{"id":889,"date":"2010-03-26T15:04:46","date_gmt":"2010-03-26T15:04:46","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=889"},"modified":"2010-03-26T15:04:46","modified_gmt":"2010-03-26T15:04:46","slug":"una-chitarra-ritrovata---superabile-gennaio-2010---1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=889","title":{"rendered":"Una chitarra ritrovata &#8211; Superabile, gennaio 2010 &#8211; 1"},"content":{"rendered":"<p>Circa tre anni fa sono stato invitato a Camisano Vicentino per un incontro con la cittadinanza su temi legati alla disabilit&agrave;. La serata prevedeva degli stacchi musicali strumentali, che interrompevano i miei discorsi dando alle persone la possibilit&agrave; di riflettere un po&rsquo; su quanto appena detto&hellip;o meglio, questo forse era l&rsquo;intento degli organizzatori, ma il musico era cos&igrave; bravo che credo che tutta l&rsquo;attenzione della gente, in quei momenti, fosse concentrata sulle note che uscivano dalla sua chitarra e dalle sue dita. A fine serata, come mi capita spesso, salutandolo gli ho detto &ldquo;Chiss&agrave; se prima o poi c incontreremo di nuovo?&rdquo;, augurandomelo, dal momento che l&rsquo;esecuzione aveva colpito anche me. Questa qui sotto &egrave; la cronaca di un incontro fortuito. In effetti ho rivisto Luca Francioso, il chitarrista, altre volte: per me sono state occasioni per frequentare meglio la sua arte, per lui &egrave; stato un modo per conoscere meglio il mondo della disabilit&agrave;. Tanto che alla fine ha voluto spedirmi questo scritto, nel quale, appunto, riflette sulla casualit&agrave; e sulla diversit&agrave; e sull&rsquo;impertinenza di certe domande&#8230;<\/p>\n<p>\nUna domanda impertinente<br \/>\nLuca Francioso<\/p>\n<p>&ldquo;Una serie di accadimenti perfettamente coordinati dalle sapienti mani della vita, mi ha condotto ad una domanda assai impertinente, una questione su cui &ndash; sebbene ci abbia pensato molto, a volte con attenzione e a volte distrattamente &ndash; ancora rifletto, come se una sola e definitiva risposta in effetti non bastasse.<br \/>\nL&rsquo;intreccio degli episodi &egrave; cominciato con il racconto di un amico di vecchia data. Un amico con un sogno. &Egrave; davvero confortante sapere che ci sono ancora persone pronte a rinunciare all&rsquo;apparente sicurezza che il mondo continua a propinarci &ndash; simile ad uno scaltro venditore che le prova tutte pur di rifilare prodotti scadenti &ndash; per investire su ci&ograve; che prima o poi finisce con il rivelarsi talento e scopo della nostra vita. Ed &egrave; con questa meraviglia che ho ascoltato il sogno di Davide, un progetto individuale e sociale davvero importante che, se compiuto, avrebbe potuto cambiare totalmente il suo cammino. L&rsquo;eventualit&agrave; di questo sconvolgimento lo aveva spinto verso la guida di persone il cui simile progetto aveva gi&agrave; un posto e una forma e cos&igrave;, tra le parole di quel sogno, ho sentito per la prima volta parlare della comunit&agrave; MAR&Agrave;NA TH&Agrave;, un gruppo di famiglie vicino Bologna che condivide tutto, dal tempo allo stipendio, non imbottigliati nel sottovuoto delle religioni, ma aperti al respiro della fede. Cosa assai diversa. Non &egrave; passato molto tempo da quel racconto per me cos&igrave; rivelante che io e Davide, spinti da un&rsquo;urgenza differente ma comune, gi&agrave; stavamo parlando di un mio concerto in comunit&agrave;. La cosa si &egrave; decisa talmente in fretta che da l&igrave; a qualche giorno tutto era confermato. Avrei suonato per le famiglie e la gente del posto.<br \/>\nL&rsquo;intreccio &egrave; poi proseguito con una e-mail di qualche giorno dopo, in cui Giulia dell&rsquo;associazione IL GERANIO di Prato chiedeva il mio intervento musicale ad un incontro che stava progettando per gli studenti di una scuola pratese con Claudio Imprudente. Avevo gi&agrave; conosciuto Claudio ad un incontro simile, a Camisano Vicentino, e il piacevole ricordo di quell&rsquo;evento mi ha spinto subito a dare la mia disponibilit&agrave;. In effetti mi faceva piacere rivederlo e riproporre qualcosa insieme, promessa &ndash; fra l&rsquo;altro &ndash; che ci eravamo fatti. Una cosa per&ograve; non capivo. Il nesso a cui il messaggio alludeva. Giulia si era riferita al mio prossimo concerto alla comunit&agrave; MAR&Agrave;NA TH&Agrave; (la rete aiuta molto la divulgazione, a quanto pare) quando aveva spiegato le strade che l&rsquo;avevano condotta a me e proprio non ne intuivo la ragione.