{"id":821,"date":"2009-11-04T17:07:48","date_gmt":"2009-11-04T17:07:48","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=821"},"modified":"2026-02-18T12:38:15","modified_gmt":"2026-02-18T11:38:15","slug":"la-diversit-necessaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=821","title":{"rendered":"8. La diversit\u00e0 necessaria"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea\u00a0 Canevaro<\/p>\n<p>Non \u00e8 sensato che io consideri significativo unicamente ci\u00f2 che \u00e8 tale per me. \u00c8 bene che io apprenda anche ci\u00f2 che \u00e8 significativo per gli altri&#8230; Con la tecnologia moderna l&#8217;uomo ha un eccesso di potere&#8230;e non pu\u00f2 pi\u00f9 pensare in termini narcisistici&#8230;ha bisogno delle diversit\u00e0, di rapportarsi ad una realt\u00e0 plurale&#8221;.<!--break--><\/p>\n<p><strong>Riconoscere la realt\u00e0, che \u00e8 fatta di diversit\u00e0.<br \/>\n<\/strong>Traduco un testo di Albert Jacquard, e lo propongo come elogio della differenza; differenza che \u00e8 inserita nella nostra realt\u00e0 profonda e quotidiana. E&#8217; una realt\u00e0 talmente presente in noi, da rischiare di non essere avvertita come un elemento fondamentale della nostra vita.<br \/>\nAlbert Jacquard scrive: &#8220;Quello che ho in comune con tutti gli altri \u00e8 la possibilit\u00e0, a partire da ci\u00f2 che ho ricevuto, di partecipare alla mia propria creazione.Per\u00f2 bisogna che mi si lasci la possibilit\u00e0.<br \/>\nGrazie, genitori, per l&#8217;ovulo e lo spermatozoide che contenevano tutte le indicazioni per costituire la sostanza che mi hanno formato.<br \/>\nGrazie, famiglia, per il cibo, il calore, l&#8217;affetto che mi hanno permesso di crescere e di strutturarmi.<br \/>\nGrazie a chi mi ha trasmesso con l&#8217;insegnamento le conoscenze lentamente accumulate dall&#8217;umanit\u00e0 da quando interroga l&#8217;universo.<br \/>\nGrazie a chi mi ha amato, per l&#8217;amore insostituibile.<br \/>\nMa sono io che devo completare l&#8217;opera, tocca me posare il trave portante.<br \/>\nDimenticate quello che avreste voluto che io fossi. Non devo realizzare il sogno che avete fatto per me; sarebbe tradire la mia natura umana. Perch\u00e9 io sia veramente umano, mi dovete un ultimo regalo: la libert\u00e0 di divenire quello che ho scelto di essere&#8221;<em><br \/>\n<\/em>(A. Jacquard, Moi et les autres: initiation \u00e0 la g\u00e9netique, Senil, Paris, 1983 p. 139)<\/p>\n<p>Questo testo \u00e8 semplice e profondo nello stesso tempo. Ma non pu\u00f2 evitare la problematicit\u00e0 che inevitabilmente accompagna il tema.<br \/>\nLa diversit\u00e0 \u00e8 un intreccio di &#8220;dati&#8221; e di possibilit\u00e0. I &#8220;dati&#8221; possono a loro volta essere combinati fra loro in molti modi. Ed \u00e8 proprio il campo delle possibilit\u00e0 che \u00e8 inevitabilmente problematico e irto di rischi.<br \/>\nTutto \u00e8 possibile? Evidentemente no ma \u00e8 proprio evidente? A volte non sembra che lo sia, e certi comportamenti individuali e collettivi smentiscono che sia &#8220;evidente&#8221; ammettere e riconoscere i limiti alle proprie possibilit\u00e0.<br \/>\nDa un altro versante, possiamo domandarci se proprio tutti hanno la possibilit\u00e0 di divenire quello che scelgono di essere.<br \/>\nCi sono condizioni che impediscono le scelte.<br \/>\nE vi sono tante ragioni per temere che altrettante scelte siano falsate da condizionamenti tali da indurre a rinunciare ad ogni scelta originale per seguire l&#8217;indotto del consumismo.