15. 900 anni di emarginazione. Alcuni dati
A cura di Maurizio Serra e Stefano Toschi
L’università degli studi di Bologna sta vivendo un periodo molto fitto di avvenimenti , di celebrazioni e di studi enlla riccorenza del suo IX centenario. L’università più antica del mondo riflette sul suo percorso culturale, sul suo significato e soprattutto sul ruolo di stimolo e di produzione del sapere che ha rappresentato in questo lungo arco di anni. Ed ecco che anche a noi ci troviamo ad esaminare quali sono i rapporti, gli ostacoli gli stimoli chye l’universitò ha prodotto nei confronti di una percentuale (molto) ridotta degli studenti che l’hanno frequentata, ma ugualemente molto scomoda ed in qualche csao anche imbarazzante: ci riferiamo agli studenti portati di handicaps che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno frequenetato i corsi di laurea universitari.
Abbiamo svolto una ricerca basata su interviste ai vari organi dell’Università, che vanno dal personale non docente, ai docenti, ai presidi di Facoltà, a coloro che pur non facendo parte dell’Università sono dei validi interlocutori per il discorso delle barriere architettoniche: l’Istituto regionale per i Beni culturali e la Soprintendenza ai beni ambientali ed architettonici.
Cominciamo ad esporre i risultati di questo lavoro come è logico con qualche dato statistico.
Conoscere il numero esatto degli studenti disabili che in questi ultimi i anni hanno frequentato l’Università di Bologna non è impresa molto agevole dato che dalle procedure d’iscrizione questo dato non risulta. Quindi l’unico modo per disporre di i qualche riferimento numerico è stato quello di rivolgersi all’Azienda comunale per il Diritto allo Studio che in base alla Legge Regionale 31.1.1983 i n° 8 (Diritto allo Studio universitario) prevede interventi a favore degli studenti portatori di handicaps (vedi art. 9 della legge).
I dati di cui dispone l’Azienda comunale per il Diritto allo Studio è probabile che non coprano il numero effettivo degli studenti handicappati che si sono iscritti in questi ultimi anni; questo è anche il parere del sig. Selva 1 dell’Ufficio Assistenza dell’Azienda comunale che ritiene insufficiente la pubblicizzazione di tali interventi a favore degli studenti disabili (del medesimo parere è il prof. Genovese della “Commissione di verifica dei diritti degli studenti” – vedi intervista del prof. Canevaro sul n° 1/1988).
I contributi di legge cominciano ad essere erogati dall’Anno Accademico 1983-84 ossia dopo l’entrata in vigore della legge sopra citata. Riassumiamo in questa tabella i dati in nostro possesso:
ANNO Lettere Medicina Giurisp Magistero Scienze Economia TOTALE
e filos. politiche e comm.
A.A 1983/84 7 3 3 1 4 1 19
A.A 1984/85 6 3 2 2 3 2 18
A.A 1985/86 7 3 4 4 3 1 19
A.A 1986/87 4 3 4 4 3 2 16
Come vediamo un elemento salta subito agli occhi: la stragrande maggioranza di coloro che hanno ricevuto sovvenzioni dall’Azienda per il Diritto allo Studi erano iscritti a Facoltà umanistiche, mentre le Facoltà scientifiche classiche sono disertate a parte tre studenti di Medicina e un paio di Economia e Commercio (che comunque non rientra completamente fra le facoltà scientifiche). I problemi della manualità, della presenza di prove scritte o di prove di laboratorio di cui andremo a discutere in seguito possono avere rappresentato un freno all’iscrizione verso i corsi di laurea scientifici.
Comunque la mancanza di dati precisi non ci permette di avere un quadro esatto di quella che è stata la presenza degli studenti disabili nelle facoltà universitarie.
Si diceva della scarsa pubblicità che ricevono queste forme di intervento. Questa percorre due canali principali: la pubblicazione del bando degli interventi a favore dei portatori di handi-caps sui principali quotidiani e la trasmissione dello stesso alle associazioni di categoria che poi dovrebbero renderlo noto ai propri soci. Manca probabilmente un canale d’informazione attraverso cui lo studente handicappato anche se non si reca di persona allo sportello delle segreterie al momento dell’iscrizione possa conoscere questo genere d’interventi: il problema potrebbe essere risolto con un apposito riferimento negli stampati utilizzati al momento delle iscrizioni al primo o agli anni successivi del corso di laurea. Tutti gli studenti si iscrivono e quindi tutti verrebbero raggiunti da questo genere d’informazione.
