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autore: Autore: G.D.P

9. Bit generation

di G.D.P

Partiamo da una considerazione. Qualunque sia la nostra opinione in materia non si può non tener conto dell’affermazione che Internet e le altre forme di comunicazione telematica siano per la società occidentale, definibile come post-moderna, una nuova forma di mito.
Questo perché‚, come per i miti classici, relativamente pochi  possiedono le competenze per ricostruirne la storia, ed in virtù di questa conoscenza costituiscono la cerchia dei “nuovi sapienti”; molti, se non tutti, risentono, invece, in modo diretto o indiretto della presenza di questa nuova, tecnologicamente avanzata, struttura di comunicazione.
La sentiamo presente come possibilità o come limite. In ogni caso anche chi non si è mai collegato in rete, né‚ ha intenzione di farlo, intuisce che l’orizzonte è cambiato e che alcuni dei punti fermi che hanno caratterizzato la comunicazione interpersonale si stanno invece rivelando in movimento.
Del resto Internet e la famiglia delle reti informatiche presentano del mito proprio la valenza duplice, una faccia ambigua che, se da una parte rinnova le sicurezze, dall’altra apre ai dubbi e agli interrogativi. Da un certo punto di vista queste nuove frontiere della comunicazione e dell’informazione riecheggiano bisogni antichi, perenni sogni.
Sperimentare la possibilità potenziale di poter entrare in contatto con un numero molteplice di persone, interagendo in modo attivo con esse. Sganciarsi da un ruolo, dalla versione quotidiana di sé‚ per rivestire altre identità, per vivere tutte le vite possibili.
Avere rassicurazioni che, da un’altra parte, in qualche luogo esiste l’archivio infinito, fonte di ogni informazione, la cui consultazione totale è, magari, impraticabile ma non è questo che importa: serve l’idea che oggi, nell’epoca della frantumazione del sapere e dell’informazione ipervelocissima e specialistica, c’è un punto di raccolta ordinato ed ordinabile che ricostruisce un quadro e delle priorità di ricerca.
Su questi scenari, che per alcuni sono già noti e per altri terre ancora tutte da esplorare, ci siamo posti delle domande. E soprattutto le abbiamo rivolte a chi già naviga in Internet e dintorni, i cosidetti “cybercomunicatori”, e a chi da un osservatorio professionale lavora sui temi della comunicazione. Sono domande che, fra le molte possibili, puntano ad alcune questioni di fondo esemplari, a nostro avviso, per tentare una riflessione comune. Questioni che possiamo cos anticipare: di cosa si sta parlando nel momento in cui, prendendo a prestito le parole di due stuodiosi americani, Shapiro e McDonald “alcuni aspetti dell’ambiente virtuale diventano parti del nostro ambiente naturale e diventa sempre più confusa la distinzione tra la realtà computerizzata e quella che, in mancanza di un’espressione migliore, chiamiamo la realtà convenzionale”?
In quali termini si può parlare di comunicazione quando una gran fetta di essa, quella legata ai linguaggi non verbali e corporei, viene tagliata? Si dialoga o si fa un monologo in diretta?
Queste nuove forme di collegamento e comunicazione apriranno un accesso consistente ad un numero sempre maggiore di persone? Siamo davanti ad un cambiamento rivoluzionario che, in modo analogo all’invenzione della stampa, doterà le generazioni future di altri strumenti /forme di conoscenza e di organizzazione dei saperi?