#8221;.<br \/>\nE l&#8217;essere testimoni vuole dire avere la consapevolezza che in quel tempo e in quello spazio si era l\u00e0, con la propria identit\u00e0 fissa, solida e se il concetto della propria identit\u00e0 \u00e8 sufficientemente solido l&#8217;essere l\u00e0 in quel modo anzich\u00e9 in un altro \u00e8 un caso: l\u2019aguzzino avrebbe potuto essere la vittima e viceversa, indifferentemente.<\/p>\n<p><strong>Il film di Louis Malle<br \/>\n<\/strong>&#8220;Chi subisce un danno \u00e8 pericoloso perch\u00e9 sa di potere sopravvivere&#8221;, cosi recitava la locandina di un film di Malle, uscito nella scorsa stagione cinematografica dal titolo sibillino: &#8220;Il danno&#8221;.<br \/>\nLa storia? Molto semplice, ma addentriamoci in essa guidati dalle parole del romanzo di J. Hart da cui \u00e8 stato tratto il film: &#8220;C&#8217;\u00e8 un paesaggio interiore, una geografia dell&#8217;anima: ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita&#8221;.<br \/>\nE questo riporta bruscamente il pensiero al mondo interiore di ciascuno di noi, ma che non molti di noi osano tentare di conoscere. Anna, la protagonista, si trova costretta a vivere la morte per suicidio del fratello. Legati da un affetto morboso, entrambi adolescenti, non reggono l&#8217;amore che li unisce e l&#8217;uno abbandona la vita, mentre l&#8217;altra vive con il rimorso di non essere riuscita ad impedire un tale gesto. Anna continua a vivere, ad avere rapporti affettivi anche se mai riesce a sentirsi appagata n\u00e9 affettivamente, n\u00e9 fisicamente perch\u00e9 al loro interno si muove qualcosa che, si badi bene, non \u00e8 il fantasma del fratello, bens\u00ec la consapevolezza del danno vissuto: questo danno appartiene esclusivamente a lei, fa parte di lei.<br \/>\nDir\u00e0 Anna a un suo partner: &#8220;Ecco la mia storia, in parole semplici. Ti prego di non chiedermela pi\u00f9. Te l&#8217;ho detta per darti un avvertimento. Ho subito un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di potere sopravvivere.<br \/>\n&#8220;Anna riesce a non amare mai fino in fondo, quasi a rispetto del fratello, e arriver\u00e0 a sposarsi, a avere dei figli, ma solo dopo avere causato la morte fisica del fidanzato, la morte psichica dell&#8217;amante e la morte sociale di una intera famiglia. Il danno, l\u2019offerta sacrificale deve essere allontanato dall&#8217;uomo per essere offerto a una divinit\u00e0 che ne annulli la minaccia.<br \/>\nAnna ha la forza del dolore indimenticabile che pu\u00f2 solo essere sofferto. Il dolore non si pu\u00f2 dimenticare se \u00e8 entrato nella vita del soggetto, \u00e8 possibile vivere con lui rispettandolo e, sembra persino assurdo, amandolo: se \u00e8 entrato a fare parte di noi rifiutando lui rifiuteremmo una parte di noi, \u00e8 troppo crudele, sarebbe un omicidio.<br \/>\nUn qualcosa di inquietante pervade il film, una donna particolare, strana, resa affascinante da una semplicit\u00e0 quasi monacale di lineamenti, di parole, di abbigliamento. Questa stessa donna reca dentro di s\u00e9 un passato che la rende terribilmente diversa dagli altre personaggi, si muove in un contesto in cui ogni persona, ogni affetto e situazione affettiva e ogni relazione sembra avere un ruolo statico e immutabile, ma qualcosa accade e tutto \u00e8 sconvolto nel modo pi\u00f9 crudele, sembra quasi che un antico danno rechi in s\u00e9 una crudele distruzione di tutto, \u00e8 il sacrificio, per l&#8217;appunto, ma a quale divinit\u00e0?<br \/>\nCos\u00ec pu\u00f2 essere per un corpo che tradisce, anche Anna lo tiene con s\u00e9, fa in modo che qualcuno la aiuti a averne cura, molta cura, e prosegue nel suo vivere quotidiano lavorando, avendo relazioni sociali e familiari, come chiunque insomma.<br \/>\nQuesto pensare non \u00e8 facile, anzi \u00e8 addirittura impossibile, se qualcuno, non sapendo tutto questo, e non gliene si pu\u00f2 fare una colpa anche se ne verrebbe una grande voglia, si arroga il diritto di decidere al posto tuo cosa tu devi fare.