2. Handicap in Russia: una ricerca Usa
di Grazia Marinelli
Tra il materiale che ci è pervenuto dai vari stati europei e non, sulla tematica handicap e risvolti sociali ed educativi, ci è parso abbastanza interessante riportare alcune parti di uno studio sull’Unione sovietica svolto dall’università del Michigna (U.S.A.) nel 1987. Si tratta quindi di informazioni non prelevate dalla fonte diretta, ma di seconda mano, poiché di fatto fino ad ora, l’U.R.S.S. non ha pubblicato o divulgato notizie specifiche sull’argomento.
Anche sulla Perestrojka di Mikhail Gorbaciov, viene fatto solamente un breve accenno ai problemi della sanità e all’intenzione futura di potenziare e migliorare i servizi sanitari pubblici in tutto il paese.
Un esame dei quadri statistici sull’educazione dei soggetti portatori di handicap in Unione Sovietica, mostra che esistono scuole speciali per handicappati fisici e mentali e regole ben precise definiscono i criteri di ammissione a tali scuole. Il Dizionario Difettologico pubblicato dalla Accademia delle Scienze Pedagogiche, definisce con precisione ogni handicap: dal parzialmente udente al ritardato mentale.
La letteratura occidentale sulle scuole russe ha accettato le descrizioni ufficiali di come tutti i bambini vengano esaminati al fine di rilevare disabilità fisiche e mentali, per essere successivamente inviati a scuole speciali, corsi educativi di addestramento o terapia.
Si suppone che i genitori russi accompagnino i loro figli a scadenze regolari in determinate cliniche per effettuare degli esami, prima di iscriverli alla scuola all’età di 6/7 anni.
In questo modo se l’iter viene seguito correttamente, si può-scoprire per tempo se il bambino è portatore di qualche tipo di disabilità.
Le scuole speciali sono divise per handicap specifico; vi sono scuole per muti, per parzialmente udenti, per bambini con problemi di linguaggio, per parzialmente vedenti, per handicappati fisici, per ritardati mentali educabili.
Le scuole per bambini con handicap multipli o gravi e ritardati mentali non educabili sono delle strutture tipo “internati”, gestite dal ministero della salute pubblica e della sicurezza sociale delle varie repubbliche.
Ciò che manca sono dati reali su: Quanti sono gli handicappati fisici e mentali in U.R.S.S.? Come sono cambiate le cifre nel tempo?
Qual’è la distribuzione regionale degli handicap?
Le uniche notizie ricavate sono che la scolarizzazione degli handicappati è maggiore nelle regioni con un più alto livello economico, anche se appare incredibile la maggiore presenza di bambini handicappati nelle regioni più sviluppate.
Anche per quel che riguarda la definizione di handicap in molti casi essa è relativa, poiché può in realtà essere una condizione non permanente ma temporanea. Certo è che questa ambiguità di definizione non si verifica solo in Unione Sovietica.
Negli Stati Uniti ad esempio per stabilire il numero di persone gravemente ammalate in un dato periodo di due settimane, viene posta questa domanda:
“Ci sono stati giorni nei quali a causa della malattia, ha dovuto interrompere la sua attività lavorativa?” È chiaro che il ferimento di un dito può interferire nella attività lavorativa di un violinista, ma non di un radio-annunciatore. Alcune ricerche sui pensionati in Unione Sovietica, indicano che la maggior parte di essi ha interrotto l’attività lavorativa per motivi di salute; ma si è scoperto che essi potevano essere reintegrati, soprattutto quelli in età non pensionabile, cambiando tipo di lavoro.
Uno studio russo sulle persone disabili al lavoro, mostra che ad un secondo controllo esse non erano più totalmente disabili ma solo parzialmente, in quanto al momento del primo controllo erano affette da deficit temporanei.
La riabilitazione fu più attuabile presso i “colletti bianchi” che tra i “lavoratori operai”.
In Estonia, anno dopo anno furono riscontrate delle percentuali di disabilì maggiori che nelle altre due regioni vicine, Latvia e Lithuania, simili in tutto e per tutto alla prima in quanto a paesaggio demografico, potenziale economico e servizi pubblici, per cui risulta significativa la distribuzione degli enti aventi funzione riabilitativa piuttosto che l’effettiva suddivisione regionale delle persone disabili.
Bibliografia:
“Education of the handicapped in the USSR: Exploration of the statistical picture” University of Michigan and Princeton University.

