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autore: Autore: a cura di Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale

11. Cinema e guerra

John Boorman – Anni ’40 – 1987
Lo scoppio della guerra visto dalla parte di un ragazzino che vive in un quartiere popolare di Londra.

Luis Malle – Arrivederci ragazzi – 1987
Nel gennaio 1944, vengono accolti e nascosti in un collegio francese alcuni ragazzi ebrei. Scoperti, saranno deportati insieme al direttore.

Steven Spielberg – L’impero del sole – 1987
Un ragazzino inglese, nato in Cina, perde di vista i genitori mentre inglesi e cinesi lasciano Shanghai occupata dai giapponesi. Dopo un lungo peregrinare raggiungerà un campo di prigionia dove resterà fino alla fine della guerra.

Agnieszka Holland – Europa Europa – 1991
Le vicende di un ragazzo ebreo tedesco, soldato scelto e profugo in un’odissea di incognite e rischi.

Roberto Faenza – Jona che visse nella balena – 1993
Dal libro di Jona Oberski, Anni d’infanzia. Un bambino nei lager, Giuntina, Firenze , 1989. La vita di un bambino in un campo di concentramento e il difficile successivo recupero.

Andrej Tarkovskji – L’infanzia di Ivan – 1962
Un ragazzino cui i tedeschi hanno sterminato la famiglia fa la staffetta per i partigiani russi dai quali cerca affetto e protezione.

Roberto Benigni – La vita è bella – 1997
Per proteggere il figlio e non fargli capire la realtà del campo di concentramento in cui sono rinchiusi, il padre gli fa credere che stanno facendo un gioco a premi. Mentre il figlio uscirà “indenne” da questa esperienza, il padre verrà scoperto e ucciso.

Radu Mihaileanu – Train de vie – 1998
Per evitare la deportazione, gli abitanti di un villaggio dell’est europeo allestiscono un treno sul quale alcuni di loro faranno davvero gli ebrei e altri i nazisti e partono verso la Russia.

Steven Spielberg – Schindler’s list – 1993
La storia di Oskar Schindler e della sua progressiva presa di coscienza che lo trasformerà da commerciante in affari con i nazisti in salvatore degli ebrei. Ne salverà più di mille dalla deportazione e dalla morte.

Jerry Schatzberg – L’amico ritrovato – 1989
Tratto dall’omonimo romanzo di Fred Uhlman, racconta con lunghi flash back l’amicizia fra due ragazzi, l’uno tedesco e l’altro ebreo.

Saren Kragh-Jacobsen – L’isola in via degli uccelli – 1997
Dal romanzo di Uri Orlev, la vita di un ragazzino ebreo che riesce a sopravvivere da solo nel ghetto di Varsavia.

Gérard Jugnot – Monsieur Batignole – 2002
Siamo a Parigi nel 1942 e un bambino, unico della famiglia scampato all’arresto, si rifugia presso il macellaio dello stabile dove viveva. L’uomo, che aveva sempre mantenuto una posizione di comodo, senza prendere posizione, in una progressiva presa di coscienza, si trova a dover scegliere da che parte stare.

12. Strumenti

“Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.
Emily Dickinson

Frediano Sessi, Sotto il cielo d’Europa, Einaudi ragazzi, Torino, 1998
Hans, Elisa, Remy, Pino, Simone, Franco, Cahia, Rom. Nomi qualsiasi di ragazzi qualsiasi, uniti dallo stesso tragico destino: il campo di concentramento dove insieme a loro sono morti migliaia di bambini e ragazzi. Raccontando le loro storie, l’autore ci accompagna in un viaggio molto particolare. Si fa tappa davanti ai cancelli dei più grandi campi di concentramento e sterminio d’Europa e, attraverso le semplici parole che ci richiamano agli occhi i ragazzi deportati, siamo costretti a rivivere quello che molti vorrebbero dimenticare. Ogni storia è accompagnata dalla descrizione del campo in cui si è svolta. Non ci sono commenti, bastano le cifre. Non è un libro facile, non lascia spazio a speranza e fantasia, parole sconosciute ai milioni di persone rinchiuse nei lager e proprio per questo è bene che i ragazzi non lo leggano da soli ma insieme ad adulti in grado di “fare memoria” di quello che è successo ma insieme in grado di crescere i ragazzi perché quello che è successo non deva più accadere. Accanto alle semplici storie di ragazzi veri che si possono ascoltare dalla voce di un adulto, si possono consegnare nelle mani dei giovani lettori romanzi che, seppur inventati, richiamano queste vicende. E così Cahia piccola contrabbandiera del ghetto di Varsavia potrà fra compagnia ad Alex di via degli Uccelli così come Rom rivive al fianco di Merlino e Schulim, nell’ombra del lungo camino.

