Autore: admin
La fragilità «visionaria» – Il Messaggero di Sant’Antonio, maggio 2010
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Qualche mese fa ho ricevuto questa lettera, a mio avviso molto interessante e piena di spunti. Vorrei condividerla con voi: «Ciao Claudio, sono M. Da diciannove anni lavoro come terapista con bambini disabili. Purtroppo ho dovuto anch’io fare i conti, in questi anni, con la malattia, a volte più pesante, a volte una banale influenza, magari recidivante nell’arco dell’anno. E ho dovuto fare i conti anche, e ogni volta è così, con la mia fragilità e il giudizio di altre persone, con il mio sentirmi in colpa per essermi ammalata, ecc… Tutto questo mi ha fatto, e mi fa, stare male, ma mi fa anche riflettere su come viene accettata la sofferenza oggi, e la fragilità che è presente in ogni persona. La sensazione è che ci sia un forte rifiuto di tutto ciò che ricorda la nostra “finitezza” come persone, mentre vale ciò che è sempre forte, bello e sano. Ancor più nella società attuale. Ed è un atteggiamento radicato nel cuore dell’uomo, da sempre. Allora, cosa condividere? Ogni giorno io condivido la fragilità, la mia, con quella di bambini e genitori. Dà poco rendimento, spesso non è neppure gratificante perché non porta frutto tanta è la gravità. Ma mi avvicina all’essenza dell’altro, che va oltre il suo stare bene o male. Mi fa anche fare i conti con la verità del mio cuore e col fatto che non sempre sono disposta ad accettare i limiti dell’altro. Così mi rendo conto che sto facendo un cammino interiore tutto mio. E in esso scopro che la fragilità può essere un valore. Mi dirai ciò che pensi? Grazie e ciao, M.».
D’istinto mi è venuto di rispondere, condividendo quanto la signora M. mi aveva scritto, raccontandole che spesso avevo affrontato l’argomento nei miei libri e nei miei articoli. L’ultimo libro per ragazzi che ho pubblicato, Omino Macchino e la sfida della tavoletta (Erickson Edizioni, 2009), è una sorta di elogio della lentezza e di ciò che questa può farci scoprire: nemmeno la lentezza è oggi tanto di moda; da essa si fugge il più possibile perché nell’immediato rende poco. Sono molte le persone che evitano di confrontarsi con tanti aspetti della propria e altrui personalità e della vita: ragionano, si muovono, ma vivono a metà, ritrovandosi impreparate di fronte a eventi inattesi. A questi, spesso, danno una connotazione negativa perché incapaci di instaurare un rapporto con essi.
Nel suo ultimo libro, politico nel senso pieno del termine, Raffaele K. Salinari, propone un’analisi articolata e difficile da rendere in poche righe (però ne consiglio vivamente la lettura) che mi interessa riprendere per un’analogia con quanto scritto da M.: «…La sensazione è che ci sia un forte rifiuto di tutto ciò che ricorda la nostra “finitezza” come persone, mentre vale ciò che è sempre forte, bello e sano. Ancor più nella società attuale»; e ancora: «la fragilità (…) mi avvicina all’essenza dell’altro, che va oltre il suo stare bene o male». M. e Salinari si incontrano in questo punto: siamo disabituati a guardare, incapaci di volgere lo sguardo sull’Invisibile, su quello che «invisibilmente» ci lega a tutte le altre manifestazioni con cui condividiamo l’essenza e la presenza nel mondo. In questo modo siamo separati dal mondo e dai singoli nodi che ne compongono la trama, non abbiamo più la capacità di utilizzare uno sguardo analogico capace di entrare in relazione con quei nodi di cui pure facciamo parte. Quella della fragilità può essere una prospettiva grazie alla quale ci riappropriamo di questa capacità «empatica» e «visionaria» che, unica forse, ci permette di opporci allo stato di cose esistente. La fragilità, quindi, come chiave ulteriore per intendere la realtà, occasione che può contribuire a (ri)creare una catena di «potenze», quelle che noi tutti siamo. Potenze che non devono distruggersi a vicenda, ma riconoscersi e sommarsi. Potenze, non poteri… Rispondete, come sempre, a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.
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Ci vogliono “piedi caldi e sangue freddo” alla fiera del libro per ragazzi – Superabile, maggio 2010 – 1
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Sì è da poco conclusa l’edizione 2010 della "Fiera del libro per ragazzi", che si è tenuta dal 23 al 26 marzo a Bologna. Uno degli appuntamenti più importanti tra quelli dedicati all’editoria per i lettori più piccoli, seguito quest’anno da una seconda iniziativa, BoLibrì (26-28 marzo), ricca di appuntamenti davvero interessanti. Se infatti la vera e propria fiera esclude, in un certo senso, proprio i destinatari di quei libri, essendo per lo più rivolta agli addetti ai lavori, la sua propaggine, BoLibrì, consente ai bambini e ai ragazzi di conoscere ed entrare in contatto con chi i libri li pensa, li scrive, li disegna, li realizza concretamente, attraverso tanti incontri con autori ed illustratori; di assistere a spettacoli teatrali tratti da libri, di partecipare a vari laboratori e altro ancora.
Come ben saprete, anche i libri per ragazzi si occupano e danno spesso spazio ad argomenti legati alla disabilità. Alcuni sono dei veri e propri gioielli, sia a livello di testo sia a livello di immagini ed illustrazioni. Pur dovendo di necessità ricorrere a meccanismi di semplificazione rispetto ad alcuni argomenti, mi è capitato di leggere alcuni libri per ragazzi che riuscivano ad esprimere una profondità ed una ricchezza di pensiero davvero inaspettate. Ottimo strumento per introdurre a determinati argomenti i giovani lettori, senza dimenticare i casi, numerosi, in cui questi libri si rivelano adattissimi anche ad un pubblico adulto. Questo discorso vale anche per quei libri che affrontano temi quali l’omosessualità o l’intercultura.
La produzione, soprattutto negli ultimi anni, è davvero ricca e, pure se solitamente con un po’ di ritardo, anche in Italia si trovano testi interessanti, tradotti da opere straniere o prodotti da scrittori e illustratori nostrani. Segnalo, anche se slegata dall’evento-Fiera del libro per ragazzi, la mostra, conclusasi poco fa al Museo Civico Archeologico di Bologna, dedicata a David B., uno dei maestri del fumetto, francese, all’interno della quale potrete vedere delle tavole tratte da un suo libro meraviglioso "Il grande male" (Coconino Press), una profonda riflessione sul dolore e sulla malattia, in cui un ruolo centrale è giocato dall’esperienza dell’epilessia del fratello di David. Tra i tanti libri per ragazzi che di disabilità parlano, ricordo, tra quelli presenti in questa edizione dell’appuntamento fieristico, "Il bambino che mangiava le stelle" (Salani), opera prima del franco-libanese Kochka, storia di Mathieu, autistico, e Lucie, ragazzina dodicenne e "Ben-X" (Giunti), breve romanzo di Nic Balthazar, dal quale è stato tratto anche il film omonimo diretto dallo stesso autore, dedicato a un ragazzo con la sindrome di Asperger vittima del bullismo dei compagni.
Ma c’è un altro libro che vorrei segnalare con particolare piacere e che, proprio all’ultimo (per ragioni logistiche), è riuscito ad essere presente negli stand della fiera. Si tratta di un libro alla cui genesi ho potuto assistere e, nel mio piccolo, contribuire: "Piedi caldi e sangue freddo. Le mirabolanti avventure di David Littlehorse", di Francesca Zammaretti, illustrato da Elena Tsaplin, edito da Acco Editore.
Il libro si compone di vari racconti, protagonista dei quali è, appunto, David, un ragazzino in carrozzina. Il personaggio si ispira ad un ragazzo vero, l’ambientazione è quella di un piccolo paese nel quale succedono eventi che trovano (quasi) sempre soluzione grazie all’intervento creativo e illuminante di David.
