{"id":891,"date":"2010-03-26T15:08:40","date_gmt":"2010-03-26T15:08:40","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=891"},"modified":"2010-03-26T15:08:40","modified_gmt":"2010-03-26T15:08:40","slug":"il-grande-fratello-mongoloide---superabile-febbraio-2010---1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=891","title":{"rendered":"Il Grande Fratello &#8220;mongoloide&#8221; &#8211; Superabile, febbraio 2010 &#8211; 1"},"content":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera da parte di un signore, Romano, che riporto qui sotto: <br \/>\nSalve signor Claudio,le scrivo dalla Calabria. Ho 37 anni e sono affetto da amiotrofia muscolare spinale II. Sono tetraplegico.<br \/>\nAbito in un piccolo comune e mi conoscono, ammirano, compatiscono e vogliono bene, tutti. Sto chiedendo da tempo all&#8217;amministrazione comunale un lavoro e finalmente &#8221;pare&#8221; che ci sia in progetto l&#8217;apertura di uno sportello per affrontare il problema del disagio giovanile.<br \/>\nSi sono presentate a casa due signore (una che lavora a contatto con le carceri minorili, l&#8217;altra un assistente sociale) e vorrebbero usare la mia situazione come esempio da dare ai ragazzi. Vorrebbero fare un vero e proprio servizio giornalistico su di me.<br \/>\nSecondo lei &egrave; giusto?Vorrei un consiglio su cosa fare.<br \/>\nPoi, due giorni dopo, sbagliando canale, mi imbatto in questa scena molto &ldquo;Grande Fratello&rdquo;, nella quale una concorrente reagiva a qualcosa (cosa?) esclamando, con intento offensivo e all&rsquo;indirizzo di un collega (di cosa?), la parola &ldquo;mongoloide&rdquo;. Da l&igrave; in avanti il gruppo domestico pi&ugrave; famoso d&rsquo;Italia ha adottato l&rsquo;espressione con grande entusiasmo e, come dire, era abbastanza affascinante vedere dall&rsquo;esterno queste persone che si davano del &ldquo;mongoloide&rdquo; a tutto spiano, senza differenza di sesso e religione. Non ricordo se utilizzavano variazioni sul tema, del tipo &ldquo;handicappato&rdquo; o &ldquo;spastico&rdquo;&hellip;mi sarei sentito onorato! Cosa c&rsquo;entra la lettera di Romano con questo episodio? A me &egrave; sembrato che stiano in un rapporto quasi paradossale: il ragazzo calabrese si preoccupa dell&rsquo; &ldquo;eticit&agrave;&rdquo; di un semplice servizio a lui dedicato (la cui diffusione immagino non sar&agrave; cos&igrave; capillare e reiterata come quella del Grande Fratello), chiedendosi se ha senso parlare di un disabile come di un individuo esemplare, una sorta di possibile guida o modello, e quindi renderlo un oggetto-spettacolo, a suo modo, a partire da un dato involontario, come quello della disabilit&agrave;. Qui interessa che Romano si sia posto la domanda, al di l&agrave; della &ldquo;grandezza&rdquo; del servizio che dovrebbe vederlo protagonista: che intenti avranno le due persone che intendono realizzarlo? C&rsquo;&egrave; un modo per raccontare e rappresentare in modo pi&ugrave; giusto ed inclusivo una persona con deficit o, in generale, la disabilit&agrave;? Come si racconta, eventualmente, la normalit&agrave; di una persona con deficit e ha senso raccontare una normalit&agrave;? Mi chiedo se la televisione si ponga questo tipo di domande e se sia consapevole dei danni che alcune &ldquo;disattenzioni&rdquo; possono provocare a livello del sentire comune e della cultura diffusa. Vanificando in parte, in pochi minuti catodici, il lavoro lento e paziente di tante realt&agrave; e singole persone che credono nella possibilit&agrave; di realizzare mattoni d&rsquo;integrazione. E lentamente costruirci qualcosa. Ora, non voglio insistere troppo su questioni nominali, ma credo sia pacifico che la televisione abbia un enorme potere di influenzare e, cosa forse peggiore, che non dia la possibilit&agrave; di una risposta esterna immediata; lo spettatore &egrave; per certi versi passivo di fronte al flusso di immagini e suoni e in questo c&rsquo;&egrave; una differenza enorme con Internet, e i vari