<br \/>\nEducare alla diversit\u00e0 \u00e8 un compito difficile. Non bastano le dichiarazioni e l&#8217;espressioni di sentimenti e di emozioni. \u00c8 un&#8217;educazione ecologica.Ma anche questa parola ha subito il logorio della moda, essendo interpretata in stravaganza massimalista e minimalista.<\/p>\n<p><strong>Come rendere un&#8217;apprendimento significativo.<br \/>\n<\/strong>Apprendimento non \u00e8 necessariamente una parola che porta a scuola. E&#8217; vero che a scuola si dovrebbe realizzare un progetto di apprendimento. Ma l&#8217;apprendimento dovrebbe accompagnare tutta la vita. Il passare degli anni vuole che un individuo impari, apprenda a usare diversamente la propria energia. L&#8217;alimentazione nelle diverse et\u00e0 e nelle diverse situazioni, esige apprendimento. Nuove tecnologie nei trasporti, nelle comunicazioni; comportano apprendimento.<br \/>\nChiarito che parli di apprendimento in un senso ampio e non necessariamente scolastico &#8211; caso mai: anche scolastico -, mi domando come un apprendimento significativo sia possibile; e quindi come rendere significativo un apprendimento.<br \/>\nVi \u00e8 la tendenza a privilegiare una dimensione della significativit\u00e0 enfatizzando la soggettivit\u00e0, o l&#8217;oggettivit\u00e0. Apprendere unicamente ci\u00f2 che \u00e8 significativo per me. Oppure apprendere solo ci\u00f2 che \u00e8 significativo in s\u00e9.<br \/>\nQueste due dimensioni sono in antitesi fra loro, e infatti sembrano alternarsi come certe figurine di legno legate fra loro da un meccanismo per cui l&#8217;avanzata di una \u00e8 collegata all&#8217;arretramento dell&#8217;altra. L&#8217;esaltazione delle soggettivit\u00e0 \u00e8 anche sottolineatura della motivazione individuale come fondamentale ragione dell&#8217;apprendimento. In questa interpretazione, chi insegna si rapporta esclusivamente alla dimensione del singolo che apprende. Al di l\u00e0 delle intenzioni, buone, vi \u00e8 una riduzione nell&#8217;orizzonte alla relazione duale, con rischi di psicologismo nell&#8217;insegnamento &#8211; apprendimento, ma con rischi maggiori circa la riduzione narcisistica della realt\u00e0 e della sua esplorazione. Se interrogo l&#8217;universo unicamente per ci\u00f2 che io stesso ritengo significativo, implicitamente escludo ogni ragione che possa giungere da altri soggetti.<br \/>\nDa questa prospettiva esclusivamente soggettiva pu\u00f2 scaturire una posizione che considero paradossale e contraddittoria. L&#8217;apprendimento sarebbe significativo in termini individuali; nello stesso tempo ogni individuo, come diversit\u00e0 singola, rappresenterebbe una garanzia di comunicazione, grazie al noto assioma secondo cui comunichiamo in virt\u00f9 delle differenze, e non vi sarebbe comunicazione possibile se non vi fossero le differenze. Questo \u00e8 un&#8217;assioma, e cio\u00e8 un&#8217;affermazione che \u00e8 talmente vera da non necessitare di prove dimostrative. Ma l&#8217;assunzione delle comunicazioni come elemento che valorizza le differenze non mi convince, perch\u00e9 non dice, non pu\u00f2 dire nulla sulla qualit\u00e0 e quindi sui contenuti della comunicazione. Che il mezzo comunicativo sia messaggio \u00e8 un altro assioma, questa volta d&#8217;autore (Mc Luhan): va interpretata come rischio riduttivo. Se il messaggio si riduce al mezzo (e non: \u00e8 anche il mezzo), la comunicazione pu\u00f2 diventare una scatola vuota.