Devo sottolineare un aspetto significativo che finisce per rivelarsi uno dei punti di forza principali del libro: la disabilità di David non si manifesta quasi mai in modo evidente. Salvo che nel primo racconto, il suo deficit non caratterizza le varie storie: non capirete (se non perché ve lo sto scrivendo io…) che David risolve i casi "da fermo"; la sua disabilità non viene tematizzata in alcun modo, non viene fatta oggetto esplicito di riflessione o elemento "risolutivo" delle vicende che si succedono. Insomma, è molto importante che l’autrice sia riuscita a non delineare un personaggio alla "Rain Man", il disabile eccezionale che non si incontra mai, anche perché era piuttosto facile cadere in questa trappola, per due ragioni principali: i lettori di riferimento (bambini/ragazzi) e il genere scelto (racconti di finzione e fantasia con illustrazioni).
Caratteristica più evidente dei racconti sono gli intrecci, mai del tutto lineari (non per questo inaccessibili a "giovani intelligenze"), molto ironici, con elementi paradossali e divertenti "scivolamenti" di senso. Terminano sempre con finti resoconti giornalistici delle storie appena concluse, ma questi, invece di chiarire e riassumere i fatti, costruiscono rapporti causa-effetto stravaganti, non plausibili. Molto sarcasmo, infatti, viene dedicato dall’autrice ad un certo modo di fare giornalismo, ai "filtri" che si possono applicare per interpretare, occultare, etc. la realtà.
Un lavoro "pluri-dimensionale", nel quale si sovrappongono e si intrecciano vari livelli di narrazione, vari argomenti, varie riflessioni. Tutti curiosi ed originali.
Aggiungo solo che il Centro Documentazione Handicap di Bologna ha una sezione dedicata alla letteratura per ragazzi, con particolare attenzione a quei testi che in qualche modo parlano di disabilità: venite a trovarci…tra poco troverete anche il libro di Francesca Zammaretti!
Scrivete, come sempre, a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.
Claudio Imprudente
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Un percorso bibliografico fra disabiltà e sport
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Testi di carattere generale
Coop Accaparlante – Coloplast
SportAbile. Incontro con lo sport
Bologna, Coloplast, 2008
In Italia esiste una vasta gamma di canali per accostarsi a una qualche disciplina sportiva o una semplice attività motoria: SportAbile cerca di fornire un quadro d’insieme di questo panorama tenendo conto che a volte i percorsi d’accesso non sono così codificati e conosciuti. Il testo scorre in successione i soggetti che gestiscono lo sport in Italia, evidenziandone ruoli e funzioni: Coni, Cip, Enti di Promozione Sportiva e servizi pubblici territoriali. Vengono inoltre illustrati 10 sport, spiegati con brevi schede tecniche dai diretti interessati (tecnici e atleti praticanti) e introdotti dal parere di un fisiatra specializzato nella riabilitazione di pazienti sportivi.
Luigi Bertini
Attività sportive adattate
Ponte San Giovanni PG, Calzetti Mariucci, 2005
Si tratta di un manuale che fornisce conoscenze teorico-pratiche e competenze metodologiche e didattiche per l’insegnamento di attività sportive e motorie a persone disabili.
Graziano D’Intino, Stefano Oronzo, Mario Di Marco
L’ordinamento e l’organizzazione delle attività e delle competizioni sportive adattate
Milano, FrancoAngeli, 2005
Come è nato lo sport per tutti? Quali sono le attività sportive adattate? Come vengono organizzate? La storia dello sport per disabili nel contesto italiano e internazionale.
Liliana Bal Filoramo (a cura di)
Disabilità e sport
Torino, Celid, 2007
"Lo sport è parte integrante della vita". Con questa premessa e con l’obiettivo che si possa arrivare a guardare più all’atleta che alla sua disabilità, il volume raccoglie numerosi contributi cercando di stabilire uno scambio di esperienze e di riflessioni che possano contribuire alla diffusione delle pratiche sportive fra le persone con disabilità sia fisiche che psichiche.
Francesco Perrotta (a cura di)
Le scienze dell’educazione motoria e sport in età evolutiva
Trieste, Goliardica, 2006
Il libro affronta il tema dell’educazione motoria di bambini e ragazzi, dalla necessità dell’attività psico-fisica alle varie fasi dello sviluppo infantile, dall’attività psicomotoria ai metodi di insegnamento dell’educazione fisica, facendo particolare attenzione alle tematiche della disabilità.
Luciano Orsatti
Sport con disabili mentali
Roma, Società Stampa Sportiva, 1995
Il libro individua le possibili strategie e fornisce gli strumenti necessari per insegnare a giocare con una palla e a nuotare alle persone con disabilità mentale.
Angela Magnanini
Educazione e movimento
Tirrenia (PI), Del Cerro, 2008
Uno sguardo approfondito sulla dimensione corporea della persona disabile, sul suo incontro con il movimento, le attività motorie e lo sport con l’obiettivo di promuovere percorsi di educazione, integrazione e inclusione sociale.
Ronald C. Adams, Jeffrey A. Mc Cubbin, Alfred N. Daniel, Lee Rullman
Giochi, sport ed esercizi per i disabili fisici
Padova, Piccin, 1988
Il libro analizza il rapporto tra sport ed handicap, in modo coerente con una visione aperta dei problemi della disabilità.
Settore Servizi Sociali della Provincia di Milano, a cura di Giuseppe Castelli
Handicap e sport. L’impegno del centro socio-educativo nelle attività motorie e riabilitative
Milano, Unicopli, 1995
Il testo indirizza l’attenzione verso lo sport per tutti, analizzando l’attività di gioco che, connessa a quella agonistica, costituisce un binomio fondamentale nell’evoluzione della persona. Il volume raccoglie il resoconto di varie esperienze svolte nell’area milanese.
CONI, FISHA Federazione italiana sport handicap, Comitato regionale della Sicilia
Atti del 2° Convegno studi sulle associazioni sportive siciliane per disabili
Palermo, Centro Studi e Documentazione, 1989
La pubblicazione raccoglie le relazioni tenute al convegno, propone le classifiche dei campionati e delle manifestazioni sportive siciliane e una rassegna stampa sul tema, con riferimento agli anni 1988-89.
Michele Allegro
L’ Educazione motoria dei minorati della vista. Il gioco e lo sport
Roma, Armando Editore, 1993
Il volume affronta il tema dell’educazione motoria dei non vedenti ed è diviso in tre parti: la prima esamina, nei suoi diversi aspetti, le varie fasi dell’educazione motoria del bambino cieco, riportando una scheda-tipo di rilevazione dei comportamenti motori. La seconda e terza parte sono, rispettivamente, un’esame dei risvolti socio-psico-pedagogici dell’attività ludica del bambino privo della vista e un’accurata analisi degli sport che oggi vengono praticati dai ciechi, di alcuni dei quali si riportano i regolamenti.
Federazione italiana sport handicappati
Lo Sport come psicoterapia negli handicap
Roma, Coni, 1984
Il testo riporta gli interventi, tenuti al convegno internazionale del 1984, sulle tematiche relative agli sport per le persone disabili.
Carmine Di Pinto
Disabili e sport
Roma, Centro Sportivo Italiano, 2005
Dopo un breve quadro storico e una riflessione sul concetto di corpo e disabilità, il testo si sofferma in particolare sugli sport per i sordi, l’hockey in carrozzina e i giochi sportivi per i disabili mentali.
CONI
L’handicappato e lo sport
Roma, CONI, 1984
Si tratta degli atti di un congresso svoltosi nel 1981 che ha affrontato i problemi medici, tecnici, legislativi e sociali legati alla pratica sportiva per le persone disabili.
Giacomo Viccaro
Qualità della vita e sport per tutti
Sesto Fiorentino, ETS, 2003
Lo sport, come modalità attiva e creativa del tempo libero, può essere un modo positivo per migliorare la nostra vita e per rendere più lieve la nostra giornata. Questo libro presenta non consueti scenari di riflessione, sottolineando al tempo stesso il ruolo significativo dell’educazione e delle istituzioni del territorio.
Donatella Spinelli
Psicologia dello sport e del movimento umano
Bologna, Zanichelli, 2002
Il testo descrive i processi mentali e i meccanismi cerebrali che guidano l’azione, discute di motivazioni ed emozioni riferite all’ambito sportivo, approfondisce la nozione di benessere mentale che segue l’esercizio fisico e descrive tecniche di preparazione mentale mirate a mantenere ad alto livello la prestazione sportiva.
