{"id":97,"date":"2009-11-04T17:04:36","date_gmt":"2009-11-04T17:04:36","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=97"},"modified":"2025-11-21T10:34:15","modified_gmt":"2025-11-21T09:34:15","slug":"il-ritmo-della-solidariet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=97","title":{"rendered":"Il ritmo della solidariet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Flavia Corradetti<\/p>\n<p>Un gruppo di africani balla in cerchio. Il ritmo dei tamburi \u00e8 incalzante. Niente di strano, se non fosse che sullo schermo del mio computer, dal quale sto seguendo il video delle danze su un cd,<!--break--> compare improvvisamente una scritta che lascia sbalorditi: \u201cPi\u00f9 della met\u00e0 dei danzatori \u00e8 sorda\u201d. Sembrerebbe paradossale: come si pu\u00f2 danzare seguendo la musica se non la si pu\u00f2 ascoltare? Eppure l\u2019esperienza e l\u2019abilit\u00e0 di questi danzatori \u00e8 tale che non si nota alcuna differenza o incertezza nell\u2019esecuzione rispetto ai loro colleghi udenti. Del resto l\u2019impegno principale di African Footprints \u00e8 proprio quello di rendere evidente che la disabilit\u00e0 non vuol dire inabilit\u00e0 e che \u00e8 necessario riconoscere e valorizzare il talento artistico e le capacit\u00e0 di tante persone svantaggiate e senza prospettiva.<br \/>\nAfrican Footprints International \u00e8 un\u2019organizzazione del Ghana, senza scopo di lucro, che attraverso la musica, la danza, il racconto, la formazione alle tecnologie e la consapevolezza ambientale, intende aiutare le persone con disabilit\u00e0 ad acquisire cultura, consapevolezza di s\u00e9, creativit\u00e0 e le competenze necessarie per inserirsi nella vita del mondo moderno. Le persone affette da sordit\u00e0 costituiscono quindi un punto di partenza e un modello per tutte le altre persone svantaggiate che attendono di essere riconosciute nelle loro abilit\u00e0.<br \/>\nNegli ultimi anni il gruppo di African Footprints ha collaborato con molti gruppi di musica, teatro, danza e percussioni e si \u00e8 esibito in molteplici occasioni in Africa, Olanda, Danimarca e Francia riscuotendo un vasto successo di pubblico e di critica. In questo contesto si \u00e8 realizzata la tourn\u00e9e \u201cOrme d\u2019Africa\u201d, organizzata dall\u2019AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) in occasione delle celebrazioni della 52a Giornata Mondiale dei malati di lebbra, l\u2019appuntamento di solidariet\u00e0 che si rinnova dal 1954, anno in cui l\u2019AIFO ha cominciato ad impegnarsi contro la lebbra in Africa e a realizzare progetti nei Paesi in via di sviluppo per garantire l\u2019accesso alla salute alle popolazioni pi\u00f9 svantaggiate.<\/p>\n<p><strong>L\u2019esperienza dal vivo: tra ammirazione, spensieratezza e riflessione<br \/>\n<\/strong>Incuriosita dalla particolarit\u00e0 dell\u2019iniziativa, ho deciso di assistere dal vivo a uno degli spettacoli della tourn\u00e9\u00e9 di African Footprints in un teatro bolognese.<br \/>\nIl pubblico in sala era sorprendentemente numeroso ed entusiasta: giovani e anziani, disabili e \u201cnormodotati\u201d; c\u2019era anche un gruppo di non udenti che agitava in aria le mani per applaudire. Tutti in attesa di assistere a un evento che subito gli organizzatori hanno definito irripetibile.<br \/>\nE infatti, ancora una volta la realt\u00e0 ha superato ogni aspettativa e immaginazione. La prima esibizione \u00e8 stata strumentale, solo tamburi e altre percussioni. Mi ha colpito subito l\u2019energia con cui quei giovani africani battevano ritmicamente i loro tamburi, sicuri e perfettamente coordinati tra loro, con i palmi aperti delle mani o bacchette di legno. Poi le danze. La presentatrice ha annunciato che sarebbero state eseguite solo da danzatori non udenti e ha spiegato che erano tratte da cerimonie popolari che rivestono grande importanza nella vita sociale delle popolazioni del Ghana. Infatti, alcune di esse si riallacciano alla storia e rappresentano il momento della liberazione dalla prigionia del popolo dei Volta, altre rappresentano scene di vita sociale e hanno un valore educativo negli ambiti del rispetto dei diritti delle donne e delle persone con disabilit\u00e0, del rispetto dell\u2019ambiente, dell\u2019educazione sanitaria. Alcune di esse, infine, sono tratte dai riti di passaggio che caratterizzano il \u201ccerchio della vita\u201d di ogni persona nella comunit\u00e0, dalla nascita all\u2019ingresso nella vita adulta, al