{"id":894,"date":"2010-03-26T15:13:23","date_gmt":"2010-03-26T15:13:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=894"},"modified":"2010-03-26T15:13:23","modified_gmt":"2010-03-26T15:13:23","slug":"kamasabile-ri-apriamo-il-dibattito---superabile-marzo-2010---2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=894","title":{"rendered":"Kamasabile, (ri)apriamo il dibattito &#8211; Superabile, marzo 2010 &#8211; 2"},"content":{"rendered":"<p>Se uno scivolo che sostituisca o si aggiunga a dei gradini e un ascensore per raggiungere il quarto piano sono un mio diritto; se l&rsquo;apprendimento della geografia e la partecipazione alla vita scolastica insieme ai miei compagni e il lavoro rientrano trai miei diritti; e si potrebbe continuare, la lista sarebbe lunga; se tutti questi sono miei diritti, il sesso, la sessualit&agrave;, la vita affettiva cosa sono? Direste, cos&igrave; innocentemente, che di ci&ograve; si tratta? A pensarci bene, ci sembrerebbe quasi pi&ugrave; legittimo considerarli &ldquo;doveri&rdquo;, con tutte le virgolette del caso, per non essere fraintesi.<br \/>\nAllora, come possono essere considerati diritti? Che senso ha quest&rsquo;associazione? Cosa si nasconde dietro di essa, quali ragioni? <br \/>\nQuando e se una cosa manca, &egrave; assente nella vita di tutti i giorni, non trova il modo di realizzarsi, esplicarsi, &egrave; allora che pu&ograve; diventare un diritto? E una volta che si sia riconosciuto questo statuto al sesso, cosa abbiamo risolto? Adesso che &egrave; un diritto, chi e come mi viene garantito che io potr&ograve; esercitarlo? Chi mi difende e mi assiste nel mio diritto &ldquo;a fare sesso&rdquo; e &ldquo;ad amare una persona&rdquo;? Quindi, &egrave; cos&igrave; necessario (al di l&agrave; dell&rsquo;assurdit&agrave; sostanziale) che vengano riconosciuti come diritti? E lo sarebbero anche in senso negativo, cio&egrave; come diritto a &ldquo;non praticare&rdquo;?<br \/>\nGi&agrave; di sesso e sessualit&agrave; non &egrave; semplice parlare, &egrave; il classico argomento tab&ugrave;, poi certo di quello artificiale, plastificato, pornografico (nel vero senso della parola, e non parlo di film vietati ai minori) ci riempono lo schermo e gli occhi&hellip;<br \/>\nMa anche quando se ne parla, ci troviamo di fronte a contraddizioni che non sono affatto innocenti, n&eacute; innocue. Poco tempo fa ho letto che Bruno Tescari (presidente della Lega Arcobaleno e autore di &ldquo;Accesso al Sesso. Il Kamasabile&rdquo;) si &egrave; accorto che nel ventaglio di diritti riconosciuti dalla Convenzione O.N.U. sui Diritti delle Persone con Disabilit&agrave; (che in Italia &egrave; legge dello Stato, Legge 18\/09) manca quello ad una ricca e felice sessualit&agrave;. Riporto parte del suo intervento:<\/p>\n<p>\n&laquo;(&hellip;) Eppure, gli atti sessuali &#8211; come vivificanti del corpo, quale via per gioiosi scambi interpersonali, capaci di renderci pi&ugrave; sicuri e forti del proprio ego &#8211; sono quelli pi&ugrave; &quot;richiesti&quot;, bench&eacute; spesso tenuti celati dalle persone con disabilit&agrave;.<br \/>\nDa una ricerca effettuata e pubblicata da chi scrive (il libro di cui ho detto poco sopra, N.d.R.) risulta non solo la vastit&agrave; del problema, ma anche le grandi difficolt&agrave; che si incontrano per risolverlo, sia da parte dei disabili sia da parte dei familiari. Difficolt&agrave; che derivano in parte dalle stesse limitazioni fisiche del disabile, ma soprattutto dal non sapere come agire da parte del familiare: tab&ugrave; sociali e religiosi, difficolt&agrave; pratiche di intraprendere relazioni, imbarazzo nel chiedere e nell&rsquo;esaudire, prototipi del sessualmente &quot;bello e sano&quot;, eccessivo pudore nel parlarne e a volte nel praticarlo da parte dei familiari, timore di futuri abbandoni del\/della partner.<br \/>\nE cos&igrave; le persone con disabilit&agrave; fisica grave o mentale sono quasi sempre private di un diritto umano fondamentale: la realizzazione della sessualit&agrave; e delle sue pulsioni, una condanna che suona come &quot;un ergastolo&quot;.