<br \/>\nAllora \u00e8 bene domandarsi se la grande celebrazione della comunicazione possa l\u00ec per s\u00e9 bastare a rendere significativo ogni evento comunicativo. E&#8217;una domanda falsamente ingenua. Con molta pi\u00f9 furbizia tautologica, le tecniche ed i tecnici della comunicazione si adoperano perch\u00e9 un evento comunicativo sia certamente significativo proprio perch\u00e9 \u00e8 tale, cio\u00e8 \u00e8 fabbricato come tale.<br \/>\nLa coppia &#8211; costituita dall&#8217;assoluta soggettivit\u00e0 significativa e dall&#8217;assoluta possibilit\u00e0 comunicativa garantita dalla pluralit\u00e0 differenziata dai soggetti &#8211; produce un danno ecologico di proporzioni considerevoli. Anche l&#8217;assoluta oggettivit\u00e0 della significativit\u00e0 (o della significanza, se si preferisce) \u00e8 dannosa. Posso essere pi\u00f9 che convinto del significato oggettivo dell&#8217;apprendere a mangiare. Ma questo non basta a far superare una condizione di anoressia attraverso l&#8217;alimentazione forzata. Questo pu\u00f2 costituire una risorsa per superare una drammatica fase di emergenza.<br \/>\nMa non \u00e8 la modalit\u00e0 che in s\u00e9 favorisce l&#8217;apprendimento dell&#8217;alimentazione.<br \/>\nTuttavia vi \u00e8 qualcosa di utile sia nella significativit\u00e0 soggettiva che in quella oggettiva. Ciascuna deve scrollarsi di dosso la pretesa di rappresentare un valore assoluto ed autosufficiente.<br \/>\nNon \u00e8 sensato che io consideri significativo unicamente ci\u00f2 che \u00e8 tale per me. \u00c8 bene che io apprenda anche ci\u00f2 che \u00e8 significativo per altri. In questa prospettiva possono essere ricordati educatori ed educatrici. Cito solo Lorenzo Milani, che non ha mai considerato con troppa benevolenza gli atteggiamenti preoccupati eccessivamente dello stato emotivo di chi apprende e non del progetto. Progettare vuol dire prendere in seria considerazione ci\u00f2 che \u00e8 significativo per gli altri. Don Milani ha impegnato le sue energie di educatore sulle parole. E sulle parole, e non solo, lavor\u00f2 Frainet.<br \/>\nAnche Paulo Freire che potrebbe essere considerato come l&#8217;educatore che indica con maggiore forza la necessit\u00e0 di superare la significativit\u00e0 soggettiva senza dimenticarla a favore di quella oggettiva. Paulo Freire \u00e8 morto a San Paulo il 2 maggio 1997, all&#8217;et\u00e0 di 76 anni. I giornali italiani hanno taciuto questo lutto. E i giornali italiani sono molto occupati dalle notizie e dai molti commenti sul come si comunica; pochissimo su cosa si comunica. E&#8217; quindi una conseguenza logica che una tale informazione, che per di pi\u00f9 riguardava una tale personalit\u00e0 scientifica e culturale, non apparisse. Il narcisismo di cui \u00e8 imbevuta gravemente la stampa e la televisione italiana riflette &#8211; purtroppo &#8211; un&#8217;analoga condizione di una societ\u00e0.<br \/>\nPer questo, l&#8217;educazione alla diversit\u00e0 &#8211; in una prospettiva ecologica &#8211; \u00e8 tanto necessaria quanto difficile ed impegnativa.<br \/>\nE per questo \u00e8 necessario cercare di individuare le ragioni profonde della diversit\u00e0 e della sua importanza per il futuro del mondo.