{"id":808,"date":"2009-11-04T17:07:45","date_gmt":"2009-11-04T17:07:45","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=808"},"modified":"2026-02-09T12:30:43","modified_gmt":"2026-02-09T11:30:43","slug":"per-aprire-la-mente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=808","title":{"rendered":"13. Per aprire la mente"},"content":{"rendered":"<p>di Gianpaolo Mazzara<\/p>\n<p>In una ormai lontana giornata invernale che vedeva tutto il modenese coperto di neve, associo al gelo, al freddo, al ghiaccio, la vita affettiva e relazionale di alcuni pazienti che avevo appena<!--break--> incontrato, in particolare il signor Silvio un anziano lungodegente che dimostra una paura generalizzata di tutto e di tutti. Egli sente come una minaccia i miei interventi perlomeno quanto sente protettivo il reparto psichiatrico, il suo letto, la sua camera: solamente disteso sul letto non sente la minaccia della vita. E se gli riconosciamo, oltre la possibilit\u00e0 di provare la paura, quella di sperimentare la rabbia; \u00e8 prevedibile che egli abbia provato rabbia nei miei confronti per il fatto che io cerco di far emergere la vita, l\u2019 energia, il &#8220;sentire&#8221; l\u00e0 dove c\u2019\u00e8 l\u2019oblio, dove c\u2019\u00e8 il gelo che non permette la vita. Inizia un itinerario durante il quale il signor Silvio porta nel gruppo le sue resistenze, le sue &#8220;fughe&#8221; e, in una progressione insperata, le sue fantasie, le sue allucinazioni, finch\u00e9 un giorno &#8220;si apre una porta che appariva chiusa da sempre&#8221;. Egli comincia a parlare del suo non avere figli, ci presenta i quattro nipoti, in particolare la nipote che fa la &#8230; &#8220;vita&#8221;, &#8220;ma potrebbe fare un altro lavoro&#8221;. Ricorda la madre che faceva la sfoglia e di come fossero enormi i ritagli di pasta che andava a &#8220;rubare&#8221;. Scopriamo che \u00e8 un bravo cuoco: ci parla del suo insuperabile brodo fatto con gallina, punta di petto di manzo e osso di prosciutto crudo. Al crescente interesse del gruppo &#8211; pazienti e personale infermieristico &#8211; corrisponde un\u2019 ulteriore apertura che ci mostra un signor Silvio attento, appropriato e fiero di ci\u00f2 che va raccontando. Sembra essersi riaggiustato il prezioso filo che lega il presente e il passato, il sentimento del qui e ora alla memoria affettiva e corporea. Viene poi la volta delle &#8220;polpette&#8221; e qui il racconto si fa scena, azione, vita vissuta. Allestiamo accuratamente una cucina in cui si prepara un pranzo per un invitato: il piatto forte sono le polpette, infarinate con &#8220;fior di farina&#8221; dopo averne ben impastato gli ingredienti (carne equina, uovo, formaggio, pane grattugiato). Ed ecco il momento magico in cui arriva l\u2019 invitato: si tratta dell\u2019 assistente sociale (interpretata dalla Caposala) cui Silvio sembra particolarmente legato, ora lui ha 40 anni e lei 30. Si crea un clima di festa che si concretizza in un brindisi pi\u00f9 che mai vero e sentito. &#8220;Ah, se non stessi cos\u00ec male!&#8221;, conclude il signor Silvio, confermandoci come stia vivendo questa situazione con intensit\u00e0 pur non rinunciando ad una certa visione critica e realistica della sua situazione oggettiva. La seduta \u00e8 finita: siamo sorpresi, soddisfatti, ora ci unisce un fluire tiepido di commozione e tenerezza.<\/p>\n<p><strong>Mary non abita pi\u00f9 qui<br \/>\n<\/strong>La voglia di vivere di Alice si \u00e8 affievolita, il suo sguardo spento non lascia trasparire emozione. Un dolore muto, tremendo nella sua inespressivit\u00e0, non le permette di vedere l&#8217;altro che le sta intorno ma le impone di spendere tutta la sua energia nel seguire una ripetitiva sequenza di situazioni inquietanti, costituite da amore non vissuto, da violenza, dalle attenzioni incestuose del padre che le hanno segnato il corpo ma ancor pi\u00f9 l&#8217;anima. Alice ha imparato a non chiedere per evitare l&#8217;angoscia del rifiuto, a non desiderare per tenere lontana da s\u00e9 la prova pesante della frustrazione.<br \/>\nUn&#8217;energia misteriosa, ancestrale, la spinge a partecipare; entra nel nostro gruppo senza entusiasmo ma con una certa consapevolezza. Si avverte il suo istintivo bisogno di esserci. C\u2019\u00e8&#8217; una spinta alla vita che non si esteriorizza in altri momenti ma che, stamattina, si concretizza nel proporsi come protagonista del nostro gioco psicodrammatico. &#8220;La mia vita \u00e8 un grande vuoto&#8221;. Un vuoto cos\u00ec esteso da occupare l&#8217;intero spazio &#8220;scenico&#8221; definito dalla circonferenza delle sedie su cui trovano posto partecipanti, pazienti ed \u00e9quipe terapeutica. Tutto lo spazio. Un vuoto totale. Accidenti Mary! Se ti fossi aggrappata meglio alla roccia, se non ti fossi lasciata inghiottire da quel burrone saresti ancora qui. A riempire questo vuoto.