{"id":977,"date":"2010-07-05T12:52:26","date_gmt":"2010-07-05T12:52:26","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=977"},"modified":"2010-07-05T12:52:26","modified_gmt":"2010-07-05T12:52:26","slug":"caro-tremonti-contribuisco-anche-io-alla-crescita-del-pil---superabile-luglio-2010---1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=977","title":{"rendered":"Caro Tremonti, contribuisco anche io alla crescita del PIL &#8211; Superabile, luglio 2010 &#8211; 1"},"content":{"rendered":"<p class=\"rteleft\">Quando leggerete questo articolo molto probabilmente le cose si saranno definite e sapremo come si &egrave; risolta la questione relativa alla percentuale di invalidit&agrave; minima necessaria per accedere a determinate previdenze economiche. Ma quando &quot;Vita.it&quot; mi ha chiesto di scrivere un contributo a riguardo, ancora la situazione era incerta. Comunque, questo articolo contiene delle riflessioni che non figuravano sul quotidiano online di Milano. Ne leggerete una versione pi&ugrave; &quot;imprudente&quot;.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Come diceva una nota pubblicit&agrave; &quot;sono piccolo e sono nero&quot;. Siamo alle solite, ma questa volta ammetto di aver lasciato correre un po&#8217; la notizia senza darle troppo peso. Un peccato di egoismo: sapete com&#8217;&egrave;, salvo eliminare la categoria e il concetto di disabilit&agrave; (non sarebbe male come idea&#8230;), per quanto Tremonti possa tentare di rendere pi&ugrave; stringenti i parametri, io sono a prova di riforma. Sono un 100% irriformabile, ostinatamente disabile. Distinguere tra 74% e 85% &egrave; un &quot;dettaglio&quot; di cui non mi sono mai dovuto preoccupare. Tuttavia niente &egrave; scontato ai giorni nostri, sicch&eacute; mi sono deciso a contribuire alla (penosa, deprimente) discussione. Non vorrei che poi si dicesse: &quot;Dov&#8217;era Imprudente in quei giorni?&quot;, &quot;pensava di farla franca, invece&#8230;&quot;.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Mi sono documentato un po&#8217;, quel tanto che basta per scoprire che un giornalista de Il Sole-24 ore<em>, <\/em>con un&#8217;analisi meno ideologica, ha spiegato lucidamente l&#8217;andamento (in crescita) delle spese per pensioni e indennit&agrave; di accompagnamento e riportato la questione su un terreno a partire dal quale &egrave; possibile individuare mancanze, storture, possibili miglioramenti, riforme senza &quot;evve&quot; tremontiana, ecc.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Come riportato dal dott. Gori, del quotidiano di Confindustria, &quot;l&#8217;indennit&agrave; &egrave; l&#8217;unica misura nazionale stabile a sostegno dei costi economici causati agli anziani dalla non autosufficienza&quot; e l&#8217;aumento del loro numero si spiega con l&#8217;invecchiamento della popolazione (gli ultra-75enni sono cresciuti del 23% fra il 2002 e il 2009), con la maggiore informazione rivolta alla popolazione anziana (che in passato usufruiva meno di questa possibilit&agrave;) e con il fatto che &quot;l&#8217;accertamento dei requisiti per riceverla &egrave; basato su criteri generici e non standardizzati&quot;. Chi deve valutare se una persona pu&ograve; o meno ottenere l&#8217;accompagnamento non pu&ograve; basarsi su &quot;alcuno strumento tecnico di valutazione&quot;, n&eacute; a livello nazionale &egrave; indicata &quot;una soglia precisa di bisogno&quot; per accedere alla misura. &Egrave; in questo spazio che si incunea la possibilit&agrave; di assegnare l&#8217;indennit&agrave; a chi effettivamente non ne avrebbe diritto&quot;.