{"id":809,"date":"2009-11-04T17:07:45","date_gmt":"2009-11-04T17:07:45","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=809"},"modified":"2026-02-20T12:01:56","modified_gmt":"2026-02-20T11:01:56","slug":"l-affetto-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=809","title":{"rendered":"10. L&#8217;affetto quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>di Massimo Manfredini e Mirella Chitti<\/p>\n<p>&#8220;Accettando di fare dello spazio relazionale nel proprio ambito di lavoro si \u00e8 costretti ad accettare uno scarsoriconoscimento professionale; ma socializzando il pi\u00f9 possibile questo spazio \u00e8 possibile che l&#8217;utilit\u00e0 sociale dell&#8217;handicap venga sfruttata da un maggior numero di persone e quindi sia pi\u00f9 capita e apprezzata&#8221;.<br \/>\n<!--break-->La definizione della professione dell&#8217;educatore come qualcosa di diverso dall&#8217;assistenza basata sul buon cuore, dalla distratta presenza alla festa a base di crescentine, bibite ed eventualmente &#8220;liscio&#8221;, fu in passato una risposta difensiva che giustamente voleva rimarcare il carattere pedagogico e quindi la specificit\u00e0 e la complessit\u00e0 di un lavoro come il nostro.<br \/>\nEra forte, evidentemente, l&#8217;esigenza di una affermazione qualitativa, anche in risposta al luogo comune secondo cui, in fondo, con questi poveri ragazzi basta un po&#8217; di pazienza e tanto amore.<br \/>\nFin qui tutto a posto. Quest&#8217;affermazione di qualit\u00e0, pur avendo nella pratica avuto luogo, non ha portato ancora risultati significativi.<br \/>\nSocialmente la considerazione della nostra professione oscilla tra il bidello e la colf.<br \/>\nAlla lunga la frustrazione logora; che fare? Come sentirsi un po&#8217; riconosciuti?<br \/>\nUn meccanismo senz&#8217;altro molto diffuso \u00e8 quello di mutare atteggiamenti e modalit\u00e0 dalle immagini stereotipate di altre professioni &#8211; sempre interne all&#8217;ambito dei servizi &#8211; di riversarle all&#8217;interno del nostro lavoro per trarne elementi di stima.<br \/>\nL&#8217;attenzione esasperata al piano sanitario &#8211; farmacologico ci permette di rosicchiare un po&#8217; di prestigio dei medici o anche solo dei paramedici (ci si accontenta); la precisione nella documentazione ci lascia una porzione dello zelo degli amministrativi (non che essere precisi non serva ovviamente); lo scrupolo nel seguire i dogmi dell&#8217;approccio curricolare ci fa sentire un po&#8217; insegnanti; lo stilare relazioni di fine anno con una certa densit\u00e0 culturale ci avvicina al mondo intellettuale universitario (cos\u00ec come forse, lo scrivere un libro) ed il rifugiarsi in modo a volte rigido nelle caselline della programmazione settimanale non fa che testimoniare il carattere vagamente psicotico della nostra professione e la nostra insicurezza.<\/p>\n<p><strong>La relazione quotidiana<br \/>\n<\/strong>A volte per\u00f2 la relazione quotidiana riesce ad evadere da questa prigione e ci permette di intravedere qualcosa di nuovo.<br \/>\nIl termine &#8220;produttivit\u00e0 sociale&#8221; ne \u00e8 un esempio: c&#8217;\u00e8 qualcosa di originale, nella relazione con le persone handicappate, che non \u00e8 la malacopia della relazione con i normali.<br \/>\nVi sono elementi in essa da cui \u00e8 difficile prescindere: l&#8217;ascolto, l&#8217;adeguamento di tempi diversi, il paradosso, lo humour. In una parola forte &#8220;decentramento&#8221; nella comunicazione. Si tratta di un contributo peculiare, di una ricchezza per tutti che va sfruttata.<br \/>\nNon ci si potr\u00e0, tuttavia, attendere una comunicazione semplice con il mondo esterno: la disponibilit\u00e0 a decentrarsi nella comunicazione \u00e8 abbastanza rara; ognuno preferisce restare sui propri equilibri, dentro i propri sistemi, alle proprie autoimmagini.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 la minaccia latente della destabilizzazione.<br \/>\nAccettando di fare dello spazio relazionale il proprio ambito di lavoro si \u00e8 costretti ad accettare, almeno a medio termine, uno scarso riconoscimento professionale: ma socializzando il pi\u00f9 possibile questo spazio (ad esempio attraverso attivit\u00e0 di animazione sociale, di drammatizzazione, che altri sperimentano e fruiscono, pur non essendo addetti ai lavori) \u00e8 possibile che l&#8217;utilit\u00e0 sociale dell&#8217;handicap venga sfruttata da un maggior numero di persone e quindi che sia pi\u00f9 capita ed apprezzata.