{"id":858,"date":"2010-03-26T12:07:52","date_gmt":"2010-03-26T12:07:52","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=858"},"modified":"2010-03-26T12:07:52","modified_gmt":"2010-03-26T12:07:52","slug":"alzati-e-cammina-per-favore---il-messaggero-di-sant-antonio-febbraio-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=858","title":{"rendered":"Alzati e cammina. Per favore &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, febbraio 2009"},"content":{"rendered":"<p>Chiss&agrave; quante volte in televisione avete visto immagini di Lourdes: carrozzine, stampelle, plaid rigorosamente a scacchi, accompagnatori. Ogni volta che mi capita di vedere qualcosa che ricorda la famosa m&egrave;ta di pellegrinaggio, mi torna in mente il brano del &laquo;paralitico guarito&raquo;, tratto dal Vangelo di Marco (Mc, 2,1-12). Una pagina che rappresenta una vera e propria &laquo;chicca&raquo; di pedagogia sulla disabilit&agrave; e, al tempo stesso, un&rsquo;iniezione di ironia perch&eacute;, spesso, questi due termini &minus; disabilit&agrave; e ironia &minus; vanno insieme anche se in pochi se ne accorgono. Una lezione sempre attuale quella del brano di Marco che, come molti altri passi del Vangelo, &egrave; ancora oggi attuale e condivisibile. A condizione che siamo noi lettori, credenti o meno, a trovare il modo di far vivere quel testo nel nostro mondo, di metterlo in dialogo con esso, di rinnovarlo riconoscendo la sua presenza e la sua vitalit&agrave;.<\/p>\n<p>Ma torniamo al paralitico e alla scena cos&igrave; come l&rsquo;evangelista Marco la descrive. Ci troviamo a Cafarnao, tra una folla di gente silenziosa che si era radunata numerosissima per ascoltare Ges&ugrave; che avrebbe &laquo;annunziato la parola&raquo; dalla casa nella quale era stato ospitato. A un certo punto si avvicinano quattro persone che accompagnano, su un letto, un uomo paralitico e, volendolo portare davanti a Ges&ugrave;, sono costretti, data la calca, a fare un foro nel tetto della casa e a calare il letto dall&rsquo;alto. Immaginiamoci una scena frenetica, dinamica, che cambia di continuo: a quel punto la gente attorno avr&agrave; cominciato a gridare, ad agitarsi, a urlare &laquo;attenzione!&raquo; &laquo;pi&ugrave; in alto!&raquo; &laquo;calate ora!&raquo;. Non appena Ges&ugrave; vede i quattro e, ancor prima, la loro fede, dice al paralitico: &laquo;Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati&raquo;. Ges&ugrave; entra subito in relazione con il paralitico, incurante del suo aspetto e attento a quel che lo accomuna o che, al contrario, lo distingue veramente dagli altri. Ma che tipo di relazione &egrave;? Come sappiamo anche da altri passi, Ges&ugrave; intraprende sempre relazioni da pari a pari, non guarda mai dall&rsquo;alto in basso, n&eacute; con compassione o piet&agrave;, sentimenti lodevoli ma inefficaci, dal respiro corto, che non modificano i rapporti &laquo;di forza&raquo; ma contribuiscono, anzi, a mantenerli. Era un suo tratto distintivo: il tipo di relazione che instaurava cambiava profondamente il contesto dei rapporti. Era gi&agrave; questo un miracolo!<br \/>\nSpesso siamo portati a pensare che, nei confronti della disabilit&agrave;, dobbiamo compiere delle azioni concrete, quali dare da bere, da mangiare, far alzare dal letto. Noi, con le nostre rappresentazioni del mondo, siamo in fondo gli &laquo;scribi che pensavano in cuor loro&raquo; del passo di Marco. Quelli che, senza esprimerlo, si chiedevano: &laquo;Perch&eacute; Ges&ugrave; parla cos&igrave;? Bestemmia! Chi pu&ograve; rimettere i peccati se non Dio solo?&raquo;. La risposta del Nazareno &egrave; fulminante: &laquo;Perch&eacute; pensate cos&igrave; nei vostri cuori? Che cos&rsquo;&egrave; pi&ugrave; facile: dire a un paralitico &ldquo;ti sono rimessi i peccati&rdquo; o &ldquo;alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina&rdquo;? [&hellip;]&raquo;. In altri termini: &laquo;&Egrave; pi&ugrave; facile compiere un&rsquo;azione o cercare di instaurare una relazione?&raquo;. Proprio qui sta il punto: Ges&ugrave;, alla fine, compie il miracolo &laquo;atteso&raquo; dagli scribi, ma lo considera come un&rsquo;azione residuale, marginale rispetto alla remissione del peccato, all&rsquo;instaurazione della relazione (di fede, di fiducia, di stima, di rispetto&hellip;). Ges&ugrave; conosce bene il limite insito in ogni azione: di non essere in grado di cambiare il contesto dato, mentre era proprio quella l&rsquo;intenzione del suo annuncio. Sono solo le relazioni, le reciprocit&agrave; che possono modificarlo. Anche noi, allora, possiamo compiere dei miracoli se interpretiamo il nostro stare al mondo secondo una prospettiva relazionale e con il fine di cambiare il contesto dei rapporti esistenti. Avete gi&agrave; compiuto dei miracoli di relazione? Raccontatemeli, scrivendo a claudio@accaparlante.it<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiss&agrave; quante volte in televisione avete visto immagini di Lourdes: carrozzine, stampelle, plaid rigorosamente a scacchi, accompagnatori. 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