Lia Levi, Che cos’è l’antisemitismo? Per favore rispondete, Mondadori, Milano, 2001
Lia Levi, forte della sua lunga esperienza di testimonianza nelle scuole, raccoglie in questo libro una ventina di domande cui risponde in maniera semplice e chiara, con molti riferimenti storici e culturali. L’obiettivo, centrato, è quello di eliminare dubbi, incertezze e perplessità su Israele, la religione ebraica e gli ebrei perché da qui nascono i pregiudizi più crudeli. Alcune domande sono più impegnative e affrontano i rapporti fra le religioni, il fascismo e il nazismo. Altre invece sono più legate agli stereotipi (gli ebrei sono ricchi, brutti, intelligenti, avari…) e potrebbero far sorridere se non riflettessero un credere diffuso che va combattuto in tutti i modi per crescere i ragazzi nel rispetto reciproco e nell’apertura a persone diverse di cui vanno scoperti i valori e le peculiarità piuttosto che le caratteristiche negative. Il libro è completato da una nota storica di Luciano Tas che ripercorre la storia degli ebrei dai tempi biblici al nostro secolo. Anche questa è semplice e chiara e può essere un ottimo strumento di lavoro e sicuramente un valido supporto ai testi scolastici, molto più sintetici e a volte imprecisi.

Annette Wievorka, Auschwitz spiegato a mia figlia, Einaudi tascabili, Torino, 1999
Attraverso le domande della figlia adolescente, l’autrice, una storica che ha dedicato molto tempo allo studio dell’ebraismo e della Shoah, cerca di spiegare che cosa è successo durante il nazismo e che cosa è stata la persecuzione nei confronti degli ebrei. Ma come lei stessa dice: “Una cosa mi ha colpito soprattutto mentre cercavo di rispondere a Mathilde, di spiegarle cos’era Auschwitz: il fatto che le sue domande fossero le stesse che continuano ad assillarmi. Le stesse che da più di mezzo secolo alimentano la riflessione degli storici e dei filosofi. Domande cui è difficile rispondere. Erano solo espresse in modo più crudo, più diretto. In qualità di storica, ovviamente, è piuttosto facile per me descrivere Auschwitz, raccontare come si è svolto il genocidio degli ebrei. A un certo punto ci si scontra, però, con un nocciolo assolutamente incomprensibile e quindi inspiegabile: perché i nazisti decisero di cancellare gli ebrei dalla faccia della terra? Perché spesero tanta energia per andare a scovare vecchi e bambini ai quattro angoli dell’Europa che occupavano – da Amsterdam a Bordeaux, da Varsavia a Salonicco – soltanto per sterminarli?” (pp. 4-5). “A questo punto saremmo tentati anche noi di porre una domanda alla Wievorka. La bambina, o meglio, l’adolescente Mathilde, si farà adulta, svolgerà forse la sua personale attività di intellettuale e – chissà? – anche di educatrice. Dal dialogo di cui siamo stati testimoni, ella avrà acquisito un patrimonio che non esitiamo a definire prezioso, per gli stimoli all’ulteriore riflessione e alla ricerca che sembrano lontani dall’essersi esauriti. Si continuano a pubblicare ricerche in proposito, ma il tema non è esaurito, perché la crudeltà umana si è nutrita e si nutre ancora, se funzionale a un disegno politico, di stermini di massa, di deportazioni, di torture. Non è esaurito perché a fronte di tali manifestazioni orribili, larghi strati di indifferenza continuano a manifestarsi. (dalla postfazione di Amos Luzzatto, pp. 76-77).

Andrea Canevaro, Elena Malaguti, Agostino Miozzo, Chiara Venier (a cura di), Bambini che sopravvivono alla guerra, Erickson, Trento, 2001
Questo libro è stato scritto con l’obiettivo di costruire un percorso di dialogo e di scambio con chi vive in paesi in guerra. Molto di rado si ha la possibilità di conoscere in modo diretto e approfondito la voce e le risorse delle persone che vivono tali realtà sulla propria pelle, soprattutto se bambini. In questo caso sono stati raccolti disegni e storie di bambini e ragazzi di Bosnia, Uganda e Ruanda che poi sono stati letti e commentati da alunni italiani. Lo studio e l’approfondimento, iniziati dal lavoro sui disegni, hanno portato alla conoscenza di ciascun paese che è stata approfondita anche cercando di spostare l’angolo di visuale e collocando la scuola in una dimensione più allargata, quella di un mondo in cui convivono, devono convivere, culture e stili di vita differenti. Il libro riporta i percorsi didattici accompagnati da una parte di approfondimento e da un’appendice con i disegni dei bambini. Come afferma Mozzo, nella prefazione, “Paradossalmente oggi, in un mondo non più delimitato dalle divisioni in blocchi, le condizioni dei bambini sembrano invece peggiorare in particolare in quei paesi che sono stati il teatro dell’esplosione di devastanti conflitti etnici, religiosi ed economici. (…) Il lavoro che ha generato questa pubblicazione va esattamente nel senso di testimoniare l’evoluzione del nostro agire, delle nostre azioni e del nostro percorso e risponde alla necessità di “storicizzare” un’esperienza significativa e attirare l’attenzione su tematiche che sono oggetto di grande attenzione mediatica, con tutti i limiti della semplificazione e della banalizzazione che i ritmi della comunicazione nell’era informatica impongono”.

