L’impegno della sezione italiana di Disabled Peoples International
- Autore: Rita Barbuto
- Anno e numero: 2005/3 (monografia su sport e disabilità)
di Rita Barbuto, direttrice di Disabled Peoples International Italia e del progetto “I care – disabled women and personal assistance against violence”
Il secolo scorso è stato foriero di trasformazioni culturali, sociali, politiche, economiche, tecnologiche, ecc. Tra queste un posto di particolare rilievo spetta al cambiamento che ha investito il modo di percepire la donna, sopravvenuto in maniera molto graduale alla fine degli anni Sessanta, dando origine al movimento femminista.
Attraverso il movimento femminista le donne conquistavano il loro essere attrici dirette della vita sociale, politica, culturale e lavorativa. L’obiettivo del movimento era l’avanzamento dello status della donna nella società e il raggiungimento della parità tra i sessi. Questo implicava, quindi, una forte attenzione per i bisogni, gli interessi e le prospettive femminili.
Negli ultimi decenni un analogo cambiamento avviene anche nel mondo della disabilità. Il concetto di disabilità come questione di diritti umani viene internazionalmente accettato e alle persone con disabilità vengono riconosciuti i diritti politici e civili come a tutte le altre persone e viene riconosciuta loro anche la necessità di adottare tutte quelle misure necessarie per vivere pienamente la propria vita. Viene quindi riconosciuto il loro diritto alla sicurezza economica e sociale, al lavoro, a vivere nella propria famiglia, a partecipare alla vita sociale e culturale, a essere protetti contro ogni forma di sfruttamento, abuso o condizione degradante.
Ma negli anni Novanta si sviluppa per le categorie delle donne e delle persone con disabilità un nuovo e rivoluzionario approccio, quello del mainstreaming: Gender Mainstreaming e Disability Mainstreaming. Mainstreaming significa non solo aggiungere la componente femminile e della disabilità nelle politiche, nelle azioni e nelle attività esistenti, piuttosto significa portare l’esperienza, la conoscenza e gli interessi delle donne e delle persone con disabilità nelle agende della politica, dell’economia, delle azioni sociali e culturali. Significa trasformare le strutture politiche, sociali e istituzionali ingiuste e carenti in apparati giusti e uguali per tutti. Per fare questo i due movimenti hanno invocato e collegato due principi: inclusione e trasformazione. Dove inclusione vuol dire pari opportunità, e trasformazione vuol dire rileggere la conoscenza stabilita e rivoluzionare l’ordine delle cose. Cioè significa ripensare i sistemi rappresentativi di abilità e disabilità, genere e sessualità, diversità e normalità.
In relazione alle persone con disabilità significa scardinare l’ideologica visione negativa della disabilità che pervade le pratiche culturali, la strutturazione delle Istituzioni, il pensiero e la prassi politica, la storia e l’esperienza umana.
Quindi da un lato ci sono la storia, il percorso di emancipazione e i diritti delle donne, e dall’altro la storia e l’impegno del movimento delle persone con disabilità. E nello specifico di Disabled Peoples International, l’emancipazione e i diritti conquistati e riconosciuti delle persone con disabilità.
Ma le donne con disabilità dove sono? Come vengono viste? Come si vedono? Com’è la loro vita? Dove sono i loro diritti e le loro pari opportunità? Lavorano e studiano? Hanno servizi appropriati? I loro bisogni e desideri sono soddisfatti?
Sicuramente le condizioni di vita delle donne con disabilità variano da donna a donna, dipendono dal contesto storico, sociale e culturale, dalla situazione economica del paese in cui vivono: sicuramente le donne con disabilità che vivono in un paese povero sono maggiormente discriminate e in condizioni di maggior svantaggio rispetto a quelle che vivono in un paese dell’Unione Europea. Ma sempre e in ogni caso comparando la qualità della loro vita, le opportunità, le risorse economiche di cui possono disporre, l’informazione che ricevono, sono, sempre e comunque, inferiori a quelle degli uomini con disabilità e delle altre donne.