Giovanni Giordano Lanza, Raffaele Pallotta d’Acquapendente, Fabrizio Stoecklin, Domenico Tafuri
Splash acqua sport e salute
Napoli, L’isola dei ragazzi, 1999
Il libro traccia le linee essenziali per programmare un’attività fisica e sportiva sia come prevenzione che come presidio terapeutico.
Luca Michelini
Handicap e sport
Roma, Società editrice Universo, 1991
Il manuale affronta le diverse problematiche legate alla classificazione funzionale e sportiva degli atleti disabili e le modalità e i criteri per la formulazione della certificazione di idoneità alla pratica sportiva.
Silvia Ghirlanda
Sport per tutti… spazio ai disabili
Tirrenia (PI), Del Cerro, 2003
Il testo affronta il tema dello sport per i disabili dal punto di vista educativo e si sofferma sui principali benefici che la pratica sportiva offre, prendendo in considerazione gli sport più diffusi.
Alberto Pellai – Paola Pellai
Giocare con lo sport
Milano, FrancoAngeli, 1998
Cosa vuol dire tenersi in forma? Come crescere un bambino "fisicamente educato"? Come vestire e come alimentare il piccolo atleta? Quali i pericoli dell’agonismo? Come si sceglie la disciplina adatta alle singole caratteristiche psicofisiche? Cosa fare se un bambino ama lo sport? E cosa fare se non lo ama? Risposte precise e semplici per trarre i migliori giovamenti dall’attività motoria sin dalla più giovane età.
Giuseppe Tondelli
Giocare per sport
Milano, Paoline Editoriale Libri, 2002
Partendo dal fatto che si può educare attraverso lo sport e i momenti di gioco, l’autore forte di una pluriennale esperienza in ambito scolastico, sportivo e oratoriale, propone giochi di semplice attuazione e ne analizza i risvolti didattici.
Paolo Siccardi
Disabilità e sport
Bergamo, 2004
Partendo da un’analisi delle principali definizioni relative alla disabilità, la tesi focalizza poi l’attenzione sul binomio disabilità-sport, analizzando sia lo sport agonistico sia quello che valorizza l’accessibilità e l’integrazione.
Carlo Salvitti
La pratica dell’attività motoria con disabili mentali adolescenti e adulti
Tirrenia (PI), Del Cerro, 2001
L’autore vuole sottolineare l’importanza del movimento nel processo di riabilitazione e recupero di giovani e adulti; prende in esame vari aspetti della pratica dell’attività motoria e offre suggerimenti per organizzare in modo corretto una lezione di attività motoria. Analizza inoltre il trattamento psicomotorio e la musica e gli effetti benefici di un’interazione fra questi due strumenti.
Andrea Mannucci
Comunicare con la mente e il corpo
Tirrenia (PI), Del Cerro, 2003
Una riflessione sul rapporto mente-corpo alla ricerca di una piena integrazione fra questi due elementi. Dalla danzaterapia all’attività sportiva, dalla sessualità al dolore e alla malattia per ritrovare una parte di se stessi.
Piovano Giuseppe e Luca
Manuale del Medico dello Sport
Padova, Piccin, 1987
Il volume si occupa di tutti gli aspetti della medicina dello sport soffermandosi brevemente anche sulle problematiche legate alla disabilità.
Legislazione, aspetti tecnici
Graziano D’Intino, Stefano Oronzo, Mario Di Marco
L’ordinamento e l’organizzazione delle attività e delle competizioni sportive adattate
Milano, FrancoAngeli, 2005
Come è nato lo sport per tutti? Quali sono le attività sportive adattate? Come vengono organizzate? La storia dello sport per disabili nel contesto italiano e internazionale.
Gruppo di studio Direzione e definizione della ricerca, Marco Marchetti, Centro di riabilitazione Neuromotoria S. Lucia
Idoneità allo sport agonistico per atleti su sedia a ruote
Roma, Centro Ricerche, 1992
La messa a punto di una metodologia specifica per l’accertamento della idoneità allo sport agonistico di atleti paraplegici rappresenta un ulteriore passo verso la conquista della parità di dignità e di diritti dei disabili nello sport e nella vita sociale. L’ufficializzazione da parte del CONI dell’attività e dell’organizzazione sportiva dei disabili rappresenta uno strumento decisivo per consentire loro di vivere nel concreto dell’esperienza i principi e gli ideali sportivi oltre che la possibilità di contare sulle stesse opportunità di realizzazione personale e sociale, che sono a disposizione degli altri cittadini.
FISHA , servizio promozione sportiva
Centri di sport Terapia. Guida tecnica di atletica leggera, pallacanestro, nuoto per paraplegici, cerebrolesi, amputati e poliomielitici
Roma
Roberto Girelli
Atleti più
Verona, Edizioni G.A.L.M. , 1987
Il volume esamina le problematiche, la preparazione psico-fisica e l’attività sportiva delle persone paraplegiche.
Riabilitazione
Arrigo Broglio, Barbara Della Casa, Monica Zanchi
Il bambino disabile in acqua
Milano, Franco Angeli, 2009
Dopo aver analizzato le relazioni del bambino disabile con il mondo che lo circonda e con i suoi educatori, gli autori si soffermano sul percorso di adattamento all’ambiente acquatico e forniscono una serie di proposte operative pensate specificatamente per diversi deficit.
Angela Ravioli
Il cavallo e l’handicap. La riabilitazione equestre nei suoi aspetti psico-pedagogici e terapeutici nei soggetti handicappati
Bologna, 1989
In questa tesi è presa in esame la rieducazione equestre. Sono indicati i tipi di deficit che possono essere recuperati con la riabilitazione equestre, i metodi e i risultati ottenuti.
ANIRE Associazioni Nazionale Italiana per la rieducazione Equestre e l’equitazione ricreativa per handicappati, Guya Mina
La guida individuale nella fase presportiva della rieducazione equestre
Milano, 1982
L’opuscolo fornisce indicazioni di base per la rieducazione equestre, dall’abbigliamento al lavoro con il cavallo e ai vari esercizi possibili.
Antonella Capponi, ANIRE
Riabilitazione equestre: Aspetti neurologici dell’età evolutiva
Milano, ANIRE, 1979
Il libro esamina le caratteristiche della riabilitazione equestre con particolare attenzione alle possibili applicazioni con i disabili mentali.
Rene De Lubersac, Hubert Lallery
Rieducare con l’equitazione
Milano, IGIS edizioni, 1977
Gli autori illustrano le caratteristiche della rieducazione equestre, i suoi aspetti terapeutici, le tecniche (dalla messa in sella alle diverse andature), soffermandosi anche sul cavallo e i finimenti.
Maria Elda Garri, ANIRE associazione nazionale italiana rieducazione equestre
Riabilitazione equestre: Componenti psicologiche e neuromuscolari
Milano, 1981
Si tratta dell’estratto di una tesi che analizza le componenti riabilitative psicologiche e neuromuscolari della riabilitazione equestre, accompagnandole con l’esame di alcuni casi concreti.
Nadia Vincenzi
L’acqua come guida per l’educazione e la riduzione dell’handicap
Bologna, 2002
La tesi analizza le varie possibilità educative offerte dell’acqua, come elemento simbolico e reale. In particolare si sofferma su alcuni percorsi di gioco in acqua alla ricerca di relazioni significative e di comunicazione.
Esperienze
Andrea Stella
Due ruote sull’oceano
Milano, Longanesi, 2006
Aggredito negli Stati Uniti senza apparenti ragioni, l’autore si ritrova senza l’uso delle gambe costretto a fare i conti con prospettive di vita completamente cambiate. Appassionato sportivo, trova una strada per riappropriarsi della propria vita nella vela (fino alla traversata atlantica a bordo di un catamarano accessibile) e nella progettazione di scuole.
Claudio Arrigoni
Paralimpici. Lo sport per disabili: storie, discipline, personaggi
Milano, Hoepli, 2006
La storia dello sport per disabili, classifiche, regolamenti, foto ma soprattutto le storie degli atleti disabili. Più chiavi di lettura dunque per un libro che può essere utilizzato come un manuale ma anche letto come un romanzo in cui si intrecciano vicende personali unite da una sola passione, quella di gareggiare.
Claudio Marcello Costa, Alessandro Zanardi
Alex guarda il cielo. Il mito dell’uomo antico. Le fiabe degli eroi moderni
Milano, Fucina, 2006
Dalla propria esperienza di assistente medico alle corse di moto e dalla propria vicenda personale, Costa e Zanardi scrivono un libro di fiabe di eroi moderni, tutti legati al mondo delle corse.