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;affettivit\u00e0<br \/>\n<\/strong>La nostra professione, come altre che si occupano della dimensione relazionale, include una rilevante dose di coinvolgimento emotivo ed affettivo; attraverso questa dimensione viene anche riassorbita una parte dello stress che pu\u00f2 derivare dalle difficolt\u00e0 di &#8220;adeguamento&#8221; alle persone handicappate.<br \/>\nAnche dall&#8217;affettivit\u00e0 nel passato ci si \u00e8 difesi perch\u00e9 essa rappresentava il terreno elettivo su cui le associazioni cattoliche di volontariato collocavano il rapporto con le persone handicappate; gli educatori hanno tentato di dimostrare non tanto e non solo che l&#8217;amore non basta, ma che pu\u00f2 essere dannoso inventarsi degli amori verso gli handicappati per scopi di &#8220;santificazione personale&#8221; pericoloso per loro, usati per l&#8217;ennesima volta, pericoloso per la comunicazione, necessariamente periferica.<br \/>\nSe nonch\u00e9, vivendo insieme a questa gente, ci si \u00e8 accorti che ci\u00f2 che si spingeva fuori dalla porta rientrava dalla finestra. Ovvero che la dimensione affettiva, anche se non per tutte le relazioni e non in modo sempre uguale \u00e8 una componente rilevante del rapporto educativo.<br \/>\nEducazione significa implicazione.<br \/>\nQuindi anche amore e odio, rabbia, noia, entusiasmo, serenit\u00e0, ansia.<br \/>\nPotrebbe essere il momento di riprendere in esame questa dimensione non come &#8220;deus ex machina&#8221; della relazione con l&#8217;handicappato, ma come aspetto della nostra professione.<br \/>\nInoltre si \u00e8 costretti ad ammettere che \u00e8 sul terreno dell&#8217;affettivit\u00e0, e degli equilibri emotivi che tanto si \u00e8 riuscito a costruire in termini di apprendimenti, di potenzialit\u00e0 residue, di convivenza quotidiana, di recupero di gusti e modalit\u00e0 personali.<br \/>\nProbabilmente anche la dimensione affettiva avrebbe diritto ad avere una sua dignit\u00e0 professionale, un suo riconoscimento e quindi un suo spazio di approfondimento anche teorico.<br \/>\nCi si \u00e8 accorti nella vita quotidiana, dell&#8217;importanza di questa dimensione per arrivare a creare uno &#8220;stile&#8221; di lavoro che sia sufficientemente sereno e divertente: e questo si riesce a realizzare solo se vi sono buone relazioni fra tutti, anche soprattutto tra gli educatori.<br \/>\nCi\u00f2 significa che il coinvolgimento emotivo gioca un ruolo decisivo anche a questo livello. Probabilmente in passato si \u00e8 rischiato di rendere schizofrenica la relazione educativa, forse per esigenze di difesa personale, considerando professionale solo ci\u00f2 che era attivit\u00e0, meglio ancora se di impronta &#8220;scolastica&#8221;, e facoltativo o quanto meno lasciato alla libert\u00e0 del singolo, tutto ci\u00f2 che atteneva all&#8217;ambito affettivo &#8211; relazionale.<br \/>\nForse non \u00e8 pi\u00f9 il caso di mantenere questa separazione: bisogna accettare il coinvolgimento affettivo come un aspetto costituito della nostra professione sul quale occorre lavorare meglio e soprattutto senza paura.<br \/>\nChiamiamo di nuovo in causa, a titolo di conclusione, il grande Gregory Bateson per rimarcare brevemente che la prospettiva in cui ci muoviamo ora \u00e8 quella della coevoluzione, del legame anche affettivo in una storia comune, unica speranza di comunicazione con un sistema &#8220;altro&#8221;.<br \/>\nNon una pedagogia &#8220;del controllo&#8221;, quindi, che decide cosa \u00e8 buono per l&#8217;altro, programma gli obbiettivi e puntualmente li verifica, ma una pedagogia &#8220;che accompagna&#8221;, che propone contesti di relazione, strutture di connessione all&#8217;interno delle quali tutti possano &#8220;abitare&#8221; confortevolmente, una pedagogia in cui l&#8217;educando entra a far parte della storia dell&#8217;educatore e viceversa.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Andare con&#8230;&#8221;<br \/>\n<\/strong>Nel nostro vocabolario privato &#8211; chi non ne ha uno! &#8211; il termine educare non ha pi\u00f9 quell&#8217;accezione vanamente comportamentistica che potrebbe suggerirci l&#8217;etimo latino, quella cio\u00e8 di &#8220;condurre a&#8221;: preferiamo intenderlo, ferma restando l&#8217;asimmetria del rapporto educativo, come un &#8220;andare con&#8221;.