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autore: Autore: Cera Emulsio

11. 2001: odissea negli spot

di Cera Emulsio

“Igiene sì, fatica no”, le ultime note del motivetto risuonarono nello studio e anche Mara, come le altre ragazze scritturate per lo spot, lanciò diligentemente il secchio in aria. Undici gliene caddero in testa, pesantemente. Frattura della quarta cervicale. Tetraplegia completa. L’incidente era curioso e ne parlarono Funari e la Sampò.
Non si perse d’animo. Sorella Speranza, dalle pagine di STOP, raccolse quasi novanta milioni e un intervento congiunto del Professor Tzimas, che le trapiantò midollo di cammello, e del Professor Doman, che la fece “gattonare” da Settimo Torinese a Ronchi dei Legionari, la rimise in sesto.
La pubblicità l’aveva nel sangue e non ci pens• due volte a ripresentarsi: con gli amari sarebbe andata meglio. Scartò Jagermeister, le corna le ricordavano la triste storia con Marcello, scartò Montenegro per il rischio di schiantarsi con il biplano, scartò anche Ramazzotti perché Milano non era più spendibile. Fin travolta da una Golf “cabrio” mentre sorseggiava Cynar in mezzo a Via Veneto. Stavolta furono le dorsali a partire e Tzimas e Doman fecero un po’ più di fatica. Il denaro lo raccolse Mike dagli schermi di Canale 5.
Per un po’ sparì dalla scena, alcuni la ricordano alla cassa del Conad di Via Nomentana, ma la “passionaccia” riemerse e Mara ci riprovò.
“Far bene l’amore fa bene all’amore” era la scritta in sovraimpressione mentre Mara abbracciava languidamente il suo partner.
Li chiamò Michele e Francesca. Quasi nove chili in due. Il pacco omaggio datole dalla ditta dello spot era evidentemente difettoso.
Questa volta l’handicap fu il latte in polvere, quasi duecentocinquantamila al mese. La notizia era però curiosa e fece il giro dei giornali.
Mara era perplessa. Tutta questa pubblicità le procurava degli handicap. Ma la curiosità dei suoi “handicap” le procurava anche tanta pubblicità.
Meglio l’handicap? Meglio la pubblicità? Meglio l’handicap della pubblicità? Meglio la pubblicità dell’handicap?
“… Meglio che ti sbrighi mamma o arriveremo in ritardo”. Sistemò il berretto a Michele e chiuse la porta.
Non sforzatevi a cercare una morale: non c’è.