Problemi tecnici e manualità
I problemi tecnici sono i primi che si presentano ad uno studente disabile che voglia frequentare le lezioni all’Università, lo stesso, Stefano, ho optato per il corso di laurea in Filosofia (scelta di cui ora son ben contento) anche perché l’avevano scelto alcuni amici, che così potevano darmi un passaggio fino all’Università ed anche all’interno di questa aiutarmi negli spostamenti da un’aula all’altra. A quest’ultima esigenza ha fornito un valido contributo anche il personale non docente della facoltà di Lettere e Filosofia, per cui abbiamo voluto sentire dal coordinatore del personale non docente di questa facoltà, sig. Bianchi, se questo fosse uno dei compiti previsti nelle loro mansioni. “No, non era un compito previsto dal regolamento. Lo facevamo di nostra spontanea volontà”. Questa risposta ha trovato una ulteriore conferma nelle parole di due “bidelli” della facoltà di Scienze Politiche che svolgono il loro servizio a Palazzo Hercolani: “No, non c’è nessuna disposizione a tal riguardo, però umanamente lo facciamo. Quando uno studente in carrozzella deve andare a lezione al piano di sopra lo aiutiamo a salire”. Per il personale non docente non è neppure previsto un corso di formazione professionale incentrato sui loro compiti e tanto meno quindi sulla problematica della presenza di questa insolita utenza all’Università. Ma coloro che abbiamo sentito ne sentono la necessità; infatti alla domanda se ritenessero utile un momento di preparazione al loro lavoro nel quale fosse inserita la tematica dell’handicap hanno così risposto: “Pensiamo che l’amministrazione dell’Università dovrebbe rendere operante una cosa del genere, che sarebbe utile sia per noi che per gli studenti che hanno bisogno d’aiuto. Questo risulta necessario anche perché in facoltà (Scienze Politiche n.d.r.) ne sono iscritti diversi e non siamo preparati a comunicare (nel senso di superare le difficoltà di approccio) con loro”. “Quindi ancora una volta il volontariato è l’unico modo con cui si è cercato di risolvere le difficoltà tecniche degli studenti handicappati perché l’amministrazione dell’Università non ha mai regolamentato questo settore come ci è stato confermato dal prof. Susini (Preside della facoltà di Lettere e Filosofia): “È un problema dell’amministrazione universitaria, dato che un preside di facoltà non ha autorità sul personale non docente. Non ho mai avuto nulla che dall’ufficio del personale non docente mi avvisasse per esempio di corsi di qualificazione, di semplici istruzioni o altro”.
Comunque questa che possiamo definire impreparazione professionale di fronte allo studente handicappato fisico grave purtroppo non è solo del personale non docente, ma la si ritrova anche negli stessi professori universitari. Infatti da tutti i presidi di facoltà intervistati abbiamo ricavato perplessità e dubbi riguardo ai metodi di approccio e di comunicazione verso gli studenti disabili. Ancora dal prof. Susini: “Qualche professore mi ha detto che aveva un po’ di preoccupazione ad entrare in comunicazione con gli studenti handicappati, per esempio aveva la preoccupazione di capire la velocità di percezione da parte del candidato delle domande durante l’esame”.
Il prof. Salvioli (Preside della facoltà di Medicina e Chirurgia) parlandoci delle difficoltà che una facoltà incontra al momento dell’iscrizione di uno studente handicappato ha ribadito questa impreparazione del personale docente e non docente: “Credo che anche da parte del personale docente ai diversi gradi vi debba essere una preparazione più mirata al rapporto con gli studenti disabili. Forse siamo impreparati ad averlo”. Tutto dipende dal singolo docente ed in questo caso non dovrebbero esserci chiusure mentali tali da impedire la libera frequenza alle lezioni; i problemi sorgono quando si tratta di entrare direttamente a contatto con lo studente disabile o al momento dell’esame o nella collaborazione per la preparazione della tesi. È a questo punto che emergono i problemi dei docenti che sono sempre superati (se lo sono) a livello individuale, dato che in nessuna delle facoltà da noi interpellate esiste una forma di coordinamento fra i professori allo scopo di discutere e trovare rimedi a tali difficoltà. Gli unici momenti in cui si discute nei consigli di facoltà relativamente agli studenti disabili sono per motivi espressamente amministrativi ed istituzionali, come ad esempio per risolvere il problema della firma del verbale dell’esame qualora lo studente handicappato fisico sia impossibilitato a scrivere. Ad ogni modo anche in questo caso non esiste una norma valida per tutte le facoltà, dato che ognuna affronta o affronterebbe il problema soltanto qualora si presentasse direttamente. L’atteggiamento che abbiamo verificato negli incontri con i vari docenti ci è sembrato orientale alla disponibilità e al dialogo su questo tema. Abbiamo invece rilevato qualche perplessità quando si è parlato delle reali possibilità e degli sbocchi post laurea che uno studente senza il controllo degli arti superiori può avere soprattutto nelle facoltà scientifiche. Il prof. Saivioli ha puntualizzato che “la preparazione dello studente di medicina comporta tutta una manualità, poiché altrimenti diventa una preparazione teorica che non ha poi risvolti nella pratica (…) Non possiamo ipotizzare di dare una laurea in Medicina se non viene completata tutta la preparazione medica che non comporta solo quella biologica. Se invece lo studente possiede l’uso degli arti superiori in maniera soddisfacente, anche se non c’è una mobilità degli arti inferiori, questa consente quella manualità che lo studente deve acquisire per essere medico. Sennò prepariamo un biologo con delle nozioni di medicina”. Noi rispettiamo questo punto di vista perché ci sembra dettato dal cosiddetto buon senso, però d’altra parte ci sembra che il progresso tecnologico nel settore dell’informatica possa determinare degli sviluppi che aiutino a sopperire questa mancanza di manualità. Fino a qualche anno fa sembrava impossibile che una persona con un grave handicap fisico potesse scrivere, ora grazie agli sviluppi nella tecnologia informatica è possibile scrivere e disegnare, quindi nulla vieta di pensare che possa essere realizzato un sistema esperto in medicina che si serva di “terminali intelligenti” per compiere quelle operazioni manuali tipiche dell’attività del medico. Ma come viene affrontato l’analogo problema della manualità in un altro corso di laurea nel quale comunemente si ritiene che sia indispensabile?