<br \/>\nSolo quando sono arrivato in comunit&agrave; per il mio concerto, ultimo nodo di questo strano aggrovigliamento, e vedendo Claudio tra le famiglie, ho messo a fuoco tutta la faccenda, partita dal racconto di un sogno e arrivata alla condivisione di una realt&agrave;. Ora che sapevo che viveva l&igrave;, il mio intervento con lui a Prato si colorava di una nuova sfumatura, forte della certezza, sempre pi&ugrave; ricca di esclamativi, che la vita gioca le sue pedine con astuzia e rara precisione.<br \/>\nEd ecco la domanda impertinente che questo giro di avvenimenti ha distillato. Il tema dell&rsquo;incontro a Prato: la disabilit&agrave; &egrave; una sfiga o una sfida? L&rsquo;ho letta pi&ugrave; volte sullo schermo del mio computer, nella successiva e-mail di Giulia che mi informava sulle questioni tecniche, perch&eacute; le domande apparentemente semplici nascondono insidie. La provocazione, infatti, mi aveva subito portato a rispondere quello che intuivo essere una risposta sensata, cio&egrave; che la disabilit&agrave; &egrave; una sfida, ma ho aspettato prima di dirlo ad alta voce. Neppure in macchina, durante il viaggio la sera prima dell&rsquo;incontro, ho sentenziato il mio verdetto, cominciando a dubitare che la risposta potesse essere una sola. E definitiva.<br \/>\nLa mattina dopo, di fronte ai tantissimi sguardi dei ragazzi della scuola, attenti e distratti, curiosi e svogliati, accanto alla carrozzina di Claudio e alla sua lavagna trasparente e agli operatori che lo seguivano, non avevo ancora un&rsquo;idea al riguardo. Ero agitato ed eccitato allo stesso tempo, non riuscivo a stare fermo! Le parole scambiate con Claudio poco prima dell&rsquo;incontro erano servite a scegliere un modo quanto mai informale per proporre l&rsquo;argomento, ma ritrovarmi davanti a tutto quel potenziale adolescenziale pronto ad essere espresso mi aveva comunque spiazzato. Mi accade sempre di fronte ai ragazzi: hanno una forza genuina e disarmante, soprattutto in gruppo, con cui riescono a metterti a nudo senza dire o fare niente, solo con qualche occhiata fra di loro o una risata trattenuta. &Egrave; incredibile come ogni volta io mi senta esposto e indifeso. Neppure un teatro pieno zeppo di adulti mi fa questo effetto!<br \/>\nAd ogni modo, il tentativo di stemperare la formalit&agrave; ha dato subito un buon risultato, considerate le risate che qualche battuta di Claudio, degli operatori e mia ha suscitato. E l&rsquo;incontro, in effetti, &egrave; proseguito senza intoppi emotivi, n&eacute; nostri n&eacute; dei ragazzi, che sembravano assorbire le parole e la musica come spugne. Spiavo con discrezione le loro occhiate curiose su Claudio e la sua disabilit&agrave;, sui suoi metodi di comunicazione, e lentamente il loro slancio sincero e un po&rsquo; impacciato e le loro domande curiose hanno funzionato come uno spillo che ha fatto esplodere tutti i palloncini di disagio che avevo gonfiato, ritrovando l&rsquo;agio nelle mani, sulla chitarra e nella voce. E lucidit&agrave;.<br \/>\nAlla fine, grazie a questa fortissima interazione, mi &egrave; apparsa improvvisamente chiara la risposta a quella domanda impertinente, posta da Claudio e arrivata a me con quel giocoso e inevitabile incastro di situazioni. Mentre i ragazzi uscivano dall&rsquo;Auditorium della scuola ho avvertito una profonda normalit&agrave; nelle diversit&agrave; di ciascuno: in quella di Claudio, pi&ugrave; evidente agli occhi, in quella mia e in quella dei ragazzi, tutte miscelate in un&rsquo;intensa condivisione. Ecco che allora sono arrivato a pensare che la disabilit&agrave; non &egrave; n&eacute; una sfida n&eacute; una sfiga. &Egrave; normale diversit&agrave;. Sono sempre convinto che non ci sia una risposta unica e definitiva. Ma &egrave; cos&igrave; che la voglio vivere&rdquo;.<\/p>\n<p>\nNon mi resta che salutarvi e consigliarvi di ascoltare le sue canzoni e informarvi sui suoi concerti. Potete farlo qui: www.lucafrancioso.com e qui: www.myspace.com\/lucafrancioso<\/p>\n<p>Scrivetemi a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.<\/p>\n<p>Claudio Imprudente<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Circa tre anni fa sono stato invitato a Camisano Vicentino per un incontro con la cittadinanza su temi legati alla disabilit&agrave;. 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