Sul grande schermo – Una psico-geografia alternativa tra cocci, ricordi e antiche mura

Questa intervista a Sergio Ponzio, fondatore e co-direttore artistico del Cinema Detour di Roma (www.cinedetour.it) e ideatore e curatore di iniziative culturali legate al cinema e agli audiovisivi, tra le quali quella in collaborazione con la cooperativa Cotrad che è l’oggetto principale dell’intervista, fa parte di una ricerca che chi scrive sta svolgendo per SIPeS, Società Italiana di Pedagogia Speciale. Ne pubblichiamo un estratto, in attesa dell’uscita del volume che conterrà la sezione dedicata al cinema in rapporto alla disabilità, prevista per il 2011.

Sguardo del sud – Una casa per volare

 
Bruna è un’amica del Centro Documentazione Handicap di Bologna.
Un paio di anni fa ci ha telefonato ed è venuta a conoscerci, voleva parlare con Claudio Imprudente per avere un confronto e invitarci ad andare a trovarla in Africa. Ricordo molto bene quel giorno.
Seguiva di un paio di settimane un nostro viaggio a Belgrado, dove ci eravamo recati per parlare di de-istituzionalizzazione e integrazione.

Gestione e marketing del non profit

“Ho fatto le tagliatelle, ma son venute tristi”, dice la massaia di Bologna, sempre pronta all’autocritica e alla ricerca sincera della perfezione quando si tratta di pasta sfoglia fatta a mano. Il tortellino è triste quando non sa di nulla, è triste la crescentina quando è troppo unta, è triste il cibo che non mantiene quello che promette.

Gestione e marketing del non profit

Il concetto di risorse umane può essere frainteso se mettiamo al primo posto nella scala dei valori l’azienda e i suoi obiettivi. In una concezione di lavoro sana c’è sì il prodotto ma anche una relazione armonica con la natura e con gli altri esseri umani. Invece viviamo come rovesciati: le aziende ormai controllano il pianeta, alcune sono più potenti degli stati, e gli esseri umani sono risorse, né più né meno che risorse come alberi, ferro o petrolio.

Gestione e marketing del non profit

Il concetto di consumo critico lo associamo spesso a un esercizio quasi burocratico di attenzione e selezione del prodotto: armati di lente di ingrandimento e di una calma da filatelici andiamo alla ricerca delle fregature sull’etichetta. Come è stato prodotto? È stata usata manodopera mal pagata e sfruttata? Ha inquinato l’ambiente? Il marchio appartiene a una multinazionale? Sarà biologico? Mi è utile veramente? E così via.

Cinque anni di terzo settore

I cinque anni di tempo che separano l’entrata in vigore della legge quadro sul volontariato (legge 266 dell’agosto 1991) dall’approvazione dell’articolo dell’ultima legge finanziaria che delega il Governo a legiferare in materia di Enti non commerciali e Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (novembre 1996) definiscono un "luogo" fatto di situazioni, temi, attori, non solo cronologico, ma anche e soprattutto politico e culturale, in cui le profonde trasformazioni in corso, e non solo in Italia, danno veramente prova tangibile di se.

Autore: Andrea Pancaldi
Anno e numero: 1997/57

Gli ecosociali

Quali sono i punti di contatto e, viceversa, le differenze tra le associazioni che operano nel sociale e quelle impegnate nella difesa ambientale?

Autore: Nicola Rabbi
Anno e numero: 1997/57

Meno stato più solidarietà

La riforma dello Stato sociale è, di questi tempi, al centro di un intensodibattito che coinvolge politici, imprenditori e sindacati. Ecco come il prof.Stefano Zamagni, preside della Facoltà di Economia

Autore: Fabio Casadei
Anno e numero: 1996/54

Diversi, non inferiori

Tra cooperante e controparti vi è una distribuzione critica del potere, il primo è fonte di denaro, il secondo conosce la mappa della realtà. Le soluzioni dei latino-americani per i loro problemi sono sicuramente migliori…”. L’esperienza di un educatore che è partito con un progetto del Mlal di Verona per lavorare in Nicaragua.

Autore: Marco Grana
Anno e numero: 1997/57

Un caso a sé

L’impegno dei volontari con le persone con HIV: la complessità di un approccio e di un rapporto che richiede una completa riorganizzazione dei parametri solitamente utilizzati per definire il disagio. Un percorso formativo che aiuti a trovare parole e modi diversi da quelli comunemente usati. L’esperienza e le riflessioni della Lila di Bologna.