{"id":878,"date":"2010-03-26T13:10:01","date_gmt":"2010-03-26T13:10:01","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=878"},"modified":"2010-03-26T13:10:01","modified_gmt":"2010-03-26T13:10:01","slug":"boban-il-tassista-di-belgrado-una-questione-culturale---superabile-maggio-2009---1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=878","title":{"rendered":"Boban il tassista di Belgrado&#8230;una questione culturale &#8211; Superabile, maggio 2009 &#8211; 1"},"content":{"rendered":"<p>Nella vita a volte capitano coincidenze allarmanti. L&igrave; per l&igrave; piacevoli, ma poi anche allarmanti.<br \/>\nArrivati all&rsquo;aeroporto di Belgrado per partecipare alla conferenza &quot;De-istituzionalizzazione, inclusione sociale e disabilit&agrave;: i prossimi passi e le esperienze da vari paesi&quot;, promosso dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo (Ministero degli Esteri), siamo stati accolti da un tassista dal cognome quantomeno evocativo per un milanista spudorato come me: Boban. Il quale, peraltro, era alla guida di una macchina riadattata al trasporto disabili piuttosto nuova e del tutto simile alla mia. Doppia coincidenza che poteva anche farmi sognare che Boban, il calciatore, fosse diventato il mio autista personale&hellip;<br \/>\nDurante i giorni in cui Boban, l&rsquo;autista non calciatore, &egrave; stato a nostra disposizione, abbiamo avuto modo di parlargli e di chiedere alcune informazioni riguardo al suo lavoro e alla situazione dei trasporti per disabili a Belgrado&hellip;<br \/>\nA proposito, la citt&agrave; conta circa tre milioni di abitanti ed un numero di disabili che si aggira attorno ai 300.000, non pochi. Del resto, Belgrado, come altre citt&agrave;, ha sub&igrave;to anni di guerra e mesi di bombardamenti, le cui conseguenze sono facilmente immaginabili, per quanto possiamo inventarci nomi creativi coi quali chiamare certe missioni, tipo &ldquo;guerra umanitaria&rdquo;&hellip;<br \/>\nPensavamo a qualche errore di comprensione, dovuto all&rsquo;inglese che tutti parlavamo in modo un po&rsquo; stentato, invece la situazione descritta da Boban &egrave; tanto vera quanto incredibile, incredibile proprio perch&eacute; vera. E perch&eacute; reali altri aspetti che con il nostro aneddoto hanno molto a che fare. In pratica, l&rsquo;automobile per il trasporto disabili di Boban era l&rsquo;unica della citt&agrave;, e nei giorni in cui lui &egrave; stato a nostra disposizione, in tutta Belgrado non era disponibile nemmeno un mezzo che potesse garantire quel servizio di trasporto.<br \/>\nMa la dis-organizzazione dei trasporti di Belgrado non &egrave; che il sintomo visibile di una situazione generale che tende all&rsquo;esclusione sociale tout court delle persone disabili. Le strutture e le politiche sociali, infatti, dipendono direttamente dalla visione che abbiamo di certi fenomeni, dalle priorit&agrave; che riconosciamo come tali, dal valore che attribuiamo a determinati bisogni, esigenze e desideri. E&rsquo; allora la (sovra)struttura culturale a determinare l&rsquo;esistenza di una precisa struttura organizzativa dei servizi e delle politiche che riteniamo essenziali. E&rsquo; dalla visione del mondo che discendono certe pratiche, non il contrario. Cerco di spiegarmi meglio. <br \/>\nSe a Belgrado le persone disabili vivono tutte in istituti, che bisogno c&rsquo;&egrave; di immaginare un sistema di trasporti che possa facilitare la loro azione, la loro visibilit&agrave; nella scena sociale? Se il pensiero prevalente, la cultura diffusa riconoscono ancora come legittime le politiche di &ldquo;istituzionalizzazione&rdquo; delle persone con deficit, prevedo che non sia facile decretare &ldquo;dall&rsquo;alto&rdquo; politiche di segno diverso. Devono prima trovare spazio e diffondersi idee e sensibilit&agrave; differenti. <br \/>\nSo che le cose non sono cos&igrave; semplici e lineari, e che spesso i cambiamenti pi&ugrave; significativi sono dovuti alla forza del pensiero di poche persone (Basaglia, ad esempio) o di pochi attori sociali, e che molte istanze si sono affermate dapprima come voglia di riscatto da parte delle famiglie, delle associazioni, etc pi&ugrave; direttamente interessate&hellip;ma queste, in Italia e altrove, hanno trovato col tempo canali di vario tipo per diffondersi, per intraprendere il cammino che potesse renderle di dominio ed attenzione pubblici. Di farsi cultura condivisa.<br \/>\nA Belgrado, questo il sentire comune, &ldquo;deistituzionalizzare&rdquo; vorrebbe dire solamente creare dei problemi laddove non esistono&hellip;perch&eacute; complicarsi la vita? Perch&eacute; rischiare di immettere sul mercato del lavoro dei potenziali concorrenti? <br \/>\nQuello che manca, evidentemente, non sono le persone disabili, ma una cultura sufficientemente diffusa che, al contrario, voglia problematizzare la questione e renderla oggetto di riflessione e, poi, di azione politica che possa incidere praticamente, materialmente sulla vita di tante persone.<br \/>\nPerch&eacute; vi ho raccontato l&rsquo;episodio di Belgrado? Non per fare confronti con la situazione in Italia, ma perch&eacute; ai miei occhi ha confermato l&rsquo;importanza dell&rsquo;aspetto culturale per mantenere alta la &ldquo;tensione&rdquo; e l&rsquo;attenzione su certi temi, proprio qui in Italia. C&rsquo;&egrave; ancora strada da fare e sopratutto tanta &ldquo;materia&rdquo; sulla quale vigilare perch&eacute; non si facciano passi indietro. Non possiamo mai dare per scontata l&rsquo;impermeabilit&agrave; del tessuto sociale a certe derive: &egrave; necessario di conseguenza portare avanti parallelamente un discorso sui servizi, le leggi e le opportunit&agrave; materiali, ed uno, ripeto, essenziale, che si rivolga agli aspetti culturali. Ben sapendo che le involuzioni in questo campo sono pi&ugrave; difficili da prevedere, cogliere e, poi, contrastare. <br \/>\nIl viaggio a Belgrado &egrave; stato quasi un viaggio nel tempo: rispetto alla disabilit&agrave; sembrava di essere tornati all&rsquo;Italia degli anni &rsquo;60-&rsquo;70, quando i Beatles spopolavano. Eppure, &ldquo;ritornato al futuro&rdquo;, &egrave; servito per accrescere la consapevolezza che l&rsquo;azione di vigilanza nel nostro Paese va praticata con tenacia ancora maggiore: e voi siete tutti arruolati!<br \/>\nScrivete a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella vita a volte capitano coincidenze allarmanti. 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