{"id":857,"date":"2010-03-26T12:06:41","date_gmt":"2010-03-26T12:06:41","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=857"},"modified":"2010-03-26T12:06:41","modified_gmt":"2010-03-26T12:06:41","slug":"scuola-semplificare-esclude---il-messaggero-di-sant-antonio-gennaio-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=857","title":{"rendered":"Scuola: semplificare esclude &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, gennaio 2009"},"content":{"rendered":"<p>Il dibattito sulla riforma scolastica &egrave; ormai da tempo avviato, e sono tante e autorevoli le voci che hanno espresso opinioni a riguardo. Mi &egrave; capitato sotto mano, con qualche giorno di ritardo, un bell&rsquo;articolo di Michele Serra (&laquo;la Repubblica&raquo;, 24 settembre 2008), che affrontava il tema, allargandolo a ogni aspetto della vita culturale, dal punto di vista della &laquo;complessit&agrave;-semplicit&agrave;&raquo;, intese come modi alternativi di avvicinarsi al mondo e tentarne interpretazioni e rielaborazioni.<\/p>\n<p>Il discorso, riferito alla riforma scolastica, in particolare alla reintroduzione del maestro unico, al di l&agrave; di questioni strettamente politico-partitiche, regge benissimo e fa emergere spunti piuttosto interessanti. Serra sostiene che la complessit&agrave; viene ormai vista come un lusso che la societ&agrave;, e quindi la scuola &ndash; che di essa &egrave; parte e spesso specchio &ndash; non pu&ograve; pi&ugrave; permettersi.<br \/>\nL&rsquo;editoriale si articola in modo pi&ugrave; compiuto, ma a me interessa integrare alcune riflessioni del giornalista riguardo all&rsquo;auspicata, da molti, semplicit&agrave; o &laquo;semplificabilit&agrave;&raquo; del mondo.<br \/>\nCi sarebbe tanto da dire, ma mi limiter&ograve; a quegli aspetti a mio parere particolarmente paradossali. Il primo: sarebbe appunto paradossale retrocedere a una visione semplicistica, proprio mentre abbiamo a disposizione tutti gli strumenti, anche tecnici, per allargare i nostri orizzonti. E proprio mentre questo allargamento avviene anche a prescindere dalla nostra volont&agrave;, visto che &egrave; un dato di fatto. Altrettanto paradossale risulterebbe, in secondo luogo, abbracciare un pensiero &laquo;semplice&raquo; proprio quando l&rsquo;eterogeneit&agrave; delle persone, delle loro origini e delle loro culture, diventa un elemento vivo e caratterizzante la nostra societ&agrave;. Terzo paradosso, fare passi indietro nel riconoscimento dell&rsquo;inevitabile e irriducibile variet&agrave; delle cose dopo che per anni in tanti hanno lavorato perch&eacute; questo riconoscimento diventasse un sentire diffuso&hellip; Avete presente i segnali di inversione a &laquo;U&raquo;? Sembra che ci venga chiesto di intraprendere un cammino in senso contrario rispetto a quello percorso da tanto tempo. Non abbiamo fatto in tempo a ricordare i trent&rsquo;anni della legge sull&rsquo;integrazione scolastica. Ricorrono poi i trent&rsquo;anni della legge Basaglia. Si tratta di due momenti importanti, per quanto solo aurorali, di un cammino che si proponeva anche di mostrare la bellezza delle &laquo;cose complicate&raquo; e la necessit&agrave; del complicare per &laquo;umanizzare&raquo;.<br \/>\nQuesto movimento teso al riconoscimento delle differenze, all&rsquo;integrazione delle diversit&agrave;, alla complicazione del concetto-contenitore di &laquo;umano&raquo; non si poteva, non si pu&ograve; rea&shy;lizzare, se alla base c&rsquo;&egrave; un pensiero che semplifica, restringe il campo delle possibilit&agrave;. Semplificare esclude, tendenzialmente. La semplificazione precede e provoca una perdita.<br \/>\nNon solo, allora, come scrive Serra, gli &laquo;strumenti critici (&hellip;) rischiano di diventare insopportabili impicci&raquo;, ma le persone e le situazioni che creano criticit&agrave; (e crescita) rischiano di diventarlo. <br \/>\n&Egrave; molto azzardato mettere la scuola nelle condizioni di non poter affrontare questi nodi nella sua proposta educativa. In questo modo, infatti, viene essa stessa costretta a ridurre l&rsquo;insegnamento a una sorta di acritica trasmissione delle nozioni, impoverendo cos&igrave; lo stesso apprendimento. Un intervento alquanto rischioso proprio perch&eacute; l&rsquo;istituzione scolastica rappresenta, invece, il primo luogo in cui quei nodi dovrebbero essere affrontati e discussi.<\/p>\n<p>Mi farebbe piacere che il mio articolo diventasse per voi uno stimolo: indicatemi tutti i segnali di inversione a &laquo;U&raquo; che avete gi&agrave; incontrato o che, a vostro avviso, si profilano all&rsquo;orizzonte.<\/p>\n<p>Scrivetemi a claudio@accaparlante.it<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito sulla riforma scolastica &egrave; ormai da tempo avviato, e sono tante e autorevoli le voci che hanno espresso opinioni a riguardo. 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