{"id":870,"date":"2010-03-26T12:41:59","date_gmt":"2010-03-26T12:41:59","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=870"},"modified":"2010-03-26T12:41:59","modified_gmt":"2010-03-26T12:41:59","slug":"una-sfida-per-la-chiesa---il-messaggero-di-sant-antonio-marzo-2010","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=870","title":{"rendered":"Una sfida per la Chiesa &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, marzo 2010"},"content":{"rendered":"<p>Nel numero di luglio\/agosto del 2009 avevamo affrontato un argomento che mi sta molto a cuore, ovvero il rapporto tra Chiesa e disabilit&agrave;. In quell&rsquo;articolo ragionavo sul fatto che, pur essendosi occupata per prima dei disabili e pur avendone riconosciuto presto lo statuto di esseri umani, la Chiesa ha contribuito a creare e rafforzare degli stereotipi, faticando a immaginare la persona disabile come soggetto attivo, credente pieno e restituendo, quindi, anche all&rsquo;esterno tale rappresentazione. Ripercorrendo quell&rsquo;articolo, sottolineavo come fossero caratteristiche di quel tipo di rappresentazione l&rsquo;identificazione tra disabilit&agrave; e malattia, sofferenza, debolezza e assistenza. E, ancora, l&rsquo;idea che un normodotato e una persona disabile &laquo;rispondano&raquo; a progetti divini diversi, per cui la seconda avrebbe una via d&rsquo;accesso preferenziale alla redenzione e sarebbe per natura gi&agrave; pi&ugrave; vicina alla figura di Ges&ugrave; Cristo. Riassumendo, la Chiesa ha avuto difficolt&agrave; a immaginare la persona disabile come credente pieno. <br \/>\nScrivevo gi&agrave; al tempo che le cose sembravano prendere una piega diversa. &Egrave; di qualche mese fa la notizia che l&rsquo;Ufficio nazionale per la pastorale della sanit&agrave; della Cei ha promosso un Osservatorio permanente della disabilit&agrave; e della riabilitazione, che fa capo all&rsquo;Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari). Scopo di questo nuovo osservatorio, come dice don Andrea Manto (direttore dell&rsquo;Ufficio nazionale per la pastorale sanitaria della Cei), &egrave; &laquo;anzitutto quello di &ldquo;contare i disabili&rdquo;, per cogliere la portata di un fenomeno i cui dati non sono del tutto chiari e aggiornati&raquo;. Inoltre, quello di &laquo;incentivare la medicina riabilitativa e le reti di relazioni per accrescere vicinanza e condivisione&raquo;. Don Manto fa anche riferimento alla frammentazione dei dati e degli interventi sulla disabilit&agrave; e alla necessit&agrave;, in questo particolare segmento della medicina, di un approccio culturale nuovo per &laquo;fare sistema&raquo; da parte sia delle strutture ospedaliere e residenziali sia dei responsabili della programmazione e dell&rsquo;erogazione dei servizi di cura sul territorio. &laquo;La disponibilit&agrave; di informazioni corrette e aggiornate sulle persone con disabilit&agrave; &ndash; prosegue il sacerdote &ndash; &egrave; presupposto essenziale per un accompagnamento pastorale adeguato e per una pianificazione di strategie d&rsquo;intervento che favoriscano la loro piena partecipazione allo sviluppo sociale, la tutela dei loro diritti e della loro dignit&agrave; e la promozione di pari opportunit&agrave; di accesso a impiego, istruzione, informazione, beni e servizi&raquo;.<\/p>\n<p>\n&Egrave; proprio quest&rsquo;ultima affermazione di don Andrea quella che, a mio avviso, segnala un cambiamento significativo da parte delle istituzioni ecclesiastiche. Come si pu&ograve; capire, se l&rsquo;attenzione agli aspetti clinici, medici e assistenziali non viene meno, si pone un accento forte anche su aspetti che definirei politico-istituzionali, etici, antropologici e pastorali. Cos&igrave; come si riconosce la centralit&agrave; dell&rsquo;informazione e della cultura quali supporti fondamentali del &laquo;fare&raquo; e, al tempo stesso, quali obiettivi privilegiati dell&rsquo;azione. Alla base di questi sviluppi c&rsquo;&egrave; anche una visione antropologica pi&ugrave; ricca, complessa e meno deterministica della precedente, grazie alla quale sembrano farsi spazio un&rsquo;idea e una rappresentazione pi&ugrave; articolata della persona con disabilit&agrave;. Le premesse sembrano buone, ora bisogner&agrave; seguire gli effettivi passi di questo nuovo strumento di cui la Chiesa ha deciso di dotarsi. E contribuire a indirizzarli, ricordando che la Chiesa si compone di tutte le persone e comunit&agrave; che ne sono parte integrante e decisiva. Anch&rsquo;esse sono chiamate a un cambiamento di paradigma. L&rsquo;augurio &egrave; che si vivano queste aperture importanti della nostra Chiesa con responsabilit&agrave;, ovvero con attenzione e partecipazione attiva. Attendo i vostri suggerimenti a don Manto: claudio@accaparlante.it.<\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel numero di luglio\/agosto del 2009 avevamo affrontato un argomento che mi sta molto a cuore, ovvero il rapporto tra Chiesa e disabilit&agrave;. 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