{"id":798,"date":"2009-11-04T17:07:43","date_gmt":"2009-11-04T17:07:43","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=798"},"modified":"2026-02-04T13:22:35","modified_gmt":"2026-02-04T12:22:35","slug":"handicap-e-sessualit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=798","title":{"rendered":"13. Handicap e sessualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Un percorso formativo rivolto ad educatori, operatori, insegnanti. I significati e le implicazioni emotive e relazionali presenti quando si affronta questo tema. Una conversazione fra le conduttrici degli stage per mettere in comune riflessioni e punti di vista.<!--break--><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"right\">interviste a:<br \/>\nGiovanna Di Pasquale, pedagogista<br \/>\nDaniela Lenzi, psicologa sessuologa<br \/>\nMarina Maselli, pedagogista<br \/>\nMaria Cristina Pesci, medico psicoterapeuta sessuologa<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 occuparsi di sessualit\u00e0 e handicap<br \/>\nPesci.<\/strong> Occuparsi di sessualit\u00e0 comporta essenzialmente due ordini di riflessioni: uno riguarda l\u2019inevitabile coinvolgimento all\u2019interno della relazione con l\u2019altro, il secondo implica un rimando prima di tutto a se stessi, al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0 che l\u2019altro propone. Se pensiamo al lavoro di &#8220;cura&#8221; a cui rispondono gli operatori, molti aspetti dell\u2019agire quotidiano contengono in s\u00e9 dimensioni legate alla vicinanza, all corporeit\u00e0, alla comunicazione affettiva e relazionale che rientrano di diritto anche in un generale concetto di sessualit\u00e0. In sintesi, molto aspetti della &#8220;cura&#8221; all\u2019altro, gi\u00e0 rappresentano, spesso inconsapevolmente, la presa in carico di tematiche che la sessualit\u00e0 propone. Molte competenze del fare quotidiano hanno incluse risorse che affrontano la sessualit\u00e0 e i suoi significati. Svelata questa dimensione del lavoro di cura, la sessualit\u00e0 pu\u00f2 essere un territorio di conoscenza e interazione ricca e feconda.<\/p>\n<p><strong>Maselli. <\/strong>Uno degli elementi che accomuna chi arriva da servizi diversi (scuola, centri diurni, case di riposo, strutture residenziali o semiresidenziali) \u00e8 l\u2019affermazione iniziale &#8220;Io di questo tema non sono nulla, \u00e8 un tema che mi spaventa, mi mette a disagio, ho bisogno di indicazioni concrete&#8221; che \u00e8 poi quello che porta ad avere delle aspettative sul corso molto legate alla ricerca di soluzioni immediate. Ed \u00e8 proprio questo il nocciolo da cui partiamo nella proposta formativa chiedendoci &#8221; Ma davvero questo \u00e8 un tema rispetto al quale ognuno di noi, anche senza percorsi formativi specifici, non sa nulla? La sessualit\u00e0 non \u00e8 forse una componente fondamentale della persona?&#8221; Senza dubbio si tratta di un aspetto che fa molta fatica a trovare spazio nella quotidianit\u00e0 degli operatori. E\u2019 una dimensione celata che sembra rivendicare uno spazio nel momento in cui si manifestano situazioni di disagio o difficolt\u00e0 .E questo non \u00e8 esclusivamente legato alla presenza di un deficit. Molto del primo lavoro, un nucleo importante, \u00e8 riequilibrare questa situazione, di contestualizzarla e rivederla nella quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Lenzi. <\/strong>Nella nostra impostazione lavoriamo molto su ci\u00f2 che sta accadendo dentro al gruppo, in quel momento, rispetto all\u2019argomento, cercando di mettere in evidenza quali sono i meccanismi che