{"id":895,"date":"2010-03-26T15:31:41","date_gmt":"2010-03-26T15:31:41","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=895"},"modified":"2010-03-26T15:31:41","modified_gmt":"2010-03-26T15:31:41","slug":"uno-due-tre-dieci-cento-chiodi---superabile-ottobre-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=895","title":{"rendered":"Uno, due, tre, dieci, cento chiodi &#8211; Superabile, ottobre 2008"},"content":{"rendered":"<p>Tempo fa fece scalpore una scena del film di Ermanno Olmi, &ldquo;Centochiodi&rdquo;, nella quale si vedevano i libri di una biblioteca inchiodati al pavimento ed alle pareti della stessa. Lo sfregio veniva realizzato da un docente-ricercatore evidentemente insoddisfatto dell&rsquo;esistenza dedicata, fino a quel momento, interamente agli studi, alla scrittura (e alle glorie da essi derivate).<br \/>\nLa critica, in modo piuttosto superficiale, volle vederci una specie di protesta contro le incrostazioni culturali dell&rsquo;uomo, in nome di una presunto invito ad una vita sollevata dal peso delle convenzioni, delle lettere, delle letture, delle speculazioni, etc. e quindi pi&ugrave; immediata, sincera, rispettosa. Altri ci videro un tentativo di contrapporre la cultura alta a quella &ldquo;bassa&rdquo; e di rivalutare la seconda a scapito della prima.<br \/>\nPi&ugrave; modestamente, e pi&ugrave; saggiamente, lo stesso Olmi cerc&ograve; di spiegare quale fosse l&rsquo;intento di quella scena (peraltro molto bella, simbolica ed evocativa) e di altre parti del film: non un attacco alla cultura in generale, ma ad un certo modo di fruizione della stessa. Ad una possibile deriva dell&rsquo;attivit&agrave; di fruitori. Un accorato &ldquo;attenzione!&rdquo; che, lungi dal colpevolizzare la produzione culturale in s&eacute;, piuttosto invitava ad avvicinarsi ad essa con altri strumenti, con altro spirito e con un approccio diverso.<br \/>\nUn invito a vivere il libro e a non essere vissuti da esso. <br \/>\nMi &egrave; tornato in mente questo film ragionando sulla scuola, alla luce dei rischi che corre a seguito delle recenti disposizioni governative, ma anche in riferimento al corso, diciamo cos&igrave;, naturale dell&rsquo;insegnamento.<br \/>\nPerch&eacute; spesso si tendono a confondere apprendimento ed educazione con la somministrazione e l&rsquo;acquisizione di concetti e di nozioni. Un fraintendimento pericolosissimo che sembra informare le scelte politico-economiche dei nostri governanti. Non so quale esperienza della scuola abbiano avuto; ma chi dentro la scuola lavora bene sa che l&rsquo;equiparazione tra un sapere nozionistico ed educazione non &egrave; corretta nei termini e, se d&agrave; risultati, questi hanno un valore effimero ed in definitiva inesistente. A seguito degli ultimi provvedimenti (e mi riferisco in particolare ai tagli ai fondi e al tempo pieno, all&rsquo;insegnante unico, al ritorno del grembiule) sembra proprio questo l&rsquo;obiettivo di fondo: ammaestrare i bambini da cittadini &ldquo;perfetti&rdquo;, riempirli di nozioni trascurando la cura della loro creativit&agrave; e delle loro emozioni, della loro capacit&agrave; relazionale, dell&rsquo;acquisizione di un &ldquo;modello di vita&rdquo; responsabile.<br \/>\nLa scuola, infatti, dovrebbe essere un laboratorio sociale e di pratica di linguaggi nuovi, personali, non il classico imparare a &ldquo;leggere, scrivere e far di conto&rdquo;.<br \/>\nLo scontro di idee, allora, &egrave; su questo che deve concentrarsi, per una scuola che sia anche scuola di vita e scuola di emozioni. Cosa significa, questo, tornando al punto di partenza, che la scuola deve insegnare a disinteressarsi alla cultura, alta o bassa che sia? No, ovviamente, perch&eacute; la cultura &egrave; imprescindibile (e piacevole) strumento di educazione e perch&egrave; educare &egrave; fare cultura, in senso ampio. Significa, invece, che la scuola dovrebbe insegnare a muoversi nella cultura per farne una cosa propria, a viverla e non ad esserne vissuti, a problematizzarla, criticarla e produrla: in testi, immagini e soprattutto azioni ed emozioni.<br \/>\nAd essere inchiodata, e credo che Olmi mi appoggerebbe, deve essere quell&rsquo;idea imperfetta e svalorizzante della pratica dell&rsquo;insegnamento.<br \/>\nCon uno, due, tre, dieci, cento&hellip;chiodi.<br \/>\nRispondetemi a claudio@accaparlante.it<\/p>\n<p>Claudio Imprudente<\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempo fa fece scalpore una scena del film di Ermanno Olmi, &ldquo;Centochiodi&rdquo;, nella quale si vedevano i libri di una biblioteca inchiodati al pavimento ed alle pareti della stessa. 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