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4. L’arredatore dei sogni

Riportiamo di seguito due capitoli tratti dal romanzo “Le tre chiavi” di Paolo Fallai, edizioni Junior Mondadori, di prossima pubblicazione.

Mio padre fa lo scenografo perchè‚ non è riuscito a fare il pittore. O meglio, questo è quello che mi ha raccontato lui quando ho cercato di capire perchè‚ gli altri padri la mattina andavano tutti a lavorare e lui dormiva.
Io ancora non ho capito che razza di lavoro sia, ma è certo che mio padre si diverte moltissimo.
Quando qualche regista vuole mettere in scena una commedia oppure deve girare un film, chiamano mio padre. Lui fa un sacco di disegni, costruisce dei modellini bellissimi che non si possono toccare sennò sono guai. E, alla fine, quello che lui ha pensato viene costruito in grande nel teatro oppure sul set.
L’ultima volta che mi ha portato in teatro e ho visto su tutto il palcoscenico la versione gigante della casetta che aveva costruito nel suo studio, ho pensato che era veramente straforte.
Era tutto uguale: le pareti, i quadri, il tavolo, il divano, perfino la poltrona a fiori nell’angolo. A casa per foderare il modellino avevamo tagliato, senza farci vedere, la gonna di una vecchia bambola di mamma. In teatro ho avuto i brividi: per foderare la poltrona grande dovevano aver distrutto mille bambole.
La sera della prima dello spettacolo eravamo tutti vestiti benissimo. Mio padre aveva perfino una cravatta e infatti non la smetteva un minuto di toccarsi il collo. Mia madre era bellissima.
Lo spettacolo era di una noia spaziale. Sulla poltrona a fiori si saranno seduti s e no due volte. Non ho capito molto di quello che dicevano.
Gli spettacoli – dice lui – sono come i sogni. Non sempre si deve capire tutto.
Qualche giorno dopo mia madre mi ha portato in visita a casa di una delle attrici. Non è stata zitta un attimo, insomma, una petula supermaxi. C’era una gran confusione in quell’appartamento con un tipo che continuava a tirare fuori stoffe e disegni.
– Vede, signora, per le tende userei questi colori pastello…
– Ma sì, ma s, eravamo già d’accordo – rispondeva quella, antipatica come una talpa arrabbiata – non vede che ho ospiti. Ma che carino questo bambino.
Avrei ringhiato volentieri.
Finito lo strazio chiesi a mia madre:
– Chi era quel signore?
– L’arredatore.
– E cioè?
– Vedi, la nostra amica ha deciso di cambiare i mobili, le tende, i tappeti della sua casa e l’arredatore è un signore che la consiglia nelle scelte.
Fu un’illuminazione. Finalmente sapevo cosa dire a scuola a quell’antipatico di Lorenzo che c’ha il padre giornalista e non fa che vantarsene.
– Mio padre scrive sul giornale e il tuo?
– Il mio fa l’arredatore dei sogni.

Perché
– Perchè‚ hanno arrestato papà?
Mia madre era appena tornata e le avevo lasciato il tempo di mandare Rosetta a casa e la nonna a riposarsi gli occhi gonfi. Anche la mamma, per la verità aveva la faccia tutta rossa. Ma se c’è una domanda lei ha una risposta. Spesso le risposte arrivano prima delle domande. Non questa volta.
– Perchè‚ hanno arrestato papà?
– Non lo so, Andrea. Sono stata fino ad ora con il nostro avvocato. Sicuramente è un errore. Devi stare tranquillo.
– Ma lui dov’è adesso?
– Alla caserma dei carabinieri.
– In televisione hanno parlato di una truffa.
– Hanno già dato la notizia?
– In tre telegiornali.
– Non devi essere triste – disse mia madre con gli occhi velati.
– Non sono triste, voglio capire se è un imbroglione.
– Andrea! Non parlare di tuo padre in questo modo.
– Ma lo dice il vocabolario… insomma…
– Insomma non è il momento di dire queste cose. Non hai fiducia in lui? Cosa penserebbe se ti sentisse parlare così?
– Ma che ha fatto?
– Non lo so. Quindi ora l’unica cosa che possiamo fare è andare avanti. Fare tutte le cose che dobbiamo fare, compresi i tuoi compiti. Domani telefonerà a scuola per dire che starai a casa qualche giorno e mi farà dire dai professori cosa devi fare per non rimanere indietro con il programma.
– Ma papà…
– L’avvocato sta già lavorando perchè‚ papà torni a casa.
Il tono era di quelli che non ammettono repliche.



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