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6. Pacifisti e specialisti

Riportiamo di seguito un paragrafo tratto da “Telematica per la pace” di C. Gubitosa, E. Marcandalli, A. Marescotti, edizioni Apogeo, Mi, 1996.

Il popolo della pace non si esprime più con gli slogan o con i sit in o con le tavole rotonde: è entrato in uno spessore di concretezza che lo riscatta finalmente dal sorriso di tanti dottori della legge
– mons. Tonino Bello

Una provocazione…
Agosto 1993: come sarebbero arrivati 58 non violenti a Sarajevo senza Arturo, un pacifista che durante il… servizio militare aveva imparato a guidare di tutto, corriera compresa? E’ tempo di imparare a fare cose nuove, dunque. E, se non piace la parola “specialisti”, a diventare dei bravi artigiani. Spetta quindi agli “artigiani della pace” il compito di usare ogni mezzo nonviolento per giungere ovunque ed essere presenti con un’azione di pace e una testimonianza di impegno umano.

Non solo marce
Far passare il “popolo della pace” dalle sole “marce della pace” a effettive “competenze” all’interno dei conflitti e dei contesti è il nuovo banco di prova delle peace research. Finita l’epoca del confronto nucleare in cui i movimenti si erano assunti il compito di “coscienza esistenziale del genere umano”, è iniziata una stagione di inedite situazioni in cui non è più sufficiente la cultura del movimento pacifista elaborata negli anni ’80. Cruciale, nel contesto di questa riflessione verso la “concretezza”, è l’elaborazione di un sistema informativo autonomo del movimento per la pace.

Sharing all the world…
“Imagine all the people \ sharing all the world…”
“Immagine tutta la gente\ che condivide il mondo intero..”
cantava John Lennon.
Condividere il mondo come se fosse una cosa sola, rompere il muro del silenzio che avvolge la guerra, le violazioni dei diritti umani, la sofferenza e i soprusi, spostando non le persone ma le informazioni e le idee: sono questi gli obbiettivi che la telematica per la pace si pone.

La “comunicazione fredda”
I computer sono sempre stati sinonimo di “comunicazione fredda”, di spersonalizzazione, di artificiosità di torre d’avorio per un’élite; ed evocano l’immagine orwelliana del Grande Fratello.
Oggi si sta però facendo strada un’immagine nuova: quella del S.O.S. disperato affidato al messaggio telematico che vaga fra le reti mondiali con il suo drammatico contenuto, come la bottiglia del naufrago fra le onde, che attende la risposta della nostra attiva solidarietà.

Le computer conference
È oggi possibile realizzare “tavole rotonde” e “assemblee” mondiali senza dover prendere l’aereo, pagare albergo e ristorante, chiedere permessi al proprio datore di lavoro. Questa modalità di uso della telematica si chiama “computer conference”. La computer conference permette di far dialogare, mediante tastiera, più persone senza farle muovere da casa. A muoversi sono così le informazioni e non le persone. La conferenza telematica non avviene nel medesimo istante ma ognuno si collega nell’orario che gli è più comodo, consulta gli interventi precedenti e poi decide se aggiungere un proprio intervento o no.
Nella computer conference l’accesso è illimitato in quanto non vi sono “ragioni di spazio” che limitano la comunicazione (come sui giornali). Ragioni “tecniche” per cui tagliare gli interventi o censurarli non esistono. Sono così possibili “assemblee permanenti” del movimento pacifista mondiale. Stessa cosa è possibile per il movimento pacifista italiano, usando la telematica come strumento di comunicazione dell’informazione.

Utopisti con il computer
Le energie, l’entusiasmo e le competenze di centinaia di “pacifisti col computer” costituiscono un tesoro nascosto in un movimento che fino a molto tempo fa tendeva a privilegiare il “bel parlare”, i cortei e, al massimo, il fax.. Oggi il pacifismo comincia a diventare più concreto, specializzato, fattivo.
Quando le reti di solidarietà e di comunicazione crescono, si interconnettono e “abbracciano” il mondo, allora un monopolio vacilla e viene insidiata la base di quel potere globale che controlla le reti mondiali della comunicazione. L’utopia della nonviolenza cessa di essere tale quando – giorno dopo giorno – si forzano i limiti che i “pessimisti della realtà” giudicano immutabili.
“È perfettamente esatto e confermato da tutta l’esperienza storica – scrisse Max Weber – che il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile.”



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