Sicuramente molte cose sono cambiate, ma sono cambiate anche le forme di discriminazione e di violenza a cui sono sottoposte le donne con disabilità. Sono forme più sottili e meno evidenti. Ad esempio le donne con disabilità continuano a essere esposte a programmi eugenetici: aborto selettivo e infanticidio, suicidio assistito ed eutanasia, sterilizzazione forzata. Sono quelle che maggiormente sono escluse dal mondo del lavoro e dall’istruzione aggravando la loro condizione di povertà. Sono quelle che maggiormente sono svantaggiate per la carenza di servizi. E tutte queste pratiche discriminatorie sono legittimate da sistemi di rappresentazione, da storie culturali e collettive che plasmano il mondo di atteggiamenti escludenti.
DPI Italia è l’Assemblea Nazionale Italiana di Disabled Peoples International, organizzazione mondiale di persone con disabilità che lavora per la tutela e la promozione dei Diritti Umani, per l’inclusione e la non discriminazione e per garantire pari opportunità alle stesse persone con disabilità. Partendo da questo orizzonte culturale e politico DPI Italia si è impegnata, in questi anni, a far luce sulle problematiche di genere nel contesto della disabilità, a mettere a fuoco la discriminazione e la violenza che subiscono le donne con disabilità, e a proporre soluzioni, metodologie e strumenti per rafforzare le donne con disabilità e renderle protagoniste nella propria vita e nella società.
La violazione dei diritti umani, la discriminazione e la violenza che le donne con disabilità subiscono quotidianamente e in ogni ambito della vita sono stati, quindi, oggetto di attenzione e di riflessione della IV Conferenza europea delle donne con disabilità, dal titolo “Disabled Women And Personal Assistance – an instrument to guarantee equal opportunities and a life of quality”, che si è svolta il 9 e 10 aprile 2005 a Paestum (SA).
Nella Conferenza, che è stata l’azione conclusiva del progetto “I Care – disabled women and personal assistance against violence”– programma Daphne I, si è continuata la riflessione iniziata col lavoro di ricerca attraverso la quale è stata analizzata la relazione tra donna con disabilità e assistente personale. Una relazione che si struttura tra due persone, che non sono due corpi vuoti, uno che sostiene e l’altro che è sostenuto, bensì due mondi psicologici, ciascuno con le sue emozioni, fantasie, vissuti, sensazioni e idee, che si incontrano durante le attività del mangiare, bere, andare in bagno, ecc.
La Conferenza è stata, quindi, uno spazio e un luogo dove sono state riformulate le argomentazioni e le modalità di lettura della relazione tra donna con disabilità e assistente personale, e altresì è stata un momento di riflessione per trovare insieme strategie e strumenti, per elaborare soluzioni e azioni positive che permettano alle donne con disabilità, sia che vivano nelle città grandi e opulenti che nelle aree rurali povere, di uscire dal ghetto dell’invisibilità e della discriminazione, nelle quali sono state segregate dai pregiudizi, dal loro essere donne e dalla loro condizione di disabilità. Le donne con disabilità presenti a Paestum hanno stabilito che l’assistenza personale, che garantisce alle donne con disabilità di poter vivere una vita piena, libera e indipendente, è una questione da affrontare su due livelli. Il primo, soggettivo e personale, è quello di individuare metodologie e strumenti di empowerment che consentano alle donne con disabilità di esigere l’assistenza personale consapevolmente, come diritto, e di sentirsi nella relazione alla pari con l’altro. Il secondo livello, oggettivo e sociale, comporta l’assunzione di responsabilità da parte della società per individuare soluzioni economiche, sociali, politiche e strumentali, atte a garantire alle persone con disabilità, in particolare alle donne con disabilità, questo servizio.
A conclusione della Conferenza, le 128 donne con disabilità provenienti da 16 paesi europei hanno elaborato il “Manifesto: Le Donne con Disabilità, la Vita Indipendente e i Diritti Umani”. Con questo Manifesto esse rivendicano condizioni che garantiscono il rispetto dei Diritti Umani, le pari opportunità, la libertà di scelta, la piena partecipazione e la qualità di vita delle donne e ragazze con disabilità, anche di quelle che non si possono rappresentare da sole, secondo quanto è sancito dall’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
Per approfondimenti:
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