Mariapia Martino, Nando Tonon
Cento parole per lo sport. Disabili in pista
Torino, Elena Morea, 2006
Il libro raccoglie le testimonianze di atleti disabili che hanno partecipato ai Giochi paralimpici di Torino 2006 insieme a quelle di altri atleti che raccontano le loro esperienze sportive.
Maurizio Crosetti
Fuori di pallone
Torino, Ega, 2008
“Questo libro racconta storie di persone. E più che raccontarle le mostra, perché un’immagine vale più di mille parole. […] Giocano, perché questo è già quasi tutto. Siccome non stanno bene, giocano per stare meglio. Siccome a volte sono un po’ soli, giocano per non esserlo. Giocano a pallone, anzi a calcio”. Malati di mente, o ex malati. Con loro educatori, infermieri, psicologi… Otto squadre per un campionato di calcio in piena regola.
Fabrizio Macchi
Più forte del male
Casale Monferrato (AL), Piemme, 2007
“Professore, procediamo pure all’amputazione”. Dopo tante operazioni e cicli di cure pesantissime che non risolvono i problemi alla sua gamba sinistra aggredita da un tumore osseo, Fabrizio Macchi a soli 16 anni decide del suo futuro. Record mondiale dell’ora di ciclismo, numerose medaglie nello sci, nel canottaggio e nell’atletica leggera, vincitore di tre maratone di New York, racconta la sua storia con partecipazione e passione, rivolgendosi al figlio (e a tutti i lettori) cui trasmette il suo amore per la vita.
Giuseppe Montagna
Gare parallele
Roma, Sovera, 2007
Quando all’autore, appassionato di auto storiche, viene diagnosticato il morbo di Parkinson, trova proprio in questa sua passione la forza per reagire. Attraverso fatti, pensieri e dialoghi, il libro racconta la sua partecipazione alla Mille Miglia.
UISP comitato Provinciale di Bologna
Handicap in movimento: L’intervento di attività motorie degli operatori dell’Uisp con i ragazzi (Bologna 1977/1983)
Bologna, UISP, 1983
Il volumetto documenta una ricerca legata ad un intervento svolto con ragazzi disabili cui sono state proposte attività di palestra e piscina.
Lorenzo Schiavina, Anna Bazzanini, Linda Rumiatti, Renzo Pomelli, ANFFAS Gruppo sportivo Terapeutico di Ferrara
Sport e handicap : Risultati di un’ esperienza di attività motoria con ragazzi portatori di handicap
Ferrara, 1985
Il volumetto propone i risultati del lavoro di un gruppo sportivo terapeutico con ragazzi disabili e le esperienze di lavoro in piscina, in palestra e in maneggio, accompagnando le descrizioni con numerose foto.
Amministrazione provinciale di Alessandria.
Amministrazione comunale di Alessandria, CONI Comitato Provinciale Alessandria
Insieme. Un modo di essere : Documentazione sull’esperienza biennale per l’inserimento dei portatori di handicap nei centri Olimpia
Alessandria, 1987
Lo sport deve dare ai disabili gli stimoli necessari per poter acquisire le autonomie motorie di base tali da offrire una partecipazione alla vita sociale. Per questo vanno attuati programmi per lo sviluppo delle capacità contro l’emarginazione. In questa ottica il progetto H iniziato nel 1985 dalla Provincia di Alessandria e dal CONI vogliono essere una prima esperienza diretta al recupero attraverso l’attività motoria con l’inserimento di portatori di handicap nell’attività del Centro Olimpia. Il volume è la testimonianza di questa esperienza e del suo interesse suscitato a livello nazionale.
Amministrazione Provinciale di Alessandria
Insieme. Un modo di essere : Conclusioni sulla sperimentazione per l’inserimento dei portatori di handicap nei Centri Olimpia . Volume II
Alessandria, 1989
Conclusioni sulla esperienza biennale presso il Centro Olimpia
Fabrizio Macchi
Io non mi fermo
Milano, Libreria dello sport, 2003
"Io corro. E’ più forte di me. E’ dentro di me. Corro con le mie stampelle, da sempre, mi ci è voluto un giorno si e no per capire come funzionano. Pensate, per fermarmi mi hanno persino tagliato una gamba. Ma io non mi fermo, e detto così potrebbe anche essere il titolo di un libro". La storia vera di un atleta determinato e innamorato della vita.
Hirotada Ototake
Nessuno è perfetto
Milano, TEA, 2001
Oto è nato senza braccia e senza gambe ma non si è mai sentito un disabile.Al contrario; ha frequentato scuole regolari, ha fatto sport e si è impegnato nella battaglia per i diritti dei disabili che la società giapponese ha sempre cercato di nascondere. Il libro racconta come è riuscito a vincere una sfida dopo l’altra.
Fabrizio Galavotti
La grande occasione
Bologna, Alberto Perdisa editore, 2002
Un diario divertente che si legge tutto d’un fiato e ci fa partecipare ad una selezione sportiva e ad un torneo di hockey per disabili mentre diventiamo improvvisamente consapevoli che, come dice Fabrizio, ”è solo un problema fisico. Null’altro. Siamo normali, normali ragazzi che aspettano la loro magia. Una grande occasione appunto”.
Gian Carlo Tusceri, Jeff Onorato
Il Figlio del vento
La Maddalena, Paolo Sorba Editore, 1999
Il libro riporta la storia, raccontata direttamente dal protagonista, di una disabilità acquisita, della fatica di accettare una condizione di vita tutta diversa e soprattutto delle strade possibili per condurre una vita soddisfacente che porteranno il protagonista a notevoli successi in campo sportivo.
Antonio Franceschetti, Francesco Soncini
L’apollo sportivo
Torino, Casa Editrice A. & C., 1984
L’intenzione del poeta, che si serve dell’umorismo per risuscitare ricordi lontani ma non dissolti, è di regalare un sorriso agli ospiti della Pro Juventute di Parma. Il poema umoristico è incentrato sulle performances di atleti disabili aderenti alla Polisportiva Don Gnocchi.
a cura di Associazione volontari “ il cavallo bianco “, Polisportiva De Rossi, Associazione Volontari Progetto Insieme
Tutti in campo per una città multiculturale
Roma, 1994
A Roma è stato avviato ormai da tempo un percorso di integrazione socio-culturale di persone portatrici di handicap psichico e psichiatrico, soprattutto nello sport e nel tempo libero. L’opuscolo offre la presentazione delle maggiori associazioni che operano in questo campo sul territorio di Roma.
Sezione sportiva handicappati Persiceto, Bologna
Attività motorie per portatori di handicap
San Giovanni in Persiceto (Bo), 1991
L’opuscolo presenta la sezione sportiva per le persone disabili nata dalla Società Ginnastica Persicetana, ne descrive gli obiettivi e le attività, accompagnandole con numerose foto.
a cura di Mauro Borsarini, Società Ginnastica Persicetana, sezione sportiva handicappati Persiceto
Attività motoria per portatori di handicap – 1994
Bologna, 1994
La società di ginnastica Persicetana presenta in questo opuscolo il lavoro fatto con i ragazzi disabili della sezione sportiva handicappati Persiceto, costituitasi nel 1990. Operatori preparati seguono i giovani disabili consentendo loro di esprimersi nella attività motoria in palestra attraverso diverse iniziative quali giochi, esercizi fisici con accompagnamento musicale.
Stefano Melani
Al di là della Marmolada
Pontecchio Marconi (BO), Digigraf, 2007
“Io continuerò ad arrampicarmi arrivando in vetta alle montagne. Solamente lassù sono e sarò un uomo libero, libero nel vento. Non importa riuscire a conquistare la vetta più alta del mondo, l’importante è essere lassù”. Stefano Melani, affetto da paraparesi spastica,
con questa raccolta di foto e pensieri di e delle sue esperienze di arrampicata racconta il sogno di una vita, la fatica di un’impresa e la soddisfazione dell’arrivo.
Provincia di Reggio Emilia
Posso fare tutto anche questo
Reggio Emilia, Consulta Reggio Emilia, 2006
Il libro propone un’analisi degli aspetti più propriamente sportivi ma anche di quelli di natura ricreativa, riabilitativa e fisica in genere legati alla pratica sportiva delle persone disabili nella provincia reggiana.
