{"id":90,"date":"2009-11-04T17:04:34","date_gmt":"2009-11-04T17:04:34","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=90"},"modified":"2025-11-21T10:53:19","modified_gmt":"2025-11-21T09:53:19","slug":"riccardo-rutigliano-lo-sport-porta-benefici-psicologici-comportamentali-e-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=90","title":{"rendered":"5. Riccardo Rutigliano: &#8220;Lo sport porta benefici psicologici, comportamentali e sociali&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Lo stereotipo del milanese (ma \u00e8 di lontane origini pugliesi) viene confermato: Riccardo Rutigliano \u00e8 sempre indaffarato, anche durante l\u2019intervista lo chiamano di continuo. Non per caso l\u2019unico modo di fare due chiacchiere con lui era raggiungerlo alla sede della Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare).<!--break--><\/p>\n<p>\u201cPer me il percorso nella disabilit\u00e0 inizia verso i 24 anni, ora ne ho 43. Avendo come patologia la distrofia muscolare, \u00e8 stato lento il processo che mi ha portato a ricorrere all\u2019ausilio di una carrozzina. Prima del 1986 avevo s\u00ec problemi fisici anche pesanti ma sino a quel momento non mi vedevo come un disabile. Disabili per me erano sempre gli altri: anche se io non potevo correre n\u00e9 fare le scale, se avevo difficolt\u00e0 nel camminare per\u00f2 mi sentivo come un normo-dotato con qualche problemino. Nel 1986 con la prima carrozzina manuale ho capito che ero entrato nella grande famiglia della disabilit\u00e0 e ho iniziato, in realt\u00e0, a risolvere i miei problemi con gli ausili che si chiamano cos\u00ec proprio perch\u00e9 aiutano\u201d.<\/p>\n<p><strong>Di fronte alle difficolt\u00e0 alcune famiglie si compattano, altre entrano in crisi. La tua che reazione ha avuto?<\/strong><br \/>\n\u201cMi \u00e8 stata molto vicina. Mio padre, scomparso nel 1999, aveva una piccola officina, insomma non siamo mai stati n\u00e9 abbienti n\u00e9 poveri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Se il mondo di Rutigliano comincia a cambiare nel 1986, la svolta vera arriva 4 anni dopo<\/strong>.<br \/>\n\u201cSono entrato nella Uildm, dopo aver molto cercato enti, associazioni e strutture per avere un po\u2019 di riferimenti. La Uildm, che allora neanche aveva una sede, mi \u00e8 piaciuta; da l\u00ec \u00e8 iniziata un\u2019avventura che continua. L\u2019importante per me fu trovare persone che avevano voglia di muoversi, come l\u2019attuale presidente nazionale Alberto Fontana. Ovviamente all\u2019inizio il mio percorso fu da utente, ma quasi subito di impegno, poi nel consiglio direttivo e ora sono vice-presidente della sezione milanese. Ho un ruolo dirigenziale nella federazione di hockey in carrozzina, facendo parte del Consiglio della FIWH (Federazione Italiana Wheelchair Hockey). A proposito, in questa occasione sono l\u2019intervistato, ma in un altro contesto potrei <em>giocare <\/em>a ruoli rovesciati, giacch\u00e9 ho il pallino del giornalismo, collaboro con riviste, scrivo racconti\u201d.<\/p>\n<p><strong>In questo cammino quando incroci lo sport?<\/strong><br \/>\n\u201cUna prima volta nel \u201991, all\u2019assemblea annuale dei soci Uildm: eravamo a Vibo Valentia e fra gli ospiti c\u2019era una squadra di hockey olandese che incontr\u00f2 quella di Reggio Emilia, all\u2019epoca l\u2019unica in Italia. Ero nel \u2018gruppo giovani\u2019 impegnato per introdurre da noi questo sport: ho cominciato a incuriosirmi, a propagandarlo, a innamorarmene. Per due anni il mio interesse \u00e8 stato da suggeritore, poi nel \u201993 insieme ad altri 4 pionieri ho fondato la squadra milanese: nel decennale abbiamo fatto un cd per ricordare questa esperienza. Pensa, per 5 anni a Milano ci furono ben due squadre e nel \u201998 si incontrarono nella finale del campionato che oggi \u00e8 a 13 squadre; nella prima edizione della Coppa Italia \u2013 o meglio della coppa Uildm-FIWH \u2013 si \u00e8 arrivati a quota 14. La maggior parte sono nel nord\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il profano pensa che l\u2019hockey sia comunque un luogo di grande agone, se non addirittura di \u201cmazzate\u201d e, nel vostro caso, di carrozzine che si scontrano\u2026 \u00c8 davvero cos\u00ec?