Amnesty International, Quando i “grandi” fanno la guerra, Edizioni Cultura della Pace, 2000
Attraverso casi concreti e numerose testimonianze, il libro presenta il coinvolgimento dei minori nelle guerre di tutto il mondo, nelle sue varie sfaccettature, dal subire la guerra al diventarne protagonisti, dal fuggire dalle zone di guerra alla possibilità di crescere, malgrado tutto.

Leggere l’Olocausto, Idest, 1998
Una bibliografia accurata, suddivisa per fasce d’età e tipologie di racconto, accompagnata da un saggio di Frediano Sessi sull’atteggiamento che deve avere chi si avvicina alla lettura e alla comprensione dell’Olocausto.

Viaggio ad Auschwitz, Idest, 1998
Il resoconto di un gruppo di ragazzi di scuola media e le loro impressioni, insieme ad alcune testimonianze di sopravvissuti.

Mona Macksoud, I bambini e lo stress della guerra, Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 1999
Un manuale pensato per i genitori e gli insegnanti di quei paesi in cui i bambini subiscono quotidianamente stress estremi dovuti alla guerra e ad altre forme di violenza sistematica. Semplici e pratici suggerimenti per non restare impotenti di fronte ai comportamenti problematici e distruttivi di tali bambini. Durante la guerra in Libano e in Kuwait, una prima versione di questo libro, tradotta in arabo, fu distribuita ad insegnanti, operatori della salute mentale nei campi giovanili e allo staff di svariati programmi di comunità.

Elena Camino, I bambini e la guerra, EGA, Torino, 1987
Il rapporto fra la realtà infantile e l’universo della guerra, vissuta, osservata o giocata, pone da tempo una lunga serie di controversi problemi psico-pedagogici, resi ancora più complessi dalla molteplicità degli aspetti della questione. Dopo quindici anni, è ancora attuale questo fascicolo che offre spunti per l’approfondimento e il dibattito, scegliendo di stare dalla parte dei bambini e della loro visione della guerra.

Daniele Novara, Silvia Mantovani (a cura di), Bambini ma non troppo, La Meridiana, Molfetta, 2000
Una prima possibile risposta al rapporto dei bambini con la memoria, la memoria del passato che diventa memoria del futuro: per garantire il futuro è necessario pensare in senso temporale, elaborare un concetto di tempo che permetta la rielaborazione delle esperienze vissute e la crescita. Questo il senso del libro che raccoglie esperti, psicologi, pedagogisti, scrittori con lo scopo di aprire un nuovo versante formativo che includa e integri l’educazione della memoria come obiettivo centrale nell’educazione alla pace e alla buona gestione dei conflitti.

Andrea Molesini, Nero latte dell’alba, Infanzie, Mondadori, Milano, 1993
Un percorso di conoscenza ed approfondimento bibliografico sull’Olocausto. Nel primo saggio, l’autore, ripercorre l’instaurasi del terrore hitleriano e puntualizza il peso delle responsabilità individuali di fronte a ciò che per la sua atrocità, profondità e costanza diventa emblema dello sterminio razziale sistematico ed organizzato. Segue poi la presentazione di quattordici schede che, attraverso una selezione ragionata fra la vastissima bibliografia esistente sul tema, indicano altrettanti percorsi di lettura particolarmente adatti per bambini e ragazzi, anche se non esclusivi. Per ogni volume, infatti, viene curata un’esposizione del contenuto e delle caratteristiche estetico-emotive che ne tratteggiano gli aspetti più significativi e anche i possibili collegamenti con altre letture.

Antonietta Marcucci, Ricordando…tra un asso di bastoni e un re di denari, Sovera Multimedia, Roma, 2001
Il testo presenta una raccolta di tredici testimonianze sulla seconda guerra mondiale raccolte nella località di Casteltodino in Umbria ed una commedia. Ad ogni storia è abbinata una breve scheda con alcune possibili indicazioni di lavoro didattico sia a livello individuale che per la discussione collettiva.

Brigitte Labbé, Michel Puech, La guerra e la pace, Piccoli filosofi, APEjunior, Milano, 2002
Nella collana “Piccoli filosofi” troviamo anche questo testo che si rivolge ai bambini tra i sei e gli otto anni per invitarli a ragionare sul tema della pace e della guerra. In modo diretto e concreto ma non banale si introduce il concetto che la pace non è una condizione naturale, anzi essa nasce e diventa stabile solo se ogni giorno, nei modi in cui ad ognuno è possibile, ci si impegna per costruirla. Il testo si presta molto bene ad una lettura guidata, in classe oppure in famiglia, da cui prendere lo spunto per rispondere e riflettere alle tante possibili domande che possono scaturirne.