Gianfranco Ratti, Giorgio Pini, Davide Ratti (a cura di)
Quelli che non….
Viareggio, Mauro Baroni, 2001
Il racconto di un progetto che riunisce intorno al pallone bambini e ragazzi a prescindere da sesso, nazionalità, condizioni sociali, fisiche o mentali e che ha permesso a chi aveva scarse opportunità di trovare occasioni di crescita fuori dai luoghi istituzionali.
Discipline sportive
Vittorio Gazale, Aldo Torti, Claudio Purcu
Tutti al mare – subacquea e disabilità in Sardegna
Cagliari, Cuec, 2008
Un viaggio tra le più belle spiagge della Sardegna, dall’Asinara alll’arcipelago della Maddalena, convinti che le barriere non sono nel mare ma nel tratto di terra che il mare lambisce. Una riflessione sull’accessibilità e il turismo per tutti con numerose segnalazioni e un particolare approfondimento sulla subacquea per persone disabili.
Maria Lopes
Con tutte le mie forze. Sport e disabilità: una realtà possibile
Pinerolo (TO), Alzani, 2004
Il volume raccoglie numerose fotografie di persone disabili mentre praticano diverse attività sportive.
Salvatore Visalli, Giorgio Sozzi, Mariella Vizzardi
Judo per disabili psichici
Padova, Piccin, 1997
Il volumetto ripercorre la storia del judo soffermandosi in particolare sulle potenzialità di questa disciplina sportiva per le persone con disabilità psichica per le quali ha valenze molto positive.
a cura di Francesco Gheza, Umberto Dell’Acqua, Isidoro Brugnoli, Federazione Italiana Sport Invernali Commissione Scuole e Maestri, Provincia autonoma di Trento, Assessorato Istruzione
Sci e handicap
Trento, Nuova Stampa Rapida, 1983
Il libro documenta il I corso di orientamento e formazione professionale per l’insegnamento dello sci alpino e nordico agli handicappati.
Duccio Piras, Alvaro Carboni
Il Basket in carrozzina
Roma, Marchesi Grafiche Editoriali, 1999
Un libro tutto dedicato al basket in carrozzina che affronta sia gli aspetti teorici di questa disciplina (storia, regolamenti…) sia quelli pratici. Vengono infatti esaminate tutte le metodologie di allenamento, la difesa, l’attacco che sono tutte corredate da foto e schemi tattici.
Massimo Porcini
Sport handicap. La guida più completa alla pratica sportiva per disabili
Milano, Sperling & Kupfer, 1995
Dall’atletica leggera al nuoto, dalla vela allo sci: in questo libro, arricchito da numerose fotografie, viene proposta una interessante panoramica sulle discipline sportive in cui possono cimentarsi le persone disabili, con indispensabili informazioni sulle organizzazioni e sulle federazioni sportive del settore.
Francesco Moroni
…Attenzione…acqua alta…! Attività motoria in palestra e in piscina con soggetti disabili
Urbino, 1999
La tesi di diploma è incentrata su di un centro socio educativo per disabili: dopo una descrizione del centro e degli utenti, l’autore esamina le attività motorie in palestra ed in piscina, le finalità educative, la metodologia ed i contenuti delle esperienze svolte.
Durante L. , Ferrero V., Marchetti M., Tedeschi A..
Sportivamente abili : guida metodologica per gli operatori delle attività sportive adatte ai disabili
Roma, Aranblu Editore, 2001
Nella prima parte di questa guida si tenta di rileggere, in una prospettiva storica, l’inclusione delle persone disabili nel mondo dello sport come il passaggio dall’emarginazione all’accoglienza sociale. Nella seconda parte vengono illustrati i contenuti e i motivi di una proposta sportiva e si offre una sintesi delle principali discipline sportive praticate da atleti disabili. Gli autori dedicano poi alcune riflessioni alla promozione dell’attività sportiva e concludono con un piccolo glossario che riprende in maniera sintetica alcuni dei principali concetti esposti nel libro. Al testo è allegato un floppy disk che approfondisce alcuni spunti.
Massimo Moschini, Luciano Orsatti
Tennis & handicap. Il tennis con soggetti portatori di handicap mentali e fisici
Roma, Società Stampa Sportiva, 1995
Il libro affronta tutti gli aspetti tecnici e metodologici relativi alla preparazione di atleti disabili con particolare riferimento al gioco del tennis occupandosi anche dell’abbattimento delle barriere, non solo architettoniche ma anche psicologiche che ostacolano la piena integrazione delle persone con deficit.
Duccio Piras, CONI, Federazione Italiana Sport Handicappati, Scuola dello sport.
Elementi di pallacanestro in carrozzina : Appunti tecnici per I corso F.I.P.- F.I.S.Ha. per tecnici regionali di basket
Tivoli (RM), 1982
Il libro propone un’analisi del basket per disabili motori, esaminando i vari deficit e le caratteristiche specifiche di questo sport.
Giammario Missaglia
Green sport
Molfetta, La Meridiana, 2002
Il testo introduce alla conoscenza dell’ecorientering, un avvincente gioco dell’esplorazione e della conoscenza della natura.
CIP
Il Mito e la passione – momenti dell’Italia alle Paraolimpiadi
Roma, CIP, 2005
Il volume raccoglie le foto scattate nel corso delle Paraolimpiadi di Atene nel 2004.
Alberto Iocchi
Torontolympiad
Roma, 1978
Il volume raccoglie una ricca documentazione fotografica delle olimpiadi per disabili di Toronto.
Giuseppe Scanabissi
Quattro anni di wheelchair hockey
Bologna, L’Indice, 2001
Aggiornamenti, cronache, commenti, entusiasmo, aspettative, delusioni di quattro anni di weelchair hockey vissuti e raccontati da un protagonista.
Mariana Beretta, Agnese Mosconi
Un canestro che aiuta
Cappella Cantone (CR), Il Galleggiante, 2001
L’opuscolo documenta, soprattutto attraverso le foto, un’esperienza di attività sportiva con ragazzi disabili.
Alessandro Grossi
Subacquea: Una sfida verso la riduzione dell’handicap
Bologna, 2002
Partendo dall’esposizione degli effetti benefici dello stare in acqua, la tesi esamina le possibilità dell’attività di nuoto subacqueo, in particolare per le persone con disabilità.
Andrea Sassoli
Trail-O. Un sentiero per l’integrazione
Bologna, 2002
Il testo esamina la pratica sportiva del Trail-Orientering, cioè dello sport d’orientamento e la sua applicazione anche con persone disabili.
Giovanni Boni
Prima giornata di ricerca scientifica applicata agli sport del basket in carrozzina e dello squash
Foligno, 1999
L’opuscolo illustra un modello di valutazione funzionale per gli atleti disabili che praticano il basket in carrozzina e lo squash.
Marco Calamai
Pallacanestro e Handicap
Ferrara, Amministrazione Provinciale di Ferrara, 1999
Il volumetto riporta un’esperienza di pallacanestro sperimentale con ragazzi disabili e dà alcune indicazioni sulle possibili tecniche di gioco.
Michelangelo Gratton
Neve, ghiaccio ed emozioni
Torino, CIP, 2006
Il libro raccoglie le foto degli atleti disabili che hanno partecipato alle paraolimpiadi di Torino nel 2006.
Per i bambini
Vinicio Ongini
Dorando Pietri e gli altri. Storie di sport e di Olimpiadi
Roma, Sinnos, 2008
Come mai Maradona cominciò a giocare a pallone? Com’era Platini da piccolo? E qual è stata la prima bicicletta di Coppi? Sei storie che fantasticano sulla vita di grandi campioni e che offrono ai bambini la possibilità di riflettere sul mondo dello sport, i suoi pregi e i suoi difetti.
Vinicio Ongini
Fiabe di sport
Milano, Mondadori, 2003
Sei storie, sei eroi. sei leggende dello sport raccontate in forma di fiaba: ed ecco che la bici di Coppi viene rubata dai fratelli De Sica, famosi ladri di biciclette e Dorando Pietri corre accanto ad un africano scalzo mentre il bambino Dieguito fa centomila palleggi.
