{"id":866,"date":"2010-03-26T12:30:46","date_gmt":"2010-03-26T12:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=866"},"modified":"2010-03-26T12:30:46","modified_gmt":"2010-03-26T12:30:46","slug":"dare-fiducia-alla-fiducia---il-messaggero-di-sant-antonio-novembre-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=866","title":{"rendered":"Dare fiducia alla fiducia &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, novembre 2009"},"content":{"rendered":"<p>Vorrei proseguire nella lettura di alcuni passi del Vangelo, alla ricerca di significati non immediati. Siamo al terzo appuntamento, dopo i due articoli dedicati a Giovanni 10,3-5 (settembre 2008) e a Marco, 2,1-12 (febbraio 2009). Qui vorrei soffermarmi su un passo famosissimo, &laquo;la moltiplicazione dei pani e dei pesci&raquo;, nella versione di Giovanni (6,1-15), pi&ugrave; articolata e viva delle altre, perch&eacute; l&rsquo;evangelista riporta un particolare di grande importanza che cambia un po&rsquo; di segno la lettura cui siamo pi&ugrave; abituati. Il rischio infatti &egrave; di considerare questo episodio solo come un ulteriore miracolo, spettacolare e di sicuro effetto scenico data la grandezza della folla riunita (&laquo;erano circa cinquemila uomini&raquo;). Secondo me, invece, non &egrave; questo il punto focale dell&rsquo;episodio, e Ges&ugrave; lo dimostra allontanandosi da l&igrave;, &laquo;sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re&raquo;. Qual &egrave; il particolare decisivo e rivelatore, il centro di questa &laquo;fotografia&raquo;? A mio avviso, la presenza del ragazzo che possiede i &laquo;cinque pani d&rsquo;orzo e due pesci&raquo; poi moltiplicati da Ges&ugrave;.<\/p>\n<p>Proviamo a immaginarci la scena: una folla molto vasta e rumorosa, forse tanto pi&ugrave; rumorosa quanto pi&ugrave; affamata (anche a bocche cucite, sono pur sempre cinquemila pance che borbottano&hellip;). Tra costoro c&rsquo;&egrave; un ragazzo capitato l&igrave; per caso, o per curiosit&agrave;, e che invece viene individuato da Ges&ugrave; e dai discepoli. Immaginate quindi il disagio e l&rsquo;imbarazzo che pu&ograve; aver provato, e magari anche il fastidio perch&eacute;, in fondo, a lui viene chiesto di donare il suo piccolo possesso, che forse serviva per sfamare se stesso e la sua famiglia. Sicuramente all&rsquo;inizio avr&agrave; rifiutato di cedere quel poco cibo; la situazione era particolare, avr&agrave; temuto una fregatura.<\/p>\n<p>Gli si saranno prospettate due alternative: la prima, andarsene; la seconda, restare e fare quanto gli veniva chiesto. Quest&rsquo;ultima possibilit&agrave; richiede un gesto di fiducia, che si concretizza nel passaggio dei pani e dei pesci dalle mani del ragazzo a quelle di Ges&ugrave;: &laquo;Mi rimetto nelle tue mani&raquo;. <br \/>\n&Egrave; solo a partire da qui che pu&ograve; realizzarsi la moltiplicazione: Ges&ugrave; riconosce questa &laquo;abilit&agrave;&raquo; e la valorizza, dando, in un certo senso, fiducia alla fiducia ricevuta, fiducia all&rsquo;&laquo;abilit&agrave;&raquo; di avere fiducia, forse l&rsquo;unica residua nel ragazzo in quella situazione cos&igrave; disorientante.<\/p>\n<p>\nQuesto aspetto del racconto di Giovanni, nascosto tra le pieghe della narrazione, mi ha sempre affascinato: senza una partecipazione delle rispettive abilit&agrave; e un riconoscimento reciproco, senza innescare una catena di fiducia (cos&igrave; simile alla catena del perdono, cui secondo me la dottrina di Ges&ugrave; invitava e invita come unica possibilit&agrave; di salvezza), il miracolo &egrave; non tanto impossibile, quanto meno efficace, svuotato di una parte del suo senso. Ges&ugrave;, in fondo, non fa altro che moltiplicare la portata del gesto del ragazzo. Stessa cosa avviene con la disabilit&agrave;, ed &egrave; un punto che mi sta molto a cuore: se la si affronta secondo una prospettiva di riconoscimento delle abilit&agrave; (diverse, residue, chiamatele come volete), questo approccio favorisce la moltiplicazione e il potenziamento delle abilit&agrave; stesse. Vale a dire: creare un contesto di fiducia e riconoscimento, che porti ad altra fiducia e a un riconoscimento via via maggiore. &Egrave; un meccanismo che ci riguarda come singoli e come membri di una comunit&agrave;, come beneficiari e promotori, e che ha degli effetti nelle singole persone e, da qui, nel tessuto e nelle rappresentazioni sociali. <br \/>\nCi avete mai pensato che, come nel brano di Giovanni, per moltiplicare bisogna prima dividere o, almeno, con-dividere? Sperimentare la con-divisione? E voi, quante divisioni avete compiuto? E in quante moltiplicazioni si sono trasformate? Scrivete a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vorrei proseguire nella lettura di alcuni passi del Vangelo, alla ricerca di significati non immediati. Siamo al terzo appuntamento, dopo i due articoli dedicati a Giovanni 10,3-5 (settembre 2008) e a Marco, 2,1-12 (febbraio 2009). 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