Olek Mincer, Varsavia, viale Gerusalemme, 45, I mappamondi, Sinnos Editrice, Roma, 1999
La collana “I Mappamondi” presenta libri bilingui “scritti da autori immigrati per ragazzi italiani che hanno compagni di scuola stranieri e per ragazzi stranieri che hanno compagni di scuola italiani” Vogliono essere in qualche modo libri “ponte tra storie, lingue , tracce di culture diverse”. Questo testo in particolare presenta la storia dell’autore “ragazzo ebreo polacco così speciale e normale racconta se stesso con parole semplici di fanciullo adulto. Racconta agli adolescenti italiani di oggi il suo allora da un altro mondo”. Un mondo che non è solo personale o famigliare ma che porta il pegno di un’intera cultura, quella ebraica, segnata in modo indelebile dalla guerra, dalla deportazione, dalle cicliche ondate di persecuzione. Molto interessante è anche l’arrivo in Italia e la conoscenza con la comunità ebraica italiana che attraverso la testimonianza diretta dell’autore prende i colori vivi della convivenza quotidiana.

Angelo Ferrari, Luciano Scalettari, I bambini in guerra. Le storie, le stragi, i traumi, il recupero, EMI, Bologna,1996
Diamo la parola agli autori “L’idea di questo libro nasce di ritorno da una tavola rotonda, tenuta insieme, su questioni africane. Entrambi eravamo giunti alla consapevolezza che i bambini, nelle sempre più frequenti tragedie del Sud del mondo, erano “la notizia”, la foto da prima pagina, la storia d’apertura del servizio; ma regolarmente i media si dimenticavano di loro un attimo dopo. Quali erano veramente le conseguenze della guerra su di un bambino? Che gli accadeva, oltre a morire? Come superava i momenti più drammatici? E dopo, come si ricostruiva il suo mondo infantile, se ormai aveva attraversato il peggiore dei mondi d’adulto’ Che tracce rimanevano nella sua mente delle immagini di sangue, di morte, di sofferenza? Si sarebbero potuto dissolvere, o l’”ombra” avrebbe accompagnato per sempre la sua vita?” Da queste domande gli autori partono per raccontare, in modo documentato, l’emergenza della guerra (si fa particolare riferimento a quanto successo in Rwanda e in Bosnia) e il dopo-guerra, la vita azzerata, la psiche distrutta dai traumi, ma capace ancora di “volere la vita” e di saperla ricostruire.

Silvia Montevecchi, Vite sospese, EMI, Bologna, 2002
“Nascere in Africa oggi non è esattamente ciò che si dice un colpo di fortuna (…) ci sono ormai generazioni di persone che non hanno conosciuto nient’altro, se non la dimensione del perenne conflitto, del perenne odio, dell’eliminazione fisica del “nemico” (che poi non si sa neanche perché è nemico, né quando si è deciso che lo fosse). Ragazzi che oggi hanno 20-30 anni non sono mai andati a scuola, sanno leggere e scrivere sì e no, non conoscono nient’altro che il triste mondo che hanno avuto intorno, povero e belligerante, e non sanno che esistono mondi piacevoli e pacifici, in cui è possibile divertirsi, giocare, sentire musica…..” (p. 17). Un viaggio in Burundi, Sierra Leone, Somalia, devastate dalla guerra, realtà diverse ma rappresentative di tanti altri paesi non solo africani. Un viaggio per conoscere i progetti di sostegno e recupero degli ex bambini soldato e di scolarizzazione per tutti realizzati in questi paesi nella profonda convinzione che “i bambini hanno bisogno di luoghi protetti, di punti di riferimento per poter crescere con un minimo di serenità e quindi ricostruire il loro futuro, [hanno bisogno] di una buona scuola che dia la conoscenza e la forza per lottare sempre affinché la pace sia mantenuta, la giustizia raggiunta, l’odio etnico sconfitto e i diritti umani rispettati. Per tutti” (p. 154).

Angelo Ferrari (a cura di), Disegni di guerra, EMI, Bologna, 2000
Mentre ripercorre la storia della Sierra Leone e della guerra civile che l’ha devastata per otto anni, il libro punta l’attenzione sui bambini soldato di cui riporta disegni e drammatiche testimonianze. Illustra anche i programmi di sostegno e recupero il cui obiettivo principale è quello di “dare a questi bambini e queste bambine gli strumenti per costruirsi e scegliere il proprio futuro, all’interno delle loro comunità” (p. 104).

Paola Zannoner, La storia attraverso le storie, Infanzie/strumenti, Mondadori, Milano, 2002
Il manuale affronta l’argomento della storia interpretata dal romanzo contemporaneo per ragazzi, proponendo una metodologia che sviluppa percorsi di lettura in classe e a scuola. L’autrice propone quindi un approccio narrativo consapevole che l’apporto dei romanzi può contribuire a restituire l’impressione della storia come memoria di un vissuto e permanenza dei fatti che si arrivano a parlare in modo convincente ai ragazzi di oggi che, in questo modo, possono impadronirsene in modo personale e maggiormente duraturo.

