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2. Il caso della ragazzina disabile di Ragusa

di Andrea Pancaldi

Il caso della ragazzina di Ragusa, definita in tutti gli articoli dei giornali “psicolabile”, rimasta incinta e rispetto alla quale il tutore ha ipotizzato una interruzione di gravidanza, ha tenuto banco su tutti i giornali.
Il caso è ovviamente complesso e intreccia tre tematiche di per sé stesse spinose, il tema dell’aborto, quello della (ipotizzata) violenza sessuale e quello della sessualità legata all’handicap.
E’ chiaro che basandosi sulle cronache e sui commenti della stampa si corre il rischio di sposare tesi, sull’uno e sull’altro fronte, che non tengono conto di quella persona, della sua storia, del suo contesto di vita, unici ed irripetibili e anche il termine psicolabile è quantomai generico e non ci dice niente sulla reale situazione della ragazza.
I casi concreti scuotono le nostre convinzioni e ci fanno percepire in pieno la crudezza delle coperte corte, dove in ogni caso la realtà ci appare incerta, problematica, evidenziatrice dei nostri limiti e impotenze.
Quello che HP può fare è contribuire al dibattito su uno dei tre aspetti prima citati, quello sicuremente meno affrontato nella grande informazione o, quando lo è, spesso in maniera estremizzata: o tutto bene (le storie edulcorate) o tutto male (le violenze sessuali,  le sterilizzazioni, ecc).
Una ricerca condotta dal CDH di Bologna sull’atteggiamento della stampa su questo tema rivela che il binomio handicap e sessualità nell’informazione è legato per il 63% a episodi di violenza sessuale, per il 12% a episodi scandalistici (esempio la modella handicappata su Playboy), per il 15% ai temi dell’aborto e della sterilizzazione e solo il 10 % degli articoli tenta in qualche modo di avviare un dibattito in materia. (cfr. Rassegna stampa handicap, n.6, giugno 1991).
Questo per dire che non siamo più all’anno zero e i percorsi di comprensione e di evoluzione culturale sono possibili nonostante due termini, handicap e sessualità, che la nostra cultura declina ancora come inconciliabili (handicap come malattia, handicap come “brutto”, handicap come paura della nascita di nuovi “mostri”, handicap come  sola fisicità/bestialità, ……)



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