<br \/>\nI tuoi genitori hanno accettato Alice come una figlia, dandole una casa &#8211; finalmente normale &#8211; , non una giungla infida in cui ogni cosa pu\u00f2 attentare alla tua incolumit\u00e0. Tu Mary, le hai dato la forza di andarsene di casa, tu la sostenevi, la rassicuravi, eri la sua amica intima, l&#8217;unica persona fidata. &#8220;Perch\u00e9 sei morta?&#8221; L&#8217;interrogativo caduto per molte volte nel vuoto interiore di Alice, viene raccolto da una Mary ausiliaria che dialoga con l&#8217;amica e le propone la logica inafferrabile di una morte precoce. Un caldo incontro che dura poco: Mary viene allontanata, come nella realt\u00e0. E&#8217; ancora il vuoto. Ora per\u00f2 vi possono entrare figure che prima ne erano impedite, capaci di riempire fisicamente ed affettivamente una certa porzione. La &#8220;madre vicaria&#8221; che ha condiviso con l&#8217;amica, donna positiva che la ospita e le d\u00e0 affetto mai ottenuto, la protezione desiderata, cos\u00ec come una disponibile sorella di Mary.<br \/>\nProprio quando queste presenze vengono ad abitare il vuoto, emergono dal passato i fantasmi dolenti che Alice cerca di rinchiudere dentro di s\u00e9. Il confronto con questa madre vicaria dolce ed affettiva crea le premesse per un incontro drammatico con la madre reale. L&#8217;indifferenza, il distacco, l&#8217;ostilit\u00e0 che hanno caratterizzato il suo relazionarsi con i figli hanno costituito il primo grande vuoto di Alice. Un vuoto incolmabile, doloroso e gravido di rabbia.<br \/>\nAvverte un odio talmente forte da impedirle di scegliere una persona del gruppo nel ruolo di sua madre: teme di poterla offendere solo per il fatto di farglielo assumere. La scelta cade su una signora oggettivamente marginale che riesce a raccogliere l&#8217;ostilit\u00e0 di gran parte dei degenti.<br \/>\nEcco la rabbia, improvvisa, prorompente. &#8220;Ti odio, ti odio&#8221; Gli occhi di Alice hanno un guizzo vitale. &#8220;Ti odio, vattene.&#8221; Allontana da s\u00e9 la madre e, poi ancora senza parlare, la spinge fuori dalla porta.<br \/>\nUn gesto di grande intensit\u00e0 e di valore catartico. In questo momento le \u00e8 possibile recuperare Mary, trovandole una nuova collocazione vicino a s\u00e9 ma senza contatto diretto. Questa Mary \u00e8 un ricordo, dolce e doloroso, che non invade tutta la personalit\u00e0 dell&#8217;amica, rimanendone separata come &#8220;altro&#8221;, come un oggetto affettivo fuori di s\u00e9. Mentre Alice ci conferma la sua soddisfazione per il lavoro svolto, la nostra attenzione si rivolge su un fatto inaspettato di cui \u00e8 protagonista Ortensia, la signora che si \u00e8 prestata ad impersonare il ruolo della madre. Era stata cacciata &#8211; in quanto madre cattiva &#8211; fuori dalla stanza e vi era rimasta per qualche minuto, fino al termine del gioco psicodrammatico.<br \/>\nAl suo rientro, ci appare seriamente preoccupata che quell&#8217;odio fosse andato realmente su lei come persona e non come interprete del ruolo; teme addirittura di esserne la causa inconsapevole.<br \/>\nQuesta signora chiusa, anaffettiva, inacidita ci presenta una dimensione umanizzante di s\u00e9, fa trasparire tensione, bisogno di essere rassicurata. Ha vissuto dal didietro questa drammatica relazionale madre-figlia, con una partecipazione emozionale che ci sorprendere e ci commuove.<br \/>\nPoco importa che, allorch\u00e9 questa immagine di s\u00e9 che sta proponendo le viene fatta notare, se ne distacchi definendosi &#8220;fredda e abulica&#8221;. Anche lei ha vissuto il suo psicodramma restituendosi la possibilit\u00e0 di provare emozioni come a tutti noi.<br \/>\nSe per Alice sentiamo solidariet\u00e0 e calda empatia per Ortensia proviamo persino un po&#8217; di simpatia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una ormai lontana giornata invernale che vedeva tutto il modenese coperto di neve,    associo al gelo, al freddo, al ghiaccio, la vita affettiva e relazionale di alcuni    pazienti che avevo appena<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3595],"edizioni":[86],"autori":[1045],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/808"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=808"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/808\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6529,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/808\/revisions\/6529"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=808"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=808"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=808"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=808"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=808"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=808"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=808"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=808"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=808"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}