Andrea Canevaro, Maria Grazia Berlini, Angela Camasta Pedagogia cooperativa in zone di guerra. Infanzia vulnerabile ed handicap, Erickson, Trento, 1998
Questo libro è frutto di elaborazioni e ricerche condotte nel corso degli anni di guerra in Bosnia e anche nel primo anno di pace. Elaborato tra i mesi di agosto 1996 e marzo 1997, contiene scritti, interviste e racconti in tempi diversi, con operatori e funzionari impegnati, a diversi livelli di intervento, attorno ai temi della cooperazione in emergenza, soprattutto per quel che riguarda il lavoro con bambine e bambini handicappati in Bosnia. E’ un libro di testimonianza che esprime una richiesta forte: “Non vi chiediamo aiuti, ma di provare a capire per non dimenticare, perché tutto questo non si ripeta in qualche altra parte della terra, per non dimenticare il mondo dell’infanzia ferita”. E ‘ uno strumento di formazione per chi lavora nell’ambito delle professioni di aiuto e di cura. La singolarità di questo intreccio, la capacità di tenere insieme due punti di vista (l’esperienza e la metodologia) fanno del testo un libro pieno di spunti di riflessione ed indicazioni di lavoro nonché di ampi squarci sulla terra di Bosnia nel tempo di guerra.

Walter Fochesato, La guerra nei libri per ragazzi, Mondatori, Infanzie/saggi, Milano, 1996
Walter Fochesato, uno dei più noti studiosi italiani di letteratura per l’infanzia e storia dell’illustrazione, propone un percorso storico- bibliografico fra la produzione editoriale rivolta a bambini e ragazzi sul tema delle guerre. L’autore, partendo dalla domanda su cosa sanno oggi i giovani della guerra (di quella vissuta dai nonni e di quella spettacolo fruita dagli schermi TV) ricostruisce i modi in cui autori e generi hanno affrontato il racconto di guerra attraversando la storia italiana del libro per bambini e ragazzi “movendo, perciò, dal processo risorgimentale per giungere ai nostri anni, passando attraverso la Prima Guerra Mondiale, l’avvento al potere di Mussolini, le guerre del fascismo, la Seconda Guerra Mondiale e la lotta di Liberazione”. Ampio spazio viene dato ai testi soprattutto a quelli in cui è possibile rintracciare la specificità dello “sguardo bambino” nei giorni della guerra. Per questo il testo non è solo utile a chi, insegnante o operatore culturale, voglia usare i libri segnalati come strumento di approfondimento didattico ma anche più in generale a chi è interessato ad un lavoro educativo sul “sopravvivere e crescere” visti come ”i nodi che, in tempo di guerra e in tempo di pace, l’infanzia deve sciogliere”.

Antonio Faeti, Dentro il rifugio, fuori dal guscio (p. 98 – 141), in I diamanti in cantina, Bompiani, Milano 1995
Faeti dedica alla guerra un intero capitolo di questo bel libro sulla letteratura per ragazzi e ne spiega molto chiaramente il motivo: “…so bene che non sono rari anche oggi quelli che, in buonissima fede, vorrebbero che il mostro fosse sempre occultato, che di esso solo si tacesse, che perfino la memoria si rendesse opaca, pur di privarlo del torvo, sanguinario, seducente sogghigno di cui è sempre dotato. Ho in mente, invece, che il rischio esista, ma vada corso: si deve rammentare, si deve testimoniare, si deve ammonire. C’è un altro rischio, a mio avviso, più grave: quello che porta alcuni proprio là, ancora là, sempre là, soprattutto perché non sanno, non temono, non conoscono…” (p. 101).

Maria Bacchi, Cercando Luisa, Sansoni, Milano, 2000
Uno strumento per insegnanti, bibliotecari, operatori culturali che possono affacciarsi sul mondo dei bambini italiani e, più in particolare, di quelli che vissero a Mantova fra il 1938 e il 1945. “I bambini e gli adolescenti passano leggeri nella storia, lasciano tracce che si cancellano facilmente, le loro parole vengono ascoltate distrattamente dagli adulti…” (p. 9) Ripercorrendo le loro strade, ascoltando le loro voci, si può costruire uno sfondo reale su cui collocare i molti romanzi che parlano ai ragazzi dello stesso periodo in forma più o meno romanzata, più o meno fantasiosa.

Gabriele Lo Iacono, Luigi Ranzato, Aiutare i bambini sopravvissuti a calamità: indicazioni per insegnanti e genitori, in Difficoltà di apprendimento vol. 7 n. 2, dicembre 2001
Le reazioni di stress dei bambini colpiti da una calamità e gli interventi scolastici e genitoriali che possono aiutarli a superare il trauma.

