{"id":960,"date":"2010-05-05T16:17:47","date_gmt":"2010-05-05T16:17:47","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=960"},"modified":"2010-05-05T16:17:47","modified_gmt":"2010-05-05T16:17:47","slug":"la-fragilit-visionaria---il-messaggero-di-sant-antonio-maggio-2010","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=960","title":{"rendered":"La fragilit\u00e0 \u00abvisionaria\u00bb &#8211; Il Messaggero di Sant&#8217;Antonio, maggio 2010"},"content":{"rendered":"<p>Qualche mese fa ho ricevuto questa lettera, a mio avviso molto interes&shy;sante e piena di spunti. Vorrei condividerla con voi: &laquo;Ciao Claudio, sono M. Da diciannove anni lavoro come terapista con bambini disabili. Purtroppo ho dovuto anch&rsquo;io fare i conti, in questi anni, con la malattia, a volte pi&ugrave; pesante, a volte una banale influenza, magari recidivante nell&rsquo;arco dell&rsquo;anno. E ho dovuto fare i conti anche, e ogni volta &egrave; cos&igrave;, con la mia fragilit&agrave; e il giudizio di altre persone, con il mio sentirmi in colpa per essermi ammalata, ecc&#8230; Tutto questo mi ha fatto, e mi fa, stare male, ma mi fa anche riflettere su come viene accettata la sofferenza oggi, e la fragilit&agrave; che &egrave; presente in ogni persona. La sensazione &egrave; che ci sia un forte rifiuto di tutto ci&ograve; che ricorda la nostra &ldquo;fini&shy;tezza&rdquo; come persone, mentre vale ci&ograve; che &egrave; sempre forte, bello e sano. Ancor pi&ugrave; nella societ&agrave; attuale. Ed &egrave; un atteggiamento radicato nel cuore dell&rsquo;uomo, da sempre. Allora, cosa condividere? Ogni giorno io condivido la fragilit&agrave;, la mia, con quella di bambini e genitori. D&agrave; poco rendimento, spesso non &egrave; neppure gratificante perch&eacute; non porta frutto tanta &egrave; la gravit&agrave;. Ma mi avvicina all&rsquo;essenza dell&rsquo;altro, che va oltre il suo stare bene o male. Mi fa anche fare i conti con la verit&agrave; del mio cuore e col fatto che non sempre sono disposta ad accettare i limiti dell&rsquo;altro. Cos&igrave; mi rendo conto che sto facendo un cammino interiore tutto mio. E in esso scopro che la fragilit&agrave; pu&ograve; essere un valore. Mi dirai ci&ograve; che pensi? Grazie e ciao, M.&raquo;.<\/p>\n<p>\nD&rsquo;istinto mi &egrave; venuto di rispondere, condividendo quanto la signora M. mi aveva scritto, raccontandole che spesso avevo affrontato l&rsquo;argomento nei miei libri e nei miei articoli. L&rsquo;ultimo libro per ragazzi che ho pubblicato, Omino Macchino e la sfida della tavoletta (Erickson Edizioni, 2009), &egrave; una sorta di elogio della lentezza e di ci&ograve; che questa pu&ograve; farci scoprire: nemmeno la lentezza &egrave; oggi tanto di moda; da essa si fugge il pi&ugrave; possibile perch&eacute; nell&rsquo;immediato rende poco. Sono molte le persone che evitano di confrontarsi con tanti aspetti della propria e altrui personalit&agrave; e della vita: ragionano, si muovono, ma vivono a met&agrave;, ritrovandosi impreparate di fronte a eventi inattesi. A questi, spesso, danno una connotazione negativa perch&eacute; incapaci di instaurare un rapporto con essi.<\/p>\n<p>\nNel suo ultimo libro, politico nel senso pieno del termine, Raffaele K. Salinari, propone un&rsquo;analisi articolata e difficile da rendere in poche righe (per&ograve; ne consiglio vivamente la lettura) che mi interessa riprendere per un&rsquo;analogia con quanto scritto da M.: &laquo;&hellip;La sensazione &egrave; che ci sia un forte rifiuto di tutto ci&ograve; che ricorda la nostra &ldquo;finitezza&rdquo; come persone, mentre vale ci&ograve; che &egrave; sempre forte, bello e sano. Ancor pi&ugrave; nella societ&agrave; attuale&raquo;; e ancora: &laquo;la fragilit&agrave; (&hellip;) mi avvicina all&rsquo;essenza dell&rsquo;altro, che va oltre il suo stare bene o male&raquo;. M. e Salinari si incontrano in questo punto: siamo disabituati a guardare, incapaci di volgere lo sguardo sull&rsquo;Invisibile, su quello che &laquo;invisibilmente&raquo; ci lega a tutte le altre manifestazioni con cui condividiamo l&rsquo;essenza e la presenza nel mondo. In questo modo siamo separati dal mondo e dai singoli nodi che ne compongono la trama, non abbiamo pi&ugrave; la capacit&agrave; di utilizzare uno sguardo analogico capace di entrare in relazione con quei nodi di cui pure facciamo parte. Quella della fragilit&agrave; pu&ograve; essere una prospettiva grazie alla quale ci riappropriamo di questa capacit&agrave; &laquo;empatica&raquo; e &laquo;visionaria&raquo; che, unica forse, ci permette di opporci allo stato di cose esistente. La fragilit&agrave;, quindi, come chiave ulteriore per intendere la realt&agrave;, occasione che pu&ograve; contribuire a (ri)creare una catena di &laquo;potenze&raquo;, quelle che noi tutti siamo. Potenze che non devono distruggersi a vicenda, ma riconoscersi e sommarsi. Potenze, non poteri&#8230; Rispondete, come sempre, a <a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\">claudio@accaparlante.it<\/a> o cercate il mio profilo su Facebook.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.santantonio.org\/portale\/home.asp\">Messagero di sant Antonio<\/a>, Maggio 2010 n. 1272<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche mese fa ho ricevuto questa lettera, a mio avviso molto interes&shy;sante e piena di spunti. Vorrei condividerla con voi: &laquo;Ciao Claudio, sono M. Da diciannove anni lavoro come terapista con bambini disabili. Purtroppo ho dovuto anch&rsquo;io fare i conti, in questi anni, con la malattia, a volte pi&ugrave; pesante, a volte una banale influenza, magari recidivante nell&rsquo;arco dell&rsquo;anno. 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