Un condominio: luogo di casa
- Autore: Alessandra Perderzoli
- Anno e numero: 2008/4 (monografia sugli sportelli sociali)
di Alessandra Pederzoli
Via delle Orfane 8, Lodi.
A questo indirizzo si trova lo stabile nato dal progetto “Condominio solidale, un altro abitare è possibile”, inaugurato e presentato lo scorso 11 ottobre. Questi ultimi anni hanno visto il proliferare di dibattiti, incontri, riflessioni e iniziative promosse dagli enti pubblici e privati sul tema del “dopo di noi”. Tema discusso e al quale occorre trovare risposte concrete alla cui formulazione, probabilmente, devono essere chiamati in causa diversi soggetti sociali.
Sull’onda di queste considerazioni l’amministrazione comunale di Lodi ha deciso di rispondere al bando “Promuovere il dopo di noi e l’autonomia abitativa” della Fondazione Cariplo emesso nel 2004. Da qui nasce la genesi del progetto “Condominio solidale, un altro abitare è possibile” con il quale si mettono in atto pratiche di Active Welfare che vedono coinvolti diversi soggetti operanti sul territorio: l’amministrazione comunale, e l’assessorato alle politiche sociali prima di tutto, l’associazione Aiutiamoli e realtà di volontariato come Emmaus e Caritas. Questo progetto sperimentale ha fatto sì che l’amministrazione comunale mettesse a disposizione uno stabile da ristrutturare dal quale poi sono state ricavate diverse unità abitative, con l’aggiunta di spazi comuni per le occasioni di condivisione, in modo da poter fornire a soggetti disabili, fisici o psichici, soluzioni di vita alternative alla residenzialità o all’istituzionalizzazione nel momento in cui le famiglie di origine vengano a mancare.
Esistono diverse tipologie di vita insieme meglio nota come co-housing, nate soprattutto nel nord Europa proprio come tentativo di contrastare l’isolamento e la difficoltà di “abitare” di alcune persone, come le persone disabili ma anche gli anziani o i soggetti deboli, che necessitano di una qualche forma di affiancamento nella quotidianità. Anche in Italia oggi esistono diverse forme di vita condivisa, anche se si differenziano tra loro in base al grado di impegno, più o meno forte, della condivisione di tempi e spazi del vivere insieme. Il modello strutturato a legame forte prevede un impegno molto denso e i parametri della condivisione vengono stabiliti a priori e riguardano diversi ambiti, a partire da quello economico fino ad arrivare alla condivisione della dimensione lavorativa, dei pasti, delle vacanze e di molte scelte legate alla quotidianità (sono queste forme di vita più comunitarie). Esiste poi il modello semistrutturato di condominio solidale nel quale viene tutelata al massimo la privacy e l’indipendenza dei nuclei che vi abitano (siano essi singoli o famiglie) e nel quale si prevedono spazi e tempi comuni che vengono gestiti in assoluta autonomia e libertà dalle persone che vi abitano (nulla quindi viene stabilito a priori). La condivisione in questi casi diventa una condivisione delle piccole azioni del quotidiano e si concretizza in quello che viene definito un “vicinato di qualità”.
Di fatto l’esperienza di Lodi si colloca un po’ tra l’uno e l’altro modello, puntando a una filosofia dell’abitare che valorizzi la reciprocità degli scambi sia da parte di chi è più bisognoso di un sostegno fisico al vivere quotidiano, sia da parte di chi lo è meno, nella logica che la persona non è solo portatrice di bisogni ma anche di risorse. Potenziare e migliorare le occasioni di relazione delle persone più fragili significa anche migliorare l’integrazione del tessuto sociale e comunitario che va oltre i confini del condominio.
La realtà di via delle Orfane intende proprio proporre un nuovo modo di vicinato tra le famiglie che si trovano a condividere i confini della propria abitazione, in modo che i muri siano solo a separare spazi e non a dividere persone. Muri nei quali si aprono le porte della quotidianità che diventa così caratterizzata da uno stile di vita di mutuo aiuto e sostegno, pur nell’attenzione a preservare privacy e indipendenza di ogni singolo nucleo. Questo stile del buon vicinato fa sì che il condominio di via delle Orfane possa accogliere le istanze del “dopo di noi” presenti nella realtà locale, fornendo una risposta possibile e adeguata a quanti, per vivere la propria “indipendenza”, abbiano bisogno di un sostegno vicino nelle piccole azioni del quotidiano. Di fatto poi il condominio diventa luogo di apertura anche a quelle emergenze temporanee di chi necessiti un punto di appoggio anche solo momentaneo; diventa apertura e occasione per il volontariato locale che può portare all’interno il proprio prezioso contributo; diventa luogo di apertura delle famiglie al cui interno scelgono di vivere tenendo aperte le porte della propria casa e della propria convivialità.
Tecnicamente sono stati predisposti all’interno dell’edificio due monolocali a piano terra e al piano primo per persone disabili, due trilocali per famiglie che decidano di partecipare al progetto e mettano a servizio il loro essere famiglia, un monolocale per studenti o giovani volontari, un monolocale come “appartamento di appoggio” per quelle situazioni di criticità temporanea e un monolocale adibito a spazio comune. Questa la disposizione e l’assetto che il condominio ha in partenza di questa due anni di sperimentazione; così per come gli spazi sono stati pensati lascia già intuire come, oltre a essere stato ideato come luogo in cui si intrecciano forti legami relazionali con un alto potere di integrazione, diventa fondamentale anche una grande apertura all’estero e alle realtà territoriali che vengono chiamate a co-partecipare all’esperienza. In primis i soggetti partner del progetto che hanno l’impegno di segnalare i casi idonei a vivere in questo contesto, oltre a impegnarsi nella gestione anche pratica dell’esperienza, ma anche i vari enti e gruppi giovanili di volontariato, per esempio, ne sono coinvolti, le amministrazioni pubbliche, le aziende sanitarie. Si crea intorno all’abitazione di via delle Orfane una vera e propria rete di soggetti, di intenti, di obiettivi e anche di risultati e di azioni concrete che ne permettono il realizzarsi, nell’ottica di una socialità e un’integrazione che va oltre al singolo caso o alla singola persona per andare a toccare diversi ambiti e diversi soggetti.
Sempre perché la persona è pensata e intesa come il frutto di una molteplicità di relazioni e di contesti nel quale queste relazioni si rendono possibili. Ed è con il condominio solidale di via delle Orfane che la città di Lodi tenta la propria risposta, per mettersi a disposizione di questo pensiero e di questa idea della persona: chiunque essa sia.
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