scattano sia nel singolo che nel gruppo quando si va a toccare il tema della sessualit\u00e0 e dell\u2019handicap, comunque in generale della sessualit\u00e0. Ci troviamo sottolineare come il nostro metodo di lavoro non \u00e8 tanto dare informazioni su di un tema da studiare perch\u00e9 sconosciuto quanto aiutare loro a capire i meccanismi che scattano quando si vanno a toccare certi nodi. Molto spesso il lavoro sui casi \u00e8 esemplare per far risaltare quello che sta succedendo l\u00ec fra gli operatori. Nel primo corso questo elemento \u00e8 centrale: partire dal singolo operatore, dal gruppo per vedere come non c\u2019\u00e8 una scienza specifica sull\u2019argomento ma ognuno ci mette del suo, nel parlarne, nell\u2019ascoltare, nel pensarsi. Questo \u00e8 un elemento che ci caratterizza: il lavorare sul qui e ora di ogni specifico gruppo.<\/p>\n<p><strong>Pesci.<\/strong> Un\u2019altra riflessione centrale del modo di intendere la formazione su questo tema \u00e8 legata al porre attenzione a quei meccanismi universali che esistono quando ti trovi di fronte ad una dimensione di relazione, in cui la sessualit\u00e0 \u00e8 qualcosa di cos\u00ec specifico. &#8220;Cosa accade a me, cosa accade all\u2019altro&#8221; e questo \u00e8 in parte legato al tipo di difficolt\u00e0 che l\u2019altro di cui tu ti curi ha, ma solo in parte. C\u2019\u00e8 quindi sempre uno sfondo precedente, che sottende la relazione portante. &#8220;Perch\u00e9 con alcune persone la stessa cosa (ad. esempio la masturbazione) non mi d\u00e0 disagio e con altri utenti mi mette in difficolt\u00e0?&#8221; Con ogni persona esiste un significato e una relazione specifica, anche rispetto ad un tema cos\u00ec preciso come pu\u00f2 essere la masturbazione.<br \/>\nE\u2019 riconoscere come questi temi universali non hanno a che fare esclusivamente con un certo tipo di disagio o di deficit che avvia un percorso che pu\u00f2 diventare innovativo anche nella quotidiana progettazione educativa.<\/p>\n<p><strong>Di Pasquale.<\/strong> Una cosa mi sembra emerga nel confronto con gli altri temi oggetto delle proposte formative. Ci sono molti tratti simili, per\u00f2 nella ricerca di quale senso dare ad una percorso formativo sul tema della sessualit\u00e0 e dell\u2019handicap mi sembra centrale l\u2019idea di toglierlo dal luogo della non parola. Come se questo tema, cos\u00ec forte e centrale per tanti aspetti sia personali che di ruolo, scivoli nel non detto. E\u2019 questo un terreno su cui poco si riesce a costruire dei percorsi, degli spazi in cui comunque, prima di parlare di soluzioni, si possa ragionare. Per altri temi non \u00e8 cos\u00ec, ad esempio la relazione d\u2019aiuto dove forse si pu\u00f2 correre il rischio opposto: un argomento molto enfatizzato, meno &#8220;lavorato&#8221;, dove comunque ci si pu\u00f2 sentire liberi di esprimersi. Cos\u00ec anche per l\u2019aggressivit\u00e0: un operatore si pu\u00f2 sentire libero di vederlo come problema e di esporlo cos\u00ec. Sulla sessualit\u00e0 questo non avviene; dentro al ruolo professionale si fa fatica a trovare una possibilit\u00e0 (uno spazio\/tempo) anche semplicemente per dire: mi sento cos\u00ec.<br \/>\nI meccanismi che emergono nei gruppi vengono fuori come se fosse una prima volta, magari perch\u00e9 per molti \u00e8 davvero una delle prime occasioni per parlare di certe situazioni. Negli altri corsi non c\u2019\u00e8 questo sentire che quasi per la prima volta puoi dare un nome a quello che tu senti. Su questo il vissuto dell\u2019operatore \u00e8 molto forte.<\/p>\n<p><strong>Pesci.