<br \/>\nTalora ad Anna piace dire: paralitica si, scema no! <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> una frase forte, pu\u00f2 disturbare l&#8217;orecchio dei pi\u00f9 romantici benpensanti che sonnecchiano beatamente abbracciati non al mito del buon selvaggio di storica memoria, bens\u00ec del bravo handicappato. Questa battuta contiene una verit\u00e0: si pu\u00f2 essere autonomi anche su quattro ruote, si pu\u00f2 e si deve decidere per le proprie cose nella misura in cui si sia consapevoli della propria persona, non intendendo per persona n\u00e9 corpo, neppure testa, ma individuo e basta.<br \/>\nAndrea Canevaro parla di educazione non violenta: &#8220;Educazione \u00e8 &#8216;accompagnare verso&#8217;, \u00e8 andare &#8216;da&#8217; &#8216;a&#8217;. E&#8217; importante la meta, ma non \u00e8 meno importante il paesaggio, che pu\u00f2 fare scoprire nuove mete. Chi accompagna pensa di guidare, ma \u00e8 anche guidato. Educare \u00e8 vivere un rapporto di reciprocit\u00e0. La coppia insegnamento &#8211; apprendimento \u00e8 inscindibile, in ogni soggetto, sia esso educatore o educando.&#8221;.<br \/>\nCosa ci pu\u00f2 essere di violento in tutto questo che non sia il non-ascolto, il non-apprendere l&#8217;uno dall&#8217;altro?<\/p>\n<p><strong>Ascoltare e non ascoltare<br \/>\n<\/strong>Si pu\u00f2 molto riflettere sul non &#8211; ascolto, male forse inguaribile dei nostri giorni. E&#8217; presente nel quotidiano di molte persone una figura molto di moda oggi come oggi, cio\u00e8 quella dello psicanalista o psicoterapeuta, torna spesso un ritornello: &#8220;non ha fatto niente, ha solo ascoltato, quando sono venuto via mi sentivo meglio!&#8221;, e se un paziente dice questo vuole dire che veramente sta facendo qualcosa di importante dentro se stesso per conoscersi almeno un poco.<br \/>\nDice S. Heidegger: &#8220;Il volere sapere e l\u2019avida richiesta di spiegazioni non portano mai a un interrogare pensante (&#8230;). Il volere sapere non vuole che si stia in ascolto di fronte a ci\u00f2 che \u00e8 degno di essere pensato (&#8230;). Il tratto fondamentale del pensare non \u00e8 l&#8217;interrogare, bens\u00ec l&#8217;ascoltare quel che viene suggerito da ci\u00f2 che deve farsi problema&#8221;.<br \/>\nPotremmo commentare che i filosofi sono bravi a parlare e anche a agire di conseguenza, non tutti possono essere come loro. Ma in molti si pu\u00f2 provare a ascoltare quello che l&#8217;altro ci vuole comunicare pi\u00f9 o meno consapevolmente. Anche questo pu\u00f2 essere un percorso di crescita, percorso che non ha termine, anche perch\u00e9 confluisce nel Conosci te stesso di antica memoria.<\/p>\n<p><strong>La sapienza greca<br \/>\n<\/strong>Di certo gli antichi greci l&#8217;avevano capita lunga gi\u00e0 molti secoli fa, infatti senza computer, senza miliardi da gestire, con il loro solo pensiero hanno messo a fuoco gli elementi indispensabili per la conoscenza dell&#8217;uomo di ogni tempo e luogo. Questo, forse, ha reso splendida la Grecia del V secolo a.C. in quanto ha rappresentato per le civilt\u00e0 che si affacciavano al Mediterraneo il momento del pensare, del riflettere su ci\u00f2 che era stato costruito.<br \/>\nMi sono imbattuta per caso poco tempo fa in un piccolo libro dal titolo diciamo cos\u00ec &#8216;cupo&#8217;: &#8220;La morte negli occhi&#8221;, il sottotitolo mi incuriosiva: &#8220;Le figure dell&#8217;Altro nell&#8217;antica Grecia&#8221;, di J. P. Vernant, e mi sono ricordata di Platone quando parla del concetto di Identico: l\u2019identiconon \u00e8 concepibile e non si pu\u00f2 definire se non lo si mette in rapporto con l&#8217;Altro, con la molteplicit\u00e0 degli altri: se l\u2019identico rimane chiuso in s\u00e9 il pensiero non \u00e8 possibile. Di mano in mano che proseguivo la lettura entravo nel mondo fiabesco, ma non troppo, dell&#8217;Olimpo sovraffollato di Dei e affondavo nel mondo di Persefone, nel buio dell&#8217;Ade e nel terrore della morte che pi\u00f9 temeva l&#8217;uomo greco di allora, ma non solo di allora.