5. Formare tutti gli insegnanti
- Anno e numero: 1997/60 (monografia su comunicazione e salute mentale)
Recentemente alcuni rappresentanti dell’équipe del Progetto Calamaio, del centro Documentazione Handicap di Bologna, sono stati convocati a Roma dalla Commissione Cultura e Istruzione della Camera per essere ascoltati in merito ad una inchiesta che è stata attivata dalla stessa Commissione per verificare l’attuazione della legge sull’integrazione scolastica. L’équipe del Progetto Calamaio, formata anche da animatori ed educatori disabili, da più di dieci anni lavora nelle scuole per educare i bambini e formare gli insegnanti proprio sui temi dell’integrazione e di una nuova cultura dell’handicap, e ha avuto modo di farsi un’idea di quali siano i principali ostacoli all’integrazione anche a livello scolastico. Il testo che riportiamo è lo stesso che abbiamo letto all’udienza presso la Commissione Cultura: “La nostra decennale esperienza di animazione e formazione nelle scuole ci porta ad affermare che l’integrazione scolastica degli alunni portatori di deficit è un processo che si sta realizzando molto faticosamente e si presenta in modo molto differenziato nelle scuole del territorio italiano.
Abbiamo tre considerazioni generali da fare che corrispondono a tre aspetti dell’integrazione scolastica che ancora, nella concretezza della quotidiana vita scolastica, non sono di fatto accettati e di conseguenza realizzati.
a) Il bambino handicappato mette necessariamente in crisi la scuola, che trova una maggiore difficoltà ad accogliere la sua diversità. La nostra esperienza ci insegna che il “problema” non è tanto del bambino disabile in quanto tale ma di una scuola che è handicappata ed handicappante: handicappata (ovvero in difficoltà) perché non sa trasformarsi ed adattarsi alle esigenze diverse degli alunni, handicappante perché ovviamente determina una situazione nella quale i primi a pagare sono proprio gli alunni con deficit psichico o fisico.
b) La scuola non è solo un luogo dove si acquisiscono competenze ma un luogo dove si fanno esperienze significative per la vita. Qui la persona disabile può diventare una risorsa per il gruppo-classe perché la sua presenza può rivelarsi uno stimolo insostituibile ed efficace per affrontare aspetti fondamentali di una maturazione personale (accettazione di se’ e degli altri, superamento delle difficoltà con un approccio creativo, sperimentazione di nuovi codici comunicativi, ecc…). Nel nostro lavoro constatiamo che nelle classi dove è presente un alunno disabile il grado di integrazione di questo alunno influenza proporzionalmente anche i suoi compagni, in termini di maturità e di arricchimento per tutte le intelligenze (non solo quella sociale ma anche per la logica o la linguistica).
c) La scuola deve misurarsi con gli alunni difficili, non con quelli già bravi. Gli alunni con disabilità o più in generale in situazione di difficoltà costituiscono la cartina tornasole di un buon funzionamento della scuola, sono la vera sfida per il lavoro dell’insegnante, sono i veri destinatari del suo lavoro proprio perché sono coloro che ne hanno maggior bisogno.
Se l’integrazione scolastica di alunni disabili stenta a decollare, questo è un dato preoccupante perché significa che è la scuola nel suo complesso a non funzionare. Se la scuola fallisce con gli alunni disabili, cioè proprio con quelli che hanno maggior bisogno di lei, è evidente che la scuola non è in grado di garantire una piena educazione nemmeno per gli alunni normodotati.
In particolare notiamo una certa difficoltà ad integrare soggetti cosiddetti “gravi”, dove in realtà grave a nostro avviso è la situazione per cui la scuola non riesce ad attingere a tutte le risorse previste dalla legge per permettere l’integrazione anche di questi soggetti (attraverso ad esempio progetti integrati con altre strutture educative del territorio). Una dimostrazione di quanto soggetti gravi possano risultare risorsa per la scuola è proprio data dal nostro Progetto Calamaio, nel quale operano disabili cosiddetti “gravi” nel ruolo di animatori ed educatori.
Per promuovere una integrazione scolastica nello spirito della legislazione attuale a nostro avviso va potenziata la formazione non solo di insegnanti di sostegno ma anche e soprattutto degli insegnanti curricolari sui temi legati all’handicap, partendo dalla prospettiva che l’handicap è soprattutto un problema di tipo culturale. Ultimamente stiamo verificando che i corsi di formazione su temi legati all’handicap trovano interesse anche presso insegnanti curricolari. Questa è una constatazione che ci fa molto piacere perché significa che l’alunno disabile, da “problema” dell’insegnante di sostegno, viene visto come alunno della classe e la sua integrazione viene vissuta anche dagli insegnanti curricolari come un obiettivo fondamentale da raggiungere. Il vero problema non è tanto l’handicap specifico di un alunno disabile, che va affrontato con una competenza specifica da parte appunto di un insegnante specializzato, ma l’insieme degli handicap derivanti da una mancata integrazione tra l’alunno con deficit e gli altri soggetti scolastici (il gruppo classe, gli insegnanti, i genitori ecc…). Con una adeguata formazione (purtroppo constatiamo che questo aspetto è piuttosto lasciato troppo alla buona volontà personale) l’insegnante curricolare può affrontare questi handicap, ad esempio sradicando i pregiudizi, propri e dei propri alunni, nei confronti dell’alunno con deficit, coinvolgendo maggiormente l’alunno con deficit e valorizzando la sua presenza nei percorsi educativi insieme agli altri compagni di classe. Certo questo è un lavoro difficile, perché ogni disabile è diverso dall’altro e tutta la creatività dell’insegnante viene messa a dura prova ma è proprio questo che qualifica il suo lavoro, è questa la sfida della scuola, sfida alla quale non può rinunciare pena la contraddizione del decadimento da scuola di tutti a scuola per chi in realtà non ha bisogno della scuola.
A nostro avviso l’integrazione scolastica non è qualcosa che si realizza unicamente tramite una legge ma la legge deve fare di tutto per promuovere le condizioni affinché questa integrazione sia possibile. C’è infatti una differenza fondamentale tra legge e giustizia, tra legge ed educazione alla legalità, tra legge e onestà interiore.
L’integrazione è infatti una sfida sia per il sistema-scuola sia per le singole persone che ne fanno parte. Si deve pretendere che la legge venga attuata soprattutto nella scuola in quanto sistema: abbattimento delle barriere architettoniche, valorizzazione della collegialità dei docenti e di conseguenza della collaborazione tra insegnanti specializzati e insegnanti curricolari, raccordo tra la scuola ed altre agenzie educative, sinergia tra vari Enti attraverso accordi di programma ecc…Ma esiste una sfida e una conquista a livello personale corrispondente ad una acquisizione a livello culturale di alcuni concetti guida: presa di coscienza e valorizzazione delle diversità degli altri, costruzione di una nuova cultura dell’handicap che veda nel disabile un soggetto attivo di cultura e non un oggetto passivo di assistenza e cure.
Per concludere, affermiamo che in dieci anni di lavoro nelle scuole abbiamo visto dei piccoli ma significativi passi in avanti nel processo di integrazione di alunni con deficit, soprattutto nella consapevolezza degli insegnanti di come costruire una scuola sempre più a misura d’uomo. La strada ancora è molto lunga ma siamo convinti che sia percorribile, sia perché siamo confortati dalla nostra esperienza in cui abbiamo riconosciuto l’integrazione, sia perché constatiamo parallelamente un aumento della qualità della scuola in quanto tale.”
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