Autori vari, Arrendiamoci alla pace, in Bambini n. 10, dicembre 2001 (numero monografico)
Un’antologia delle riflessioni sviluppate negli ultimi vent’anni dal Movimento Cooperazione Educativa, impegnato a riflettere sul tema dei conflitti, dell’intercultura, del dialogo e della solidarietà.

Autori vari, Parliamo di guerra, in Cooperazione educativa n. 1, gen-feb 2002
Il rientro a scuola dopo l‘attentato alle Torri Gemelle e le emozioni che chiedevano allo spazio scolastico di potersi esprimere ma che una corretta azione educativa non poteva lasciar andare senza aiutare i ragazzi a rielaborare. (Non bisogna smettere di insegnare a pensare).

7. Dall’altra parte della guerra, libri per piccoli e piccolissimi

Filastrocca della pace
La pace è una bambina
Che non chiede cose matte
solo alzarsi la mattina
Non col sangue, col latte.
Bruno Tognolini

Nikolai Popov, Perché?, Nord-Sud edizioni, St-Germain-en-Laye, 2000
Tutto illustrato, con brevissimi testi, il libro racconta di un topo, di un ranocchio e della loro lite, che coinvolge ben presto altri topi e altri ranocchi. Non c’è fine alla storia, men che meno lieto fine, né si ipotizza soluzione al conflitto. Si passa, in un crescendo che le illustrazioni sostengono benissimo, da un paesaggio incantevole, da un’atmosfera serena e distesa, ad uno scenario di devastazione e di desolazione, dal verde intenso dei prati ad un grigio di morte. E’ proprio il caso di chiedersi “perché?”.

Vanna Cercenà, Mai più crociate, Fatatrac, Firenze, 2000
Attraverso gli occhi di Cuordicavallo, immaginario figlio naturale di Riccardo Cuordileone, possiamo vedere cosa accadeva ai tempi della terza Crociata e come erano gli infedeli che bisognava combattere. Un romanzo appassionante e coinvolgente, ben accompagnato dalle belle illustrazioni di Emanuela Orciari, in cui i ruoli di vittima e di eroe sono spesso rovesciati rispetto ai libri di storia, in cui non è scontato sapere chi sono i buoni e i cattivi ma si scopre, insieme al protagonista, che “un infedele era un uomo come tutti gli altri”.

Marcello Argilli, Il giorno dei discorsi mai sentiti, Fatatrac, Firenze, 2001
Si legge tutto d’un fiato questo romanzo con bellissime illustrazioni in cui si racconta del popolo dei Testafina, geniali e con la gobba, e del popolo dei Testagrossa, molto forti ma poverissimi e privi di cultura, due popoli che fra di loro si disprezzano pur senza conoscersi e che sono entrambi sottomessi ai crudeli Grangustai padroni di Ricconia. Fra colpi di scena appassionanti, apparenti sconfitte e apparenti vittorie la storia si snoda veloce e intrigante; un bellissimo romanzo sul totalitarismo e l’ingiustizia scritto per i ragazzi ma che può appassionare e divertire anche gli adulti.