Abbiamo formulato questa domanda al prof. Giacomelli (Direttore del Dipartimento di Fisica) prendendo spunto da un precedente famoso: quello del prof. Stephen Hawking, professore di Matematica e responsabile del “Gruppo di relatività” al Dipartimento di Matematica applicata e Fisica teorica all’Università di Cambridge. Questo insigne uomo di scienza è stato colpito da sclerosi laterale amiotrofica, male che devasta i muscoli, che si atrofizzano e si rattrappiscono, non obbedendo più agli impulsi del cervello. Quindi per esplicare la propria attività scientifica si serve di altri studiosi in fisica che trascrivono e ripetono a voce alta quanto viene detto da Hawking. Dobbiamo precisare che il prof. Hawking è stato colpito da questa malattia dopo aver terminato gli studi universitari nel corso dei quali aveva già dimostrato tutte le sue potenzialità nel campo della ricerca. Il prof. Giacomelli ci ha risposto che “una persona come Hawking è a un livello eccezionale come attività di ricerca per cui penso che l’accetterebbero tutti. Però chiaramente se fosse ad un livello inferiore ho l’impressione di no. Sarebbe accettato nei momenti in cui uno parla di ricerca altrimenti ho dei dubbi”. Comunque il prof. Giacomelli non ritiene che il problema della scarsa manualità possa essere discriminante relativamente alle possibilità di frequentare e sostenere gli esami di fisica per uno studente disabile: “Ritengo che la stragrande maggioranza dei docenti non avrebbe difficoltà fino a quando il numero degli studenti disabili fosse ridotto, uno, due o tre, mentre se questo numero aumentasse nascerebbero dei problemi, perché la questione dovrebbe essere discussa nei consigli di corso di laurea, poi nel Dipartimento e così via”.
L’opinione secondo cui i problemi debbano essere risolti soltanto quando si verifichi una certa continuità di iscrizioni nel tempo è condivisa dal prof. Barbiroli (Preside di Economia e Commercio) il quale ci ha detto che presso la loro facoltà finora si è presentato solo qualche caso sporadico di studente handicappato che comunque conservava una certa manualità, per cui non avevano sentito la necessità di dare una risposta istituzionale a tutti quei problemi tecnici che possono verificarsi con l’iscrizione di uno studente handicappato fisico grave (come le difficoltà fonetiche all’esame, l’incapacità a scrivere). Il prof. Barbiroli ritiene che questa risposta istituzionale si possa dare solo se “la questione si ponesse in maniera significativa o quantomeno ripetuta, anche se fosse uno studente solo all’anno però uno ogni anno”. Questo dimostra ancora una volta che tutto è lasciato alla volontà dei professori e di coloro che si prestano a collaborare con lo studente handicappato perché possa con una certa regolarità frequentare le lezioni e sostenere gli esami. Infatti è impensabile che un numero cospicuo di studenti handicappati si iscrivano ogni anno ad una facoltà universitaria. Non vogliamo negare che la buona volontà dei docenti e di tutti coloro che ruotano attorno all’esperienza universitaria di uno studente disabile sia necessaria, tuttavia ci sembra che questo atteggiamento provochi un continuo rimandare di tutti questi problemi e quindi un non voler affrontare in modo organico la tematica della presenza di studenti handicappati (anche gravi) all’Università.
Le facoltà che genralmente affrontano le questioni che derivano dai problemi che interessano l’intera popolazione universitaria come ci ha ribadito il prof. Barbiroli: “Di fronte ai problemi enormi che noi abbiamo in una facoltà come questa (Economia e Commercio) dove la scarsità delle aule è diventata una situazione pressante, difficilmente si riesce ad affronteare un problema così rilevante, ma così circoscritto quantomeno nell’entità, come la presenza di studenti handicappati”.