<br \/>\n<span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> molto interessante vedere come la morte per l&#8217;uomo dell&#8217;antica Grecia abbia due volti contrastanti: &#8220;Con il primo si presenta in piena gloria, risplende come l&#8217;ideale cui il vero eroe ha votato la sua esistenza; con il secondo incarna l&#8217;indicibile, l\u2019insostenibile, si manifesta quale orrore terrificante.<br \/>\n&#8220;Ma chi ha la morte negli occhi? Una donna, un mostro, un mostro quale prodigio?, una maschera oltre la quale esiste la morte. Infatti: &#8220;Questa testa, il cui sguardo tramuta in pietra, segna il limite tra morti e vivi; e vieta di superare la soglia a chi appartiene ancora al mondo della luce&#8230; dove ogni essere avendo la forma propria, rimane se stesso finch\u00e9 non \u00e8 precipitato nell&#8217;altro regno: luogo di tenebre, d&#8217;oblio, di confusione, che nessuna parola pu\u00f2 esprimere.E&#8217; il terrore allo stato puro, il Terrore come dimensione del soprannaturale. E ancora: &#8220;La faccia di Medusa \u00e8 l&#8217;altro, il doppio di te, l\u2019Estraneo, in reciprocit\u00e0 con la tua figura come un&#8217;immagine nello specchio, ma una immagine che sarebbe a un tempo meno e pi\u00f9 di te, semplice riflesso e realt\u00e0 dell&#8217;aldil\u00e0, un&#8217;immagine che ti afferrerebbe perch\u00e9, invece di rimandarti soltanto l&#8217;aspetto della tua figura, di rifrangere il tuo sguardo, rappresente- rebbe, nel suo ghigno, l\u2019orrore terrificante di una alterit\u00e0 radicale, nella quale tu finisci per identificarti,diventando pietra. Guardare Medusa negli occhi \u00e8 trovarsi faccia a faccia con l&#8217;aldil\u00e0 nella sua dimensione di terrore.&#8221; Oltre quel volto c&#8217;\u00e8 l&#8217;altro, il diverso, le fantasie terribili, il caos, la morte pi\u00f9 orribile, oltre si intravede il mondo dei fantasmi che ciascuno nutre dentro di s\u00e9, per Anna potrebbe trattarsi dell&#8217;essere costretta a vivere in un istituto, ma magari non \u00e8 proprio cos\u00ec, magari Anna ha troppa fantasia.<\/p>\n<p><strong>Alla fine la morte<br \/>\n<\/strong>Ci si riferisce qui alla morte del corpo e di tutto, ci si riferisce alla perdita della psiche, cio\u00e8 di quel soffio vitale che trasforma un corpo in quel corpo, un ammasso di ossa di tessuti in decomposizione in un uomo con la sua storia, con i suoi sentimenti. Questa \u00e8 la morte brutta, quella che vede il termine dell&#8217;uomo nel non ricordo di chi resta, le si contrappone la morte bella, la morte annullata magicamente dall&#8217;epopea, cio\u00e8 dal ricordo vivo oltre il tempo di chi resta.Nasce l&#8217;epopea che, unica, consola della propria comune mortalit\u00e0, che quasi d\u00e0 senso al vivere; si dovr\u00e0 infatti attendere ancora qualche secolo perch\u00e9 si arrivi alla concezione di una vita ultraterrena che consenta di proiettare un corpo pensante, una psiche, in un Universo infinito e eterno. L&#8217;uomo, infatti doveva pensare ancora molto, doveva ascoltare per molto tempo dentro di s\u00e9 il desiderio di una perfezione senza tempo e spazio.In questo contesto balza agli occhi, imponente e terrifica, Medusa il cui sguardo uccide. Questo mostro &#8220;traduce l&#8217;estrema alterit\u00e0, l&#8217;orrore terrificante di quel che \u00e8 assolutamente altro, l\u2019indicibile, l\u2019impensabile. il puro caos: per l&#8217;uomo, lo scontro con la morte, quella morte che l\u2019occhio di Medusa impone a tutti coloro che incrociano il suo sguardo, trasformando ogni essere che vive, si muove e vede la luce del sole in una pietra immobile, gelida, cieca, ottenebrata&#8221;.<br \/>\nMedusa \u00e8 rappresentata quasi sempre con il solo volto, gli occhi definiscono il pathos di questo volto. Sono proprio questi gli occhi che non debbono essere penetrati da un altro sguardo, \u00e8 possibile guardarla solo se la sua immagine \u00e8 riflessa in uno specchio. Cosa accade se si guarda questo volto? Il mito dice che muore l&#8217;uomo che osa tanto. Proviamo a chiederci cosa si pu\u00f2 vedere dietro questi occhi terrifici. Si pu\u00f2 vedere la tenebra pi\u00f9 assoluta, la paura pi\u00f9 sconosciuta, la morte quale termine di tutto, la morte brutta, si pu\u00f2 vedere, insomma, il mondo dello sconosciuto, del diverso perch\u00e9 ignoto, del mistero pi\u00f9 tremendo.