<\/strong> La sessualit\u00e0 \u00e8 un tema che sottolinea e rende pi\u00f9 visibili elementi che attraversano altre tematiche e che fanno parte dell\u2019operatore, del suo mettersi in relazione e prendersi cura dell\u2019altro. La sessualit\u00e0, rendendo pi\u00f9 visibile alcuni meccanismi, porta a riflettere su cosa significa lavorare in una professione in cui tu ti prendi cura dell\u2019altro che si propone come bisognoso e dipendente e in cui in qualche misura ci si sostituisce alla famiglie. Il tema della sessualit\u00e0 non \u00e8 un tema ristretto, non pu\u00f2 essere legato ad un apporto solo tecnico e specifico ma anzi permette di ragionare ad ampio raggio sul senso del proprio ruolo e delle proprie azioni, all\u2019interno della dimensione ampia della relazione di aiuto e di cura e nei suoi collegamenti sia con altri importanti interlocutori come la famiglia, sia con alcune tappe dello sviluppo personale particolarmente significative come l\u2019adolescenza o la conclusione di quella che \u00e8 definita et\u00e0 evolutiva.<\/p>\n<p><strong>Il contributo pedagogico e quello psicoanalitico<br \/>\n<\/strong><strong>Lenzi.<\/strong> Per capire meglio il lavoro che proponiamo \u00e8 importante chiarire i rapporti fra il contributo psicoanalitico e quello pedagogico. Anche perch\u00e9 fra gli approcci psicologici, quello psicoanalitico \u00e8 generalmente quello che si \u00e8 avvicinato meno alla pedagogia e viceversa. Anzi per lungo tempo sono stati quasi antagonisti. L\u2019esperienza dei corsi ci dice non solo che \u00e8 possibile tenere accostati questi due contributi ma \u00e8 necessario.<\/p>\n<p><strong>Maselli.<\/strong> Man mano che il discorso all\u2019interno dei gruppi si sviluppa e procede verso uno scambio e confronto pi\u00f9 attivo due concetti vengono alla luce &#8220;sessualit\u00e0 &#8221; e &#8220;disordine&#8221; dando vita ad una riflessione pi\u00f9 ampia. L\u2019affermazione che la sessualit\u00e0 \u00e8 disordine rimanda a mio avviso alla complessit\u00e0 della relazione educativa. Quando siamo in una relazione educativa siano in una situazione di complessit\u00e0, che non \u00e8 l\u2019elogio della complicazione ma \u00e8 la consapevolezza della compresenza di molte dimensioni (emotive, organizzative, formative&#8230;). Ragionare in termini di complessit\u00e0 significa anche riappropriarsi di una dimensione precisa come \u00e8 quella delle emozioni che in alcuni approcci pedagogici viene negata in nome di una presunta scientificit\u00e0. Ci\u00f2 che privilegiamo \u00e8 il punto di vista del vissuto dell\u2019operatore perch\u00e9 la comprensione dell\u2019altro passa dal riconoscimento delle tue emozioni. Questo \u00e8 un aspetto che ci accomuna: l\u2019idea che lavorare in educazione vuol dire avere a che fare con una dimensione che non \u00e8 sempre prevedibile. E questo vale per gli adulti come per i piccolissimi. Il tema della sessualit\u00e0 mette in luce proprio l\u2019aspetto dell\u2019imprevisto, ci\u00f2 che non riesco a codificare. Spesso la sessualit\u00e0 fa esplodere in modo macroscopico elementi che sono legati alla fatica di governare l\u2019imprevisto di stare dentro alla relazione che ci chiede di fare i conti con molte componenti.<\/p>\n<p><strong>Di Pasquale.