strumenti che consentono qualche forma di interazione, la quale pu&ograve; anche assumere la forma della reazione e della sanzione. Credo sia quasi scontato che un programma cos&igrave; pensato e realizzato come il Grande Fratello punti molto, per la sua stessa sopravvivenza, a creare situazioni esasperate (non solo nel senso del litigio), in cui l&rsquo;insulto &egrave; uno degli strumenti privilegiati di relazione, confronto ed &egrave; garanzia del mantenimento di tempi, diciamo cos&igrave;, televisivi. E&rsquo; il programma che lo richiede e, indubbiamente, &egrave; anche il pubblico a casa ad aspettarselo. Pubblico che, in larga parte, &egrave; un pubblico giovanile, per cui pi&ugrave; sensibile al tipo di educazione che il mezzo televisivo pu&ograve; veicolare. Ecco che la parola, le espressioni assumono una portata diversa, perch&eacute; &egrave; il contesto stesso a determinare in parte il loro peso. Le parole non sono svincolate dall&rsquo;esperienza, non hanno quasi mai un significato &ldquo;in s&eacute;&rdquo;. N&eacute; lo stesso potere, se pronunciate in situazioni diverse. Ecco, quindi, che la televisione ha, o dovrebbe avere, una percezione pi&ugrave; fine delle sue responsabilit&agrave;. Non so se leggete mai la rubrica &ldquo;Parabole&rdquo; di Adriana Zarri su &ldquo;Il Manifesto&rdquo;: inizia sempre segnalando un esempio di errore\/orrore lessicale: l&rsquo;utilizzo apparentemente innocuo di alcuni termini si rivela per quello che &egrave; (una scelta del senso che si vuole comunicare) e descrive in modo vivido la societ&agrave; che ne fa uso. Se in una trasmissione come &ldquo;Il Grande Fratello&rdquo; si utilizza ripetutamente un&rsquo;espressione come &ldquo;mongoloide&rdquo; in senso offensivo, questo non pu&ograve; che rafforzare un comportamento e una tendenza (magari gi&agrave; diffusi), anzich&eacute; ridurli: in questo caso quelli di associare alla persona &ldquo;mongoloide&rdquo; caratteristiche quali l&rsquo;incapacit&agrave;, la debolezza, l&rsquo;inadeguatezza a stare al mondo&hellip;Offendendo direttamente, come scriveva l&rsquo;AIPD (Associazione Italiana Persone Down) nella sua nota di protesta, &ldquo;49 mila persone con la sindrome di Down e le loro famiglie che vivono in Italia&rdquo; e restituendo (a tutti gli spettatori) una rappresentazione della realt&agrave; infedele e meschina (&quot;Avere la sindrome di Down- continua l&rsquo;AIPD &#8211; vuol dire avere un ritardo mentale, ma essere comunque persone, persone che vanno a scuola, che si sforzano di acquisire una certa autonomia, che qualche volta lavorano, che ridono, che piangono, che hanno dei sentimenti, che sanno dare e ricevere&quot;). Un suggerimento ad Alessia Marcuzzi, per riparare in modo pi&ugrave; costruttivo a quanto successo: silenziare e oscurare per una sera i concorrenti del &ldquo;Grande Fratello&rdquo; e mandare in onda, al loro posto, uno dei bellissimi documentari prodotti dall&rsquo;AIPD stessa (tra gli altri, &ldquo;Lavoratori in corso&rdquo;, &ldquo;A proposito di sentimenti&rdquo;, &ldquo;Futuro presente&rdquo;), interessanti anche dal punto di vista formale. Sarebbe un ottimo modo per fare cultura, svelare una parte di realt&agrave; di cui la televisione tende ad occuparsi raramente e spesso in modo inappropriato e proporre &ldquo;prodotti&rdquo; di qualit&agrave; che meriterebbero un passaggio in prime time.<br \/>\nScrivete come sempre a claudio@accaparlante.it, cercate il mio profilo su Facebook e procuratevi i documentari dell&rsquo;AIPD&hellip;da vedere, dalle 21:00 in poi, ogni lunedi!<br \/>\nClaudio Imprudente<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera da parte di un signore, Romano, che riporto qui sotto:<br \/>\nSalve signor Claudio,le scrivo dalla Calabria. Ho 37 anni e sono affetto da amiotrofia muscolare spinale II. Sono tetraplegico.<br \/>\nAbito in un piccolo comune e mi conoscono, ammirano, compatiscono e vogliono bene, tutti. 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