Svjetlan Junakovic
Faccio sport
Zurigo, Bohem Press, 1999
Uno zoo alquanto pazzo, in cui ciò che appare non è, e quello che veramente accade sembra tutt’altro… Un’anatra alle prese con il ping-pong, un pesce spada usato a mò di freccia, una giraffa cestista, un criceto agli anelli, un ippopotamo invalicabile portiere di calcio, un topolino golfista, un elefante sui pattini nell’hockey, un delfino nuotatore. un ragno alle prese con la rete da pallavolo, una rana nel salto in alto ed infine una castoro tennista.
Una televisione che terapia
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“La salute è la possibilità per i cittadini di fruire del diritto alla vita autonoma, con quel che essa comporta di fattori ”determinanti”, quali la salute psicofisica, l’avere un lavoro adeguato,la sicurezza nel luogo di lavoro, la disponibilità di un’abitazione dignitosa, l’inclusione sociale, l’accesso alla formazione, la possibilità di sperimentarsi come soggetto sociale attivo. Ora, in questi anni, la tutela della salute sembra confinarsi prevalentemente nella dimensione specificatamente sanitaria, al punto da poter parlare di un crescente processo di“sanitarizzazione”, soprattutto per alcune fasce sociali più fragili, incentrato sulla cura più che sulla prevenzione, a livello individuale più che a livello sociale. Tutto questo a scapito di domande inevase sulla salute, vista nell’insieme dei suoi determinanti e delle condizioni – politiche, economiche, organizzative – che creano “ambienti” in cui anche il cittadino può avere cura della propria salute. Da qui l’urgenza di contrastare il rischio che l’investimento pubblico sulla salute si limiti prevalentemente alle politiche sanitarie, senza tener conto della necessità di congruenti ed integrate politiche sociali di intervento. Senza un organico sistema di servizi sociali e educativi, molti problemi generati nel sociale vengono a sovraccaricare i servizi di area sanitaria. In tal modo il rischio è una “delega” al mondo sanitario e ai suoi paradigmi di intervento, con la conseguenza di appesantire il “sistema”. Il seminario si pone l’obiettivo, con il contributo di esperti del settore, di avviare una riflessione ed un confronto su questi temi per ricercare un possibile equilibrio tra diritti di cittadinanza e diritto alla cura”. Con queste parole si presenta il Seminario/Convegno “Nuovi sguardi di salute tra diritti di cittadinanza e diritto alla cura. Ipotesi per contrastare la sanitarizzazione dei cittadini fragili”, che si è tenuto a Torino il 25 febbraio p.v. presso l’Istituto Rosmini (informazioni e iscrizioni su http://www.aress.piemonte.it/Download/eventi/2010/2502102_torino.pdf ).
Come sapete, sono tra i più strenui sostenitori di un approccio non monodimensionale alle disabilità, in particolar modo se questo si presenta come approccio medico, sanitario, assistenziale: per cui è con molto piacere che ho preso spunto dal convegno di cui sopra per comporre questo articolo (a proposito, probabilmente potete chiederne gli atti). Ma c’è una ragione ulteriore, legata ad un “evento” molto significativo, anche per la “salute” della nostra TV pubblica. Mi riferisco alla messa in onda, ad inizio febbraio, del film “C’era una volta la città dei matti” di Marco Turco, che ripercorre, a trent’anni dalla morte, le vicende di Franco Basaglia (padrino della legge che impropriamente porta il suo nome) e descrive in modo molto vivido la condizione di chi, in quegli anni, era chiuso all’interno delle istituzioni manicomiali, davvero, allora, istituzioni totali.
Difficile trovare esempi di “sanitarizzazione” a senso unico più lampanti. Difficile anche nominare le pratiche manicomiali del tempo come semplice “sanitarizzazione” (suona eufemistico), ma in fondo di questo si trattava, di un approccio univoco ed sclusivo che, invece di curare, mirava quasi unicamente alla sua autoconservazione e, con essa, all’autoconservazione dell’istituzione e di che vi lavorava. Insomma, le terapie pre – ‘78 (prendiamo questa data come punto di riferimento, anche se poi ci volle del tempo, e ancora ce ne vuole in certe situazioni e territori, perché la situazione subisse un cambiamento effettivo) servivano più ai dottori che ai pazienti. I quali, schiacciati da questo meccanismo, non riuscivano nemmeno ad immaginare dinamiche e comportamenti diversi.
Mi ha colpito molto la scena in cui un paziente, letteralmente slegato dal letto da parte di Basaglia e dallo stesso invitato ad uscire, al ritorno chiede di essere legato nuovamente: dal momento che nessuno dell’equipe medica poteva assecondare questa richiesta, contraria ai principi a cui le idee e le pratiche basagliane si ispiravano, lui lo fa da solo. Senza che nemmeno ci fosse “bisogno”, ovvero… “il pazzo non stava dando in escandescenza”. Una scena semplice, a suo modo, ma che mostra con una sintesi tutta cinematografica quanto la volontà e le idee altrui, in un contesto di chiusura, violenza e sopraffazione, possano diventare nostre, nostro malgrado, e, di più, nonostante ci impongano uno stato di segregazione, coercizione e umiliazione. Del resto, dal film, si capisce quante resistenze lo stessa Basaglia abbia dovuto superare all’interno della cerchia dei suoi colleghi e nelle istituzioni, ancor prima che nel tessuto sociale: gli infermieri lo consideravano pazzo alla stregua degli altri pazienti in custodia…
Al di là del giudizio che si può dare rispetto alla qualità del film, che a mio avviso è comunque e complessivamente alta, dobbiamo dare atto alla RAI di averlo mandato in onda mentre è ancora in discussione un disegno di legge molto controverso, il c.d. Ciccioli, dal nome del parlamentare che l’ha proposto: una coincidenza significativa e, mi piace pensarlo, non fortuita. “C’era una volta la città dei matti”, lo ripeto, è inoltre un esempio davvero forte di quanto la televisione (in particolare quella pubblica) potrebbe proporre e solitamene evita accuratamente:ovvero occasioni che, senza essere didascaliche o pedagogiche in senso stretto, non temono di affrontare certe tematiche, di invitare alla riflessione e ad un atteggiamento critico, ricoprendo (e riscoprendo) un ruolo quasi terapeutico…anche verso la televisione stessa!
Un grazie, postumo, a Basaglia e a chi ha contribuito ad affermare le sue idee: questo ha portato ad un cambio di paradigma radicale, che ha contribuito non poco a passare da una società “della malattia” ad una società “della persona”. E non è poco…
Attendo i vostri commenti, all’articolo e al film: scrivete come sempre a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.
Claudio Imprudente
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Una paralisi non basta a salvarci… – Il Messaggero di Sant’Antonio, aprile 2010
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A volte mi capita di incontrare amici disabili che non vedo da tempo e coi quali ho condiviso gli anni della scuola e poi tante occasioni formali e informali. A colpirmi è sempre il fatto che persone più o meno coetanee, provenienti dalla stessa città, e qui residenti per buona parte della loro vita, con una formazione scolastica e culturale analoga, spesso con lo stesso tipo di disabilità, abbiano avuto delle esistenze molto diverse l’una dall’altra. È vero, infatti, che le differenze che caratterizzano le nostre vite possono essere lette come il segno della libertà con la quale abbiamo potuto determinarle; ma alcune di queste esistenze hanno caratteristiche tali per cui le definirei «incompiute», almeno in parte. Vite passate all’interno di una struttura, con possibilità ridotte di sviluppare rapporti di amicizia… che confronto con la mia esperienza, connotata da caratteristiche di segno opposto, soprattutto in relazione a questi aspetti: il domicilio (come spazio fisico e di socialità) e l’amicizia (la rete di relazioni).