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Gi&agrave; il tono dell&#8217;esposizione delle notizie cambia, non poco, i termini della questione: a trarre il senso dalle parole del ministro Tremonti, ammettiamolo, la &quot;categoria&quot; passa per un covo di sanguisughe, che succhia privilegi immeritati. Per cui il problema sarebbero sia il diritto in s&eacute;, sia la persona che ne gode. Dal quadro delineato da Gori (il quale peraltro sottolinea come le risorse attuali siano oggettivamente insufficienti e non eccedenti) le cose si leggono in tutt&#8217;altro modo.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Ho continuato ad informarmi e ho trovato la seconda obiezione convincente, questa volta avanzata dalla Fish: &quot;Il ministro dovrebbe sapere quale sia l&#8217;indotto dell&#8217;invalidit&agrave; civile&quot; e &quot;quanta gente ci campi sopra gli invalidi&quot;, ad iniziare da &quot;medici, operatori, aziende di ausili e non, una milionata di badanti, patronati sindacali, servizi di trasporto, senza contare il giro di affari attorno al contenzioso relativo al mancato riconoscimento dell&#8217;invalidit&agrave; (400mila cause giacenti con medici legali, consulenti di parte o di ufficio, patronati sindacali, avvocati, per un giro di affari di oltre due miliardi di euro)&quot;. &quot;Se questo non genera competitivit&agrave; (un valore assoluto per la schiera degli economisti di cui Tremonti fa parte) sicuramente genera qualcosa di molto simile. (&#8230;) Tanto sono timide e prudenti le misure contro i ladri evasori fiscali, quanto sono decise e indiscutibili quelle contro gli invalidi&quot;.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Ma c&#8217;&egrave; una terza obiezione ancora pi&ugrave; importante e che riguarda quello che tante persone con disabilit&agrave; (molte di pi&ugrave; se se ne creassero i presupposti) danno al di l&agrave; di quanto ricevono. Che non riguarda l&#8217;indotto creato da chi &quot;campa&quot; sui disabili, ma la capacit&agrave; produttiva delle stesse persone con deficit. Caro Tremonti, a tutti gli effetti io da circa trent&#8217;anni (ne ho cinquanta, il conto &egrave; semplice) sono competitivo e, aggiungo, mi confronto sul mercato, riuscendo ad arrivare a fine mese; sono presidente di un Centro di Documentazione le cui attivit&agrave;, cresciute ed intensificatesi negli anni, danno lavoro a circa trenta persone, normodotate e non. E, oltre alla ricchezza strettamente economica che produce, crea una cultura pi&ugrave; rispettosa, migliore per chi &egrave; disabile e, da l&igrave; (ma pensavo che uno sagace come lei questo gi&agrave; l&#8217;avesse intuito), migliore per tutti (torneremo su questo argomento a breve). Ma restiamo &quot;sul pezzo&quot; come si dice: ribadisco, io sono un cittadino competitivo e capace, desideroso di lavorare e produrre. Quello che ricevo lo guadagno e lo pago.<\/p>\n<p class=\"rteleft\">Il Paese deve tenere conto di questa risorsa ancora largamente inespressa. Non pu&ograve; cominciare a farlo riducendo ancora di pi&ugrave; quei fondi che mettono in condizione le persone con deficit di pensarsi e dimostrarsi come produttive, competitive, creatrici di ricchezza in ogni senso (non solo quello &quot;morale&quot;). Voglio contribuire alla crescita del Pil: chi &egrave; con me mi segua. O almeno mi scriva a <a href=\"mailto:claudio@accaparlante.it\">claudio@accaparlante.it<\/a> o sul mio profilo di Facebook.<\/p>\n<p class=\"rteright\">Claudio Imprudente<\/p>\n<p class=\"rteright\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando leggerete questo articolo molto probabilmente le cose si saranno definite e sapremo come si &egrave; risolta la questione relativa alla percentuale di invalidit&agrave; minima necessaria per accedere a determinate previdenze economiche. Ma quando &quot;Vita.it&quot; mi ha chiesto di scrivere un contributo a riguardo, ancora la situazione era incerta. Comunque, questo articolo contiene delle riflessioni che non figuravano sul quotidiano online di Milano. 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