(&hellip;) O l&rsquo;ONU ha scelto di non citare tale diritto per non provocare &quot;spaccature interne&quot; oppure, semplicemente, se n&#8217;&egrave; dimenticato. E tuttavia, in quest&rsquo;ultimo caso, forse se ne sono dimenticati anche quegli esponenti dell&rsquo;associazionismo mondiale dei disabili presenti nelle fasi di elaborazione della Convenzione, che avrebbero cos&igrave; lasciato un vuoto pericoloso nella sfera dei diritti umani&raquo;. Bruno Tescari parla di cose giuste e di argomenti di cui si discute da anni, senza che si notino cambiamenti significativi (li hanno affrontati anche film molto interessanti e ben realizzati, come &ldquo;Uneasy riders&rdquo; o &ldquo;A proposito di sentimenti&rdquo; o &ldquo;Balla la mia canzone&rdquo;): quando si tratta di sesso emergono problematiche difficili da gestire e risolvere anche per chi nel &ldquo;settore&rdquo; &egrave; coinvolto o lavora a vari livelli: assistenti sociali, operatori, educatori, famigliari&hellip;per tutti &egrave; un argomento che sarebbe meglio rimuovere, non affrontare, rimandare a &ldquo;momenti migliori&rdquo;. Ma siamo convinti che riconoscere il sesso e la vita affettiva come diritti renda pi&ugrave; agevole le cose? A quale giudice mi rivolger&ograve; per far valere questo diritto? Quali consigli dar&agrave; a me, al mio accompagnatore, agli educatori che mi seguono, ai miei genitori? Di quali poteri sar&agrave; dotato per trovare qualcuno che possa amarmi e che voglia essere amato da me? Riuscir&agrave; ad evitare che, come lo zio matto di &ldquo;Amarcord&rdquo;, debba arrampicarmi su un albero gridando ai quattro venti &ldquo;Voglio una donna!&rdquo;? Ricordo benissimo che negli anni Ottanta si &egrave; sviluppato un dibattito molto acceso e partecipato sul &ldquo;sesso dei disabili&rdquo;, che ha contribuito ad aprire la mentalit&agrave; diffusa anche a questa ovvia e naturale eventualit&agrave;, ovvero che un disabile potesse voler amare (in ogni senso). Poi il dibattito si &egrave; un po&rsquo; affievolito, quasi anche a dire &ldquo;ora che esiste come possibilit&agrave;, ora che la riconosciamo, cari disabili, sono cavoli vostri, cavatevela da voi&rdquo;. Che, per argomenti e situazioni come questi, sarebbe quasi auspicabile (vorreste il vostro educatore in camera da letto?), ma non dobbiamo dimenticare le difficolt&agrave; che una persona con disabilit&agrave; incontra per qualsiasi aspetto esuli da ci&ograve; che si ritiene strettamente necessario alla sua esistenza. Questo &egrave; il punto, ovvero che il sesso dovrebbe essere considerato come necessario a qualsiasi esistenza, ma non credo che serva una Carta a ricordarcelo, n&eacute; a garantirne l&rsquo;effettiva realizzazione. Si torna, come sempre, nell&rsquo;ambito vero della contesa, ovvero l&rsquo;immaginario, la cultura, le incrostazioni culturali e, nella pratica, la capacit&agrave; di trovare soluzioni creative praticabili e meno scontate del &ldquo;tradizionale&rdquo; ricorso alla prostituzione. Come scrive Tescari &laquo;(&hellip;) si tratta di una battaglia difficilissima e lunga, individuale e collettiva, per una pi&ugrave; completa Libert&agrave; di tutti e di ciascuno&raquo;, della quale l&rsquo;inserimento (o meno) nella Carta dell&rsquo;O.N.U. di quel diritto mi sembra un accidente trascurabile. Aspetto i vostri commenti, consigli e le vostre esperienze: scrivete come sempre a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook. <br \/>\nClaudio Imprudente<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se uno scivolo che sostituisca o si aggiunga a dei gradini e un ascensore per raggiungere il quarto piano sono un mio diritto; se l&rsquo;apprendimento della geografia e la partecipazione alla vita scolastica insieme ai miei compagni e il lavoro rientrano trai miei diritti; e si potrebbe continuare, la lista sarebbe lunga; se tutti questi sono miei diritti, il sesso, la sessualit&agrave;, la vita affettiva cosa sono? 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