Non riuscivo a farmi un’idea chiara della questione finché non mi è tornato in mente, di nuovo, il brano del paralitico guarito (Mc 2,1-12), di cui già ho parlato in un articolo sul «Messaggero di sant’Antonio» del febbraio 2009. Quel brano del Vangelo mi ha fornito una chiave di lettura non consolatoria, né riduttiva. Nell’articolo precedente associavo la remissione del peccato all’instaurazione della relazione, cosa diversa e meno semplice dell’«azione» rappresentata dal compimento finale del miracolo e unica in grado di mutare il contesto e i rapporti di forza: era proprio questo che i farisei non capivano o non volevano capire… Qui, quello che mi interessa sottolineare è che Gesù, come prima cosa, non «risolve» la disabilità del paralitico: avrebbe dovuto, allora, risolvere quella di tutti i paralitici, per non essere «ingiusto» e, ancor prima, avrebbe dovuto vedere in quella disabilità qualcosa da rimuovere. Si preoccupa, invece, di riconoscere il valore salvifico e rivoluzionario dei rapporti di fiducia, di amicizia e fede in cui il paralitico stesso era inserito: tanto che si potrebbe dire che lui viene salvato dalla fede di chi ha attorno e l’ha aiutato a raggiungere Gesù, più che dalla propria; dalle sue relazioni e non dallo stato di paralisi in cui versava. Infatti, la guarigione è il «residuo» del gesto di Gesù, non l’obiettivo. Gesù, quindi, vuole modificare il contesto in cui un paralitico vive: solo un cambiamento a questo livello può portare a un salto di qualità nei rapporti delle persone con il paralitico stesso e, da qui, tra le persone in generale. Con la remissione del peccato, Gesù vuole valorizzare, di fronte alla folla che assiste, l’importanza del contesto relazionale del paralitico: perché la folla ne capisca il valore e possa interrogarsi, modificando a sua volta le proprie relazioni.
Ho come la sensazione che per alcuni disabili il rapporto con il proprio deficit sia tutt’altro che risolto e che essi lo considerino, anche dopo tanti anni di «convivenza», una condizione dalla quale fuggire, da nascondere e non da condividere: da qui la vita in una struttura e la mancanza di rapporti d’amicizia e fiducia. Sono come concentrati sull’obiettivo sbagliato, secondario – la loro condizione e il suo eventuale superamento (peraltro impossibile, in senso fisico) – e non riescono a partecipare alla creazione di un contesto di fiducia che, unico, può portare a un salto di qualità culturale e politico. Sono il primo a sapere che è necessario attendere un cambiamento da parte degli altri nei confronti delle persone con disabilità; ma è altresì fondamentale che siano anche queste a disegnare i contorni e a costruire la sostanza di questo cambiamento. E voi, cari lettori, in che modo siete riusciti a farlo? Scrivete a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.
Valà Claudio che hai visto un bel mondo! – Superabile
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“Valà Claudio che hai visto un bel mondo!” Questa frase di mio padre è stata un ritornello per la mia adolescenza: me la ripeteva almeno due volte al giorno. Forse lui non conosceva il vero significato di quello che diceva, o forse vedeva oltre… Ma proviamo ad esaminare la frase:
-“Valà Claudio” è una tipica espressione di sdrammatizzazione della situazione (può essere applicata alle più varie…) quindi sono stato educato a sdrammatizzare. Sdrammatizzare a mio avviso è il sale di una relazione fra genitori e figli, specialmente se il figlio è diversamente abile. Mio padre non era né pedagogista né psicologo, ma ogni volta che pronunciava quella frase mi iniettava ironia pura a piccole dosi. Ma continuiamo l’analisi:
– “Che hai visto” qui è chiaro come mio padre mi faceva vedere, fare esperienza, mi portava dappertutto: mare, montagna, città…Con lui ho viaggiato moltissimo, insomma ho percepito che non si vergognava di me, e questo mi ha educato a non avere io stesso vergogna. Altro che pillole di autostima! Ci tengo a sottolineare che tutto questo non è per nulla scontato: ho tanti esempi davanti agli occhi di padri che causa la difficoltà hanno delegato alla madre il rapporto con il figlio. Io ho quindi avuto il grosso vantaggio rispetto ad altri di respirare aria di alleanza fra mio padre e mia madre: un’alleanza che non è altro che la “pedagogia della fiducia”, teoria che il professor Riziero Zucchi porta avanti da molti anni.
– “Un bel mondo”: qui sembra esserci l’intoppo: ma come fa un disabile a vedere un bel mondo? E’ un paradosso! L’educazione al paradosso è una carta vincente perché è un continuo uscire fuori dagli schemi, dai preconcetti e dai pregiudizi. Devo confessarvi che mio padre, assieme a mia madre, mi hanno un po’ “drogato” nel senso che oltre alle iniezioni di ironia, ricevevo anche dosi di positività: tutti questi ingredienti sono racchiusi in una ricetta chiamata “Valà Claudio che hai visto un bel mondo” che mi ha permesso di vedere le mie prospettive non più in bianco e nero ma finalmente a colori! Questa è una ricetta che vale per tutti: basta cambiare nome; perciò tirate fuori il ricettario (non le ricette di Suor Germana) e appuntatevi questa frase: “Valà. nomedichivolete che hai visto un bel mondo!”. Ma voi, lo fate vedere un bel mondo ai vostri figli? Cliccate su claudio@accaparlante.it
Uno, nessuno, novecentonovantanove – Superabile, giugno 2008 – 1
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"Solo facendo parlare di lui gli daranno attenzione… a lui e a tutti gli altri nelle sue condizioni… chi sta bene si può stare zitto… chi ha bisogno dell’aiuto dello Stato, delle Istituzioni… deve gridare":- a parlare è Lucia Frisone, la madre di Fulvio, affetto da tetraplegia spastica distonica dalla nascita, ora quarantenne fisico nucleare.-
Con queste parole viene introdotta la fiction di Rai 1: “Il figlio della luna” andata in onda proprio ieri sera.
Mi stupisce in positivo il fatto che l’azienda Rai abbia investito un capitale in una fiction in prima serata su un argomento sempre molto difficile da affrontare come questo. Ciò è un chiaro segno di come la disabilità sia ormai entrata in commercio, di come abbia acquisito un certo peso. La disabilità esce dal “settore specializzato” e si rivolge al grande pubblico.
Il rischio che vedo in tutto ciò è che una storia ordinaria venga trasformata in una storia straordinaria: secondo voi la disabilità appartiene all’ordinarietà della vita o per attirare attenzione su di sé ha necessariamente bisogno di appellarsi alla straordinarietà degli eventi? Mi domando perché sia stato girato un film solo su Fulvio quando in Italia ci sono tanti altri fisici nucleari. Questo mi fa riflettere sul fatto che il fulcro della questione non è il “fisico nucleare” ma la compensazione dell’handicap. Cerco di spiegarmi meglio: in questo caso si risana lo scompenso della disabilità con il successo, ma è una visione deviata della realtà: casi come questo sono solo uno su un milione. Con ciò non voglio dire che raggiungere la propria realizzazione sia una cosa di pochi eletti, anzi, ma che si vende l’immagine di un disabile realizzato come una storia straordinaria. Ecco perché una fiction incentrata su questo argomento rischia di incrementare la sindrome dell’ “uno su mille ce la fa” che appartiene a molti altri oltre a Gianni Morandi … Se un giorno incontrassi l’eterno ragazzo gli chiederei notizie degli altri novecentonovantanove, gli domanderei che fine hanno fatto, stanno bene? Che lavoro fanno? Stanno ancora in salita? O sono ruzzolati per la discesa? Tutti questo per dire che il riuscire a realizzarsi non appartiene ad una classe di eletti, ma a tutti i novecentonovantanove.
E voi vi sentite uno, nessuno o novecentonovantanove?
Scrivetemi il vostro numero a claudio@accaparlante.it
E buona conta a tutti!