Fernando Savater, A briglia sciolta, Contemporanea Mondadori, Milano, 2002
Ha scritto solo questo libro per i ragazzi ma ha fatto centro: la storia degli abitanti di Nubelungi dal Mare e del loro amore per la pace e la libertà è un divertente apologo contro la guerra e tutte le dittature, prima fra tutte, quella del pensiero, quella che vuole tutti omologati, tutti ossequienti alla stessa voce, alla stessa bandiera. Da leggere assolutamente le pagine in cui il sindaco del paese “inventa” la bandiera.
“Allora il sindaco decise di inventare qualcosa che inducesse tutti gli abitanti di Nubelungi a sentirsi uniti in nome dell’orgoglio nubelungino. Un bel giorno uscì per strada impugnando fieramente un manico di scopa al quale aveva legato uno strofinaccio non troppo pulito, giallo a righe nere. Poi chiese al primo che incontrò per strada: “Vediamo un po’, non dirmi che non sai che cos’è questa”
L’uomo, con una certa prudenza per paura che si trattasse di un’altra delle sue manie, gli rispose che non lo sapeva.
“Ebbene, questa è…la bandiera di Nubelungi! E’ il simbolo di Nubelungi, hai capito? Ogni bravo nubelungino deve amare la propria bandiera.”
E convocò tutti gli abitanti per il giorno dopo, nella piazza principale, per un gran comizio il cui slogan era: “Uniti sotto la nostra bandiera”
La prima reazione dei convocati fu quella di mettersi a fischiare. A Nubelungi, quando qualcuno vuole comunicare con gentile fermezza che non intende fare quanto gli hanno chiesto, si usa fischiare soavemente. Un fischio che significa “Senti amico, non insistere perché quando è no, è no”. Ma poi i nubelungini ci pensarono meglio e decisero di dare una piccola lezione al loro sindaco, pieno di buone intenzioni ma parecchio fastidioso. E andarono tutti in piazza…Ci andarono eccome!
Quando il signor Fulgenzio arrivò, pronto a pronunciare il suo discorso dal palco innalzato al centro della piazza ornata di stendardi gialli e neri, il primo nubelungino che incontrò stava allegramente agitando una canna da pesca cui era legato uno straccio verde a grandi pois bianchi.
“Ma…che roba è?” chiese il sindaco, sbalordito.
“Può vederlo da solo…la bandiera di Nubelungi!”
“Ma no, ti sbagli…la bandiera di Nubelungi è gialla a righe nere”
“La sua sarà così: la mia è verde a pois bianchi, i miei colori preferiti”
“Ma…ma non si può fare!”
“E perché no? Ci pensi bene: sono o no un cittadino di Nubelungi?”
“Certo, però…”
“E allora vuol dire che anche questa è la bandiera di Nubelungi”
“Ma dev’essere la stessa per tutti!”
“Se lo tolga dalla testa! Sarebbe una gran sgropponata! Con tutte le belle stoffe colorate che ci sono in paese!”
Disperato, il sindaco salì sul palco. Davanti a lui sventolavano centinaia di bandiere grandi e piccole, di tutti i colori immaginabili, di tutte le tonalità e di tutte le forme: non ce n’erano due uguali. Ondeggiavano come se danzassero, mentre la gente gridava:
“Viva, viva! Bravo, bravo!”
Il sindaco alzò le braccia per imporre il silenzio e cominciò a parlare con tono lamentoso: “Nubelungini! Non fate così!”
“Bravo, bravo, viva!”
“Ma non vi rendete conto…?” singhiozzò il signor Fulgenzio.
“Viva, viva!”
E così si concluse il discorso. Da quel giorno, Nubelungi dal Mar ha tremiladuecentoventuno bandiere: per l’esattezza, tante quanti sono i nubelungini” (pp. 22-27).

Matteo Terzaghi, Marco Zurcher, Ina, la formica dell’alfabeto, AER, Bolzano, 2001
“C’era una volta una formica che portava nel formicaio le lettere dell’alfabeto…”
Cosa se ne farà lo scopriranno i bambini più piccoli cui è rivolto questo libro dalle bellissime illustrazioni che, in modo molto divertente, accompagnano Ina, la protagonista. Ina saprà sconfiggere, proprio con le parole, un potente esercito, dimostrando l’inutilità di una guerra di cui nessuno sa il perché.

Elisabetta Jankovic, Roberto Ciroli, Re Tlo e la Sirena, AER, Bolzano, 2001
E’ per i bambini che cominciano a leggere, questa piccola storia illustratissima che ci racconta di re Tlo che voleva avere il regno più grande di tutti e per allargare i propri confini decise di “restringere” il mare. La ricerca del tappo sul fondo del mare che avrebbe risolto tutti i problemi di re Tlo, lo porterà invece a riflettere sulle ricadute che le sue scelte avrebbero su tante creature. Lieto fine assicurato ma anche qualche “seme” di pace e tolleranza.

Geronimo Stilton, Il piccolo libro della pace, Piemme, Casale Monferrato, 2001
Graficamente molto piacevole, è un libro rivolto ai bambini più piccoli in cui in modo semplice, con poche frasi supportate dai disegni, si parla di pace, di diversità e di tolleranza.
E si apre rivolgendosi ai genitori, ai quali fra l’altro dice: “Trovate il tempo di parlare con i vostri figli, non solo della pace e della guerra, ma di qualsiasi altro argomento. Abituateli a rivelare le loro paure, ad esprimere liberamente le loro idee, ma anche a dare un nome ai loro sogni. Solo così da grandi riusciranno ad aprire con fiducia un dialogo con tutte le persone che incontreranno nella vita” (p. 3).

Anna Lavatelli, Il cannone Bum!, Il Battello a vapore serie bianca, Casale Monferrato, 1995
C’era una volta un cannone di nome Bum che doveva “sempre andare dove gli uomini lo portavano. Anche a fare la guerra…”. Una piccola, tenera storia a lieto fine per un tema grande e poco conosciuto: la riconversione dell’industria bellica.

Elzbieta, Flon-Flon e Musetta, AER, Bolzano, 1995
Flon-Flon e Musetta sono amici e giocano sempre insieme fino al giorno in cui scoppia la guerra e non possono vedersi più perché Musetta “sta dall’altra parte della guerra”.
Un libro bellissimo che, con poche parole, riesce a mettere davanti ai nostri occhi l’assurdità delle guerre e dei conflitti razziali e l’impossibilità di capirne il perché.
E’ un libro per bambini abbastanza piccoli e a maggior ragione è prezioso. Ai più piccoli è difficile parlare di cose dolorose ma è proprio da loro che bisogna partire per una nuova educazione alla pace e alla tolleranza.