matrimonio, fino alla morte. I ballerini, uomini e donne, si sono presentati sul palco avvolti in tessuti sgargianti e si sono lasciati trascinare dalla musica, facendo tintinnare i braccialetti ai polsi e alle caviglie. Sembravano completamente pervasi dal ritmo, sorridevano mentre il loro corpo si scuoteva a ogni tocco di tamburo. Eppure non sentivano. Ecco l\u2019incredibile. Quei danzatori stavano dimostrando che la musica non \u00e8 privilegio solo di chi pu\u00f2 ascoltarla con le orecchie ma anche di chi riesce a coglierne le vibrazioni nel proprio corpo e nell\u2019aria, nel terreno, seguendo il movimento delle mani che battono sul tamburo e sentendo il tocco risuonare profondamente dentro la mente. Il pubblico era come ipnotizzato, ma alla prima pausa c\u2019\u00e8 stata un\u2019esplosione di applausi: la loro abilit\u00e0 era stata apprezzata e cos\u00ec hanno continuato a sorprenderci con la danza dell\u2019energia giovanile e del corteggiamento. La scena era dominata da due coppie di giovani che si incontravano, si avvivicinavano, si respingevano\u2026 Prima le donne allontanavano gli uomini con finta superiorit\u00e0 e civetteria, poi erano i ragazzi a rifiutare le avances delle loro compagne. \u00c8 stato divertente, anche perch\u00e9 oltre alla danza si sono esibiti in una vera e propria pantomima: i gesti e le espressioni facciali erano estremizzati, le labbra suggerivano le parole del corteggiamento e noi potevamo immaginare le loro discussioni, le voci che si cercavano. L\u2019atmosfera era totalmente coinvolgente e loro non sembravano avvertire alcuna fatica, nonostante i movimenti sfrenati, i salti e le circonvoluzioni dei corpi. L\u2019ultima danza si chiamava Green Hill, la danza del risveglio dei sensi. E ancora una volta siamo stati pervasi dalla loro energia, dal loro entusiasmo, dal loro abbandono alla musica, finch\u00e9 la musica si \u00e8 spenta ed \u00e8 arrivato il momento dei saluti. Sono saliti sul palco gli organizzatori, il presidente dell\u2019AIFO e altre persone, missionari e laici, che hanno dedicato la propria vita agli \u201cultimi\u201d del mondo, a tutte le popolazioni svantaggiate. Hanno spiegato che nei paesi poveri il problema non \u00e8 solo aiutare fisicamente i bisognosi ma intraprendere un percorso che conduca a una maggiore consapevolezza, perch\u00e9 ogni essere umano ha dei diritti che devono essere riconosciuti e rispettati da tutti, soprattutto se si tratta di diritti vitali come quello a bere acqua che non sia piovana e il diritto all\u2019assistenza sanitaria. Tutti gli operatori dell\u2019AIFO in ogni parte del mondo condividono questo obiettivo. Ha parlato anche il coordinatore del gruppo, che ha presentato uno a uno i ballerini: erano tutti non udenti e prima di entrare a far parte di African Footprints il loro handicap era ulteriormente aggravato dalla situazione di marginalit\u00e0 sociale in cui si trovavano. Li abbiamo salutati agitando in aria le mani, anzich\u00e9 applaudire. Il coordinatore ha ripetuto pi\u00f9 volte la parola bridge, per spiegare che questi giovani africani sono un ponte tra quella che noi chiamiamo diversit\u00e0 e la pi\u00f9 rassicurante normalit\u00e0. Perch\u00e9 smettiamo di pensare che chi ha un deficit fisico non possa avere comunque talento o capacit\u00e0 artistiche. Perch\u00e9, in fondo, handicap \u00e8 anche quello che noi etichettiamo come tale. Si \u00e8 conclusa cos\u00ec una serata che sicuramente ha lasciato un segno, un\u2019impronta (<em>footprint<\/em>\u2026), associando la spensieratezza della musica e della danza alla riflessione seria su una realt\u00e0 spesso dimenticata o sottovalutata. Non so se e quando il gruppo dell\u2019<em>African Footprints <\/em>torner\u00e0 in Italia ma se lo far\u00e0 consiglio a tutti di dedicargli una serata.<br \/>\nRicordo, per concludere, che il ricavato dello spettacolo \u00e8 stato devoluto alla cura dei malati di lebbra in Africa dove l\u2019AIFO sta attualmente portando avanti 31 progetti di lotta alla malattia e di riabilitazione.<\/p>\n<p align=\"left\">AIFO &#8211; Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau,<br \/>\nVia Borselli 4-6, 40135 Bologna<br \/>\nTel. 051\/43.34.02, fax\u00a0 051\/43.40.46<br \/>\nsito web: <u><a href=\"http:\/\/www.aifo.it\/\">www.aifo.it<\/a><\/u>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un gruppo di africani balla in cerchio. Il ritmo dei tamburi  \u00e8 incalzante. 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