Tutti pazzi in piazza – Superabile
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Tutto cambia a questo mondo. Cambiano i climi, cambiano le stagioni, cambiano i politici, cambiano i papi. Cambiano, per fortuna, anche le prospettive, causando a volte delle vere e proprie rivoluzioni. Al Convegno del Progetto Calamaio (Bologna, 24-25 Novembre 2006) il Professor Eustachio Loperfido (presidente dell’Istituzione Minguzzi) ha fatto un esempio folgorante: nei primi anni Settanta lui, insieme ad un piccolo gruppo di pedagogisti, ha sostenuto la necessità di eliminare le scuole speciali, per inserire gli alunni disabili nelle scuole pubbliche. E poi ha aggiunto:”non avevamo la più pallida idea di che rivoluzione si sarebbe scatenata”. Questa frase, ovviamente, mi ha aperto il solito file ipertestuale. Infatti oggi è grazie a quella sana e inconsapevole voglia di abbattere le barriere dell’esclusione che è totalmente cambiata l’immagine della disabilità. In tutti i corridoi delle scuole, dove i ragazzi corrono durante la ricreazione, c’è una carrozzina. Con il passare degli anni le carrozzine sono diventate di mille colori, mentre prima erano degli oggetti anonimi. E questa è veramente una rivoluzione, passare dalla carrozzina-pezzo-di-ferro alla carrozzina-persona, che ride, che piange, che si diverte e che fa divertire e che si chiama Paolo, Mario, Francesca, Chiara…Ciascuna con le sue difficoltà, le sue paure, le sue gioie e abilità. Insomma, da quel gesto “pazzo” si è iniziata a scrivere la storia dell’integrazione. Tutto questo ha una forte attinenza con il processo che ha scatenato il Progetto Calamaio. Anche dare il via a questa iniziativa, infatti, è stato un gesto “pazzo”: il mettere in piazza i propri deficit, con un atteggiamento non di rivendicazione, ma di educazione, ha aperto una strada nuova, ha messo in moto tutta una serie di situazioni che erano lì che aspettavano di essere considerate e sviluppate. Così la macchina dell’integrazione ha cambiato marcia, una marcia più lunga che permette di andare più veloci, più sicuri e più stabili. In realtà si potrebbe dire che non è la macchina a cambiare durante il suo viaggio, ma piuttosto che è il paesaggio attorno a mutare. I finestrini possono mostrare le montagne, il mare, l’alba sulla pianura, la nebbia…quindi, fuor di metafora, si può dire che mentre la disabilità resta immutata, sono la sua percezione e il contesto a modificarsi. Credo che la novità stia proprio qui. Bisogna saper fare dei gesti “pazzi” senza voler sapere cosa succederà. Più gesti pazzi si faranno, più aumenteranno le rivoluzioni. E voi, cari lettori, che gesti pazzi avete fatto? Se avete voglia di raccontarmeli, ciccate su claudio@accaparlante.it.
Claudio Imprudente
Un cioccolatino al gusto di tolleranza – Superabile
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In questo periodo la tolleranza è di gran moda, tanto che ha assunto lo statuto di “cultura (della)”. Nei dibattiti televisivi, di questi tempi non si sente altro che ripetere che i tifosi negli stadi non sono tolleranti verso gli avversari dell’altra curva, che la Chiesa non è tollerante verso le coppie di fatto, che i ragazzi nelle scuole non sono educati alla tolleranza nei confronti dei compagni con difficoltà. Giorni fa mi è capitata fra le mani una rivista medica. Incuriosito, ho iniziato a sfogliarla e, fra i vari articoli, ce n’era uno che parlava dell’intolleranza al glutine; riflettendo su quanto sono fortunato ad essere tollerante ai miei immancabili spaghetti, ho pensato che il termine “tolleranza” si presenta bene. Così come bisogna scartare dalla carta stagnola un cioccolatino per scoprire a che gusto è, allo stesso modo occorre smascherare il termine tolleranza e scoprire il suo significato recondito. Infatti, se prendiamo un vocabolario della lingua italiana, troveremo che la definizione di tolleranza è: “possibilità fisica o spirituale di tollerare ciò che risulta o che potrebbe risultare difficilmente sopportabile; in medicina, capacità di un organismo di tollerare bene farmaci o alimenti; virtù sociale che riguarda il modo di comportarsi civilmente con persone di opinioni politiche o di credenze religiose diverse dalle nostre; est. indulgenza verso i difetti, le mancanze altrui”. Ma allora un suo sinonimo può certamente essere “sopportazione”. Torniamo subito a sfogliare il nostro vocabolario e troviamo: “sostenere un peso; fig. subire un castigo, un disagio, un dolore fisico o morale; riuscire in qualche modo a sostenere la gravezza di q.c.; accettare cosa o persona sgradita con rassegnazione”. La frase “sostenere un peso” mi fa venire in mente un’immagine a me cara, e cioè una persona che ne prende un’altra sulle spalle. Cosa succede in questo caso? Succede che quello che sopporta il peso dopo due minuti si stanca e, soprattutto, che non può vedere negli occhi la persona che sta portando. Il nostro amico, che a questo punto sarà tutto sudato e affaticato, farebbe meglio a cambiare strategia. Invece di portarselo sulle spalle, lo dovrebbe abbracciare. Così, oltre a non fare fatica, lo potrebbe anche guardare negli occhi, cioè si metterebbe in relazione con lui. In parole povere, dovrebbe passare da una logica di tolleranza ad una logica di accoglienza. Questo passaggio culturale dovrebbe stare proprio alla base del nostro rapporto con la disabilità. Se non scartiamo la cultura imperante della sopportazione non possiamo fare quel salto di qualità per abbracciare e farci abbracciare dalla diversità.
E voi? Sono curioso di conoscere le volte in cui avete accolto l’altro senza sentirne il peso sulle spalle, e le volte in cui vi siete sentiti abbracciati.
Mi potete abbracciare cliccando su claudio@accaparlante.it.
E che dire… attenti alla carta stagnola!
Claudio Imprudente
Tiralò di tendenza – Superabile, luglio 2008
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L’estate è ormai alle porte e gli stabilimenti balneari si stanno organizzando per accogliere al meglio l’arrivo dei bagnanti. Ognuno si specializza in particolari offerte o servizi che servono a
soddisfare qualunque tipo di esigenza o desiderio dei clienti. Le possibilità di svago vanno dalle attività rilassanti a quelle sportive, a quelle ludiche… Ci sono iniziative davvero interessanti quali le offerte prendi quattro paghi tre sull’affitto degli ombrelloni e dei lettini, il noleggio delle cabine porta giochi da mare e il servizio bar all’ombrellone. Immancabili le innumerevoli (e pericolosissime) attività sportive: il torneo mondiale di beach volley su sabbia ustionante alle due del pomeriggio, che vantano giocatori di fama internazionale, attorniati da un numerosissimo pubblico che va scemando lungo il corso della partita a causa di spaventosi cali di pressione e alcuni casi di trauma da pallonata in faccia. Come non citare l’ormai celeberrimo sport Racchettoni, gettonatissimo dai ragazzini di tutte le età con le diverse possibilità di combinazione di formazione: da due a otto giocatori turnanti in un campo grande come un fazzoletto. Come ogni anno il tormentone musicale dell’estate non può privarsi del corrispettivo balletto sexy-provocante che viene insegnato tutti i giorni dalle tre alle quattro all’intera spiaggia (nonni compresi). Tutte queste attrazioni turistiche aumentano notevolmente l’affluenza dei bagnanti che prenotano le sedie sdraio da Natale. Ma per i disabili che nuove possibilità ci sono? Il 9 giugno sono stato invitato a Loano (Sv) in occasione della seconda giornata dell’integrazione balneare all’interno del progetto “Spiaggia per tutti” organizzata dal comune di Loano in collaborazione con ABC Liguria, Associazione Dopodomani Onlus e la cooperativa sociale Iso Theatre Onlus. Insieme propongono l’integrazione balneare per le persone con gravi disabilità motorie anche attraverso l’attivazione del servizio delle carrozzine da mare: i Tiralò. Questi speciali mezzi permettono alle persone con disabilità di raggiungere comodamente la riva e di liberarsi del sostegno della carrozzina galleggiante una volta arrivati in acqua. Il Tiralò è dotato di due braccioli e di tre larghe ruote pneumatiche che garantiscono un’agevole transito su sabbia e sassi. Dal momento che aumentano e si diversificano le esigenze dei bagnanti, anche i bagnini devono dotarsi di una formazione adeguata per far fronte ad ogni evenienza. Quello della formazione dei bagnini è un discorso molto interessante poichè fino a venti anni fa era pressoché impensabile che essi dovessero occuparsi delle persone disabili. Ritengo che questo sia un grosso segno di miglioramento della qualità della vita: in fondo una spiaggia per disabili è una spiaggia per tutti. Chi ha idee per aumentare ulteriormente la qualità della vita in questo senso si faccia avanti, aspetto suggerimenti di ogni tipo: io pensavo ad una maschera da sub formato extra large con le lettere dipinte sopra (come la mia lavagnetta) così durante le immersioni potremo discorrere amabilmente… che ne dite? Scrivetemi su claudio@accaparlante.it e… buon turismo a tutti!