<\/strong><br \/>\n\u201cC\u2019\u00e8 agonismo nell\u2019hockey classico e anche nel nostro modo di farlo. Infatti il nostro impegno \u00e8 grande, di tipo professionistico quasi; ovviamente nel senso del tempo pieno non dei soldi. Bisogna tener presente che \u00e8 l\u2019unico sport di squadra per chi ha la distrofia. In un certo senso era \u2018l\u2019uovo di Colombo\u2019 per consentire a chi ha poca forza fisica di fare sport. Si gioca con una mazza di plastica ultra-leggera, per chi ha una residua forza fisica nelle braccia; mentre per chi non riesce a sollevare neppure le braccia (sono le conseguenze della distrofia di Duchenne e delle altre forme pi\u00f9 gravi) c\u2019\u00e8 uno stick, un attrezzo di plexiglas, con una forma a croce, che si applica ai pedali per colpire e indirizzare la pallina. Il gioco \u00e8 un ibrido che si basa sulle regole dell\u2019hockey su pista ma anche del basket (le misure del campo ad esempio). Rispetto ad altri tipi di hockey abbiamo cercato regole pi\u00f9 adatte: ad esempio la pallina non pu\u00f2 alzarsi sopra i 20 centimetri, perch\u00e9 sarebbe difficile intercettarla; se accade, l\u2019arbitro fischia e si ricomincia. Che le carrozzine cozzino, forse un po\u2019 pi\u00f9 del lecito, ci ha portato a ragionare sui metodi di arbitraggio e sul limite di velocit\u00e0 che da noi \u00e8 fissato in 10 km all\u2019ora (all\u2019estero invece non esiste). Abbiamo comunque protezioni: parastinchi ovviamente, ma anche barriere laterali sulle carrozzine che abbiamo introdotto quando ci siamo resi conto che entrando con lo stick sulle ruote si poteva, senza volere, provocare la caduta dell\u2019avversario. Forse qualche piccolo pericolo resta\u201d.<\/p>\n<p><strong>A proposito di pericoli o danni. \u00c8 forte l\u2019idea che lo sport dei disabili debba essere solo terapeutico o riabilitativo; ma questo esclude o mette in secondo piano il piacere. So che entriamo in una discussione complessa e che forse non si concluder\u00e0, ma il tuo parere qual \u00e8?<\/strong><br \/>\n\u201cAbbiamo patologie con il 100% di invalidit\u00e0, complicazioni polmonari e circolatorie: dunque per noi non esiste uno sport in chiave riabilitativa. Ci\u00f2 chiarito, lo sport ci porta benefici: psicologici, comportamentali, sociali che sono, a mio avviso, importanti come quelli fisici. Fosse solo l\u2019uscire di casa per allenarsi, spostarsi, conoscere altre persone con gli stessi problemi e in questo caso con la stessa passione. A me lo sport piace tutto. Forse perch\u00e9 \u00e8 lo spettacolo pi\u00f9 accattivante per chi, come me, da ragazzo ha passato molto tempo in casa; forse perch\u00e9 \u00e8 un po\u2019 metafora della vita ed \u00e8 facile identificarsi anche per chi ha difficolt\u00e0. Si sa che nelle vittorie della propria squadra e del proprio campione si cerca anche una rivincita personale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Nella tua vita e magari nella tua testa cosa \u00e8 cambiato da quando giochi a hockey?<\/strong><br \/>\n\u201cHo potuto fare qualcosa che ritenevo impossibile. Da ragazzino giocavo un po\u2019 a pallone ma gi\u00e0 correvo male. Ancora non era accertata la mia patologia, con il calvario di una diagnosi definitiva, perch\u00e9 negli anni \u201970-inizio \u201980 la diagnostica era approssimativa: non c\u2019era Telethon, la ricerca era indietro, poco si sapeva\u2026 Avendo l\u2019impossibilit\u00e0 di usare le gambe e scarsissima forza nelle braccia non avrei immaginato di poter fare sport. E invece scopro l\u2019hockey. Ancor prima che ci fosse un campionato, mi bastava fare una partita e gi\u00e0 la voglia di vincere, il gioco di squadra, reagire alle sconfitte, insomma tutte le dinamiche tipiche, eccole: arrivano anche per me, per noi. Sino ad allora erano sensazioni viste, cio\u00e8 mediate, dalla tv; cos\u00ec scoprivo che potevo viverle. Un grande e positivo sconvolgimento\u201d.<\/p>\n<p><strong>Chi lo pratica ma anche chi vede una partita parla di un gioco altamente coinvolgente; ma fuori dall\u2019ambiente Uildm quanti conoscono il vostro sport? Come funziona da un punto di vista tecnico? E per voi che fatica comporta?