2. Tutto quello che mi serve sapere
di Robert Fulghum
La massima parte di ciò che veramente mi serve sapere su come vivere, cosa fare e in che modo comportarmi l’ho imparata all’asilo*. La saggezza non si trova al vertice della montagna degli studi superiori, bensì nei castelli di sabbia del giardino dell’infanzia. Queste sono le cose che ho appreso:
-Dividere tutto con gli altri.
-Giocare correttamente.
-Non fare male alla gente.
-Rimettere le cose al loro posto.
-Sistemare il disordine.
-Non prendere ciò che non è mio.
-Dire che mi dispiace quando faccio del male a qualcuno.
-Lavarmi le mani prima di mangiare.
-I biscotti caldi e il latte freddo fanno bene.
-Condurre una vita equilibrata: imparare qualcosa, pensare un po’ e disegnare, dipingere, cantare, ballare, suonare e lavorare un tanto al giorno.
-Fare un riposino ogni pomeriggio.
-Nel mondo, badare al traffico, tenere per mano e stare vicino agli altri.
-Essere consapevole del meraviglioso.
-Ricordare il seme nel vaso: le radici scendono, la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi siamo così. I pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e persino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono e noi pure.
-Non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato, la più importante di tutte: GUARDARE.
Tutto quello che mi serve sapere sta lì, da qualche parte: le regole Auree, l’amore, l’igiene alimentare, l’ecologia, la politica e il vivere assennatamente.
Basta scegliere uno qualsiasi tra questi precetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati e applicarlo alla famiglia, al lavoro, al governo, o al mondo in generale, e si dimostrerà vero, chiaro e incrollabile.
Pensate a come il mondo sarebbe migliore se noi tutti, l’intera umanità prendessimo latte e biscotti ogni pomeriggio alle tre e ci mettessimo poi sotto le coperte per un pisolino, o se tutti i governi si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove l’hanno trovata e di ripulire il proprio disordine.
Rimane sempre vero, a qualsiasi età, che quando si esce nel mondo è meglio tenersi per mano e rimanere uniti.
*L’utilizzo che Fulghum fa del termine “asilo” è oggi riportabile a tutte le strutture educative che accolgono i bambini da piccolissimi fino all’ingresso nella scuola elementare (la cosiddetta fascia 0-6 anni). In questo senso le sue riflessioni pedagogiche “in forma di pensieri poetici” si riferiscono egualmente all’esperienza dell’asilo nido e a quella della scuola dell’infanzia.