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 il mondo ha bisogno di diversit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Hans Jones &#8211; il filosofo tedesco de Il principio responsabilit\u00e0 &#8211; ha affrontato il tema del rapporto fra etica e tecnologia moderna. La tecnologia attuale ha effetti a lungo termine, e nello stesso tempo esige da parte del soggetto umano poca energia, poca fatica fisica ed anche cerebrale. L&#8217;effetto a lungo termine pu\u00f2 produrre un processo dal bene immediato al male risultante dall&#8217;accumulo, del &#8220;troppo&#8221;.<br \/>\nUn&#8217;altra caratteristica della tecnologia moderna, secondo Jones, \u00e8 l&#8217;inevitabilit\u00e0 dell&#8217;applicazione. E questo perch\u00e9 una societ\u00e0 come la nostra &#8220;ha basato l&#8217;intera organizzazione della sua vita, sia nel lavoro che nel tempo libero, sulla continua attualizzazione del suo potenziale tecnologico coordinandone le singole parti&#8221; (H. Jones, Tecnica, medicina ed etica. Prassi del principio responsabilit\u00e0, Einaudi, Torino, 1997, p. 29; ediz. originale 1985). Questa impostazione trasforma le possibilit\u00e0, e quindi le differenze, in coazione, in obbligo indotto a comportamenti previsti. Jonas considera questi comportamenti indotti assimilati a ci\u00f2 che davvero \u00e8 necessario, come lo \u00e8 il respirare: non \u00e8 una possibilit\u00e0 tra le altre. Allo stesso modo pu\u00f2 venir percepito l&#8217;adeguamento tecnologico.<br \/>\nOltre alle proporzioni globali nello spazio e nel tempo, che l&#8217;etica deve assumere in relazione alla tecnologia moderna, secondo Jones \u00e8 necessario ripensare e superare l&#8217;antropocentrismo. E questo \u00e8, per la presente riflessione, un punto fondamentale.<br \/>\n&#8220;&#8230; se lo si intende in modo corretto, l&#8217;includere nel bene dell&#8217;uomo l&#8217;esistenza della verit\u00e0 in quanto tale, e di conseguenza il far rientrare fra i doveri dell&#8217;uomo la sua conservazione, va al di l\u00e0 di qualsiasi punto di vista antropocentrico e orientato all&#8217;utile. Questa visione ampliata collega il bene dell&#8217;uomo al problema della vita nel suo complesso, anzich\u00e9 contrapporlo a essa in modo ostile, e concede alla vita extraumana il suo proprio diritto&#8221; (idem, p. 32).<br \/>\nAccosto alle parole di Hans Jones questa riflessione, che dovrebbe essere approfondita: in Europa, all&#8217;inizio della diffusione della tecnologia applicata alla produzione e al lavoro come alla vita quotidiana, vi fu un interesse culturale e scientifico per le diversit\u00e0 e le variet\u00e0 umane. E&#8217; l&#8217;interesse per le altre culture. Ed \u00e8 l&#8217;interesse per chi ha una condizione ed esigenze particolari &#8211; quelli che oggi chiamiamo handicappati -.<br \/>\nLe parole di Jones contengono le ragioni, da approfondire continuamente, che sostengono la necessit\u00e0 delle diversit\u00e0. Schematicamente possiamo dire che in epoche pretecnologiche, tale variet\u00e0 era assicurata dai processi naturali spontanei. Con la tecnologia moderna, il soggetto umano ha un eccesso di potere; e questo dovrebbe imporgli il dovere di una responsabilit\u00e0 cosmica. Pensare in termini che ho definito narcisistici, badando a un utile individuale, \u00e8 oggi estremamente pericoloso. Abbiamo bisogno delle diversit\u00e0, e abbiamo bisogno di apprendere a rapportarci ad una realt\u00e0 plurale, diversificata. E questo \u00e8 di una importanza vitale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 sensato che io consideri significativo unicamente ci\u00f2 che \u00e8 tale per me. 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