<br \/>\nQuesto terrore, questi fantasmi, secondo Platone dipendono nell&#8217;uomo dalla componente inutile, nel Fedone, infatti, egli scrive: &#8220;c&#8217;\u00e8, forse, anche, un fanciullino, dentro di noi e \u00e8 lui che ha di questi sgomenti.<br \/>\nTu, dunque, cerca che muti animo questo fanciullosi persuada a non avere paura della morte, come dell&#8217;Orco&#8221;. Socrate ribadisce che per scacciare questi terrori \u00e8 indispensabile &#8220;un incantatore esperto, s, deve fare un incantesimo ogni giorno finch\u00e9 il fanciullo riesca a calmarsi totalmente&#8221;. E anche quello che suggerisce Socrate \u00e8 un percorso da compiere con una guida, pu\u00f2 chiamarsi analista o sacerdote o ascoltatore pensante e accogliente; \u00e8 un percorso che dall&#8217;Ade porta alla terra, non all&#8217;Olimpo e neppure al Paradiso, \u00e8 un modo per svincolarsi dalla sofferenza pi\u00f9 paralizzante e potere accedere al reale e, solo in seguito, da qui muoversi con la consapevolezza di potere decidere di s\u00e9 e per s\u00e9.<br \/>\nViene alla mente l&#8217;adolescente che ad un certo punto della sua crescita deve pensare, deve abbandonare la scoperta del corpo che cresce e deve conoscere e mettere alla prova il suo pensiero attraverso la minuziosa indagine del pensiero del contesto che lo circonda. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> il momento delle folli letture di tutti i classici russi, \u00e8 il momento delle pi\u00f9 profonde e solitarie crisi religiose. L&#8217;adolescente pensa e pensare pu\u00f2 diventare un interrogarsi sul senso del proprio essere nel mondo, si deve dare un senso non solo alla morte, ma alla propria morte. E la morte non rappresenta forse anche ci\u00f2 che non \u00e8 possibile conoscere? L&#8217;adolescente deve accostarsi allo sconosciuto, ma soprattutto all&#8217;ignoto che scopre dentro di s\u00e9. Insomma a un certo punto sia nella storia di un insieme di uomini che nella propria storia individuale emerge impellente la necessit\u00e0 di ascoltare i propri pensieri e i propri sentimenti. Solo seguendo questo percorso si conquista una vera e propria autonomia. Il &#8220;Conosci te stesso&#8221; diventa quindi l&#8217;espressione di un bisogno dell&#8217;uomo, insito nell&#8217;uomo; questo bisogno ci porta all&#8217;esigenza di divenire adulti, consapevoli di esserlo e rispettati per questo. Se non ci sono questi presupposti, \u00e8 impossibile andare verso qualsivoglia direzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Questo mostro traduce l&#8217;estrema alterit\u00e0, l&#8217;orrore terrificante di quel che \u00e8 assolutamente altro, l&#8217;indicibile, l&#8217;impensabile, il puro caos: per l&#8217;uomo, lo scontro con la morte, quella morte che l&#8217;occhio di Medusa impone a tutti coloro che incrociano il suo sguardo, trasformando ogni essere che vive, si muove e vede la luce del sole in una pietra&#8230;&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,3608,3595],"edizioni":[104],"autori":[2844],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3619],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/795"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=795"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/795\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6658,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/795\/revisions\/6658"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=795"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=795"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=795"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=795"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=795"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=795"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=795"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=795"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=795"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}