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autore: Autore: Mara Monti e Brunella Stefanelli

1. La formazione degli educatori

a cura di Mara Monti, Brunella Stefanelli

L’ANEP (Associazione Nazionale Educatori Professionali) di Bologna organizza un seminario, gratuito, organizzato e gestito da educatori. Il numero massimo di partecipanti previsto viene superato immediatamente, si pensa quindi adorganizzare un seminario parallelo per consentire a tutti di partecipare.
Cosa spinge così fortemente gli educatori a partecipare ad attività formative? La risposta è stata in parte cercata attraverso un questionario consegnato all’inizio del seminario in cui venivano proposti diversi facilitatori che avrebbero favorito la partecipazione all’iniziativa: la gratuità, i temi trattati, le informazioni contenute nell’opuscolo, il fatto di essere organizzato dall’ANEP e patrocinato dall’Istituto Minguzzi, ecc. .
Le risposte pervenute assegnano alla gratuità il primato su tutti gli altri fattori, aspetto questo che a prima vista può stupire ma che indica ancora una volta come gli educatori non abbiano una retribuzione che consenta e gli riconosca di dover sostenere una formazione a proprie spese.
Ci sono però altri motivi che spingono gli educatori a domandare formazione: quello che emerge maggiormente all’interno delle situazioni formative è dovuto proprio al tipo di lavoro che, richiedendo un notevole impegno emotivo, porta con sé la necessità di parlare, discutere, confrontarsi, anche sfogarsi, raccontare ad altri cosa è successo quel giorno a lavorare, o il giorno prima: quasi sempre succedono eventi, incontri, situazioni degni di essere raccontati.
Questa necessità, caratteristica di tutte le professioni d’aiuto, si affiancaper gli educatori ad una ancora instabile identità professionale. I diversi ambiti in cui si trovano ad operare, inoltre, rendono necessarie una serie diconoscenze a cui non si è data una risposta esaustiva all’interno dei corsi di riqualificazione sul lavoro, e forse anche all’interno dei corsi di base. Molto apprezzabile a questo riguardo il percorso di auto-formazione proposto al Corsodi riqualificazione organizzato dall’Ex-USL 27 di Bologna; l’intento era quello di fornire agli educatori uno strumento, l’auto-formazione appunto, che potesse consentire loro di portare avanti autonomamente la propria formazione una volta finito il corso. Ed è proprio in continuità con l’esperienza dei corsi di riqualificazione che si pone la proposta dell’ANEP: auto-formazione condivisa, allargata, partecipata (dagli educatori).

Il coinvolgimento degli educatori

Ritornando al questionario, vediamo che un’ottima preferenza è stata accordata al fatto che sia stato pensato e organizzato da educatori. Questa scelta iniziale si è riflessa nella conduzione del corso che ha visto ogni incontro così caratterizzato: due brevi relazioni (fatte da educatori) pensate per offrire materiale di discussione e approfondimento. I partecipanti al corso, divisi in piccoli gruppi, dovevano poi discutere, integrando con il proprio apporto quanto emerso dalle relazioni e producendo un lucido che veniva presentato e discusso all’interno del gruppo allargato (corsisti, formatori,relatori e supervisione). Presentare una relazione rispetto al proprio lavoro è stata un occasione per alcuni educatori sia di vedersi in un ruolo diverso, sia di mettersi al lavoro in un compito di scrittura “offerto collettivamente” ed è stata un’occasione per rivedere la propria immagine professionale anche per chi ha ascoltato un collega relazionare.
Parlando di scrittura e di educatori che scrivono non possiamo non riferircinuovamente agli atelier di scrittura creativa proposti all’interno del corso di riqualificazione e attualmente proposti in forma seminariale all’Università. L’obiettivo? Fare “rappacificare” gli educatori con la scrittura, facendogli ricordare quello che la scuola spesso ha fatto dimenticare: scrivere è un piacere, un divertimento, uno strumento per conoscersi meglio e per conoscere meglio quello che si fa. E non sempre la scrittura”formalizzata” del tema o del riassunto sono lo strumento migliore per potersi raccontare, ma esistono scritture “altre”, che maggiormente assecondano e dipanano lo svolgersi di una storia, quella di una relazione.

Il gruppo documentazione
Un ulteriore coinvolgimento dei corsisti si è avuto quando il gruppo dei formatori ha richiesto la partecipazione di alcuni di loro per la gestione la documentazione che nel frattempo si era andata raccogliendo.
La documentazione con cui ci siamo trovati a lavorare è costituita dalle relazioni presentate, dal materiale prodotto nei sottogruppi, dalle registrazioni delle discussioni plenarie . Come rappresentanti dei corsisti avremmo potuto lavorare su quanto emerso nelle discussioni all’interno dei sottogruppi, ma purtroppo non eravamo rappresentative avendo partecipato allo stesso sottogruppo.
Ci è sembrato allora interessante provare a rileggere le relazioni da un particolare punto di vista: per esempio, individuando lo specifico professionale o ricercando i riferimenti teorici; o ancora, si poteva fare una ricerca storica, evidenziando l’evoluzione nel tempo del ruolo degli educatori, confrontando quanto emerso dagli incontri con altra documentazione prodotta in corsi precedenti.
Tra le diverse possibilità abbiamo scelto una modalità di lettura che provassead incrociare più aspetti: da una parte individuando strumenti e/o metodi innovativi, non più quindi nell’ottica di trovare un comune denominatore al lavoro dell’educatore, ma elementi nuovi, inventati all’interno dei servizi; dall’altra osservando il reciproco rapporto tra evoluzione del ruolo dell’educatore ed evoluzione dei servizi entro cui opera.
Abbiamo quindi riletto alcune relazioni che ci sembrava si prestassero a fare mergere questi aspetti lasciando al lettore la possibilità di applicare queste ed altre griglie a tutta la documentazione allegata.
Proponiamo quindi di seguito alcune riflessioni che hanno preso spunto dalle relazioni presentate in uno degli incontri seminariali, che proponeva i temi dell’uscita dal servizio.
Le relazioni sono state presentate da Alberto Manzoni di Fandango e Gisberto Cornia per il Centro Beltrame.