{"id":851,"date":"2010-03-26T11:49:59","date_gmt":"2010-03-26T11:49:59","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=851"},"modified":"2010-03-26T11:49:59","modified_gmt":"2010-03-26T11:49:59","slug":"storie-di-calamai-e-di-altre-creature-straordinarie---il-messaggero-di-sant-antonio-giugno-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=851","title":{"rendered":"Storie di Calamai e di altre creature straordinarie &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, giugno 2008"},"content":{"rendered":"<p>Nella relazione con persone disabili la reazione pi&ugrave; immediata &egrave; un senso di disorientamento. Una reazione ben presto superata per&ograve;: l&rsquo;essere umano, infatti, facilmente si abitua a contesti differenti, per renderli pi&ugrave; accettabili e gestibili. Questa capacit&agrave; ci consente di vivere agevolmente nel mondo. Ma &egrave; sufficiente affinch&eacute; noi riusciamo a vivere anche con il mondo? Perch&eacute; ci&ograve; possa accadere non possiamo prescindere da un coinvolgimento diretto in quello che viviamo. Solo cos&igrave; potr&agrave; avvenire quel reciproco mutamento &ndash; nostro e di ci&ograve; che sta fuori di noi &ndash; che indica un&rsquo;azione da parte nostra sul mondo e del mondo su di noi. Questo vuol dire stabilire una relazione con le cose, essere aperti alla novit&agrave;, anche di noi stessi. Ho sempre pensato che se non si mantiene un&rsquo;apertura al mondo non si pu&ograve; diventare esperti: delle cose, ma anche delle persone. Superare il disorientamento, allora, non &egrave; sufficiente. Diciamo cos&igrave;: senza andare oltre non possiamo tentare neppure di avere una coscienza pi&ugrave; piena. Ne avremo solo una falsata, mancante, come se la nostra capacit&agrave; di vedere fosse limitata, se potessimo guardare ma senza poter alzare lo sguardo, abbassarlo o voltarci indietro.<\/p>\n<p>Mi colpisce la testimonianza di Anna Pazzaglia, tratta da Storie di calamai e di altre creature straordinarie (Edizioni Erickson): &laquo;Quando nel settembre del 2006 entrai a fare parte del gruppo Calamaio, il sentimento che provai, e che ora riesco a riconoscere e a mettere sulla carta, fu di completo disorientamento. Mi aspettavo di trovare un ambiente di lavoro e nient&rsquo;altro. Invece quello che mi sembrava di poter cogliere, sebbene in maniera confusa, erano delle relazioni che non riuscivo a discriminare e a decodificare&raquo;. Di solito nelle relazioni con il mondo delle diversabilit&agrave; tende a prevalere la dimensione del &laquo;fare&raquo;, piuttosto che quella dello &laquo;stare con&raquo;. Infatti, Anna continua affermando l&rsquo;importanza dello &laquo;stare nella relazione&raquo;: &laquo;Fino ad allora per me quelle tre parole non avevano nessun significato, non le legavo n&eacute; a un&rsquo;esigenza, n&eacute; a un&rsquo;esperienza precedente&raquo;. Personalmente credo che il fulcro della relazione stia nel fare esperienza dell&rsquo;altro, e dell&rsquo;altro come &laquo;diverso&raquo;. Solo cos&igrave; si pu&ograve; mettere in atto una logica dell&rsquo;accoglienza. Infatti, sempre secondo la testimonianza di Anna, &laquo;accoglienza significa che partendo dall&rsquo;osservazione dell&rsquo;altro, e dalla sintonizzazione emotiva, si agisce come casse di risonanza, e si crea uno spazio di comunicazione e ascolto&raquo;. E di azione. Perch&eacute; senza relazionarci risulta difficile la realizzazione delle nostre stesse azioni.<\/p>\n<p>Ma a questo punto vi starete domandando: &laquo;Che cos&rsquo;&egrave; il &ldquo;Gruppo del Calamaio&rdquo;?&raquo;. Da oltre vent&rsquo;anni il Progetto Calamaio promuove nelle scuole di tutta Italia percorsi formativi ed educativi sulla cultura delle abilit&agrave; diverse. Esso &egrave; caratterizzato dalle persone che lo animano, lo vivono, lo pensano, lo realizzano, lo adattano ai diversi contesti, lo condividono con i vari gruppi che lo ospitano. Ogni persona che compone il gruppo diventa protagonista con la sua storia. L&rsquo;intrecciarsi di tutte queste relazioni &ndash; quelle che si instaurano fra gli educatori e i ragazzi, gli insegnanti, i genitori che si conoscono a ogni incontro &ndash; permette di toccare con mano la cultura dell&rsquo;integrazione. Anche questo &egrave; il Calamaio: l&rsquo;incontro e lo scambio con altre parti di umanit&agrave; che talvolta capita di incrociare, condividendone un tratto di strada. Una conoscenza che permette alle persone di avvicinarsi, che &egrave; stimolo al desiderio di modificare e modificarsi continuamente.<\/p>\n<p>Perch&eacute; la conoscenza, per definizione, non &egrave; mai definitiva, ma sempre &laquo;da raggiungere&raquo;, continuamente mobile, sempre davanti a noi.<\/p>\n<p>E qual &egrave; il vostro modo di conoscere?<\/p>\n<p>Scrivetelo a: claudio@accaparlante.it<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella relazione con persone disabili la reazione pi&ugrave; immediata &egrave; un senso di disorientamento. Una reazione ben presto superata per&ograve;: l&rsquo;essere umano, infatti, facilmente si abitua a contesti differenti, per renderli pi&ugrave; accettabili e gestibili. Questa capacit&agrave; ci consente di vivere agevolmente nel mondo. Ma &egrave; sufficiente affinch&eacute; noi riusciamo a vivere anche con il mondo? 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