4. In prima persona
- Autore: Giovanna Di Pasquale
- Anno e numero: 1996/53 (monografia su volontariato e disabilità)
Dagli inizi degli anni ottanta sono arrivati in modo sistematico sulla scenaeditoriale libri scritti da persone handicappate e da loro famigliari. Segnale importante, seppur poco conosciuto e decifrato, provocato e valorizzato dai processi di inserimento e di integrazione sociale. Questi, aiutati da un forte stimolo legislativo, ed in primo luogo dalle norme che hanno determinatol’ingresso nella scuola dei bambini handicappati, hanno favorito una più radicale presa di coscienza dei diritti di cittadinanza delle persone handicappate stesse, che ha attraversato sia gli anni settanta, segnati da una cultura a forte connotazione sociale che i successivi, quegli”indimenticabili anni ottanta”, che hanno visto prevalere una dimensione fortemente personalistica e privatistica.
Le persone handicappate hanno continuato a scrivere; quei libri si sono allontanati dal ruolo di primizia storica e costituiscono oggi un prezioso contributo per ragionare sugli snodi fondamentali di una vita collocata tra il deficit e l’handicap.
In questo senso i libri prodotti sono frutto di un’ottica precisa e diretta, dichiarata e non anonima ed in questo senso va l’invito a intraprendere un possibile percorso di studio e conoscenza della realtà che queste persone handicappate vivono, rifacendosi non solo a trattazioni concettuali ma attigendo alla rivisitazione consapevole della quotidiana convivenza con l’handicap, chein quanto consapevole assume lo status di un sapere parimenti degno, che affianca e integra quelli già maggiormente riconosciuti.
Invito raccolto da Gilberto Mussoni nel suo testo “In prima persona. L’handicap: storie di vita, esperienze, testimonianze” dic. 1995, Rimini Edizioni THEUT. Testo che è insieme tragitto personale per “trovare modalità per mettermi nei panni di coloro che hanno vissuto determinate esperienze per avvicinarmi il più possibile al loro punto di vista, cercando di destrutturare un poco anche certi miei schemi interpretativi precedentemente acquisiti” e strumento di studio e ricerca, che assume la forma di una sorta di bibliografia ragionata su scritti – storie di vita, esperienze,testimonianze – di persone handicappate o di loro famigliari.
Mussoni, avvalendosi di un’organizzazione agile e di una presentazione dei libri attraverso schede, propone un percorso di ascolto delle esperienze che vuole evitare il rischio dell’interpretazione e della valutazione, per fornire spuntidi concreto lavoro che partono da un libro per aprirsi a molte possibilità di approfondimento.
Approfondimento che si rintraccia proprio nell’uso dello strumento scrittura. Questa assume, con accenti più o meno espliciti, una valenza originale: la scrittura è uno strumento riparatore che non allinea né ordina ma, simile ad un sottilissimo ago da ricamo, intreccia i fili della memoria e rompe il calco dell’handicap per restituire significato all’originalità individuale.
Questi testi focalizzano persone handicappate che parlano come identità. Sono narrazioni di vita e per questo percorse da tensioni globali: toccano la totalità dei fatti accaduti, delle emozioni provate, delle idee nate e deicorpi sconosciuti, delle scelte, delle imposizioni, dei desideri.
La totalità non rinnega la specificità, i tratti distintivi di ogni storia: è vero, sono libri che parlano anche a nome di altri, di chi non ha voluto opotuto dire in modo pubblico, ma conservano intatto un forte segno personale, una volontà esplicita di esprimere se stessi, di affermare in prima persona “io sono”. Come afferma Andrea Canevaro nella prefazione al libro “vivere la propria esperienza e raccontarla, significa in qualche modo condividerla, oltre che valorizzarla. Vuol dire che vi sarà chi ascolta o legge. In particolare la scrittura di un libro può voler dire che si ha fiducia in chi legge… Scrivere è poter dare un senso. E non farlo in maniera chiusa in sé, né con la presunzione che sia l’unico senso possibile. Perché chi scrive sa, in qualche modo, che ogni lettore, ogni lettrice, troverà un proprio senso nella lettura. Forse ci saranno forti punti condivisi, e forse no. Non sappiamo proprio dire cosa sia meglio”.
Il percorso bibliografico messo a punto da Gilberto Mussoni ci aiuta adaccettare l’intreccio fra esperienze diverse, ad esserne incuriositi, a voler proseguire nella strada della lettura, dell’ascolto delle voci delle persone handicappate e dei loro genitori; voci che rendono più “relative” la conoscenza che ci proviene dalle fonti scientifiche. Relative e per questo più utili per comprendere come il deficit si incrocia con la storia al singolare di una particolare persona e come, in questo senso, la rende peculiare.
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