Dr. Seuss, La battaglia del burro, Giunti junior, Firenze, 2002
E’ tutta in rima la battaglia fra gli Zaghi che
“se facciam colazione
imburriamo le fette
com’è giusto ed onesto
con il burro di sopra
che per bene le copra!”
e gli “Zighi che in ogni Zigo-casato
imburran di sotto
il pane affettato!”
Si ride ma in fondo la storia non è così lontana dalla realtà di una corsa agli armamenti che nessuno riesce, o vuole, fermare.
E fa bene l’autore a lasciarci senza una conclusione: la battaglia del burro infatti non finisce e noi lasciamo i rappresentanti delle due parti, ognuno in possesso della stessa, identica, potentissima arma, indecisi sul lancio:
“Chi la lancia per primo?
Sarai tu?….o Rampino?
E il nonno: Calma ragazzo, che fretta!
Vedremo…aspetta….
Staremo a vedere…aspetta…”
Come dice Maurice Sendak: “Seuss ha reso un servizio al mondo…solo un genio del ridicolo poteva raccontare la cosmica follia della corsa agli armamenti nucleari”.

Joles Sennell, La rosa di San Giorgio, Il battello a vapore serie bianca, Piemme, Casale Monferrato, 1994
C’era una volta un paese chiamato Tremenounquarto così piccolo che aveva solo mezzo fiume di quelli grandi perché doveva dividerlo con il paese vicino.
Comincia così questo delizioso libretto che racconta della guerra che tentò di scatenare l’ambizioso consigliere della regina Elisenda e di come la guerra fu scongiurata da un abile stratagemma.

Birte Muller, La linea rossa, Nord-Sud, Zurigo, 2001
Basta una linea rossa, venuta da chissà dove, a cambiare i rapporti fra due amici che vivono nella stessa casa, ora divisa a metà. Le bellissime illustrazioni parlano da sole e il libro può essere sfogliato anche dai piccoli che ancora non sanno leggere e che non sanno come altre linee, che non si cancellano però con la pioggia, hanno davvero tagliato case, affetti, paesi.

Leo Lionni, Piccolo blu e piccolo giallo, Babalibri, Milano, 2000
Una piccola storia, disegnata da Lionni nel ’59 e finalmente ristampata. Sono semplici macchie di colore Piccolo Blu e Piccolo Giallo. Sono grandi amici e giocano sempre insieme. Dalla loro fusione nascono nuovi colori, non riconosciuti come simili dai genitori che li respingono. Le lacrime dei piccoli portano al riconoscimento e ad un nuovo mescolamento di colori. Questa volta da parte di tutti.
Che Piccolo Blu e Piccolo Giallo appartengano a due razze diverse? In un mondo però dove c’è il lieto fine.

David McKee, Bianchi e neri, I lupetti, E Elle, Trieste, 1998
Un delizioso, piccolo libro in cui si racconta dell’odio feroce degli elefanti bianchi per quelli neri, dell’odio feroce degli elefanti neri per quelli bianchi e della guerra che ha portato alla loro scomparsa.

Solo alcuni elefanti che non volevano combattere sono scomparsi nella giungla da cui, molti anni dopo, escono…tanti elefanti grigi.

La storia, con bellissime illustrazioni e un testo molto breve, potrebbe finire qui. E, considerando che si tratta di un libro per bambini piccoli, sicuramente sarebbe sufficiente per trasmettere un messaggio positivo.

Ma McKee ci lascia invece di fronte ad un nuovo odio nascente (quello degli elefanti grigi con le orecchie piccole verso quelli grigi ma con le orecchie grandi) che, senza bisogno di commenti e ulteriori spiegazioni, dice tutto sull’assurdità delle guerre.

Hubert Nyssen, La strana guerra delle formiche, Le Nuvole Racconti filosofici, Mottajunior, Milano, 1998
Una bella storia metafora della distruttività di ogni guerra. Per l’intrusione di Fata Eloisa le formiche blu e le formiche verdi vengono dotate del linguaggio, questo dono non richiesto conduce gli insetti prima ad una lotta verbale poi fisica che li porterà alla completa distruzione. Un ottima occasione di riflessione sul peso del pregiudizio e sulla pericolosità di segnare l’altro come diverso perciò nemico.

Jurij Olesa, I tre grassoni, Grand’istrice, Salani Editore, Firenze, 1996
Lo spirito di questo libro nasce in modo diretto dalla biografia dell’autore. Olesa nato nel 1899 da una nobile famigli polacca decaduta incontra la Rivoluzione Russa; artista variopinto dedicò a questo avvenimento e agli anni che seguirono storie di fiaba che propongono in tono fantastico gli accadimenti della storia. Anche in questo testo i protagonisti sono a metà strada tra il reale e la fantasia; in parte umani come il funambolo Tibul in parte giocattoli come la bambola meccanica che attraverso una serie di mirabolanti avventure metteranno fine all’odioso regno dei Tre Grassoni.

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