{"id":861,"date":"2010-03-26T12:15:54","date_gmt":"2010-03-26T12:15:54","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=861"},"modified":"2010-03-26T12:15:54","modified_gmt":"2010-03-26T12:15:54","slug":"il-brutto-il-bello-e-il-tipo---il-messaggero-di-sant-antonio-maggio-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=861","title":{"rendered":"Il brutto, il bello e il &#8220;tipo&#8221; &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, maggio 2009"},"content":{"rendered":"<p>C&rsquo;&egrave; una domanda che mi frulla in testa da tanto tempo: &laquo;I disabili sono belli o brutti?&raquo;. Una volta per trovare un risposta per la trasmissione Screensaver &ndash; dedicata ai ragazzi e in onda su Raidue &ndash; ho girato tutta Bologna con una telecamera nascosta. Ero curioso di sapere che cosa pensassero i ragazzi che incontravo di questo interrogativo. <br \/>\nA rifletterci bene la domanda, in fondo, non ha poi cos&igrave; tanto senso. Perch&eacute;, cosa vuol dire, in realt&agrave;, bellezza? E che cosa abbiamo in mente quando pensiamo alla bruttezza? Siete davvero sicuri che le idee a riguardo siano ben definite per tutti? Esistono davvero una bellezza &laquo;vera&raquo; e una &laquo;falsa&raquo;? <br \/>\nRoberto Ghezzo, che lavora con me al Centro documentazione handicap ed &egrave; laureato in filosofia, ha detto pi&ugrave; volte che l&rsquo;uomo tende a considerare bello ci&ograve; che si caratterizza per originalit&agrave; e integrit&agrave;, mentre tende a ritenere brutto, e a classificare come tale, quello che a lui sembra una copia (imperfetta) dell&rsquo;originale. <br \/>\nE se il disabile fosse una &laquo;copia mal riuscita&raquo;? La questione ruoterebbe, allora, attorno al concetto di vero (l&rsquo;originale) e falso (la copia).<br \/>\nMa questa categoria non ci aiuta, e alla fin fine non &egrave; corretta per valutare la disabilit&agrave;. <br \/>\nInfatti &egrave; difficile, anche sforzandosi, percepire come vero qualcosa che abbiamo mentalmente deciso essere falso, perch&eacute; i due giudizi sono incompatibili tra loro, e immodificabili.<br \/>\nProviamo invece a lavorare su un altro orizzonte: possiamo sempre convertire in qualcosa di nostro, educandoci ad accoglierla, la novit&agrave; insolita che in partenza ci &egrave; estranea. <br \/>\nCos&igrave; succede anche con la disabilit&agrave;: pu&ograve; essere affrontata su un piano culturale proprio perch&eacute; non &egrave; una questione di verit&agrave; e falsit&agrave;, intraducibili l&rsquo;una nell&rsquo;altra. <br \/>\nBisogna impegnarsi su un terreno comune che poi, in fondo, altro non &egrave; se non il riconoscere la diversit&agrave; che caratterizza ogni manifestazione della vita e delle cose esistenti. <br \/>\nE, andando ancora pi&ugrave; in l&agrave;, questo lavoro culturale diventa anche il riconoscere che la diversit&agrave; &egrave; necessaria, affinch&eacute; le cose siano vive e possano cos&igrave; esistere. <br \/>\nInfatti, il discorso sulla disabilit&agrave; riguarda ci&ograve; che ci sembra estraneo, ma in realt&agrave; non lo &egrave;. <br \/>\nRiguarda, dunque, un&rsquo;apparente estraneit&agrave; e una reale partecipazione di tutti ad alcune condizioni: i limiti, il possesso di abilit&agrave; diverse, ecc&hellip; Riguarda, cio&egrave;, argomenti su cui pu&ograve; avvenire uno scambio comunicativo. <br \/>\nLa comunicazione, e la cultura pi&ugrave; in generale, e quindi la stessa bellezza, non sono il terreno dello scontro tra certezze, ma piuttosto del confronto e dell&rsquo;intreccio tra diverse possibilit&agrave;. Senza negarle, dovremmo riconoscere la necessit&agrave; e l&rsquo;ir&shy;riducibile presenza delle differenze e delle ambiguit&agrave; come parte del tutto, come preci&shy;si elementi che costituiscono ogni cosa. Non possiamo scegliere tra luce e ombra, razionalit&agrave; e irrazionalit&agrave;, bellezza e bruttezza.<br \/>\nL&rsquo;ordine non nasce dall&rsquo;esclusione e dalla selezione. A meno che non se ne voglia coltivare un&rsquo;idea limitante e riduttiva. <br \/>\nTornando, allora, alle interviste per Screensaver &minus; di cui ho parlato all&rsquo;inizio dell&rsquo;articolo &minus; alla domanda: &laquo;Ma io secondo voi sono bello o brutto?&raquo;, una ragazzina mi ha dato la risposta che mi &egrave; piaciuta di pi&ugrave;: &laquo;Ma, sai, sei un tipo&#8230;&raquo;. <br \/>\nNiente male, no?<br \/>\nE voi cosa ne pensate? I disabili sono belli o brutti? Esiste una bellezza pi&ugrave; vera di un&rsquo;altra?<\/p>\n<p>Argomentate, scrivendo, come sempre, a claudio@accaparlante.it o cercando il mio profilo su Facebook.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&rsquo;&egrave; una domanda che mi frulla in testa da tanto tempo: &laquo;I disabili sono belli o brutti?&raquo;. Una volta per trovare un risposta per la trasmissione Screensaver &ndash; dedicata ai ragazzi e in onda su Raidue &ndash; ho girato tutta Bologna con una telecamera nascosta. 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