<\/strong> Ripensando a come \u00e8 nata la proposta di coniugare i contributi pedagogici e psicologici due elementi hanno funzionato da stimolo nel farmi pensare a questa collaborazione in termini di crescita ed arricchimento reciproco e mi hanno convinta della possibilit\u00e0 di riuscire a conciliarli. Il primo elemento si richiama all\u2019idea di ricongiungimento delle parti, rimettere insieme, restituire un armonia al dentro e al fuori. &#8220;Ci\u00f2 che mi succede dentro ma anche come tutto questo ha anche un forte riflesso su quelle che sono le mie azioni, le mie strategie, i modi visibili&#8221;. Questo per evitare la frattura di un approccio psicologico che indaga la dimensione intima non riuscendo a coniugarsi con la possibilit\u00e0 di essere ricondotta all\u2019esterno e di una pedagogia vista come scienza dell\u2019azione che lavora in modo separato sulle sfere esterne. Un elemento di forza del percorso formativo \u00e8 proprio il tentativo di tenere unito nella formazione ci\u00f2 che nella quotidianit\u00e0 \u00e8 davvero inscindibile.<br \/>\nL\u2019altro elemento convincente \u00e8 il desiderio, il tentativo di trasformare la richiesta che viene dai partecipanti del &#8220;sapere sull\u2019altro&#8221; (voglio sapere delle cose sull\u2019altro perch\u00e9 comunque il problema, la sessualit\u00e0 \u00e8 dell\u2019altro) in: vediamo come questa situazione tocca me, cosa fa risuonare in me. Capire cosa pu\u00f2 rappresentare per me. Se tocca qualcosa nell\u2019altro tocca qualcosa anche di me. C\u2019\u00e8 in questo un forte richiamo alla dimensione pedagogica della relazione educativa come profondamente implicante: implica l\u2019altro ma tira dentro anche me. Non si pu\u00f2 guardare l\u2019altro senza tenere conto che ci sei anche tu dall\u2019altra parte.<\/p>\n<p><strong>Il gruppo come risorsa<br \/>\nMaselli<em>.<\/em> <\/strong>Un\u2019altra cosa che ho sperimentato come elemento di crescita comune con i partecipanti \u00e8 la possibilit\u00e0 di prendersi un tempo. Tempo per aspettare le risposte che vengono dal gruppo, ma anche un tempo che \u00e8 fatto di silenzi, di pause di riflessione. Se chi conduce il percorso ha in mente una idea di &#8220;formatore&#8221; che fornisce risposte immediate il tempo dell\u2019attesa pu\u00f2 essere vissuto con un forte senso di disagio e di frustrazione. Ma se la prospettiva \u00e8 quella di dare corpo ad un lavoro che cerca di fare dialogare le varie forme di sapere allora la maggior ricchezza sta proprio nella possibilit\u00e0 di avere pi\u00f9 sguardi sulla situazione.<\/p>\n<p><strong>Pesci. <\/strong>Questa idea del gruppo come risorsa costituisce un forte parallelo con l\u2019operare quotidiano, del rapporto fra l\u2019operatore e l\u2019utente. Da una parte \u00e8 chiamato a dare subito risposte e dall\u2019altra avverte la necessit\u00e0 di darsi un tempo in cui \u00e8 ancora necessario comprendere. Un tempo non fatto di vuoto ma di risorse che si devono mettere in moto, rendersi visibili attraverso l\u2019apporto dei pensieri delle diverse persone.<br \/>\nCome conduttrici ricerchiamo l\u2019equilibrio fra il soffermarsi su alcune questioni in qualche modo gi\u00e0 preordinate e il saper seguire le direzioni che il gruppo prende nel momento in cui sta elaborando e discutendo per vedere dove porta quella riflessione, dove porta quella situazione. Arrivando magari a qualcosa d\u2019altro che non era previsto. In questo vedo molto un collegamento fra un approccio educativo-pedagogico e un approccio psicoanalitico legato alle emozioni. Mediare in modo tale da non essere sempre e solo in balia di emozioni che poi non sai governare, in te e nell\u2019altro, e nello stesso tempo non essere sempre dietro ad un percorso che avevi gi\u00e0 pensato anticipatamente.<\/p>\n<p><strong>Maselli.