1. Caduta dei limiti
- Anno e numero: 1996/49 (monografia sulla comunicazione sociale)
di Viviana Bussadori e Elisabetta Zanardi
Quando finalmente la musica irrompe sulla scena ci si illude di avere rotto la tensione iniziale: Celeste Dandeker aleggia nella penombra. I gesti sono scarni, essenziali e forse proprio per questo densissimi di significato. L’attenzione diventa subito totale, tutti i sensi si ritrovano amplificati per carpire ogni minimo dettaglio. E la carrozzina è lì, si muove, si esprime e fa esprimere. Non è affatto un elemento della coreografia e nemmeno l’indispensabile ausilio dei danzatori disabili. È essa stessa un personaggio,un elemento imprescindibile della danza. Sembra che sia stata sempre lì…
CandoCo. Dance Company. Il logo della compagnia inglese ha già spazzato il campo da ogni dubbio. Nessuna eccezionalità esibita, nessuno “sconto”sulla professionalità, sulle fatiche e le incognite a cui va incontro chiunque decida di intraprendere un lavoro nel mondo dello spettacolo. Otto ballerini, uomini e donne, disabili e non. Uniti da una nuova idea di danza contemporanea, da nuove concezioni del movimento in cui la carrozzina, il deficit, il limite, trovano una nuova ricollocazione. Anzi, una vera e propria riscrittura di significato.
La loro definizione di “limite”?: tazioni possano semplicementecondurre ad un diverso linguaggio corporeo”.
La storia
Ma ripartiamo dal principio. 1973. Celeste Dandeker, stella emergente della London Contemporary Dance, nel corso di una esibizione subisce un grave incidente: frattura delle vertebre del collo. Giudizio inappellabile. Ma per Celeste, contrariamente alla logica, non è l’addio alla danza. Inizia a fare la costumista e segue, per anni, diverse compagnie. E arriva il 1990. La BBC giraThe Fall (La Caduta), film ispirato alla sua storia; Celeste decide di parteciparvi ed è la svolta. Ricomincia a danzare, in modo diverso, scoprendo nuovi movimenti e nuove figure di cui la carrozzina diventa parte integrante. Il”caso” completa la sua opera alcuni mesi dopo quando Celeste incontra Adam Benjamin, allora artista visuale e insegnante di Tai-Chi. È l’inizio di un sodalizio artistico che, dalle prime riflessioni su come utilizzare la danza perl’integrazione dei disabili, si sviluppa fino ad approdare al risultato odierno. In questi ultimissimi anni la compagnia si è via via ampliata, il repertorio si è arricchito grazie anche all’apporto di diversi coreografi, gli spettacoli si sono moltiplicati fino a fare di CandoCo una compagnia itinerante a livellointernazionale.
Il metodo di lavoro
Ma, con l’arrivo del successo, non sono state dimenticate le origini, lepremesse di questa ascesa: CandoCo continua ad essere anche un laboratorio dove sperimentare nuove tecniche e dove approfondire le possibilità espressive del connubio tra danzatori normodotati e danzatori disabili. Lo strumento utilizzato è quello degli workshop, moduli di durata variabile (da alcune ore a più giorni), il cui stile e le cui caratteristiche vengono calibrati sui bisogni degli studenti (disabili e non).
I gruppi sono mediamente composti da una ventina di studenti, metà disabili emetà normodotati, la cui età può variare tra i 13 e i 60 anni anche se l’età preferita è quella compresa tra i 15 e i 45 anni.
Il rapporto con gli altri, lo scambio, la fiducia sono in effetti elementi essenziali del percorso formativo di CandoCo. Ancora una volta sono le loro stesse parole a chiarire il concetto: in coppia, – spiega – una persona conduce e una segue. Viene stabilito un punto di contatto, ad esempio il polso, e chi segue chiude gli occhi mentre chi conduce inizia lentamente a proporre movimentie piccoli spostamenti. Chi si trova a guidare sa di avere una grossa responsabilità verso il partner mentre chi è condotto, non potendo vedere,deve per forza concentrarsi sugli altri sensi. Questo esercizio – conclude Celeste – viene condotto sia con la musica che senza; alla fine i due partner si scambiano di ruolo e iniziano un esercizio analogo, incentrato sul medesimo principio ma con movimenti e musiche differenti”.
Queste poche note su un metodo ovviamente molto articolato evidenziano la portata del lavoro di CandoCo; ma forse, più di ogni altra cosa, parla il loro spettacolo: i risultati raggiunti in così poco tempo sono la testimonianza più lampante della serietà professionale di questo gruppo. Il tutto, se vogliamo, si racchiude in una frase di Adam Benjamin: “La CandoCO – afferma – si occupa di danza, non di disabilità fisica e i critici devono giudicarci sulla base della nostra tecnica, senza sentimentalismi.”
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