I trent’anni di “ZAC ZAC ZAC”

Come ogni sera, seduti attorno al tavolo della cucina, aspettando di vedere l’unico telegiornale della giornata, ci sintonizziamo su Rai1, e ci accoglie il faccione lampadato di Carlo Conti che ci introduce al gioco finale della ghigliottina. La prima parola, che senza alcuna ragione dimezza il montepremi della campionessa della serata è “4 Agosto”. Subito il mio cervello inizia a frullare, ma l’unico collegamento che mi viene è S. Nicodemo. Cala, spietata, la seconda parola: “77”, e io penso alle gambe delle donne.

Il leone e la zebra

Parecchi anni fa ho visto un documentario sulla vita animale nella savana, uno di quei classici documentari che ogni tanto fa bene guardare perché si vede un mondo pre-umano, come se l’uomo non fosse mai vissuto su questo pianeta (il che a conti fatti sarebbe stato meglio per tutti gli altri esseri viventi, dato che sono tantissime le specie che si stanno estinguendo a causa della nostra acuta intelligenza). Il documentario descriveva le varie tattiche che molti erbivori mettono in pratica per difendersi dai predatori: una di queste è tipica delle zebre.

La Z sarà la prima

È in quarta che tutti scoprono Zinkoff. È sempre stato lì, naturalmente, nel quartiere, a scuola da dieci anni. Lo conoscono già come il bambino che ride troppo e, fino all’operazione, come “il bambino che vomita”. In effetti, Zinkoff non fa proprio niente di speciale per farsi scoprire. Come sempre, è l’occhio di chi scopre, a cambiare, non l’oggetto della scoperta. La scoperta di Zinkoff ha inizio il primo giorno di scuola. Hanno un nuovo insegnante: il signor Yalowitz, il loro primo maestro-uomo.

Questo fratello… un grande fardello!

Il due settembre scorso la BBC1, la celebre emittente pubblica del Regno Unito, ha mandato in onda Coming Down the mountain, un’opera teatrale scritta per la televisione da Mark Haddon, lo scrittore reso celebre anche al pubblico italiano per il suo romanzo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, il cui protagonista, tra l’altro è un ragazzo autistico.

Sul grande schermo

Elle s’appelle Sabine. “Lei si chiama Sabine”, l’esordio per Sandrine Bonnaire nelle vesti di regista. Un grande successo al Festival del Cinema di Cannes dove ha portato a casa il premio come miglior film della Quinzaine des Realisateurs. La Bonnaire viaggia vorticosamente nel tempo per raccontare la storia di Sabine, la sorella autistica rinchiusa da anni in un ospedale psichiatrico.

Gestione e marketing del non profit

Il concetto di consumo critico lo associamo spesso a un esercizio quasi burocratico di attenzione e selezione del prodotto: armati di lente di ingrandimento e di una calma da filatelici andiamo alla ricerca delle fregature sull’etichetta. Come è stato prodotto? È stata usata manodopera mal pagata e sfruttata? Ha inquinato l’ambiente? Il marchio appartiene a una multinazionale? Sarà biologico? Mi è utile veramente? E così via.

Ride bene chi ride insieme: sottotitoli per non udenti a teatro

Probabilmente il fatto che un sordo sia tagliato fuori dall’assistere a uno spettacolo dal vivo, specie se comico e “di parola”, ci può sembrare una barriera quasi naturale e dunque invalicabile. A Londra e in Inghilterra, in una delle scene di prosa più vive del mondo, così era fino a 7 anni fa, quando dall’idea di tre persone con problemi di udito, e soprattutto dalle loro frustrazioni di spettatori teatrali, è nata STAGETEXT, un’associazione che ha mostrato come si può abbattere anche questa barriera.

Come l’aria nel polmoni

Incontro Benedetto Herling a Roma, nella sua casa aperta e accogliente così come si è rivelato il mio ospite. Benedetto con grande capacità comunicativa e efficace spontaneità mi racconta della sua infanzia a Napoli, della diagnosi di sordità profonda a un anno di età, della reazione dei suoi genitori. Più forte e operativa la mamma, più pessimista il papà. Racconta dei viaggi su e giù per l’Italia fino a Padova per gli interventi riabilitativi.