<br \/>\nTutto ci\u00f2 implica, evidentemente, una diversa antitetica, visione dell&#8217;educando, che da oggetto diviene soggetto dell&#8217;educazione; ed ovviamente una diversa, opposta, visione dell&#8217;educatore: non colui che d\u00e0 risposte, ma colui che fa domande; non colui che conduce, ma colui che accompagna; non colui che valuta, ma colui che interpreta; non colui che si pone l&#8217;obbiettivo di cambiare l&#8217;altro, ma colui che accetta, come parte integrante della sua professione, di cambiare se stesso.<br \/>\n&#8220;&#8230; educare vuol dire condurre, dunque guidare verso uno scopo. Condurre e in nessun luogo si escludono reciprocamente.&#8221;<\/p>\n<p>Ma la nostra prospettiva \u00e8 un&#8217;altra.<br \/>\n&#8220;La domanda \u00e8 l&#8217;unica alternativa al dogma cio\u00e8: alla sicurezza imposta con la rinuncia al soggetto.<br \/>\nUna domanda senza fine non solo sul come, secondo quanto avviene nella cultura tecnologica ma anche e soprattutto sulla meta.<br \/>\nLa domanda appartiene a un soggetto che deve cercare di rendere esplicite le condizioni del suo ascolto, in un certo luogo e in un certo tempo, dell&#8217;interiorit\u00e0 e delle icone che l&#8217;universo delle cose e degli uomini ci invia.<br \/>\nE&#8217; allora importante che sia domanda di un soggetto che spera, che sa che il suo cammino \u00e8 infinito e non porta in luoghi definiti: domanda di un soggetto che sa che l&#8217;importante \u00e8 andare e che l&#8217;andare \u00e8 l&#8217;unico modo di essere.<br \/>\nFermarsi \u00e8 rinunciare all&#8217;esodo, sperare \u00e8 un modo di stare dentro la cultura e la scienza&#8221;<\/p>\n<p>Sperare \u00e8 essere intenzionati oltre la prossimit\u00e0.<br \/>\nE ancora:<br \/>\n&#8220;I messaggi cessano di essere tali quando nessuno li pu\u00f2 leggere. Senza la stele di Rosetta non sapremo nulla di quanto era scritto nei geroglifici egiziani: essi sarebbero solo eleganti decorazioni sui papiri o sulla pietra.<br \/>\nPer avere significato &#8211; fin anche per essere riconosciuta come struttura &#8211; ogni regolarit\u00e0 deve incontrarsi con regolarit\u00e0, o forse abilit\u00e0 complementari e tali abilit\u00e0 sono evanescenti quanto le strutture stesse.<br \/>\nAnch&#8217;esse sono scritte sulla sabbia o sull&#8217;acqua.<br \/>\nLa genesi dell&#8217;abilit\u00e0 di reagire al messaggio costituisce il rovescio, l&#8217;altra faccia del processo evolutivo. E&#8217; la coevoluzione.<br \/>\nSi tratta indubbiamente di tutt&#8217;altra scommessa.<br \/>\nTutt&#8217;altra \u00e8 del resto, la posta in gioco.&#8221;<\/p>\n<p>(Tratto da &#8220;La relazione educativa&#8221; di Massimo Manferdini e Mirella Chitti. dipartimento di scienze della comunicazione dell&#8217;universit\u00e0 di Bologna)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Accettando di fare dello spazio relazionale nel proprio ambito di lavoro si \u00e8 costretti ad accettare uno scarsoriconoscimento professionale; ma socializzando il pi\u00f9 possibile questo spazio \u00e8 possibile che l&#8217;utilit\u00e0 sociale dell&#8217;handicap venga sfruttata da un maggior numero di persone e quindi sia pi\u00f9 capita e apprezzata&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,4018],"edizioni":[103],"autori":[2849],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3622],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/809"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=809"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/809\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6629,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/809\/revisions\/6629"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=809"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=809"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=809"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=809"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=809"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=809"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=809"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=809"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=809"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}