<\/strong> E\u2019 un po\u2019 come ridare dignit\u00e0 ad una dimensione lasciata ai margini. E\u2019 anche fare lo sforzo di evitare che un tema come questo diventi terreno di parcellizzazione, esclusivamente specialistico &#8220;Occuparsi di una parte di quella persona&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Pesci.<\/strong> In effetti la sessualit\u00e0 \u00e8 una dimensione molto nascosta che idealmente si tende a percepire come separata nella relazione che spesso viene vista, sia dall\u2019istituzione che dalle persone interessate, come asessuata.<\/p>\n<p><strong>Lenzi.<\/strong> Mi sembra che il primo livello possa essere sintetizzato come &#8220;ripartire dall\u2019operatore&#8221; che all\u2019inizio \u00e8 la cosa che li lascia pi\u00f9 sbalorditi ma che poi alla fine del corso pu\u00f2 diventare davvero la loro prima risorsa, capire che dentro di loro c\u2019\u00e8 in qualche modo anche la risposta. Nel loro modo di essere c\u2019\u00e8 anche la visione della relazione con l\u2019altro ma c\u2019\u00e8 anche la possibilit\u00e0 di modificare la relazione con l\u2019altro. Lavorare sull\u2019operatore non significa solo metterlo in crisi ma ritrovare nelle risposte che ognuno si \u00e8 dato un punto di partenza per la quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Maselli.<\/strong> Nel passaggio dal primo al secondo livello questi aspetti si rafforzano e precisano ulteriormente. Il tentativo \u00e8 quello di mettere in luce le competenze , gli strumenti che gli operatori gi\u00e0 hanno. Ricordo un contributo di Giancarlo Rigon, neuropsichiatra, in cui ripensando al lavoro svolto nei gruppi di supervisione afferma.&#8221; Sono persone che lavorano nei servizi territoriali, sono persone che sanno fare cose straordinarie e spesso le fanno perch\u00e9 sono capaci di misurarsi con un\u2019entit\u00e0, qualit\u00e0 e variabilit\u00e0 ai problemi ai quali viene mediamente data una buona risposta mettendo molto spesso, in questa ricerca di risposte, il meglio di s\u00e9, trovando soluzioni originali e qualificate. Il rischio di queste esperienze \u00e8 che vengano sottostimate dalla stessa persona che le realizza, non considerate nel loro valore clinico.&#8221;<br \/>\nIn questo senso tutti i due i percorsi vogliono essere prima di tutto un luogo in cui condividere pratiche e pensieri sul ruolo e sul lavoro che si conduce.<\/p>\n<p><strong>Di Pasquale.<\/strong> Il parallelo fra ci\u00f2 che succede in formazione e ci\u00f2 che caratterizza la quotidianit\u00e0 dell\u2019operatore \u00e8 da una parte un punto di qualit\u00e0 di una prospettiva formativa che non si vuole circoscritta all\u2019idea del dare forma all\u2019altro ne ad una didattica della sessualit\u00e0 e dall\u2019altra un punto di criticit\u00e0. Questo parallelo in alcune persone pu\u00f2 essere evidente: io imparo non solo perch\u00e9 tu mi dici delle cose ma perch\u00e9 condivido un tempo e rivivo, seppure in forma sintetizzata, meccanismi e dinamiche che avvengono in ogni gruppo di lavoro ma non \u00e8 certo un processo di comprensione scontato per tutti. Quando la formazione non vuole essere solo trasmissione di contenuti ma condivisione di tempi e spazi, parole e silenzi e riflessione su ci\u00f2 che accade necessita di tempi lunghi per essere compresa, diventa una sorta di percorso di accompagnamento. Non \u00e8 un caso che anche noi abbiamo pensato ad uno stage di approfondimento, per continuare a lavorare sulla possibilit\u00e0 di un gruppo di essere tale, con tutta la fatica e la risorsa che questo porta con s\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un percorso formativo rivolto ad educatori, operatori, insegnanti. 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