<\/strong><br \/>\n\u201cLe persone estranee cominciano solo ora ad accorgersene. In effetti se dici sport per disabili pensi subito al basket in carrozzina. Per\u00f2 noi abbiamo inventato un gioco molto valido: la tecnica in ogni sport conta, diventa spettacolo. Nella nostra squadra, il Dream Team (per inciso tre scudetti, l\u2019ultimo nel 2004, quest\u2019anno solo terzi) ci alleniamo una volta alla settimana per due ore nella palestra di una scuola; le partite in casa sono il sabato nel palazzetto di via Iseo, a canone gratuito. In campo vanno 5 giocatori, compreso il portiere: altri 5 in panchina, con cambi liberi. Una regola importante che abbiamo introdotto di recente anche in campo internazionale \u00e8 che possono giocare al massimo in tre con la classica mazza e gli altri due devono avere lo stick: il senso \u00e8 evidente, favorire la presenza di chi ha patologie pi\u00f9 gravi. Due frazioni di 20 minuti ma come nel basket si calcola il tempo reale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Come trovate i giocatori\u00a0 e le giocatrici? E come vi siete organizzati?<\/strong><br \/>\n\u201cLa prima base di reclutamento \u00e8 stata la Uildm, poi si \u00e8 un po\u2019 allargata. \u00c8 nata una struttura per organizzare il campionato, nel 2002 si \u00e8 costituita la federazione. In effetti non \u00e8 un gioco solo maschile: fra le giocatrici molte sono in porta, \u00e8 curioso\u2026 forse la calma \u00e8 dote pi\u00f9 femminile. La Skorpions Varese, neo-campione d\u2019Italia, ha una portiera che \u00e8 stata convocata in nazionale. Il primo campionato \u00e8 del \u201896, ero io il presidente della Lega, gi\u00e0 nel \u201897 nasce la nazionale con buoni risultati: quinta al primo mondiale (ufficioso) su 10 squadre. Solo nel 2002 le nazionali che hanno i campionati pi\u00f9 antichi si accordano per regolarizzare le competizioni internazionali. Vogliamo arrivare allo status paralimpico: sembrava facile, pensavamo di essere pronti per il 2012 ma forse non ce la faremo a raggiungere i parametri indispensabili\u201d.<\/p>\n<p><strong>In un quadro molto positivo si incontrano anche ombre, aspetti negativi?<\/strong><br \/>\n\u201cAbbiamo dovuto batterci contro il modo distorto nel quale a volte alcuni familiari vivono questo sport per i loro cari: invece di essere semplici tifosi diventano ultras, con atteggiamenti negativi anche perch\u00e9 fanno diventare vittime i ragazzi. Negli ultimi anni il fenomeno si \u00e8 marginalizzato, ma certo quando in passato alcuni genitori sono venuti quasi alle mani \u00e8 stato ben triste. Direi che invece fra i giocatori domina il clima di amicizia e sportivit\u00e0. Un aspetto problematico resta l\u2019accesso alla pratica sportiva: il gioco era stato inventato per persone con la distrofia ma nel corso degli anni fu permesso ad altre con patologie diverse di praticarlo; ma \u00e8 sempre difficile trovare un equilibrio con chi ha molta forza fisica in pi\u00f9. Un paraplegico resta con diciamo forza 10 tutta la vita, una persona distrofica oggi ha forza 9 e domani 5. Se lo scopo \u00e8 far giocare tutti, bisogna tenerne conto e per questo, tre anni fa, abbiamo introdotto punteggi: ogni giocatore ha tot punti rispetto a forza e mobilit\u00e0, la squadra pu\u00f2 arrivare solo fino a una certa somma. Resta la necessit\u00e0 di verificare le condizioni, che cambiano nel corso del tempo, di ogni giocatore. Altra ombra \u00e8 che abbiamo pochi tifosi\u2026 ma, come dicevo prima, si pu\u00f2 coinvolgere altra gente perch\u00e9 rispetto alle prime esibizioni e mutando anche le regole il nostro hockey \u00e8 molto cresciuto in spettacolarit\u00e0. Infine resta la necessit\u00e0 di accordi a livello internazionale per evitare che in Olanda ad esempio si usino altri parametri: effettivamente non \u00e8 facile calcolare un punteggio che tenga conto anche della variabilit\u00e0 della forza fisica\u201d.<\/p>\n<p><strong>Per il movimento sportivo in generale, la vice-presidenza del Coni a Luca Pancalli non \u00e8 una rivoluzione da poco\u2026 Secondo te cosa accadr\u00e0?<\/strong><br \/>\n\u201cS\u00ec, \u00e8 un cambiamento importante: ancora 5 anni fa era impensabile. La Fisd da semplice federazione che aderiva si \u00e8 trasformata in struttura olimpica, diventando C.I.P. (Comitato Italiano Paralimpico); non siamo pi\u00f9 figliastri ma abbiamo stessa dignit\u00e0. Passando dal generale al particolare, Pancalli ha mostrato grande attenzione verso la nostra federazione e ci ha sempre sostenuti. Penso che il vento del cambiamento prender\u00e0\u00a0 a soffiare molto forte\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stereotipo del milanese (ma \u00e8 di lontane origini pugliesi) viene confermato: Riccardo Rutigliano \u00e8 sempre indaffarato, anche durante l\u2019intervista lo chiamano di continuo. 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