1. Informazione e Salute Mentale
Editoriale
di Eustacchio Loperfido
L’esigenza di informazione sociale in tema di salute e malattia mentali è certamente contestuale al processo evolutivo che ha coinvolto la psichiatria e la gestione della malattia mentale a seguito dei movimenti innovatori e della legislazione riformatrice. Tale esigenza non è stata peraltro percepita nella sua importanza anche strategica oltre che gestionale e pertanto non ha ricevuto risposte adeguate e diffuse. L’andamento al riguardo lo si può considerare speculare a quello più complessivo del processo di trasformazione dei servizi, delle culture e della prassi della psichiatria.
L’informazione sociale va considerata come uno degli aspetti lacunosi del processo evolutivo, su cui pertanto è opportuno rivolgere l’attenzione.
Il suo ruolo assume importanza e attualità in due ambiti che, pur considerati distintamente, è opportuno siano tra loro collegati da una”filosofia” di continuità. Il primo ambito è quello della gestione della malattia mentale dove il punto centrale è certamente costituito dal superamento delle istituzioni totali e in specie del manicomio. Il presupposto scientifico di tale superamento è dato dal principio di restituire dignità e diritto di cittadinanza alla persona colpita da malattia mentale, sottraendola al destino di passivizzazione e di annullamento in
cui la relegava l’istituzione totale attraverso i meccanismi di recisione dei rapporti sociali e interpersonali, di emarginazione e di esclusione.
L’alternativa ricercata (e non sufficientemente attivata) è quella di una gestione della malattia mentale attraverso una concezione e una prassi della cura, intesa sia come “terapia” che come “prendersi cura di” che valorizza le risorse della persona e delle sue relazioni umane e sociali.
Obbiettivi strategici di questa concezione sono quindi, per sintesi:
– aumentare la consapevolezza della persona malata nei confronti della malattia e dei suoi effetti rendendolo così soggetto attivo e partecipe del processo di cura;
– includere e coinvolgere nel processo di cura i familiari al fine di evitare discontinuità rispetto al mondo degli affetti e di valorizzare questo come risorsa “terapeutica”;
– attivare processi sociali di coinvolgimento attivo di nuovi soggetti (es. cooperative sociali e associazioni di volontariato) nella gestione dei processi di cura, affiancando in ciò e integrando i servizi pubblici.
Un po’ di tutto questo è avvenuto, mettendo a nudo vari gradi e tipologie di carenze che per una parte consistente sono riferibili alla mancanza di informazione sociale circolante tra i nuovi soggetti ipotizzati come protagonisti.
Questa carenza rischia così di disegnare una nuova mappa dei poteri, ben sapendo che informazione e potere sono fortemente correlati.
Il secondo ambito in cui può svolgere il suo ruolo l’informazione di cui parliamo è quello della promozione, nel “sociale più esteso”, della salute
mentale: cosa che può farsi anche proponendo iniziative che mirano a propagare una corretta percezione sociale del malato di mente e a costruire conseguentemente una “rappresentazione sociale” accettante della malattia mentale.
L’Istituzione “G.F. Minguzzi”, seguendo la sua vocazione istituzionale e attuando le linee programmatiche biennale, sta lavorando in ambedue gli ambiti. Ha innanzitutto dato vita ad una “sezione di documentazione sulla salute mentale per non professionali”, che costituisce una risorsa documentale per tutti quei soggetti interessati all’uso e alla produzione e riproduzione di informazione sociale. Ha poi rivolto la sua attenzione alle Associazioni di Familiari, istituendo per i loro dirigenti e responsabili corsi di formazione-informazione e proponendo loro la partecipazione a corsi di formazione per la conduzione di gruppi di auto-aiuto.
Infine ha realizzato in diverse località della regione e con il supporto dell’Assessorato regionale ai servizi sociali e degli Enti locali territoriali,
l’iniziativa “Vita da Pazzi” fatta di mostre, conferenze, dibattiti rivolti alla popolazione in genere e alcuni suoi segmenti in particolare, tra i quali è utile ricordare quello dei giovani studenti delle scuole medie inferiori e superiori.
Il Workshop realizzato nel Giugno ‘97, di cui vengono riportati i contributi più significativi, ha costituito una prima tappa di riflessione sul tema dell’informazione sociale. Ci è sembrato utile far circolare e diffondere questi contributi, anche in previsione di altri momenti di confronto che seguiranno.

