{"id":847,"date":"2010-03-26T11:24:33","date_gmt":"2010-03-26T11:24:33","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=847"},"modified":"2010-03-26T11:24:33","modified_gmt":"2010-03-26T11:24:33","slug":"andiamo-al-cinema-con-i-mutanti---il-messaggero-di-sant-antonio-febbraio-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=847","title":{"rendered":"Andiamo al cinema con i mutanti &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, febbraio 2008"},"content":{"rendered":"<p>Il discorso sulla disabilit&agrave; soffre spesso di fraintendimenti grossolani. Il primo &egrave; pensare la persona diversamente abile come bisognosa di aiuto e assistenza, dimenticando di riconoscerla come soggetto con diritti e doveri, capace di azione, pensieri, relazioni. Affermo da sempre quanto sia necessario passare da una visione statica della persona disabile, come &laquo;oggetto di cura&raquo;, a una dinamica, che consideri la persona come &laquo;soggetto di cultura&raquo;.<\/p>\n<p>Questo fraintendimento &ndash; vera banalizzazione dell&rsquo;individuo &ndash; si rinnova ogni volta che si pensa a come &egrave; affrontato il tema ampio della disabilit&agrave;: convegni grigi per specialisti, riviste di settore, libri di stampo scientifico, didattico o sociale. Eppure non immaginate quanti film, canzoni, libri e favole affrontino l&rsquo;argomento con prospettive talmente inaspettate, che spesso non cogliamo nemmeno i riferimenti alla disabilit&agrave; che contengono. Tali produzioni artistiche apportano idee e visioni interessanti, soprattutto se l&rsquo;elemento estetico non si trasforma in pratica estetizzante, cio&egrave; quando si rinuncia a mitizzare e a sclerotizzare la figura del disabile, parlandone in maniera indiretta, inserendolo in un contesto non prevedibile, o presentandolo &laquo;sotto mentite spoglie&raquo;. Un esempio positivo &egrave; La Cosa di John Carpenter, che ben descrive l&rsquo;imbarazzo di fronte al non conosciuto, che ci si rifiuta di capire.<\/p>\n<p>\nDi solito faccio proprio fatica a vedere i film di fantascienza. Un giorno, per&ograve;, alcuni amici mi invitarono al cinema per X-Men 3 &ndash; Conflitto finale. Accettai, senza conoscere i due episodi precedenti, soprattutto per la birra che avremmo bevuto insieme dopo la proiezione: ma a posteriori posso dire che ne valse davvero la pena! Eppure in che modo questo film si inserisce nel filone di quelli che affrontano l&rsquo;argomento della diversit&agrave; e del rapporto che l&rsquo;uomo sa instaurare con essa? Credo che il regista non avesse la minima intenzione di esprimersi in proposito: ricordate la trama del film? Il governo Usa, temendo di perdere potere, elabora una cura capace di annientare per sempre il gene mutante, quello appunto che d&agrave; vita e forma diversa ai vari Wolverine, Tempesta, Magneto, eccetera. Sottesa a questa azione c&rsquo;&egrave; un&rsquo;idea della diversit&agrave; come di una malattia da debellare: la visione diffusa e condivisa di &laquo;normalit&agrave;&raquo; porta molti mutanti a chiedersi se non sia il caso di accettare questa cura, incerti se considerare la propria diversit&agrave; un difetto da estinguere o, al contrario, una risorsa da conservare, approfondire e ampliare, in un mondo in cui vivere la propria diversit&agrave; comporta comunque rischi, ostacoli e mille difficolt&agrave;.<\/p>\n<p>\nCredo che partendo da questo film si possano toccare temi fondamentali, come l&rsquo;idea erronea che la diversit&agrave; e la disabilit&agrave; debbano per forza essere affrontate come patologie, creando con esse un rapporto solo di tipo assistenziale e curativo. &Egrave; un atteggiamento giusto, ma solo in prima istanza, perch&eacute; poi a esso deve subito far seguito una relazione pi&ugrave; articolata, alla pari.<\/p>\n<p>Un altro nodo centrale &egrave; il tema dell&rsquo;identit&agrave;: se una persona sente di doversi adeguare a un modello diffuso, avvertendo nell&rsquo;ambiente che lo circonda una richiesta, anche tacita, di normalit&agrave;, questo non pu&ograve; che portare alla rinuncia di ci&ograve; che si &egrave; realmente. Il film, per l&rsquo;appunto, &egrave; in grado di parlarci di ci&ograve; che percepiamo come normale, di come questa percezione tende a fagocitare identit&agrave; e rappresentazioni di s&eacute; differenti, inducendo gli stessi &laquo;portatori&raquo; di diversit&agrave; a considerarsi come un&rsquo;anomalia da correggere. Un argomento, in questo periodo, di stringente attualit&agrave;.<\/p>\n<p>Morale della favola? A volte, per ragionare su argomenti complessi e contradditori, &egrave; sufficiente andare al cinema! E voi, che genere di film prediligete? Cliccate su claudio@accaparlante.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il discorso sulla disabilit&agrave; soffre spesso di fraintendimenti grossolani. Il primo &egrave; pensare la persona diversamente abile come bisognosa di aiuto e assistenza, dimenticando di riconoscerla come soggetto con diritti e doveri, capace di azione, pensieri, relazioni. 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