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Pallastrada: ovvero l’arte di arrangiarsi

di Paolo Bertani

Nell’ambiente giustamente equivoco e un po’ inquietante del piazzale antistante la Villa Pallavicini, a Bologna, nella canicola di un pomeriggio di giugno, si è svolta la 2005° edizione del Campionato mondiale segreto di Pallastrada, che quest’anno ha purtroppo coinciso con la 1° Festa di Accaparlante, rivista che tratta di argomenti scabrosi, scelti da una redazione dalla reputazione non meglio precisata.
Comunque: come i genitori non si scelgono, così pure gli organizzatori!
Ma veniamo al dunque.
Dunque.
L’ambiente era quello ideale: campo sufficientemente duro, sassoso e polveroso, purtroppo non in pendenza, ma con attorno i giusti spazi chilometrici entro cui ricercare gli eventuali dispersi; gli ostacoli al loro posto (come dimenticare la bicicletta di Tamara, i cartoni di vino sparsi qua e là, la Giovanna del CDH?), le porte stabilite con la necessaria precisa vaghezza, dalla quale spiccava come palo il veicolo semovente di Super Mario Bulgaro; il tempo un po’ troppo bello, ma accettabile; le 2 squadre, o meglio, un’accozzaglia di persone di dubbia moralità, di età imprecisate e appartenenti a generi incerti (sembra che fossero presenti pure alcune rappresentanti del “gentil” sesso, infiltratesi nottetempo), dalle scarsissime capacità psicomotorie (qualcuna pure su sospette sedie a quattro ruote!) e con una ridicola più che vezzosa strisciolina colorata in testa; le 2 squadre, dicevamo, erano pronte così come il Grande Bastardo, alias Claudio Imprudente e la sua famigerata lavagna; la tensione alle stelle (essendo giorno, potete immaginare…); il pubblico astante, più assente che astante vista anche la crisi del welfare (e vai con la satira politica!), ormai non sta più nella pelle; tutto è pronto…! Si può cominciare…! Vai, prendi il… Il pallone… “Robby, c’abbiamo un pallone?” si chiede e chiede agli organizzatori il “megafono” del Grande Bastardo, cioè chi scrive. “Qualcuno ha un pallone?”
Poteva essere organizzata meglio una partita di Pallastrada? Sicuramente! Ma non sarebbe la stessa cosa se tutto funzionasse alla perfezione (ok, almeno al pallone ci si poteva pensare) ed è qui il vero spirito della Pallastrada: segretezza assoluta (e qui ci siamo: non lo sapeva neppure Stefano Benni!), squadre assolutamente improvvisate, raccogliticce e impreparate, regole poche ma confuse, e una dose smisurata di voglia di divertirsi.
Ed ecco che da qualche parte compare un pallone, di quelli più leggeri dell’aria tipo i vecchi “Tele” di antica memoria come la mia (me lo dico da solo, così evito le scontate battute sulla mia età) e si può cominciare a giocare sotto le direttive più perfide dell’ineffabile Grande Bastardo: con le dita nel naso, a piedi scalzi, a zoppo galletto, con le mani sul sedere (“Ho detto il proprio!”).
E se non bastava: la Banda musicale di Lucito! (ma che ci faceva una banda di Campobasso a Bologna?), che a passo di marcetta comincia a invadere il campo, e tutti a giocare a ritmo di valzer, mazurca e tarantelle.
Ma anche i giocatori hanno avuto la loro rivincita (dalla musica più che dall’invasione di campo), potendo segnare tanti goals in una volta sola colpendo il trombone o il clarinetto.
La partita è stata risolta da un colpo di fortuna di un pelato che infilava di testa nella propria porta (anche se il comando era colpire di sedere); il Grande Bastardo convalidava il goal e dichiarava vincente l’altra squadra. La squadra rossa? La squadra verde? E chi se lo ricorda!
Importante alla fine che tutti siano stati premiati con la fantastica matita di Accaparrante!
Arrivederci all’anno prossimo, se ne avete il coraggio.



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