{"id":868,"date":"2010-03-26T12:37:03","date_gmt":"2010-03-26T12:37:03","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=868"},"modified":"2010-03-26T12:37:03","modified_gmt":"2010-03-26T12:37:03","slug":"dare-e-basta-non-basta---il-messaggero-di-sant-antonio-gennaio-2010","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=868","title":{"rendered":"Dare e basta&#8230;non basta &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, gennaio 2010"},"content":{"rendered":"<p>&laquo;Chi ama il padre o la madre pi&ugrave; di me non &egrave; degno di me; chi ama il figlio o la figlia pi&ugrave; di me non &egrave; degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non &egrave; degno di me. Chi avr&agrave; trovato la sua vita, la perder&agrave;: e chi avr&agrave; perduto la sua vita per causa mia, la trover&agrave;. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avr&agrave; la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avr&agrave; la ricompensa del giusto. E chi avr&agrave; dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perch&eacute; &egrave; mio discepolo, in verit&agrave; io vi dico: non perder&agrave; la sua ricompensa&raquo;.<\/p>\n<p>Questi versetti del Vangelo di Matteo (10,37-42) e quelli che immediatamente li precedono sono, come si sa, molto importanti, ma anche difficili da &laquo;gestire e digerire&raquo;. &Egrave; un passo che pu&ograve; spiazzare. Ges&ugrave; invita ad abbandonare la famiglia per seguirlo. Sono parole rivoluzionarie, se le interpretiamo come il tentativo di rompere le forme abituali per proporre un ordine (di cose, di idee, di priorit&agrave;, di rapporti) nuovo. Che, l&rsquo;ho scritto gi&agrave; altre volte, &egrave; a mio avviso l&rsquo;intento principale della predicazione e dei gesti di Ges&ugrave;. <br \/>\nPotremmo soffermarci su ognuna di queste righe e trovarci degli spunti di riflessione davvero vivi, attuali. Pur frequentando questo testo da tanti anni, l&rsquo;ultima volta che l&rsquo;ho ascoltato la mia curiosit&agrave; &egrave; caduta su un aggettivo che potrebbe sembrare banale, ma che a mio avviso non lo &egrave;. Perch&eacute; &egrave; un altro tassello nella definizione di un ordine nuovo, diverso dal precedente. Un piccolo, grande tassello.<\/p>\n<p>Ges&ugrave;, verso la fine del suo discorso, afferma: &laquo;Chi avr&agrave; dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perch&eacute; &egrave; mio discepolo, in verit&agrave; io vi dico: non perder&agrave; la sua ricompensa&raquo;. Perch&eacute; Ges&ugrave; specifica che deve essere un &laquo;bicchiere di acqua fresca&raquo;? A chi ha sete non potrebbe bastare semplicemente dell&rsquo;acqua? Magari calda e offerta senza troppa convinzione? Senza neanche guardare il ricevente negli occhi? L&rsquo;azione dell&rsquo;offerta d&rsquo;acqua non sarebbe comunque realizzata? E chi offre quell&rsquo;acqua non potrebbe soltanto indicare all&rsquo;assetato la direzione del pozzo pi&ugrave; vicino? Evidentemente non sarebbe sufficiente; l&rsquo;azione cos&igrave; concepita non sarebbe risolutiva.<br \/>\n&Egrave; allora sul &laquo;modo di dare&raquo; che dobbiamo porre l&rsquo;attenzione, perch&eacute; &egrave; questo che cambia le cose. &Egrave; un aspetto che, per chi come me lavora &laquo;nel sociale&raquo;, ha un&rsquo;importanza fondamentale, ma che, sono certo, chiama in causa tutti noi nell&rsquo;attualit&agrave; delle nostre relazioni e azioni quotidiane. <br \/>\nDare e basta&hellip; non basta. Secondo me Ges&ugrave; intende dire: la semplice offerta, la carit&agrave; potremmo dire oggi, non &egrave; una soluzione efficace. Limitarsi alla &laquo;pura&raquo; azione non cambia noi e non cambia ci&ograve; che &egrave; fuori di noi. Ges&ugrave; ci propone un&rsquo;azione &laquo;di cura&raquo;, un&rsquo;azione &laquo;di bellezza&raquo;, &laquo;di stile&raquo;. Non di maquillage, non di abbellimento (ipocrisia), non di cortesia, ma di bellezza. L&rsquo;azione del &laquo;dare da bere&raquo; acquista valore grazie a quei due dettagli (il bicchiere e la freschezza dell&rsquo;acqua) che la elevano a qualcosa di pi&ugrave; di un gesto, la trasformano in attenzione a&#8230;, vicinanza con l&rsquo;altro. Non &egrave; solo il ricevente ad aver bisogno di qualcosa di pi&ugrave; di un &laquo;fare nei suoi confronti&raquo;; &egrave; anche colui che offre, se vuole sperare che il suo fare abbia una potenza concreta, a dover connotare il suo gesto in questa direzione.<br \/>\nIl mondo del sociale, ma non solo, ha bisogno di ricevere e dare acqua, certo, ma che sia fresca e servita in un bicchiere.<br \/>\nE voi che bicchiere avete nelle vostre case? Vi ricordate di conservare sempre del&shy;l&rsquo;acqua fresca? Scrivete, come sempre, a: claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&laquo;Chi ama il padre o la madre pi&ugrave; di me non &egrave; degno di me; chi ama il figlio o la figlia pi&ugrave; di me non &egrave; degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non &egrave; degno di me. 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